lunedì 22 agosto 2011

Ricordando Nazino

 

 

di Eugenio Roscini Vitali

fonte www.altrenotizie.org

Schedati e privati dei documenti, i prigionieri vengono deportati nel campo di transito per coloni speciali di Tomsk, in Siberia;  in due diverse fasi vengono poi trasferiti 800 chilometri più a nord, in un luogo isolato in mezzo al fiume Ob, sull’isola di Nazino. Isolati su quel piccolo lembo di terra, senza cibo ne mezzi di sussistenza, i 6.114 prigionieri di Nazino soffriranno talmente tanto la fame che sull’isola si registreranno migliaia di casi di antropofagia: è così che quel luogo prenderà il nome di «isola dei cannibali». Da questa agghiacciante storia d’orrore, tragico prodotto dell’assurda  politica stalinista riaffiorato all’attenzione della società civile solo dopo l’apertura degli archivi russi incoraggiata dalla Perestroika, si salveranno circa duemila persone, 1.700 delle quali in condizioni fisiche disperate.

 

La tragedia di Tripoli e del Mediterraneo

 

 

Scritto da Pino Cabras Lunedì 22 Agosto 2011 00:27

Guerra e verità

 

qadd1969di Pino Cabras - Megachip. Con aggiornamenti.

Si consuma una grande tragedia, in queste ore, sulle altre sponde del nostro mare, tra Tripoli e Gaza. Sono le avvisaglie di un dramma e di un disordine più vasto, che arriverà addosso anche a milioni di cittadini europei inconsapevoli. In Libia, le notizie provengono in prevalenza dalla NATO, nel suo ruolo di armata coloniale. È una fonte interessata, ed è una fonte che finora è stata smaccatamente inattendibile. Pur scontate le sue menzogne, la spallata contro Tripoli registra un successo militare reale, perfino mettendo da parte le notizie esagerate sulle folle festanti. C’è morte e distruzione e c’è la fine di uno stato sovrano.

lunedì 8 agosto 2011

Come si conquista un Paese: l'attacco della finanza internazionale all'Italia

 

 

 


pubblicato il 10 Luglio 2011     di   G. Colonna   da        http://www.clarissa.it    

 

 

L'attacco della speculazione che venerdì 8 luglio 2011 è stato diretto dalla finanza internazionale contro la Borsa italiana, provocando un ribasso del 3,47% pari a una perdita di 14,1 miliardi di capitalizzazione, non è una semplice operazione finanziaria. Chi continua a parlare dei "mercati finanziari" come di una divinità che organizza la vita delle società contemporanee sa perfettamente che questi anonimi "mercati finanziari" hanno nomi e cognomi. Sono uomini e gruppi che hanno precisi interessi e chiari obiettivi. Come in ogni operazione di destabilizzazione di un intero Paese, cioè, vi sono degli scopi ed essi sono oggi chiaramente individuabili.
L'Italia viene attaccata perché in realtà è uno dei Paesi dell'Occidente che meglio ha retto fino ad oggi la crisi finanziaria del 2007, grazie al fatto che i suoi cittadini e la rete delle sue piccole e medie imprese non hanno mai completamente dato ascolto alle sirene della globalizzazione finanziaria. Alcune sue imprese, le sue banche e le sue compagnie assicurative rappresentano quindi oggi un appetitoso obiettivo per chi spera di poterle ricomprare fra qualche mese a prezzi stracciati.
L'Italia viene attaccata perché un suo tracollo economico-finanziario rappresenterebbe il colpo definitivo all'euro e quindi al processo di unificazione europea che sulla moneta unica ha puntato (erroneamente) tutta la propria credibilità; e non vi sono dubbi che, senza l'ultimo presidio del Vecchio Continente, una visione sociale dei rapporti economici verrebbe definitivamente seppellita dalle forze montanti del capitalismo finanziario, da un lato, e dei nuovi capitalismi di Stato, come quello cinese, che, dall'altro, stanno avanzando senza freni sullo scenario mondiale.

giovedì 19 maggio 2011

La Siria vista dalla Siria


di Antonella Appiano - conbagaglioleggero.com

Sono in Siria da quasi tre mesi. Una premessa sull’informazione.
1) Fin dall’inizio della “crisi siriana” l’informazione dei media internazionali – la maggior parte dei quali non aveva corrispondenti sul posto – è stata scorretta. L’ho potuto constatare, in diverse occasioni, come testimone diretta. Mi riferisco, in questo caso a Damasco.
E ne ho scritto qui sul mio blog poi sul quotidiano on line www.Lettera43.it nelle mie corrispondenze, “Diario da Damasco”.
Durante questo periodo ho raccolto testimonianze di attivisti, di oppositori, di sostenitori del regime, di esponenti del partito comunista, di gente comune. Persone in carne ed ossa con un nome, un volto, un mestiere. Penso più attendibili quindi di voci anonime telefoniche. Eppure non le ho mai divulgate come “verità” in quanto le testimonianze non erano confermate da fonti indipendenti.
Leggo spesso “lo affermano testimoni”. Chi sono? C’è qualche conferma? E qualcuno verifica Twitter e i post su Facebook? Io ho provato, più volte, e anche in questo caso, spesso, ho trovato notizie false.

mercoledì 11 maggio 2011

GERUSALEMME EST

 

Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it

New York - InfoPal. L'Ocha, l'ufficio Onu per gli Affari umanitari, ha pubblicato un rapporto dal quale emerge che un terzo di al-Quds (Gerusalemme) est è stato confiscato dalle autorità d'occupazione israeliane per espandere i propri insediamenti. Il dato si riferisce al periodo che va dall'occupazione israeliana del 1967 fino ad oggi. Un terzo di Gerusalemme corrisponde al 35%, mentre ai palestinesi gerosolimitani resta un 13%.

L'autore, Ray Dolphin, ha scelto il seguente titolo per il rapporto: "Gerusalemme est: i timori per i diritti umani basilari", per descrivere una realtà in cui, a spese dei residenti palestinesi gerosolimitani, Israele ha favorito esclusivamente presenza e sviluppo dei propri coloni.

Durante la conferenza stampa a New York, l'autore ha definito quella di Israele, "politica deliberata", con riferimento alle demolizioni di abitazioni palestinesi e alla negazione dei permessi edilizi.

"Oltre 2mila case palestinesi sono state demolite in 44 anni a Gerusalemme est e, parallelamente, Israele ha fatto sorgere colonie ovunque".

Nelle conclusioni, Dolphin sostiene che "la colonizzazione di Gerusalemme costituisce un problema concreto perché, a fianco della terra, Israele confisca pure le sue risorse naturali che dovrebbero servire per lo sviluppo palestinese".