<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164</id><updated>2011-11-28T00:36:39.446+01:00</updated><title type='text'>Bandog</title><subtitle type='html'>Blog dove trovi le ultime più struggenti novità</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://bandog69.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>47</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-1768866491998730525</id><published>2011-10-03T19:43:00.001+02:00</published><updated>2011-10-03T19:43:09.725+02:00</updated><title type='text'>Scoprire di essere creditori</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Carmine Tomeo&lt;/em&gt;.&lt;/strong&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;30.000 lavoratrici e lavoratori da gettare in mezzo ad una strada&lt;/strong&gt;. 30.000 dipendenti pubblici da sacrificare sull’altare del finanza, se si vogliono ricevere 8 miliardi di euro di aiuti. 30.000 persone in carne ed ossa che dovranno essere licenziate perchè la Grecia riceva aiuti economici che nemmeno risolveranno la crisi. 30.000 persone licenziate è il nuovo prezzo che la Grecia dovrebbe pagare alla cosiddetta troika, formata da BCE, FMI e UE. Persone in carne ed ossa, donne, uomini, madri e padri di famiglia, lavoratrici e lavoratori, &lt;strong&gt;sono dunque considerati merce di scambio per gli affari finanziari tra governi e la troika&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;La troika ci tiene al risanamento del debito greco. Ma la questione non è ovviamente leggibile in chiave filantropica: a rischio sono le banche tedesche e francesi, tra gli investitori maggiormente esposti verso la Grecia. Elargire aiuti economici significa quindi spostare un po’ più in là il fallimento della Grecia e rastrellare il possibile.  &lt;p&gt;Ma lo sguardo sulla questione deve andare anche oltre. E se osserviamo le richieste di interventi strutturali, che vengono fatte da organismi finanziari internazionali ai Paesi che si trovano a subire più pesantemente la crisi, si nota &lt;strong&gt;l’imposizione sistematica di misure dal carattere ultraliberista.&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;Così è stato, ad esempio, per la grave crisi economica che colpì a fine anni ottanta le cosiddette “tigri asiatiche”: Taiwan, Sud Corea, Singapore e Hong Kong, che per decenni e fino alla fine degli anni novanta, ebbero uno sviluppo economico forte ed ininterrotto. Poi la crisi e l’interruzione dei flussi di capitali verso quei Paesi del Sud-Est asiatico.  &lt;p&gt;Anche in quell’occasione, l’intervento del FMI si materializzò nell’imposizione di misure ultraliberiste: liberalizzazioni selvagge e interventi sulle condizioni di lavoro furono i principali obiettivi. &lt;strong&gt;Naomi Klein&lt;/strong&gt;, nel suo &lt;em&gt;Shock Economy&lt;/em&gt;, ricorda che il &lt;em&gt;New York Times&lt;/em&gt; definì quell’operazione finanziaria condotta sulle Tigri asiatiche, &lt;em&gt;«la svendita per cessata attività più grande del mondo».&lt;/em&gt;&lt;br&gt;Non siamo di fronte a casi isolati o estremi. Sempre Naomi Klein, analizzando casi di riforme in senso ultraliberiste ad esempio in Polonia, Russia, Cile, Stati Uniti, fa notare come &lt;em&gt;«messi in ginocchio dall’iperinflazione, e solitamente troppo indebitati per opporsi alle pretese che accompagnavano i prestiti stranieri, i governi accettarono un trattamento shock con la promessa che ciò li avrebbe salvati da un disastro ben peggiore.»&lt;/em&gt; &lt;p&gt;Promesse non mantenute, come dimostrano i dati di crescita delle povertà, della disoccupazione e del disagio sociale in quei Paesi.  &lt;p&gt;E affinchè la shockterapia economica possa essere applicata è &lt;em&gt;«necessario un qualche grosso trauma collettivo»&lt;/em&gt;, come può essere, appunto, una grave crisi economica, perché in questi casi le popolazioni si rassegnano &lt;em&gt;«a perdere cose che altrimenti avrebbero protetto con le unghie e con i denti.»&lt;/em&gt;&lt;br&gt;Ma forse questa volta è stato commesso un errore: la troika ha atteso troppo tempo per intervenire con le sue ricette neoliberiste nei Paesi in crisi. Le popolazioni che nelle ipotesi di FMI, BCE e UE dovrebbero subire gli effetti delle cosiddette riforme strutturali hanno avuto del tempo per conoscere questa crisi economica, per rendersi conto che noi, donne e uomini in carne ed ossa &lt;strong&gt;siamo semmai creditori e che perciò non spetta a noi pagare questa crisi.&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;E c’è stato il tempo anche per avanzare valide &lt;strong&gt;proposte di uscita dalla crisi alternative al modello neoliberista&lt;/strong&gt;. Il prossimo 15 ottobre sarà una data fondamentale per rivendicare la necessità di un’alternativa ai modelli economici che la troika vorrebbe imporci con il ricatto ed in maniera antidemocratica.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-1768866491998730525?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/10/scoprire-di-essere-creditori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1768866491998730525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1768866491998730525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/10/scoprire-di-essere-creditori.html' title='Scoprire di essere creditori'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-6116446831504271692</id><published>2011-10-02T22:26:00.001+02:00</published><updated>2011-10-02T22:26:03.906+02:00</updated><title type='text'>Inaccettabile BCE</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;img alt="Lettaprivatiz" src="http://www.megachip.info/images/stories/Personaggi/politici/Lettaprivatiz.jpg" width="308" height="150"&gt;&lt;/em&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;di &lt;strong&gt;Loris Campetti&lt;/strong&gt; - il manifesto&lt;/em&gt;. &lt;p&gt;Volevamo abolire le province e invece adesso ci ordinano di abolire lo stato. Purtroppo non è la vivificazione del sogno di Karl Marx, l'estinzione dello stato. Intanto, il soggetto rivoluzionario committente non è animato dallo spirito dell'internazionalismo proletario ma dal pensiero unico liberista, che è un po' diverso. In secondo luogo, la tappa intermedia non è, come scriveva il grande vecchio di Treviri, la dittatura del proletariato ma quella della finanza. La lettera «segreta» della Bce al governo italiano, pubblicata ieri dal &lt;em&gt;Corriere della sera&lt;/em&gt;, è straordinaria tanto per la sua lucida coerenza quanto per la sua prepotenza, una prepotenza legittimata, prima ancora che dalle regole, dalla sua assunzione passiva da parte dei governi di tutti i colori. &lt;/p&gt; &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Se lo dice la Bce è vero, così come ha ragione Standard&amp;amp;Poor's se ci declassa. &lt;br&gt;Si potrebbe dire che il segreto che copriva la lettera era il segreto di Pulcinella: chi non immaginava che avrebbe ordinato tagli allo stato sociale, alle pensioni e ai salari, privatizzazioni e liberalizzazioni? Eppure, persino il segreto di Pulcinella ci può stupire, e anche farci incazzare. Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, più che una lettera hanno stilato un manifesto ideologico per indicare le ricette draconiane e antipopolari per uscire dalla crisi, ma anche le forme con cui le bastonate dovrebbero essere assestate («decreto legge», il tempo è danaro). &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dunque, abbattimento del debito anticipando di un anno l'iter della manovra di luglio, buona ma «insufficiente»; liberalizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni con «privatizzazioni su larga scala»; innalzamento dell'età pensionabile, portando a 65 anni la soglia per le donne anche nel privato, da subito; riduzione dei costi nel pubblico impiego, «se necessario, riducendo gli stipendi». Poi, e qui c'è l'aspetto ideologico e di rivincita classista contro le conquiste dei lavoratori del XX secolo, si ordina a un governo che non aspettava altro, un'ulteriore «riforma del sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi a livelli d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende». &lt;br&gt;Ora, si può capire - accettare o no è una libera scelta - che la Bce decida i numeri necessari a rientrare dal debito pubblico, e persino i tempi. Non è tollerabile invece che entri nel merito dei provvedimenti, che ordini di bastonare operai e pensionati invece che evasori e ricconi, o di tagliare la spesa sanitaria invece di quella militare, di risparmiare sui salari degli impiegati invece che sul ponte di Messina. Soprattutto, non è accettabile che la Bce ordini al governo di imporre a tutti il modello Marchionne che cancella i diritti fondamentali di chi lavora. &lt;br&gt;Enrico Letta ha detto che «i contenuti della lettera rappresentano la base su cui impostare politiche per far uscire l'Italia dalla crisi... qualunque governo succederà a Berlusconi dovrà ripartire dai contenuti di quella lettera». Difficile accusare di qualunquismo chi dice «sono tutti uguali, tanto varrebbe tenersi Berlusconi». Una sinistra che sceglie di restare nel recinto di Draghi e Trichet, quello in cui si è prodotta la manovra economica con annesso articolo 8, non va da nessuna parte. &lt;p&gt;Fonte: &lt;em&gt;il manifesto&lt;/em&gt;, 30 settembre 2011.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-6116446831504271692?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/10/inaccettabile-bce.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/6116446831504271692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/6116446831504271692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/10/inaccettabile-bce.html' title='Inaccettabile BCE'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-3315400081180241676</id><published>2011-09-30T20:52:00.001+02:00</published><updated>2011-09-30T20:52:17.612+02:00</updated><title type='text'>Il debito non lo paghiamo</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oggi in Grecia i cittadini hanno occupato le sedi dei ministeri. Sono assolutamente convinto che la situazione stia degenerando e la responsabilità di questa degenerazione politica sta interamente nelle mani dei governanti europei e del &lt;strong&gt;Fmi&lt;/strong&gt;. Siamo all'inizio della fine del patto sociale che ha retto l'Europa e l'intero occidente inclusi gli Stati Uniti d'America, il Canada etc.. &lt;br&gt;Di fronte a questa rottura che non è stata provocata dalla gente, ma è stata provocata dal collasso in corso del sistema finanziario, ci sono soltanto &lt;strong&gt;due possibilità&lt;/strong&gt;: &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;1) &lt;/em&gt;La gente si arrende&lt;/strong&gt;, ma per molti sarà perfino difficile arrendersi, perché ci annunciano di fatto che dovremo drasticamente tagliare il nostro reddito e non ci spiegano neanche perché. E non ce lo spiegano perché non hanno modificato nulla delle cause che hanno creato questa situazione, non hanno cambiato le regole di una finanza impazzita, ci dicono che dobbiamo pagare, ma non ci spiegano cosa è accaduto che ci ha portato a questa situazione.&lt;br&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;2) &lt;/em&gt;La gente reagisce&lt;/strong&gt; e io credo che reagirà dappertutto, anzi devo dire con molta franchezza: me lo auguro perché è giunto il momento in cui dobbiamo difenderci da una vera e propria aggressione. In Italia si sta progettando una prima manifestazione in concessione con l'Europa che &lt;strong&gt;avverrà il giorno 15 ottobre&lt;/strong&gt;, io per esempio a questa manifestazione intendo partecipare. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;&lt;br&gt;Naturalmente anche qui si apre un bivio molto drammatico, perché da un lato la gente reagirà come io penso e non si arrenderà, dall'altro lato in queste situazioni ci possono essere due diverse situazioni reali che si presentano sul terreno: la prima è che questi movimenti siano &lt;strong&gt;orientati &lt;/strong&gt;e guidati verso una soluzione e che spingano per una soluzione positiva, ma purtroppo non vedo una guida, perché in questo momento per esempio in Italia ma anche in Europa, &lt;strong&gt;tutti i partiti&lt;/strong&gt;, le forze politiche esistenti si schierano dalla parte del Fmi e dell'Unione Europea così come è in questo momento, &lt;strong&gt;non c'è una reale opposizione&lt;/strong&gt;, per cui la domanda che io mi pongo è: chi guiderà questi movimenti? Perché senza una guida possono diventare anche molto duri e molto aspri. Se no diventa una vera e propria furibonda rivolta, qualcosa di simile a quello che è già &lt;a href="http://tg24.sky.it/tg24/album/londra_scontri_riots_violenze.html"&gt;accaduto a Londra&lt;/a&gt; durante questa estate. Naturalmente non me lo auguro, vorrei che i movimenti producessero una proposta, sto lavorando in questa direzione, per delle proposte realistiche ma anche molto esplicite che partono per me da una dichiarazione di partenza: &lt;strong&gt;questo debito non va pagato&lt;/strong&gt;, perlomeno non lo deve pagare la gente, questo debito deve essere pagato da coloro che lo hanno creato e cioè in Italia in particolare da coloro che non hanno pagato le tasse e che stando al potere non le hanno fatte pagare ai &lt;strong&gt;ricchi&lt;/strong&gt;, ai mafiosi e hanno esercitato il loro potere con un &lt;strong&gt;voto di scambio&lt;/strong&gt; elargendo benefici che erano superiori alle possibilità del paese per essere mantenuti al potere, quindi hanno ingannato la gente. Questo debito è un debito in larga parte inaccettabile e &lt;strong&gt;giuridicamente insostenibile&lt;/strong&gt;. Vogliamo un audit generalizzato, un dibattito pubblico e addirittura &lt;strong&gt;un referendum&lt;/strong&gt; per decidere cosa è questo debito, come lo si paga, chi lo deve pagare, che riforma fiscale bisogna fare, che modifiche sostanziali del reperimento del reddito, cioè nella politica delle tasse di questo paese etc.. Fino a che non ci sarà un chiarimento su questo, i poteri politici italiani &lt;strong&gt;non hanno il diritto di chiedere alla gente di pagare questo debito&lt;/strong&gt;! &lt;br&gt;Credo che la Grecia è "molto vicina" all'Italia, anche se la struttura del debito pubblico privato delle aziende greche è diverso nella struttura di quello italiano: sotto un certo profilo noi siamo peggio, nel senso che abbiamo un debito statale più alto di quello greco, e di gran lunga. In un altro senso stiamo meglio perché abbiamo un più alto risparmio delle famiglie etc. Però la situazione è pressoché identica dal punto di vista di quello che sta accadendo. Il taglio al tenore di vita che si sta chiedendo a &lt;strong&gt;greci, italiani, spagnoli, portoghesi&lt;/strong&gt; etc. è un taglio che non è sopportabile dalla gran parte della popolazione, ci saranno milioni di persone gettati letteralmente allo sbando. Ho il sospetto che presto saremo vicini alla Grecia anche nella protesta, di fatto la manifestazione del 15 vuole proprio unificare, dare una piattaforma comune a tutte queste proteste.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cosa penso del &lt;a href="http://www.iltempo.it/interni_esteri/2011/09/28/1289109-intervista_finto_broker_sulla_crisi_economica.shtml"&gt;"finto" broker&lt;/a&gt; che è finito sulla BBC?&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;In questo caso è caso un incidente involontario, il giovanotto, mi sono letto l'intervista che ha rilasciato a &lt;em&gt;Forbes&lt;/em&gt;, è un uomo che fa il suo mestiere, giovane ma molto esperto, è un &lt;strong&gt;operatore indipendente&lt;/strong&gt;, non parlava a nome di nessuno e questo gli ha consentito di dire cose che nessuna delle istituzioni direbbe, cioè &lt;strong&gt;ha detto la verità&lt;/strong&gt;, bastava guardare la faccia dell'intervistatrice, il suo sconcerto per capire che questo giovanotto è uscito dal &lt;strong&gt;politically correct&lt;/strong&gt; e ha detto cose che in realtà nell'ambiente sanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di dirle. Le fonti ufficiali, anche i giornalisti ufficiali che scrivono di economia, stanno molto attenti a non dire le cose vere e quello che ha detto lui è che i governi non contano niente perché conta &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Goldman_Sachs"&gt;Goldman Sachs&lt;/a&gt;. E allora, ripeto, per quale motivo io dovrei pagare un debito che di fatto è stato deciso da un gruppo di banchieri mondiali che sono al di fuori del controllo di tutti e che operano per una speculazione gigantesca che potrebbe determinare il &lt;strong&gt;crollo superiore a quello del 29/30&lt;/strong&gt;? Perché dovremmo pagare questo debito se questa gente, com'è stato detto da questo signore niente popò di meno che alla televisione più importante dell'Inghilterra, la &lt;strong&gt;Bbc&lt;/strong&gt;, perché dovremmo pagare un debito se questi signori faranno un sacco di soldi sul fatto di mettere sul lastrico centinaia di milioni di famiglie? Questa è la verità che sta accadendo e quindi lo dobbiamo ringraziare, è un ingenuo, un giovanotto molto simpatico che pensava di dire delle cose, ha detto nell'intervista che poi ha rilasciato, "volevo raccontare la verità, volevo che la gente si preparasse". Grazie, lo ringraziamo molto. Ha detto delle cose che nessuno avrebbe detto, un incidente informativo ogni tanto dice un pezzo di verità! &lt;p&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.cadoinpiedi.it/2011/09/29/non_paghiamo_il_debito.html"&gt;http://www.cadoinpiedi.it/2011/09/29/non_paghiamo_il_debito.html&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-3315400081180241676?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/09/il-debito-non-lo-paghiamo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/3315400081180241676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/3315400081180241676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/09/il-debito-non-lo-paghiamo.html' title='Il debito non lo paghiamo'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-8252319184406409941</id><published>2011-09-28T21:53:00.000+02:00</published><updated>2011-09-28T22:13:01.913+02:00</updated><title type='text'>Caccia alle streghe nella Libia "libera"</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Lizzie Phelan - Rete Voltaire&lt;/em&gt;.&lt;br&gt;Tradotto da ComeDonChisciotte.org&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Mentre il mandato della NATO si imponeva per proteggere i civili, l’Alleanza ha permesso alle forze del Consiglio Nazionale di Transizione di continuare con i loro abusi. Dopo aver dato la caccia ai neri africani, le esecuzioni sommarie si sono estese ai membri della tribù Qadhadhfa, quella del &lt;i&gt;leader&lt;/i&gt; deposto. Centinaia di migliaia di lavoratori africani sono già fuggiti dal paese per scampare alla morte; è giunta l’ora per molti libici di prendere la via dell’esilio se vogliono sopravvivere.&amp;nbsp; I critici dell’intervento della NATO in Libia hanno lanciato alcune delle accuse più dure contro i &lt;i&gt;media&lt;/i&gt; internazionali, e particolarmente contro l’emittente di Doha &lt;em&gt;Al Jazeera&lt;/em&gt;, che si è subito schierata come paladina della cosiddetta Primavera Araba.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;licenziamento del direttore generale di &lt;em&gt;Al Jazeera&lt;/em&gt;,&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Wadah Kanfar&lt;/strong&gt;, in seguito alla pubblicazione dei cablogrammi di Wikileaks, che hanno palesato i &lt;strong&gt;suoi collegamenti con la CIA&lt;/strong&gt;, darà sicuramente a questi critici un senso di vendetta. Il fatto che questa struttura è diventata la “voce” del movimento contro Muammar Gheddafi in Libia, solleva altrettante domande sul potenziale del signor Kanfar e degli interessi avuti dall’emittente nell’intervento della NATO che ha portato quel movimento al potere.&amp;nbsp; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;&lt;br&gt;Un gran numero di notiziari che sono stati trasmessi per sostenere l’evenienza dell’intervento negli ultimi sei mesi sono stati fortemente contestati dalle organizzazioni per i diritti umani.&lt;br&gt;Uno dei più potenti fu l’affermazione infondata che i “mercenari africani” stessero lavorando per &lt;strong&gt;Muammar Gheddafi&lt;/strong&gt;. Malgrado il fatto che organizzazioni come Amnesty International abbiano evidenziato la mancanza di prove per questa denuncia che ha portato alla sistematica persecuzione dei neri libici e di altri neri africani da parte dei ribelli, queste affermazioni sono state trasmesse nell’arco di sei mesi.&lt;br&gt;Poco dopo la caduta di Tripoli, la città di Tawergha è stata completamente evacuata dalla popolazione di colori da parte dei ribelli della vicina Misurata, che avevano lasciato la propria firma sulle mura della città: “La brigata per epurare gli schiavi, i neri.” Pochi giorni prima che i ribelli avanzassero verso Tripoli, un amico che lavorava in un campo profughi mi ha chiamato per riportare che 1.000 persone di Tawergha si erano fatte vive nelle prime ore della mattina.&lt;br&gt;Quel campo è stato ora evacuato e le persone che hanno ospitato nelle proprie case i Tawerghani sono anche loro prese di mira. Ieri i ribelli da Zintan hanno fatto irruzione in una di queste case perché stava fornendo un tetto a otto famiglie di Tawergha.&lt;br&gt;“C’erano circa 40 persone quasi tutte con gli AK con i proiettili in canna pronti a sparare su gente disarmata”, ha detto un giovane che vive nel palazzo. “Hanno preso gli uomini di Tawergha, mio padre e mio fratello, e hanno lasciato solo due ragazzini e hanno preso tutti i soldi che avevano lasciato. Sono arrivati da tutti lati del nostro terreno puntandoci i fucili in faccia, spaventando le donne a morte, e a un certo punto c’è stato un tizio che agitava la pistola davanti a un bambino di Tawergha. Il nostro unico crimine è stato quello di offrire un tetto a questa gente disgraziata.”&lt;br&gt;Tra i neri c’è stata una ressa per uscire dal pese, ma lo scorso sabato una delle organizzazioni responsabili dell’evacuazione di migliaia di lavoratori stranieri provenienti da altri paesi africani, l’&lt;i&gt;International Organization for Migration &lt;/i&gt;(IOM), ha fermato le operazioni. Il portavoce dell’IOM, &lt;strong&gt;Jumbe Omari Jumbe&lt;/strong&gt;, ha detto alla Reuters: “Il CNT dice che devono avere informazioni sui migranti, che devono registrarli e identificare chi è un vero migrante e chi non lo è.”&lt;br&gt;Dopo la sua visita a Tripoli della scorsa settimana, &lt;strong&gt;David Cameron&lt;/strong&gt; ha gioito per le lodi ricevute dai dirigenti del CNT, &lt;strong&gt;Mustafa Abdel Jalil&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Mahmoud Jabril&lt;/strong&gt;, sul ruolo determinante del Regno Unito nella loro “rivoluzione” ed ha voluto rimarcare il successo di cui era stato testimone, con gli ospedali al lavoro e la gente nelle strade. Cameron e gli altri dirigenti della NATO non hanno fatto menzione della persecuzione della gente di colore che fa parte di una più grande caccia alle streghe contro chiunque sia anche lontanamente associato col sostegno al precedente governo.&lt;br&gt;Poco prima della caduta della capitale gli edifici vuoti in costruzione e gli alberghi hanno fornito un rifugio alle migliaia di persone che erano fuggite dalle zone prese dai ribelli grazie al supporto vitale della NATO. Dal momento della presa ad essi si sono unite agli migliaia da Tripoli che si trovavano negli stessi guai e sono stati costretti a nascondersi se non avevano i soldi o i mezzi per farlo. Ogni giorno che passa si trovano altre persone morte o imprigionate e mi ricordo spesso di una conversazione mentre stavo aspettando al porto per lasciare la città, quando un passeggero rimarcò a una guardia armata che tutte le prigioni dovevano essere vuote visto che avevano rilasciato tutti i carcerati. La guardia sorrise: “Le abbiamo già riempite di nuovo.”&lt;br&gt;Le persone che si dimostrano critiche con il nuovo governo subiscono forti minacce, e in questo &lt;i&gt;report&lt;/i&gt; di &lt;i&gt;Russia Today&lt;/i&gt; un uomo dice: “Se dovessi mostrare il mio volto alla camera, mi ficcherebbero un proiettile in testa… ti ricordi di Ehab, il tizio di colore? È stato arrestato pochi giorni dopo essere apparso in TV.” Quando compaiono nelle nuove trasmissioni, i loro volti e i nomi sono sempre nascosti. &lt;br&gt;La caccia alle streghe si estende ai non libici che sono arrivati dalle nazioni che avevano buoni rapporto con il regime. Avvicinandoci al peschereccio che ci avrebbe evacuato a Malta, una guardia armata all’inizio disse che a due giornalisti di Telesur, un cubano e un ecuadoriano, non sarebbe stato permesso di andare via perché “il Sud America è amico di Gheddafi”. Tutti gli europei dell’est hanno avuto il divieto di lasciare il posto e in questo video ucraini e russi che stavano lavorando sul posto riportano di essere stati picchiati e torturati dai ribelli.&lt;br&gt;Le persone che vivono nelle tribù più grandi della Libia, la Wafalla, di stanza a Beni Walid sono i primi obbiettivi. La tribù ha rifiutato la resa della propria città al CNT e un giovane Wafalla ha detto: “Sanno di che tribù siamo anche solo guardandoci in faccia. Mi devo spostare ogni giorno in un posto differente. Non possiamo neppure andare in ospedale per cercare le persone che crediamo siano morte, perché ci prenderebbero. Non c’è un posto sicuro.”&lt;br&gt;&lt;img alt="salma" src="http://www.megachip.info/images/salma.jpg" width="200" height="150"&gt;Una mia amica e docente all’università che aveva guadagnato il dottorato alla &lt;i&gt;London School of Economics&lt;/i&gt;, &lt;strong&gt;Salma&lt;/strong&gt;, ha commesso il crimine di essere della stessa tribù di Gheddafi, la Qadhafadhfa.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le hanno sparato in testa mentre stava fuggendo verso l’aeroporto con sua madre e due nipoti, Yam di 20 mesi e Alen di soli tre anni.&lt;br&gt;Le settimane successive alla presa di Tripoli sono state dominate dai &lt;i&gt;report&lt;/i&gt; per una “spinta finale” dei ribelli verso Beni Walid, Sirte e Sabha. Ma la resistenza continua a scatenarsi, costringendo i ribelli ad andarsene da Beni Walid e alle persone di queste zone è stato dato un ultimatum, o la resa o un bagno di sangue.&lt;br&gt;Con le conseguenze dei conflitti in Iraq e Afghanistan e con la Palestina che non è mai distante dai pensieri della gente comune nel mondo arabo, Al Jazeera ha svolto un ruolo nel convincerla che questa “rivoluzione”, che il CNT ha ammesso che non sarebbe stata possibile senza l’intervento della NATO, era stata ben accolta dal popolo libico.&lt;br&gt;Ma in realtà non ci sono state ricerche prima dell’inizio della campagna di bombardamenti sul sostegno della popolazione ai ribelli o all’intervento della NATO. Sei mesi di bombardamenti della NATO per costringere la resa di una zona dopo l’altra, il CNT che non è ancora in grado di spostare il suo quartier generale a Tripoli e la continua caccia alle streghe per scovare ogni resistenza potenziale allo &lt;i&gt;status quo&lt;/i&gt;, indicano che il sostegno sia più basso di quanto le Nazioni Unite avessero creduto.   &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-8252319184406409941?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/09/caccia-alle-streghe-nella-libia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/8252319184406409941'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/8252319184406409941'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/09/caccia-alle-streghe-nella-libia.html' title='Caccia alle streghe nella Libia &amp;quot;libera&amp;quot;'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-7985357891899593631</id><published>2011-08-22T18:27:00.001+02:00</published><updated>2011-08-22T18:27:28.511+02:00</updated><title type='text'>Ricordando Nazino</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;h4&gt;&amp;nbsp;&lt;/h4&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img border="0" align="left" src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2011-4/nazino01.jpg"&gt;di Eugenio Roscini Vitali&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;fonte &lt;a href="http://www.altrenotizie.org"&gt;www.altrenotizie.org&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt; Schedati e privati dei documenti, i prigionieri vengono deportati nel campo di transito per coloni speciali di Tomsk, in Siberia;&amp;nbsp; in due diverse fasi vengono poi trasferiti 800 chilometri più a nord, in un luogo isolato in mezzo al fiume Ob, sull’isola di Nazino. Isolati su quel piccolo lembo di terra, senza cibo ne mezzi di sussistenza, i 6.114 prigionieri di Nazino soffriranno talmente tanto la fame che sull’isola si registreranno migliaia di casi di antropofagia: è così che quel luogo prenderà il nome di «isola dei cannibali». Da questa agghiacciante storia d’orrore, tragico prodotto dell’assurda&amp;nbsp; politica stalinista riaffiorato all’attenzione della società civile solo dopo l’apertura degli archivi russi incoraggiata dalla Perestroika, si salveranno circa duemila persone, 1.700 delle quali in condizioni fisiche disperate.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;&lt;br&gt;Il primo a far luce su quell’orrendo frammento dell’arcipelago gulag, conosciuto come “Affare Nazino”, fu un giovane dirigente del partito comunista sovietico, Vassilii Arsenievich Velichko, responsabile di un piccolo giornale locale che nell’agosto del 1933, dopo aver raccolto le prove dell’atroce misfatto, ebbe il coraggio di denunciare l’accaduto alle autorità superiori. Alla commissione di inchiesta istituita il mese successivo Velichko dichiarò: « Ho condotto di mia iniziativa un’inchiesta sugli insediamenti nel distretto di Alessandroski , ne ho visitati cinque situati lungo il fiume e tra questi c’era quello sull’isola di Nazino. Non ho scritto un articolo di propaganda, ma una lunga relazione che poi ho mandato sia ai miei superiori che a Stalin in persona. Ho descritto tutto quello che è successo, dall’arrivo dei deportati all’evacuazione d’emergenza e ho analizzato gli eventi che hanno portato a quello scempio».&lt;br&gt;La tragedia di Nazino si consumò nei primi anni Trenta, quando in Unione Sovietica era in atto il programma di rapida industrializzazione voluto da Stalin. Secondo il regime il processo di modernizzazione del Paese era prioritario e richiedeva cospicue risorse, sia in termini di mezzi che di manodopera, e affinché lo si potesse realizzare compiutamente era necessario che la ricchezza prodotta dall’agricoltura venisse interamente trasferita all’industria. Dato che dal&amp;nbsp; punto di vista agricolo le terre meridionali erano quelle più produttive, i primi a pagare sulla loro pelle le scelte del Poliburo furono i contadini ucraini: il programma di “collettivizzazione”&amp;nbsp; iniziato nel 1927 aveva generato il processo di accorpamento degli appezzamenti agricoli in cooperative e tutti coloro che si erano opposti avevano dovuto affrontare una violenta repressione, con arresti, esecuzioni e deportazioni di massa.&amp;nbsp; La requisizione di tutti i generi alimentari e&amp;nbsp; l’obbligo di cedere allo Stato quantità di grano talmente elevate da non lasciare ai produttori neanche il minimo necessario alla sopravvivenza provocò una carestia di proporzioni catastrofiche, un genocidio che nella sola Ucraina arrivò a contare 7 milioni di morti. &lt;br&gt;&lt;img border="0" align="right" src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2011-4/nazino02.jpg"&gt;Esteso a tutta l’Unione Sovietica, tra il 1930 e il 1931 il programma di collettivizzazione diede origine ad un esodo di dimensioni bibliche: in soli due anni 10 milioni di persone lasciarono le campagne per spostarsi nelle zone urbane, dove intanto il regime aveva introdotto le tessere per la distribuzione di cibo. Messo in crisi dall’enorme numero di profughi affluito nelle grandi città, il sistema di approvvigionamento alimentare andò però ben presto in crisi e per il regime i contadini divennero così una vera e propria minaccia, dei pericolosi controrivoluzionari da eliminare. Tra il 7 e il 12 gennaio, durante il discorso introduttivo all’annuale incontro delle classi dirigenti dell’Unione Sovietica, Stalin illustrò la sua nuova teoria: «nonostante il trionfo del socialismo e l’eliminazione delle classi sfruttatrici, l’opposizione non è scomparsa, ha solo assunto altre forme. Adesso le principali minacce per il socialismo sono la criminalità e la devianza sociale». Dieci giorni dopo il leader russo scrisse una direttiva segreta a Genrikh Yagoda, membro del Direttorato politico dello Stato (OPGU) e futuro capo del Commissariato del popolo per gli affari interni (NKVD), con la quale gli ordinò di fermare l’esodo dei contadini dall’Ucraina e dal Caucaso settentrionale. &lt;br&gt;Per limitare e controllare l’enorme flusso di “stranieri” l’amministrazione rese obbligatorio un passaporto interno destinato alla popolazione urbana. In meno di un anno questo documenti venne distribuito a 27 milioni di cittadini; a chi non dimostrava di averne diritto venivano dati dieci giorni per tornare nella propria regione, dopo di che veniva spedito in Siberia o in Kazakistan. Tra il marzo e l’aprile del ’33 vennero respinte 70 mila richieste e tra marzo e luglio nella sola Mosca vennero arrestati e deportati 85.937 individui. Chi si nascondeva, quelli che il partito definiva “parassiti che ostacolano la costruzione del comunismo”, dovettero fare i conti le milizie speciali istituite per “ripulire le città”. Composte da agenti che avevano l’ordine di arrestare chiunque avesse un’aria sospetta, le milizie aveva un numero stabilito di arresti da eseguire, una quota giornaliera nella quale poteva ricadere chiunque, anche chi non aveva commesso nessun reato. &lt;br&gt;È per questo motivo che tra coloro che vennero arrestati il 1° maggio del 1933 c’erano individui di ogni provenienza sociale: ex kulaki in cerca di lavoro, operai, impiegati, donne e bambini, membri di cellule di partito, persone che si trovavano in città solo di passaggio o che si era recate alla stadio o che erano addirittura scese a comprare le sigarette ed avevano lasciato a casa il “passaporto”; nella lista di Velichko&amp;nbsp; compare anche una ragazzina di 12 anni, arresta come mendicante alla stazione di Mosca solo perché la madre l’aveva lasciata un attimo per andare a comperare&amp;nbsp; il pane, e una donna incita, moglie di un ufficiale in servizio sull’incrociatore Aurora, arrestata anche lei alla stazione mentre tornava a Leningrado. Dopo essere stati schedati e privati dei documenti i prigionieri vennero trasferiti quasi subito a Tomsk, dove giunsero con un convoglio speciale il 10 maggio, dopo un viaggio di dieci giorni a bordo dei vagoni merci delle ferrovie russe. Dai rapporti della commissione d’inchiesta risulta che queste persone vennero accorpate a piccoli delinquenti che dovevano scontare da 1 a 5 anni nei campi di prigionia, arrestati in precedenza per aver commesso reati minori come contrabbando e piccoli furti. &lt;br&gt;&lt;img border="0" align="left" src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2011-4/nazino02.jpg" width="234" height="165"&gt;A Tomsk i prigionieri rimasero fino al 14 maggio: con una capienza massima di 15 mila deportati, il campo ospitava più di 25 mila persone e il pericolo di rivolte e disordini era costante. Per questo diverse migliaia di persone vennero caricate a forza su delle chiatte e trasferite cento chilometri più a nord, nel piccolo capo di lavoro di Alexandro Vakhovskaya.&amp;nbsp; Il comandante, Alexandrovitch Tsepkov, era stato avvisato dell’arrivo dei prigionieri solo qualche giorni prima: non gli era stato comunicato il numero delle persone ne come impiegarle; gli venne piuttosto detto di trovare un’area di isolamento per individui pericolosi e declassati. Per paura che questi potessero devastare e saccheggiare il villaggio, Tsepkov decise quindi di spedire i deportati sull’isola di fronte a Nazino, in mezzo al fiume Ob. Il 18 maggio, a bordo di quattro chiatte, sbarcarono sull’isola 4888 individui:&amp;nbsp; 332 donne e 4.556 uomini, oltre ai cadaveri delle 27 persone che non erano riuscite a resistere al viaggio. &lt;br&gt;Sin dalle prime ore i criminali più incalliti iniziarono subito a perseguitare gli altri prigionieri, derubandoli di quel poco che avevano o uccidendoli per strappandogli via i denti d’oro, “bottino” che avrebbero poi scambiato con i carcerieri per qualche grammo di tabacco. Il poco cibo distribuito non bastava a sfamare neanche un terzo dei deportati e quelli che era stati arrestati per errore erano i più vulnerabili. Molti morirono a causa delle violenze e dei soprusi delle guardie, piccoli Stalin che credevano di poter decidere della vita di chiunque: l’ordine era quello di sparare senza avvertimento a chi avesse tentato la fuga o ne fosse quantomeno sospettato, ma tra gli ufficiali c’era chi si divertiva a gettare i prigionieri nel fiume o a mandarli senza vestiti tra le acque gelide dell’Ob a recuperare le anatre abbattute a colpi di fucile. Molti deportati tentarono la fuga cercando di attraversa il fiume con delle zattere improvvisate, ma la maggior parte di essi annegò o venne uccisa dalle guardie.&lt;br&gt;&lt;img border="0" align="right" src="http://www.altrenotizie.org/images/stories/2011-4/nazino-guardie.jpg"&gt;A Nazino si iniziò a sentir palare di cadaveri fatti a pezzi e carne umana cucinata e mangiata il giorno dopo l’arrivo; nelle due settimane successive furono trovate decine di cadaveri senza fegato, cuore, polmoni, polpacci e parti molli. Il primo caso accertato di antropofagia risale al 29 maggio: i tre colpevoli vennero arrestati e trasferiti nella prigione di Alexandro Vakhovskaya; due giorni dopo vennero fermati altri tre cannibali ma nessuno venne punito. In tutto le autorità registrarono una dozzina di casi di cannibalismo e secondo gli ufficiali&amp;nbsp; sanitari i responsabili avevano commesso questi atti perché abituati a cibarsi di esseri umani. La commissione di inchiesta interrogò le guardie accusate di aver trattato come selvaggina i prigioniere che aveva tentavano di lasciare l’isola su zattere di fortuna, ma i militari risposero di aver semplicemente sparato contro dei cannibali che cercavano di allontanasi con il loro “pasto”. &lt;br&gt;La situazione sull’isola peggiorò ulteriormente il 25 maggio, quando arrivò un convoglio con altri 1.500 deportati; le condizioni di salute di questo gruppo erano ancora più gravi di quelle del primo. Il 31 maggio fu il segretario del partito comunista del distretto di&amp;nbsp; Alexandrovsky a visitare Nazino: in seguito a quanto aveva visto stilò un lungo rapporto che inviò ai suoi superiori e questi ordinarono il trasferimento di tutti i prigionieri in luoghi più appropriati. Quasi tutti i deportativi vennero trasferiti in cinque insediamenti più a monte e durante il viaggio ne morirono diverse centinaia. I vertici si adoperarono per non far trapelare nulla e a pagare furono solo poche persone: a&amp;nbsp; Mosca gli ufficiali di alto grado subirono aspri rimproveri, che comunque non ebbero ripercussioni sulla loro carriera; le autorità locali patirono invece punizioni più severe, con deportazioni e condanne in campi di prigionia. Per il partito 4.000 vittime non era certo una tragedia e quando Velichko portò alla luce la storia al Cremlino la preoccupazione non era il crimine in se, cosa peraltro negata, ma la possibilità che fosse messa in discussione la capacità di portare a termina il piano di deportazione. La vicenda fu archiviata e tornò alla luce solo dopo la dissoluzione del regime sovietico; il materiale reperito fu in seguito usato per raccontare e capire meglio cosa accadde a Nazino e chi fossero quelle vittime. Nicolas Werth usò quei documenti per scrivere il libro inchiesta “L'isola dei cannibali”.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-7985357891899593631?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/08/ricordando-nazino.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7985357891899593631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7985357891899593631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/08/ricordando-nazino.html' title='Ricordando Nazino'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-1480935380342543487</id><published>2011-08-22T15:46:00.001+02:00</published><updated>2011-08-22T15:46:30.057+02:00</updated><title type='text'>La tragedia di Tripoli e del Mediterraneo</title><content type='html'>&lt;h4&gt;&amp;nbsp;&lt;/h4&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;Scritto da Pino Cabras Lunedì 22 Agosto 2011 00:27  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita.html"&gt;Guerra e verità &lt;/a&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;img alt="qadd1969" src="http://www.megachip.info/images/stories/Personaggi/qadd1969.gif" width="410" height="200"&gt;di &lt;strong&gt;Pino Cabras&lt;/strong&gt; - Megachip&lt;/em&gt;. Con aggiornamenti. &lt;p&gt;Si consuma una grande tragedia, in queste ore, sulle altre sponde del nostro mare, tra Tripoli e Gaza. Sono le avvisaglie di un dramma e di un disordine più vasto, che arriverà addosso anche a milioni di cittadini europei inconsapevoli. In Libia, le notizie provengono in prevalenza dalla NATO, nel suo ruolo di armata coloniale. È una fonte interessata, ed è una fonte che finora è stata smaccatamente inattendibile. Pur scontate le sue menzogne, &lt;strong&gt;la spallata &lt;/strong&gt;contro Tripoli registra un successo militare reale, perfino mettendo da parte le notizie esagerate sulle folle festanti. C’è morte e distruzione e c’è la fine di uno stato sovrano.&lt;/p&gt; &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;La spallata si è sostanziata nella stessa tattica usata dalla NATO nelle altre città fatte conquistare per poche ore ai “ribelli”, altrimenti incapaci di qualsiasi progresso: anche a Tripoli la condotta militare è consistita in un attacco aereo spietato che ha colpito i civili, creato panico, subissato di fuoco le difese locali, in modo da far penetrare le forze minoritarie e caoticamente disgregatrici dei "ribelli". In parte Iraq e in parte Somalia, con in più l’accanimento contro la capitale lealista. E con in più, ancora, una copertura mediatica che sforna una serie interminabile di notizie false. I media sono stati usati come un’arma psicologica chiave con una potenza mai usata prima. È una tragedia nella tragedia, perché i media sono sempre più docili verso il flusso di notizie che garba al potere militare. E questo aprirà le porte al peggio.  &lt;p&gt;Non è un caso che le &lt;strong&gt;voci giornalistiche &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;non embedded&lt;/strong&gt; &lt;/em&gt;presenti a Tripoli siano soggette proprio adesso a un &lt;strong&gt;attacco fisico&lt;/strong&gt; diretto e implacabile. Cecchini hanno sparato a &lt;strong&gt;Mahdi Nazemroaya&lt;/strong&gt;, che sinora ha smascherato molte menzogne di guerra (da ultimo la conquista dell’aeroporto di Tripoli) e copre i fatti libici anche per Russia Today. E' scampato all'agguato. Intanto, l’hotel Marriott sarebbe in fiamme dopo che i cecchini hanno tentato di assassinare anche un altro giornalista indipendente, &lt;strong&gt;Franklin Lamb&lt;/strong&gt;. Non abbiamo ancora notizie di &lt;strong&gt;Thierry Meyssan&lt;/strong&gt;. &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Aggiornamento delle ore 12 del 22 agosto 2011: &lt;/strong&gt;abbiamo appreso che Meyssan è per ora al sicuro. &lt;p&gt;Data la capacità e la visione strategica dimostrata dal regime di Gheddafi rispetto allo strapotere tecnologicamente superiore ma indiscriminato della NATO, alla fine la NATO ha dovuto dare massima priorità alla manipolazione, fino a raccontare nei giorni scorsi conquiste inesistenti, espugnazioni di aeroporti, basi militari, strade e altri luoghi, tutti mai raggiunti fino ad allora dalle modestissime forze dell’Armata Brancaleone di Bengasi. &lt;p&gt;Era “fumo di guerra” che nascondeva il vero martellamento, l’azione della NATO che bombardava le condotte idriche, i potabilizzatori, le autostrade, le centrali elettriche, le famiglie dei dirigenti libici, i media. Senza risparmio di uranio impoverito. Questa non è una battaglia di civili contro un dittatore. Questa è una tipica Guerra NATO del XXI secolo. L’ennesima guerra «Shock and Awe», che colpisce, sgomenta, sfrutta il potenziale demoralizzante delle stragi di bambini: metodi da &lt;strong&gt;guerra totale&lt;/strong&gt;. Cosa tutto questo abbia a che fare con la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che chiedeva l'istituzione immediata di una tregua e la fine completa delle violenze e degli attacchi ai danni dei civili, sarà materia di valutazione degli storici, visto che i politici nostrani accettano ogni bugia, mentre il fu movimento pacifista italiano è una barzelletta, sempre più oscena. &lt;p&gt;La sconfitta di Gheddafi non aprirà la strada a nessun processo democratico. Aprirà semmai nuovi corridoi al precipitare delle crisi geopolitiche contemporanee. &lt;p&gt;&lt;img alt="latufflibia" src="http://www.megachip.info/images/stories/copertine/latufflibia.jpg" width="560" height="386"&gt; &lt;p&gt;__________________________________ &lt;p&gt;Il nuovo libro di Giulietto Chiesa e Pino Cabras, &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788862204347/chiesa-giulietto-cabras-pino/barack-obush.html"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Barack Obush&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; (Ponte alle Grazie, 2011). &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788862204347/chiesa-giulietto-cabras-pino/barack-obush.html"&gt;&lt;img alt="obushgrande" src="http://www.megachip.info/images/stories/libri/obushgrande.jpg" width="161" height="249"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;&lt;a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=241&amp;amp;isbn=9788862204347"&gt;&lt;img border="0" alt="alt" src="http://www.ponteallegrazie.it/images/ibs.gif"&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;La liquidazione di Osama, l'intervento in Libia, la manipolazione delle rivolte arabe, la guerra all'Europa e alla Cina: colpi di coda di un impero in declino.&lt;/strong&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.illibraio.it/servizi/ecommerce/edigita/dettaglioBook.aspx?code=EDGT7991"&gt;&lt;img alt="barack-e-book" src="http://www.megachip.info/images/stories/libri/barack-e-book.jpg" width="90" height="36"&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Condividi &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/6652-washington-sta-pianificando-unoccupazione-prolungata-di-parte-della-libia.html"&gt;Succ. &amp;gt;&lt;/a&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-1480935380342543487?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/08/la-tragedia-di-tripoli-e-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1480935380342543487'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1480935380342543487'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/08/la-tragedia-di-tripoli-e-del.html' title='La tragedia di Tripoli e del Mediterraneo'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-6459177221276591508</id><published>2011-08-08T11:43:00.000+02:00</published><updated>2011-08-08T11:49:19.825+02:00</updated><title type='text'>Come si conquista un Paese: l'attacco della finanza internazionale all'Italia</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;font size="5"&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;pubblicato il 10 Luglio 2011&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;font size="3"&gt;di&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;strong&gt;G. Colonna&lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;da &lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;a title="http://www.clarissa.it" href="http://www.clarissa.it"&gt;http://www.clarissa.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;L'attacco della speculazione che venerdì 8 luglio 2011 è stato diretto dalla finanza internazionale contro la Borsa italiana, provocando un ribasso del 3,47% pari a una perdita di 14,1 miliardi di capitalizzazione, non è una semplice operazione finanziaria. Chi continua a parlare dei "mercati finanziari" come di una divinità che organizza la vita delle società contemporanee sa perfettamente che questi anonimi "mercati finanziari" hanno nomi e cognomi. Sono uomini e gruppi che hanno precisi interessi e chiari obiettivi. Come in ogni operazione di destabilizzazione di un intero Paese, cioè, vi sono degli scopi ed essi sono oggi chiaramente individuabili.&lt;br&gt;L'Italia viene attaccata perché in realtà è uno dei Paesi dell'Occidente che meglio ha retto fino ad oggi la crisi finanziaria del 2007, grazie al fatto che i suoi cittadini e la rete delle sue piccole e medie imprese non hanno mai completamente dato ascolto alle sirene della globalizzazione finanziaria. Alcune sue imprese, le sue banche e le sue compagnie assicurative rappresentano quindi oggi un appetitoso obiettivo per chi spera di poterle ricomprare fra qualche mese a prezzi stracciati.&lt;br&gt;L'Italia viene attaccata perché un suo tracollo economico-finanziario rappresenterebbe il colpo definitivo all'euro e quindi al processo di unificazione europea che sulla moneta unica ha puntato (erroneamente) tutta la propria credibilità; e non vi sono dubbi che, senza l'ultimo presidio del Vecchio Continente, una visione sociale dei rapporti economici verrebbe definitivamente seppellita dalle forze montanti del capitalismo finanziario, da un lato, e dei nuovi capitalismi di Stato, come quello cinese, che, dall'altro, stanno avanzando senza freni sullo scenario mondiale.&lt;/p&gt; &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;&lt;br&gt;L'Italia viene attaccata perché il nostro Paese ha una posizione determinante rispetto ai futuri assetti del Mediterraneo e del Medio Oriente e la confusa ma ancora in qualche modo persistente difficoltà italiana ad allinearsi completamente ad una politica forsennatamente filo-israeliana e di &lt;em&gt;democracy building&lt;/em&gt; all'americana nei Paesi arabo-islamici, rappresenta oggi un ostacolo che deve essere rimosso in breve tempo.&lt;br&gt;Infine, l'Italia viene attaccata perché la sua classe dirigente, di destra centro sinistra, ha dimostrato di non intendere minimamente quale sia la posta in gioco, essendo strutturalmente impegnata in basse lotte di potere, nella difesa di interessi personalistici e nella copertura di vaste reti di corruzione, condizionamento e compromesso che ne minano alla radice qualsiasi capacità operativa e strategica.&lt;br&gt;Il potere politico che il capitalismo finanziario mondializzato ha acquisito attraverso la capacità di destabilizzare in modo diretto interi Stati, come dimostrato ampiamente negli ultimi anni, dall'Argentina alla Grecia, dipende da una premessa fondamentale che è stata acriticamente accettata da economisti e politici, vale a dire che proprio gli strumenti della finanza (credito, debito, moneta, assicurazioni, con tutti i loro molteplici derivati moderni) siano i migliori mezzi per garantire la maggiore efficienza nella raccolta e nell'allocazione dei capitali. Il classico concetto dell'economia capitalista della efficienza dei meccanismi auto-regolatori del mercato, grazie al gioco di domanda ed offerta, è stato allargato dal mercato dei beni a quello dei capitali, nonostante costituisca uno dei presupposti del capitalismo, scientificamente e storicamente, dimostratosi del tutto insufficiente, quando non addirittura errato.&lt;br&gt;Nel caso dei mercati dei beni, questa arcaica interpretazione del rapporto fra domanda, offerta e formazione dei prezzi sostiene, come si sa, che all'aumentare del prezzo di un prodotto, giacché i produttori ne accrescono la produzione in vista di maggiori ricavi, i consumatori riducono la loro domanda, determinando una riduzione e dunque un riequilibrio fra domanda e offerta, che si rifletterebbe positivamente sui prezzi stessi. Per quanto questa presunta legge sia, già nel caso del mercato "tradizionale" dei beni, come è stato dimostrato a suo tempo da Rudolf Steiner, un'arbitraria semplificazione di un meccanismo assai più complesso ed articolato(1) - nel caso dei mercati finanziari, si tratta di una vera e propria falsificazione. Scrivono infatti alcuni economisti "non allineati":&lt;br&gt;"Quando i prezzi [delle azioni] crescono, è comune osservare non una riduzione ma una crescita della domanda! Infatti, prezzi crescenti significano un più alto profitto per coloro che possiedono azioni, a motivo dell'incremento di valore del capitale investito. La salita del prezzo attrae in questo modo nuovi acquirenti, cosa che rafforza ulteriormente la tendenza iniziale all'aumento. La promessa di dividendi spinge i&lt;em&gt; trader &lt;/em&gt;ad incrementare ulteriormente il movimento. Questo meccanismo funziona fino a quando la crisi, che è non prevedibile ma è inevitabile, si verifica. Questo determina l'inversione delle aspettative e quindi la crisi. Quando il processo diventa di massa, determina un "contraccolpo" che peggiora gli iniziali squilibri. Una bolla speculativa consiste quindi di un aumento cumulativo dei prezzi, che si auto-alimenta. Un processo di questo tipo non produce prezzi più convenienti, ma al contrario prezzi sperequati"(2).&lt;br&gt;La visione del mercato finanziario come potere regolatore di ultima istanza degli assetti economici mondiali, ha conferito alle forze speculative in esso presenti la possibilità di esercitare un potere di condizionamento politico: non vi è più alcun Paese al mondo che non dipenda in qualche modo da questa ristrettissima élite di signori del denaro, i quali dispongono di uno strumento ideale di controllo, costituito dalle agenzie di rating che, a livello mondiale, sono soltanto cinque, delle quali tre hanno un monopolio di fatto del settore.&lt;br&gt;Moody's e Standard&amp;amp;Poor's hanno rappresentato nell'attacco all'Italia, come già avvenuto nel caso della Grecia un anno fa e in tanti altri ancora prima, la vera e propria "voce del padrone". Sono stati infatti gli &lt;em&gt;outlook&lt;/em&gt; (previsioni) di queste due agenzie di rating, emanati a fine giugno, a dare al mondo della speculazione il segnale che si poteva e si doveva colpire ora l'Italia. Personaggi come Alexander Kockerbeck, vice-presidente di Moody's, o come Alex Cataldo, responsabile Italia della stessa agenzia, emettono nelle loro interviste vere e proprie sentenze sul presente e sul futuro destino economico del nostro Paese, senza essere dotati di alcuna autorità per poterlo fare.&lt;br&gt;La fonte del loro potere, che non ha precedenti nella storia, sta infatti semplicemente nel fatto di essere emanazione di società finanziarie internazionali, che ne possiedono interamente il capitale societario, le stesse società finanziarie di cui dovrebbero valutare obiettivamente prodotti e performance.&lt;br&gt;"Il primo azionista di Moody's, con il 13,4% del capitale, risultava a fine dicembre del 2009, secondo rilevazioni Reuters, Warren Buffett, il guru di Omaha con il suo fondo Berkshire Hathaway. Al secondo posto con il 10,5% ecco comparire Fidelity, uno dei più grandi gestori di fondi del mondo. E poi è un florilegio di gente che di mestiere compra e vende titoli: si va da State Street a BlackRock a Vanguard a Invesco a Morgan Stanley Investment. Insomma i più grandi gestori di fondi a livello mondiale sono azionisti di Moody's. E guarda caso lo stesso copione si riproduce in Standard&amp;amp;Poor's: ecco nell'azionariato comparire in evidenza, a fine 2009, i nomi di Blackrock, Fidelity, Vanguard. Gli stessi nomi. Il che pone una domanda. Che ci fanno gestori di fondi nel capitale di chi dà i voti ai bond emessi dalle stesse società che abitualmente un gestore compra e vende?"(3).&lt;br&gt;Queste agenzie non hanno alcuno &lt;em&gt;status&lt;/em&gt; giuridico, nemmeno negli Stati Uniti; il loro ruolo è stato reso possibile semplicemente dal fatto che il governo degli Stati Uniti le ha definite &lt;em&gt;Nationally Recognized Statistical Rating Organizations&lt;/em&gt; (NRSRO) e lo stesso ha fatto la &lt;em&gt;Securities and Exchange Commission&lt;/em&gt; (SEC), agenzia governativa che vigila sui mercati azionari(4). Nonostante le numerose inchieste e audizioni tenutesi negli Usa, proprio come pochi giorni fa è avvenuto in sordina anche presso la Consob italiana, senza che il pubblico sia edotto di quanto emerso, Moody's, Standard&amp;amp;Poor's e Fitch continuano da anni a macinare profitti incredibili, sebbene le loro previsioni si siano dimostrate semplicemente ridicole, come mostrano il caso del crollo della Enron o quello di Lehman Brother's, quando di queste aziende le agenzie in questione hanno continuato a dare fino ad un minuto prima del crack valutazioni di altissima affidabilità. In merito ai loro profitti, diamo di nuovo la parola al già citato giornalista de &lt;em&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/em&gt;:&lt;br&gt;"Moody's, solo nel 2009, per ogni 100 dollari che ha fatturato ne ha guadagnati sotto forma di utile operativo ben 38. Su 1,8 miliardi di ricavi fanno un margine di 680 milioni. Ma attenzione, quel 38% di redditività è un mix tra i servizi di analisi e quelli di assegnazione dei rating. Solo sul mestiere più remunerativo, quello appunto dell'assegnare pagelle, la redditività balza al 42% sui ricavi. Un exploit il 2009? Niente affatto. Gli anni d'oro sono stati altri: nel 2007 il margine operativo era al 50% dei ricavi e&lt;br&gt;nel 2006 si è toccato il picco del 62% di utili operativi sul fatturato. Un'enormità: 1,26 miliardi di margine su 2 miliardi di fatturato. Se poi si va all'utile netto la musica non cambia. Dal 2005 al 2009 Moody's ha generato profitti per complessivi 2,8 miliardi"(5).&lt;br&gt;Si dà quindi il caso del tutto unico che i nostri Paesi siano soggetti a valutazioni di valore internazionale da parte di agenzie che da tali valutazioni traggono direttamente profitto e che sono per di più di proprietà di società finanziarie che da quelle valutazioni possono trarre a loro volta direttamente profitto! Quale affidabilità possano avere e quale valore di regolazione giuridica di mercato, lo lasciamo facilmente dedurre al lettore.&lt;br&gt;"Stimare il valore di un prodotto finanziario non è paragonabile al misurare una grandezza oggettiva, come, ad esempio, stimare il peso di un oggetto. Un prodotto finanziario è un titolo su di un reddito futuro: per valutarlo, si deve stabilire in anticipo quale sarà questo futuro. Si tratta di una stima, non di una misura obiettiva, dato che nel momento "t" il futuro non è in alcun modo determinato. Negli uffici dei&lt;em&gt; trader&lt;/em&gt; è ciò che gli operatori si immaginano che accadrà. Il prezzo di un prodotto finanziario è il risultato di una valutazione, una opinione, una scommessa sul futuro: non vi sono garanzie che questa valutazione dei mercati sia in alcun modo superiore a qualsiasi altra forma di valutazione.&lt;br&gt;Prima di tutto, la valutazione finanziaria non è neutrale: influisce sull'oggetto che intende valutare, dà avvio e costruisce il futuro che essa immagina. Per questo, le agenzie di rating svolgono un ruolo importante nel determinare il tasso di interesse sui mercati dei bond, assegnando pagelle che sono altamente soggettive, se non addirittura guidate dal desiderio di accrescere l'instabilità come fonte di profitti speculativi. Quando queste agenzie tagliano il rating di uno Stato, accrescono il tasso di interesse richiesto dagli attori finanziari per acquistare titoli del debito pubblico di questo stesso Stato e in tal modo accrescono il rischio della stessa bancarotta che hanno annunciato"(6). &lt;br&gt;Se dunque il mito dell'efficienza dei mercati finanziari rappresenta il presupposto ideologico di queste operazioni e le agenzie di rating l'incredibile strumento di coordinamento della speculazione, capace di rendere auto-realizzantesi le proprie profezie, occorre mettere in giusta evidenza il fatto che alla base dell'attuale critica situazione dei Paesi europei sta uno specifico elemento, assai poco noto al largo pubblico, vale a dire che il Trattato di Maastricht, nel quadro delle politiche iper-liberiste allora di gran moda, ha fatto un oggettivo regalo ai poteri del capitale finanziario internazionalizzato, allorché ha sancito le modalità che gli Stati membri devono seguire per approvvigionarsi di moneta.&lt;br&gt;"A livello di Unione Europea, la finanziarizzazione del debito pubblico è stata inserita nei trattati: a partire dal trattato di Maastricht, le banche centrali hanno il divieto di finanziare direttamente gli Stati, i quali devono quindi trovare prestatori sui mercati finanziari. Questa "punizione monetaria" è accompagnata dal processo di "liberalizzazione finanziaria", che è l'esatto opposto delle politiche adottate dopo la Grande Depressione degli anni Trenta, che prevedeva la "repressione finanziaria" (vale a dire severe restrizioni alla libertà di azione della finanza) e "liberazione monetaria" (con la fine del &lt;em&gt;gold standard&lt;/em&gt;). Lo scopo dei trattati europei è di assoggettare gli Stati, che si presuppone siano per natura troppo propensi allo sperpero, alla disciplina dei mercati finanziari, che sono ritenuti per natura efficienti ed onniscienti"(7).&lt;br&gt;Ecco quindi come, dal livello filosofico-ideologico che santifica i "mercati finanziari", accolto acriticamente ma interessatamente dalle élite dei tecnocrati comunitari, si sia aperto per legge il varco in Europa all'uso politico del potere del denaro, giungendo a condizionare in modo diretto la vita di intere comunità nazionali: il fatto che gli Stati (e, come loro, regioni, provincie e comuni) siano dovuti andare a cercare i soldi sui mercati finanziari, proprio mentre il credito veniva, come in Italia, trasformato per legge da funzione sociale ad attività esclusivamente lucrativa, pone i nostri Paesi in completa soggezione ai signori della moneta.&lt;br&gt;Questo non significa affatto voler sorvolare sulle oggettive responsabilità di classi dirigenti, tra cui quella italiana, che non vogliono affrontare radicalmente la questione dell'efficienza delle pubbliche amministrazioni, per il semplice fatto che il pubblico impiego rappresenta un gigantesco serbatoio clientelare che di fatto perpetua la loro sopravvivenza politica, altrimenti inspiegabile. Significa semplicemente dire, in modo chiaro e definitivo, che l'inefficienza delle amministrazioni pubbliche, che continuano a sprecare somme enormi senza alcuna contropartita sul piano collettivo, non è una valida giustificazione per tollerare le ripetute aggressioni della speculazione internazionale.&lt;br&gt;Quando giornalisti, che per mestiere dovrebbero disporre di informazioni e dati assai più completi e articolati di quelli che arrivano al largo pubblico, scrivono ancora, su autorevoli quotidiani nazionali, che "quella che continuiamo a chiamare speculazione internazionale in realtà non è altro che la logica di mercato che cerca di sfruttare le occasioni", non è sciocco chiedersi se si tratta di mala fede o di semplice ottusità: abbiamo infatti già visto che la cosiddetta "logica di mercato" è una logica ideologica e politica. Il mercato, come sacro regolatore dell'economia, non esiste, mentre esistono &lt;em&gt;attori&lt;/em&gt; che nel mercato operano, tra i quali, non certo sacri ma a quanto pare intoccabili, sono gli speculatori e le agenzie di rating di loro emanazione: di tutti costoro si sa ormai perfettamente da anni chi sono, cosa fanno e perché.&lt;br&gt;Se fossero semplicemente i deficit e le cattive amministrazioni pubbliche a giustificare le "ghiotte occasioni" per la speculazione, questi giornalisti dovrebbero allora chiedersi come mai la speculazione finanziaria colpisca l'Europa e non gli Stati Uniti, il cui debito pubblico è assai più alto di quello medio europeo, e come mai gli attacchi si dirigano contro l'Italia o la Grecia e non contro la California, uno stato americano che è in conclamata bancarotta da anni! Se fossero semplicemente il debito pubblico e la cattiva amministrazione a giustificare questi attacchi, ci si dovrebbe chiedere come mai siano sotto tiro grandi imprese bancarie e assicurative italiane, che hanno applicato alla lettera da anni i più avanzati dettami del capitalismo finanziario globalizzato. Qualcuno dei responsabili di queste aziende sembra cominci ad accorgersene, ora che si trova sotto tiro, stando almeno a quanto ha dichiarato il 9 giugno Giovanni Perissinotto, amministratore delegato del gruppo Generali:&lt;br&gt;"C'è necessità di una risposta centralizzata e coordinata a livello europeo contro attacchi speculativi, anch'essi coordinati, che stanno investendo alcuni Paesi mediterranei ma che si propongono anche di mettere in discussioni la stessa stabilità dell'euro. (...) Nei ribassi di questi giorni le imprese sono impotenti. Noi siamo disciplinati, promuoviamo l'efficienza, tagliamo i costi. In tutti i Paesi seguiamo una politica di investimenti coerente con gli impegni assunti con gli assicurati. Ma non possiamo continuare ad essere così duramente colpiti dai mercati perché difendiamo il nostro Paese. In una parola perché continuiamo ad investire in titoli di Stato italiani dove sono residenti una parte significativa dei nostri clienti"(8).&lt;br&gt;Viene quindi finalmente in evidenza, ed è forse l'unico aspetto positivo della tempesta che si annuncia nei prossimi mesi sull'Italia, la necessità di sottrarre i nostri Paesi radicalmente al condizionamento del capitale finanziario internazionalizzato, riaffermando il principio che, nelle nostre democrazie, la gestione della cosa pubblica è demandata a rappresentanti eletti dal popolo. In questa prospettiva, la liberazione delle nostre economie passa per alcuni punti fondamentali, la cui comprensione non necessita delle spericolate alchimie degli economisti di mestiere: in primo luogo, le imprese devono tornare a rendere conto non agli azionisti ma ai consumatori ed ai lavoratori e la loro efficienza si deve misurare su questo piano, non su quello della loro attività in borsa; in secondo luogo, le pubbliche amministrazioni devono essere snellite a livello territoriale e basate su principi di semplificazione burocratica, efficienza di gestione, qualificazione del personale, spirito di servizio; in terzo luogo, il credito deve tornare ad essere considerato primariamente funzione sociale e quindi deve essere posto sotto il controllo delle forze della produzione economica e non della speculazione e, di conseguenza, lo stesso deve avvenire per la creazione della moneta e dei correlati strumenti finanziari; questi ultimi devono essere in chiara e proporzionata relazione con i beni ed i servizi effettivamente sottostanti e la loro commercializzazione deve potere seguire percorsi chiaramente tracciabili; le attività finanziarie devono essere tassate in modo proporzionale ai volumi posseduti ed all'ampiezza della loro utilizzazione.&lt;br&gt;Come segnale inequivoco della strada da intraprendere, è a nostro avviso oggi necessario richiedere con urgenza l'apertura di un'inchiesta internazionale sulla condotta delle agenzie di rating, da promuovere presso le Nazioni Unite, allo scopo di verificarne composizione azionaria, conflitti di interesse, liceità delle attività svolte ed effetti diretti ed indiretti della loro condotta sulle economie dei singoli Paesi negli ultimi venti anni; nel frattempo, le attività di rating di queste agenzie, in quanto parti interessate, dovrebbero essere sospese a tempo indeterminato. Si porrebbe in tal modo, in definitiva, all'attenzione dei popoli la questione della sovranità economica delle comunità nazionali che deve essere oggi considerata l'irrinunciabile presupposto per intraprendere il risanamento dei nostri Paesi. Dubitiamo che le attuali classi dirigenti, tra le quali quella italiana, possano oggi porsi alla testa in Europa di un simile orientamento: ma è questa la sola via per riscattare i nostri popoli dalla schiavitù del debito. &lt;p&gt;1) R. Steiner, &lt;em&gt;I capisaldi dell'economia&lt;/em&gt;, Milano, 1982, pp. 110-111.&lt;br&gt;2) Aa.Vv., "Crisis and debt in Europe: 10 pseudo "obvious facts", 22 measures to drive the debate out of the dead end",&lt;em&gt; Real-world economics review&lt;/em&gt;, Issue no. 54, 27 September 2010, p. 19.&lt;br&gt;3) F. Pavesi, "Moody's, S&amp;amp;P e Fitch, ecco chi comanda nelle agenzie di rating", &lt;em&gt;Il Sole 24 Ore&lt;/em&gt;, 9 maggio 2010.&lt;br&gt;4) F. William Engdahl, "The Financial Tsunami: Sub-Prime Mortgage Debt is but the Tip of the Iceberg", &lt;em&gt;Global Research&lt;/em&gt;, November 23, 2007.&lt;br&gt;5) F. Pavesi, loc. cit.&lt;br&gt;6) Aa.Vv., "Crisis and debt in Europe", cit., p. 23.&lt;br&gt;7) Ivi, p. 26.&lt;br&gt;8) G. Perissinotto, "Serve una risposta europea agli attacchi",&lt;em&gt; Il Sole 24 Ore&lt;/em&gt;, 9 luglio 2011 &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.clarissa.it/"&gt;Chiudi&lt;/a&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-6459177221276591508?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/08/come-si-conquista-un-paese-l-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/6459177221276591508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/6459177221276591508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/08/come-si-conquista-un-paese-l-della.html' title='Come si conquista un Paese: l&amp;#39;attacco della finanza internazionale all&amp;#39;Italia'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-3916613946918871783</id><published>2011-05-19T21:43:00.000+02:00</published><updated>2011-05-19T21:43:52.384+02:00</updated><title type='text'>La Siria vista dalla Siria</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Antonella Appiano &lt;/em&gt;- &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;conbagaglioleggero.com&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono in Siria da quasi tre mesi. Una premessa sull’informazione.&lt;br /&gt; 1) Fin dall’inizio della “crisi siriana” l’informazione dei media  internazionali – la maggior parte dei quali non aveva corrispondenti sul  posto – è stata scorretta. L’ho potuto constatare, in diverse  occasioni, come testimone diretta. Mi riferisco, in questo caso a  Damasco.&lt;br /&gt; E ne ho scritto qui sul mio blog poi sul quotidiano on line &lt;a href="http://www.lettera43.it/" target="_blank"&gt;www.Lettera43.it&lt;/a&gt; nelle mie corrispondenze, “Diario da Damasco”. &lt;br /&gt; Durante questo periodo  ho raccolto testimonianze di attivisti, di oppositori, di sostenitori  del regime, di esponenti del partito comunista, di gente comune. Persone  in carne ed ossa  con un nome, un volto, un mestiere. Penso più  attendibili quindi di voci anonime telefoniche. Eppure non le ho mai  divulgate come “verità” in quanto le testimonianze non erano confermate  da fonti indipendenti.&lt;br /&gt;Leggo spesso “lo affermano testimoni”. Chi sono?  C’è qualche conferma? E qualcuno verifica Twitter e i post su Facebook?  Io ho provato, più volte, e anche in questo caso, spesso, ho trovato  notizie false.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Le testimonianze che ho raccolto, sul “terreno” e non, a  Beirut o in Giordania, sono sempre state contraddittorie. E bisognerebbe  tenerne conto. Personalmente – dagli stessi attivisti con cui sono in  contatto – a volte ho ricevuto informazioni diverse da quelle che poi  leggevo sui grandi media, riguardo, per esempio,  il numero dei  partecipanti alle manifestazioni. Quasi sempre, inferiori. E ancora.&lt;br /&gt;A volte, vivendo qui, ci si trova contagiati da suggestioni, paure  che vengono trasformate in realtà. Un esempio recente. Sabato 7 maggio  sono andata con il bus di linea ad Homs. I negozi erano aperti e ho  pranzato con alcuni amici in un piccolo ristorante. Verso l’una e mezza,  mentre ero vicino alla chiesa siriaco-cattolica, i negozianti hanno  chiuso in fretta la serranda e hanno cominciato a dirmi &lt;em&gt;“Musahara&lt;/em&gt;,  manifestazione, c’è una manifestazione”.&lt;br /&gt;In un  caffé ho chiesto  notizie e mi è stato riferito “che in centro si era formato un corteo di  20 mila persone e che la strada per la stazione dei bus era  interrotta”. Con un taxi ho fatto un giro in centro. Non c’era nessuno e  sono ritornata senza problemi alla stazione. Che cosa è successo  quindi? Venerdì, Homs era stata teatro di manifestazioni e, il giorno  seguente, il sabato, dopo la preghiera, la gente spaventata, aveva  trasformato un timore,  in un fatto reale.&lt;br /&gt;Io ho controllato la notizia.  Mi domando quanti l’avrebbero invece “sparata” da un sito internet, una  tv, una radio senza accertarsi prima. Sono pochissimi i media che hanno  voluto o sono riusciti a mandare un corrispondente a Damasco. Il regime  siriano, poliziesco e autoritario, ha allontanato i giornalisti, è  vero. Ma la mia impressione è che alle influenti catene televisive come  Al Arabiya, Al Jazeera o la BBC non importi molto il ritrovamento  diretto e incrociato delle notizie.&lt;br /&gt;Troppo spesso le informazioni  vengono prese in rete e sono pubblicate  solo quelle che parlano di  proteste oceaniche, guerriglia nelle strade. Le altre sono scartate.&lt;br /&gt;Credo sia stata ignorata dai media occidentali la notizia recente delle  dimissioni dalla tv Al Arabiya, della giornalista Zeina Al Yaziji in  polemica per come sono seguite le manifestazioni in Siria.  Per la  stesse ragioni ha dato le dimissioni, il direttore della redazione  siriana di Aljazeera, Abdel Harid Tawfiq. E già da metà aprile,  l’editorialista Ghassan ben Jiddo, ha lasciato la direzione dell’ufficio  corrispondenza da Beirut.&lt;br /&gt;Vivendo a Damasco, girando il Paese (per quanto possibile), restando in  contatto con la poplazione e registrando i cambiamenti di atmosfera, le  voci, i timori, si possono fare alcune considerazioni.&lt;br /&gt;È fuori di dubbio che  nel Paese stiano agendo gruppi spontanei  portatori di istanze democratiche. Esistono comunque alcuni punti  oscuri. E la polemica sull’esistenza o meno di gruppi armati stranieri  che “cavalcano la protesta” per destabilizzare la Siria, in occidente  rischia di diventare ideologica. Ma dopo aver raccolto qui, tante  testimonianze, non mi sento di escluderla. Anche Bassam Al Qadi, ex  esponente del partito comunista siriano (7 anni di carcere, tuttora  privo dei diritti civili e della possibilità di andare all’estero), che  ho intervistato  a fine  marzo e ad aprile, sostiene la tesi.&lt;br /&gt;Dello  stesso parere sono Osama Maghout  (intervista del 28 aprile su La Voce  del popolo” quotidiano del Partito Comunista Siriano) e il decano  dell’opposizione Haitan Al Maleh. Moltissimi testimoni  mi hanno  riferito di aver visto “in mezzo ai  manifestanti pacifici bande di  uomini armati che sparano ai militari e i civili per creare disordine”.  Anche amici, conoscenti  che vivono a Douma, a Dar’aa. Non ho assistito  direttamente alle sparatorie ma credo di dover riferire ciò che mi è  stato raccontato.&lt;br /&gt;Sono lecite, credo, due domande che si pongono i  siriani.&lt;br /&gt;“Perché le manifestazioni più significative si siano finora  svolte in centri sunniti vicini ai confini giordano (Dar’aa) e libanese  (Homs, Banias)”? ( Sia in Giordania che in Libano è ben radicato il  sunnismo di matrice saudita).&lt;br /&gt;E “il nostro è un Paese chiave, nel quadro  medi-orientale, come non pensare a interventi Usa o europei?”.&lt;br /&gt;Nella  capitale, e non solo, la  notizia diffusa da Wikileaks - sugli  ingenti  finanziamenti dell’amministrazione Bush prima e di quella Obama dopo  all’opposizione siriana - ha avuto grande eco.&lt;br /&gt;2) Gran parte dei siriani ha davvero paura di una divisione  territoriale e confessionale. Di un “effetto Iraq o Libano”. Di una  guerra civile. Sono orgogliosi dell’unità nazionale e della convivenza  pacifica di gruppi appartenenti ad etnie e religioni diverse.&lt;br /&gt;Che questa  paura faccia comodo al regime, non la rende comunque meno vera.  La  parte moderata della città e le minoranze, soprattutto quella cristiana  (il vescovo caldeo di Aleppo, Antoine Audo si è espresso senza mezzi  termini) si siano schierate compatte a favore di Bashar. Damasco, la  capitale, non scende in piazza. E questo è successo per 9 venerdì di  seguito, nonostante gli appelli dei gruppi di rivolta presenti su Fb.  Anche quando non era controllata dall’esercito.&lt;br /&gt;Nella capitale, come  anche Aleppo, vive una larga fetta di borghesia che  appoggia il regime.  Ma anche chi non ha interessi economici, per ora sta a guardare.  Aspetta. Ci sono poi settori della società che non amano gli Assad ma  che si chiedono se l’alternativa proposta dalle opposizioni non sia  peggiore rispetto all’attuale status quo.&lt;br /&gt;3) A Damasco si parla infatti molto della mancanza di una opposizione  “reale”. Della mancanza di leaders e piani precisi. Da sfatare anche il  luogo comune che i siriani non siano informati su ciò che sta accadendo  nel Paese. Seguono tutte le emittenti televisive, anche quelle  straniere e navigano in internet. Soprattutto i giovani.&lt;br /&gt;In molti  obiettano. “I gruppi su Facebook operano dall’America. Non abbiamo  fiducia nei fuoriusciti, seguiamo le dichiarazioni che fanno in Rete,  dal loro mondo dorato all’estero.&lt;br /&gt;Viene citato spesso Ammar Abdulhamid,  oppositore esiliato nel 2005, che oggi vive nel Maryland, negli Stati  Uniti. “Lui, come gli altri ingenui, minimizza il pericolo.”Di fatto gli  oppositori e gli attivisti che ho ascoltato non hanno saputo darmi  risposte. Oppure hanno ventilato una soluzione provvisoria “gestita dai  vari gruppi confessionali”. Proprio ciò che fa paura ai siriani. Questa  incertezza, questa paura del vuoto di potere, di cui potrebbero  approfittare potenze straniere, o gruppi religiosi conservatori, o  addirittura vecchi esponenti del Partito Ba’th come l’ex vicepresidente  Khaddam, in esilio in Francia, (originario di Banyas) sono reali non  frutto di opinioni o “scuole di pensiero”. Ma si possono “registrare”  solo vivendo sul “campo” e ascoltando ciò che dice la gente.” Ieri era aumentata visibilmente la presenza di forze di sicurezza. Nei  dintorni della capitale, nei sobborghi dove nelle scorse settimane si  sono registrati disordini come Duma, Harasta, Barzeh, la polizia hanno  allestito posti di blocco.&lt;br /&gt;La collaboratrice di &lt;em&gt;Lettera 43 &lt;/em&gt;Antonella Appiano, sempre da Damasco, si  fa qualche domanda in più su quanto sta accadendo, e soprattutto si  preoccupa di dar voce a quei settori della società siriana che forse non  amano più di tanto gli Assad, ma che si chiedono se l’alternativa  proposta dalle opposizioni non sia peggiore rispetto all’attuale status  quo:&lt;br /&gt;“La minoranza cristiana di Damasco e la parte moderata della città  continuano a esprimere quindi il timore che la situazione possa  precipitare e portare il Paese nel caos dell’Iraq o in una suddivisione  simile a quella del Libano. Nella capitale, ora si parla con insistenza  della presenza di gruppi armati salafiti, un ramo radicale dell’Islam  sunnita. E della mancanza di leader e piani precisi nell’opposizione.  Una tesi sotenuta anche da Bassam al-Kadi, che avevo intervistato  all’inizio delle manifestazioni in Siria.&lt;br /&gt;«I gruppi su Facebook operano  dall’estero», dice ancora Najar. «Dall’America. Dalla Gran Bretagna. Ma  chi gestirà la transizione nel caso di un rovesciamento del governo? E  come? No, non ho fiducia nei fuoriusciti. Seguo le dichiarazioni che  fanno in Rete, dal loro mondo dorato all’estero».&lt;br /&gt;E cita Ammar Abdulhamid, oppositore esiliato nel 2005, che oggi vive nel  Maryland, negli Stati Uniti. «Lui, come gli altri, ingenui, minimizza  il pericolo. Tante parole. Nessun piano concreto. La legge di emergenza  non c’è più. Questo è un risultato concreto invece».&lt;br /&gt; Ma sulle ultime decisioni delle autorità (la revoca dello stato di  emergenza, l’abolizione dei tribunali di sicurezza dello Stato e  l’autorizzazione a manifestare pacificamente) i pareri sono discordanti.&lt;br /&gt;La città ancora una volta è divisa tra chi ritiene che «un passo  importante sia stato fatto nella direzione di un cambiamento che porterà  alla democrazia» e chi invece interpreta l’annuncio solo come un atto  formale. Un giovane attivista che chiede di rimanere anonimo, dichiara:  «Vogliamo la democrazia. Ora. Le riforme non bastano più»”.&lt;br /&gt;Noi, da Roma, non siamo naturalmente in grado di offrire una versione  sufficientemente esatta di quanto sta avvenendo in Siria. Però ci  poniamo molte domande. Che servono a comprendere la realtà sicuramente  di più rispetto al copia e incolla dalle veline dei media finanziati  dalle petromonarchie feudali del Qatar o dell’Arabia Saudita…&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-3916613946918871783?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/la-siria-vista-dalla-siria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/3916613946918871783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/3916613946918871783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/la-siria-vista-dalla-siria.html' title='La Siria vista dalla Siria'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-2169317514686220096</id><published>2011-05-11T17:15:00.001+02:00</published><updated>2011-05-11T17:15:18.036+02:00</updated><title type='text'>GERUSALEMME EST</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;New York - InfoPal.&lt;/strong&gt; L'Ocha, l'ufficio Onu per gli Affari umanitari, ha pubblicato un rapporto dal quale emerge che &lt;strong&gt;un terzo di al-Quds (Gerusalemme) est è stato confiscato dalle autorità d'occupazione israeliane per espandere i propri insediamenti.&lt;/strong&gt; Il dato si riferisce al periodo che va dall'occupazione israeliana del 1967 fino ad oggi. Un terzo di Gerusalemme corrisponde al 35%, mentre ai palestinesi gerosolimitani resta un 13%. &lt;p&gt;L'autore, Ray Dolphin, ha scelto il seguente titolo per il rapporto: "Gerusalemme est: i timori per i diritti umani basilari", per descrivere una realtà in cui, a spese dei residenti palestinesi gerosolimitani, Israele ha favorito esclusivamente presenza e sviluppo dei propri coloni. &lt;p&gt;Durante la conferenza stampa a New York, l'autore ha definito quella di Israele, "&lt;strong&gt;politica deliberata&lt;/strong&gt;", con riferimento alle demolizioni di abitazioni palestinesi e alla negazione dei permessi edilizi.&lt;strong&gt;&lt;br&gt;&lt;/strong&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;"Oltre 2mila case palestinesi sono state demolite in 44 anni a Gerusalemme est e, parallelamente, Israele ha fatto sorgere colonie ovunque".&lt;/strong&gt; &lt;p&gt;Nelle conclusioni, Dolphin sostiene che "&lt;strong&gt;la colonizzazione di Gerusalemme costituisce un problema concreto perché, a fianco della terra, Israele confisca pure le sue risorse naturali che dovrebbero servire per lo sviluppo palestinese&lt;/strong&gt;".&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-2169317514686220096?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/gerusalemme-est.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/2169317514686220096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/2169317514686220096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/gerusalemme-est.html' title='GERUSALEMME EST'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-3057892764355089589</id><published>2011-05-11T17:05:00.001+02:00</published><updated>2011-05-11T17:05:32.263+02:00</updated><title type='text'>Bentornata Dracma</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;di &lt;strong&gt;Beppe Grillo&lt;/strong&gt; - www.beppegrillo.it&lt;/em&gt;.  &lt;p&gt;Un signore, chiamato Pig, sta per fallire. Ha una grande idea. Per sopravvivere vende i suoi debiti. Li chiama &lt;strong&gt;titoli di Stato&lt;/strong&gt;. Molti li comprano, pretendono solo un piccolo interesse e la restituzione del capitale a termine del prestito. Il Pig ha trovato il sistema per vivere sopra i suoi mezzi. Continua a fare debiti e a venderli. Il suo bilancio familiare però peggiora e chi compra i suoi titoli, per cautelarsi, chiede maggiori interessi. Il Pig è costretto ad aumentare gli interessi. &lt;/p&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Con il tempo la situazione diventa critica. I compratori del debito diminuiscono per paura del rischio. Il debito non è più &lt;strong&gt;tripla A menomeno&lt;/strong&gt;, ma tripla B piùpiù. Arriva il momento in cui il Pig non è più in grado di pagare gli interessi. I vicini del Pig, che gli hanno prestato la maggior parte dei soldi, non hanno alcun interesse a farlo fallire. Se fallisce perderanno ogni credito. Gli propongono perciò un prestito oneroso, lo chiamano bail out. Il Pig è costretto ad accettare per &lt;strong&gt;non fallire&lt;/strong&gt;. Quando i soldi del prestito finiscono il Pig si ritrova a pagare più &lt;strong&gt;interessi &lt;/strong&gt;di prima. Chi gli ha prestato i soldi ha solo guadagnato tempo ed è ora doppiamente a rischio, può perdere sia i titoli di Stato che il prestito del &lt;a href="http://it.wiktionary.org/wiki/bailout"&gt;bail out&lt;/a&gt;.  &lt;p&gt;Il Pig, tecnicamente un fallito, è quindi in grado di fare la voce grossa come se fosse lui ad aver prestato i soldi agli altri. Minaccia la &lt;strong&gt;ristrutturazione&lt;/strong&gt; del debito. In altri termini, chi ha comprato i suoi titoli a 100 vedrà il loro valore dimezzato a 50 e il Pig si libererà della metà del debito senza che nessuno possa proibirlo. I creditori, sempre più preoccupati, non sanno che pesci pigliare. I titoli di Stato infatti, come quelli azionari di una qualunque società quotata in &lt;strong&gt;Borsa&lt;/strong&gt;, possono perdere il loro valore. I creditori hanno in comune con il Pig la moneta. Un tempo il Pig usava la &lt;strong&gt;Dracma&lt;/strong&gt;, ora l'Euro. Il suo comportamento mette a rischio il buon nome della moneta dei signori virtuosi che non hanno debiti o ne hanno pochi. L'euro non può essere compromesso.  &lt;p&gt;I vicini possono sbattere fuori dall'euro il Pig fallito e vedere sfumare per sempre parte dei loro crediti o continuare a finanziarlo con un bail out dopo l'altro. Germania, Francia hanno circa &lt;strong&gt;250 miliardi&lt;/strong&gt; di dollari di titoli greci e l'euro, a causa del Pig, sta &lt;a href="http://tradingillustrated.blogspot.com/2011/05/eurodollaro-600pips-in-due-giorni-via.html"&gt;perdendo valore&lt;/a&gt; rispetto al dollaro e allo yuan. Il Pig esce dall'euro e i suoi titoli di Stato diventano carta straccia. Vorrei trovare una logica o una morale, ma non ci riesco.  &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/2011/05/bentornata_dracma/index.html?s=n2011-05-10"&gt;http://www.beppegrillo.it/2011/05/bentornata_dracma/index.html?s=n2011-05-10&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-3057892764355089589?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/bentornata-dracma.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/3057892764355089589'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/3057892764355089589'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/bentornata-dracma.html' title='Bentornata Dracma'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-2918307944582606086</id><published>2011-05-09T22:13:00.001+02:00</published><updated>2011-05-09T22:13:31.585+02:00</updated><title type='text'>Cosa scrive il mondo arabo se muore Bin Laden?</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.loccidentale.it"&gt;&lt;em&gt;l'Occidentale&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; - La morte di Osama Bin Laden ha provocato diverse reazioni nel mondo arabo. La fine dello sceicco del terrore è stata tradotta come l’ennesima sfida dell’Occidente contro la mezzaluna, soprattutto in nazioni protagoniste di nuovi cambiamenti.&lt;br&gt;Se i Fratelli Musulmani hanno condannato l'uccisione del leader di al-Qaeda come un vero e proprio assassinio, un editoriale del quotidiano egiziano &lt;em&gt;Al-Gumhouriyya &lt;/em&gt;ha criticato duramente il consiglio di sicurezza dell'ONU per essersi complimentato per l’esito della missione Geronimo: "Il Consiglio di Sicurezza ignora altri esempi di terrorismo e crimini ancora più odiosi e che non hanno causato migliaia ma milioni di morti”. L’editorialista si riferisce a Usa e Israele “colpevoli di crimini contro gli arabi e i musulmani” e descrive le due nazioni occidentali guidate da uomini ben peggiori di Bin Laden i cui crimini “sono niente in confronto a quelli di George Bush, le cui mani grondano del sangue di milioni di afgani, iracheni, somali e sudanesi, o ai crimini di Ariel Sharon, soprannominato ‘il macellaio’ per tutto il sangue che fatto versare a palestinesi e libanesi". Al coro di condanna egiziano si unisce anche la voce di Abu Omar al-Masri, membro anziano della Jama'a al-Islamiyya, il movimento cairota islamista considerato fuorilegge dagli Usa e dall’Ue. “L’uccisione di Osama ha aperto le porte dell'inferno e della vendetta dei musulmani”, ha difatti dichiarato al-Masri. &lt;/p&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Parole confermate da un articolo apparso sul quotidiano egiziano&lt;em&gt; Al-Yawm&lt;/em&gt; &lt;em&gt;al-Sabi&lt;/em&gt; dove leggiamo che: “La morte di Bin Laden non è la morte di al-Qaeda. Bin Laden non aveva il controllo di tutta l’organizzazione: ci sono cellule locali, regionali, organizzazioni in Marocco, negli stati del Golfo, in Iraq, Somalia, Afghanistan, Pakistan, oltre che in Europa e negli Stati Uniti: al Qaeda non si fermerà”. Parole inquietanti, accompagnate da una cinica e dietro logica tesi. L’uccisione di Bin Laden, infatti, secondo il resto dell’articolo, è una mera “questione di propaganda, per aiutare il presidente americano Barack Obama ad essere rieletto”.  &lt;p&gt;E di Obama parla anche Ibrahim al-Amin, direttore del quotidiano libanese &lt;em&gt;al-Akhbar&lt;/em&gt; e vicino a Hezbollah. "È ripugnante il viso sorridente del presidente americano”, scrive sul proprio giornale, “gli americani sono pazzi criminali portati al potere dai loro popoli insensati e per questo meritano di essere danneggiati: nessuno di loro merita di vivere”.  &lt;p&gt;La reazione di al-Amin all’annuncio di Obama dell’uccisione del Che Guevara islamico è la stessa di Abd-Bari Atwan, direttore del quotidiano londinese &lt;em&gt;Al-Quds Al-Arabi&lt;/em&gt;: “E' stato irritante dopo l'assassinio di Osama ascoltare il presidente americano dichiarare che giustizia era stata fatta”. E spiega il perché: “Barack Obama ha permesso che un uomo disarmato fosse ucciso. Questa è la prova che non è il presidente di un paese democratico, rispettoso dei diritti umani e impegnato nel far rispettare legge e giustizia. Obama è il capo di una banda specializzata in uccisioni, rapimenti e terrorismo; in un paese civile i colpevoli si portano in tribunale come fecero gli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale per il processo di Norimberga”.  &lt;p&gt;L’occasione di riaccendere il revival di propaganda anti-occidentale è stata colta al volo anche dall’editorialista siriano Ziad Abu Shawish, secondo cui “un paese in festa per un omicidio ne dimostra tutta la sua Umanità: gli Stati uniti incitano ad uccidere ovunque e questa cultura è stata dimostrata da migliaia di americani impegnati a festeggiare per le strade l'uccisione di Bin Laden”.  &lt;p&gt;Queste idee, supposizioni, analisi, troveranno anche in Palestina numerosi lettori ed ampi consensi. Non a caso, Ismail Haniyeh, il boss di Hamas a Gaza, è stato il primo leader arabo a condannare l'uccisione di Osama ancora considerato “un santo e un guerriero arabo”, mentre ha incensato la sua esecuzione come “una continuazione della politica americana basata sull’oppressione e lo spargimento di sangue musulmano”. Le Brigate dei martiri di al-Aqsa, l’ala armata di Fath, invece hanno dichiarato: “Se Bin Laden è veramente morto come shahid questo non deve scoraggiare i combattenti dello Jihad a lottare contro l'ingiustizia, l'oppressione e l'occupazione nel mondo. In passato anche noi abbiamo perso molti uomini e comandanti ma sono episodi che hanno rafforzato la nostra determinazione e la nostra fedeltà nel cammino verso la &lt;em&gt;shahada&lt;/em&gt; (la morte per Allah)”.    &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-2918307944582606086?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/cosa-scrive-il-mondo-arabo-se-muore-bin.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/2918307944582606086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/2918307944582606086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/cosa-scrive-il-mondo-arabo-se-muore-bin.html' title='Cosa scrive il mondo arabo se muore Bin Laden?'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-5620174921975036523</id><published>2011-05-08T22:36:00.001+02:00</published><updated>2011-05-08T22:36:49.404+02:00</updated><title type='text'>IL DINARO D’ORO DI GHEDDAFI DAVA FASTIDIO</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;da &lt;strong&gt;«Russia Today»&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;.  &lt;p&gt;Qualcuno ritiene che sia per proteggere i civili, altri dicono sia per il petrolio, ma alcuni sono convinti che l’intervento in Libia sia tutto per via del progetto di Gheddafi di introdurre il dinaro d’oro, un’unica valuta africana fatta d’oro, un’autentica condivisione della prosperità. «&lt;em&gt;È una di quelle cose che devi progettare alquanto in segreto perché, non appena annuncerai che stai per passare dal dollaro a qualcos’altro, ti starai per trasformare in un obbiettivo dentro un mirino&lt;/em&gt;», afferma il dottor James Thring, fondatore del &lt;em&gt;Ministry of Peace&lt;/em&gt;. &lt;em&gt;«Ci sono state due conferenze sull’argomento, nel 1986 e nel 2000, organizzate da Gheddafi. Tutti erano interessati, la maggior parte degli stati africani ne era entusiasta.&lt;/em&gt;»  &lt;p&gt;Gheddafi non si era arreso. Nei mesi che hanno portato all’intervento militare, ha fatto appello alle nazioni africane e musulmane affinché si unissero per creare questa nuova moneta che avrebbe rivaleggiato con l’euro e il dollaro. Avrebbero venduto petrolio e altre risorse in tutto il mondo soltanto in cambio di dinari d’oro. &lt;/p&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Qualcuno ritiene che sia per proteggere i civili, altri dicono sia per il petrolio, ma alcuni sono convinti che l’intervento in Libia sia tutto per via del progetto di Gheddafi di introdurre il dinaro d’oro, un’unica valuta africana fatta d’oro, un’autentica condivisione della prosperità. «È una di quelle cose che devi progettare alquanto in segreto perché, non appena annuncerai che stai per passare dal dollaro a qualcos’altro, ti starai per trasformare in un obbiettivo dentro un mirino», afferma il dottor James Thring, fondatore del Ministry of Peace. «Ci sono state due conferenze sull’argomento, nel 1986 e nel 2000, organizzate da Gheddafi. Tutti erano interessati, la maggior parte degli stati africani ne era entusiasta.» Gheddafi non si era arreso. Nei mesi che hanno portato all’intervento militare, ha fatto appello alle nazioni africane e musulmane affinché si unissero per creare questa nuova moneta che avrebbe rivaleggiato con l’euro e il dollaro. Avrebbero venduto petrolio e altre risorse in tutto il mondo soltanto in cambio di dinari d’oro. Scarica Adobe Flash Player cliccando qui È un’idea che avrebbe spostato l’equilibrio economico del mondo. La ricchezza di una nazione sarebbe così dipesa da quanto oro avrebbe avuto e non da quanti dollari avrebbe scambiato. E la Libia ha 144 tonnellate d’oro. Il Regno Unito, ad esempio, ne ha il doppio, ma ha anche una popolazione di dieci volte più numerosa. «Qualora Gheddafi avesse l’intenzione di rifare il prezzo del suo petrolio o di qualsiasi altra cosa il paese stia vendendo sul mercato globale e di accettare qualunque altra moneta o perfino lanciare come moneta un dinaro d’oro, una qualunque mossa del genere non riceverebbe certo il benvenuto dall'élite oggi al potere, che è responsabile del controllo delle banche centrali del mondo», sostiene Anthony Wile, fondatore e caporedattore del «Daily Bell». «Perciò sì, sarebbe certamente qualcosa che porterebbe immediatamente a scaricarlo e al bisogno di escogitare altre ragioni da portare avanti per rimuoverlo dal potere.» Ed è già successo in precedenza. Nel 2000 Saddam Hussein annunciò che il petrolio iracheno sarebbe stato scambiato in euro, non in dollari. C’è chi sostiene che le sanzioni e l’invasione seguirono perché gli Americani avrebbero fatto di tutto per impedire all’OPEC di trasferire all’euro il commercio petrolifero in tutti i suoi paesi membri. La presenza di un dinaro d’oro avrebbe serie conseguenze per il mondo finanziario internazionale, ma rafforzerebbe anche il potere dei popoli d’Africa, qualcosa che – stando a quanto dicono certi attivisti di colore - gli Stati Uniti vogliono evitare a ogni costo. «Gli Stati Uniti hanno negato l’autodeterminazione degli africani all’interno degli USA, per cui non siamo sorpresi da qualsiasi cosa gli Stati Uniti facciano al fine di ostacolare l’autodeterminazione degli africani nel loro continente» dichiara Cynthia Ann McKinney, un’ex parlamentare USA. L’oro del Regno Unito è custodito in un deposito sicuro nelle profondità della Banca d’Inghilterra. Ma come nella maggior parte dei paesi sviluppati, non ce n’è abbastanza per tutti. Ma questo non è il caso di paesi quali la Libia e molti degli stati del Golfo. Un dinaro d’oro avrebbe dato ai paesi africani e mediorientali ricchi di petrolio il potere di girarsi a muso duro verso i propri clienti affamati di energia per dir loro: «Spiacenti, il prezzo è aumentato, e noi vogliamo l’oro.» Alcuni ritengono che gli Stati Uniti e i loro alleati nella NATO letteralmente non si potrebbero permettere che ciò accada. Fonte: http://rt.com/news/economy-oil-gold-libya/.  &lt;p&gt;&lt;ins&gt;&lt;/ins&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;&lt;a href="http://www.adobe.com/go/getflashplayer"&gt;&lt;img alt="Scarica Adobe Flash Player cliccando qui" src="http://www.megachip.info/plugins/content/avreloaded/160x41_Get_Flash_Player.jpg"&gt;&lt;/a&gt;  &lt;p&gt;È un’idea che avrebbe spostato l’equilibrio economico del mondo.  &lt;p&gt;La ricchezza di una nazione sarebbe così dipesa da quanto oro avrebbe avuto e non da quanti dollari avrebbe scambiato. E la Libia ha 144 tonnellate d’oro. Il Regno Unito, ad esempio, ne ha il doppio, ma ha anche una popolazione di dieci volte più numerosa.  &lt;p&gt;&lt;em&gt;«Qualora Gheddafi avesse l’intenzione di rifare il prezzo del suo petrolio o di qualsiasi altra cosa il paese stia vendendo sul mercato globale e di accettare qualunque altra moneta o perfino lanciare come moneta un dinaro d’oro, una qualunque mossa del genere non riceverebbe certo il benvenuto dall'élite oggi al potere, che è responsabile del controllo delle banche centrali del mondo», &lt;/em&gt;sostiene Anthony Wile, fondatore e caporedattore del «&lt;em&gt;Daily Bell»&lt;/em&gt;.  &lt;p&gt;&lt;em&gt;«Perciò sì, sarebbe certamente qualcosa che porterebbe immediatamente a scaricarlo e al bisogno di escogitare altre ragioni da portare avanti per rimuoverlo dal potere.»&lt;/em&gt;  &lt;p&gt;Ed è già successo in precedenza.  &lt;p&gt;Nel 2000 Saddam Hussein annunciò che il petrolio iracheno sarebbe stato scambiato in euro, non in dollari. C’è chi sostiene che le sanzioni e l’invasione seguirono perché gli Americani avrebbero fatto di tutto per impedire all’OPEC di trasferire all’euro il commercio petrolifero in tutti i suoi paesi membri.  &lt;p&gt;La presenza di un dinaro d’oro avrebbe serie conseguenze per il mondo finanziario internazionale, ma rafforzerebbe anche il potere dei popoli d’Africa, qualcosa che – stando a quanto dicono certi attivisti di colore - gli Stati Uniti vogliono evitare a ogni costo.  &lt;p&gt;&lt;em&gt;«Gli Stati Uniti hanno negato l’autodeterminazione degli africani all’interno degli USA, per cui non siamo sorpresi da qualsiasi cosa gli Stati Uniti facciano al fine di ostacolare l’autodeterminazione degli africani nel loro continente»&lt;/em&gt; dichiara Cynthia Ann McKinney, un’ex parlamentare USA.  &lt;p&gt;L’oro del Regno Unito è custodito in un deposito sicuro nelle profondità della Banca d’Inghilterra. Ma come nella maggior parte dei paesi sviluppati, non ce n’è abbastanza per tutti.  &lt;p&gt;Ma questo non è il caso di paesi quali la Libia e molti degli stati del Golfo.  &lt;p&gt;Un dinaro d’oro avrebbe dato ai paesi africani e mediorientali ricchi di petrolio il potere di girarsi a muso duro verso i propri clienti affamati di energia per dir loro: &lt;em&gt;«Spiacenti, il prezzo è aumentato, e noi vogliamo l’oro.»&lt;/em&gt;  &lt;p&gt;Alcuni ritengono che gli Stati Uniti e i loro alleati nella NATO letteralmente non si potrebbero permettere che ciò accada.  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;br&gt;&lt;/em&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Fonte: &lt;a href="http://rt.com/news/economy-oil-gold-libya/"&gt;http://rt.com/news/economy-oil-gold-libya/&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-5620174921975036523?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/il-dinaro-doro-di-gheddafi-dava.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5620174921975036523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5620174921975036523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/il-dinaro-doro-di-gheddafi-dava.html' title='IL DINARO D’ORO DI GHEDDAFI DAVA FASTIDIO'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-3123254200993728644</id><published>2011-05-08T11:36:00.001+02:00</published><updated>2011-05-08T11:36:13.907+02:00</updated><title type='text'>Il Sultano e San Francesco</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Di &lt;b&gt;Tiziano Terzani.&lt;/b&gt;  &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;Oriana, dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri gia' grande e tu proponesti di scambiarci delle "Lettere da due mondi diversi": io dalla Cina dell'immediato dopo-Mao in cui andavo a vivere, tu dall'America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma e' in nome di quella tua generosa offerta di allora, e non certo per coinvolgerti ora in una corrispondenza che tutti e due vogliamo evitare, che mi permetto di scriverti. Davvero mai come ora, pur vivendo sullo stesso pianeta, ho l'impressione di stare in un mondo assolutamente diverso dal tuo.  &lt;p&gt;Ti scrivo anche - e pubblicamente per questo - per non far sentire troppo soli quei lettori che forse, come me, sono rimasti sbigottiti dalle tue invettive, quasi come dal crollo delle due Torri. La' morivano migliaia di persone e con loro il nostro senso di sicurezza; nelle tue parole sembra morire il meglio della testa umana - la ragione; il meglio del cuore - la compassione. &lt;/p&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Il tuo sfogo mi ha colpito, ferito e mi ha fatto pensare a Karl Kraus. "Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia", scrisse, disperato dal fatto che, dinanzi all'indicibile orrore della Prima Guerra Mondiale, alla gente non si fosse paralizzata la lingua. Al contrario, gli si era sciolta, creando tutto attorno un assurdo e confondente chiacchierio. Tacere per Kraus significava riprendere fiato, cercare le parole giuste, riflettere prima di esprimersi. Lui uso' di quel consapevole silenzio per scrivere Gli ultimi giorni dell'umanita', un'opera che sembra essere ancora di un'inquietante attualita'.  &lt;p&gt;Pensare quel che pensi e scriverlo e' un tuo diritto. Il problema e' pero' che, grazie alla tua notorieta', la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani e questo mi inquieta.  &lt;p&gt;Il nostro di ora e' un momento di straordinaria importanza. L'orrore indicibile e' appena cominciato, ma e' ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E un momento anche di enorme responsabilita' perche' certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti piu' bassi, ad aizzare la bestia dell'odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecita' delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l'uccidere. "Conquistare le passioni mi pare di gran lunga piu' difficile che conquistare il mondo con la forza delle armi. Ho ancora un difficile cammino dinanzi a me", scriveva nel 1925 quella bell'anima di Gandhi. Ed aggiungeva: "Finche' l'uomo non si mettera' di sua volonta' all'ultimo posto fra le altre creature sulla terra, non ci sara' per lui alcuna salvezza".  &lt;p&gt;E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non e' nella tua rabbia accalorata, ne' nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela piu' accettabile, "Liberta' duratura".  &lt;p&gt;O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo e' mondo non c'e' stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sara' nemmeno questa.  &lt;p&gt;Quel che ci sta succedendo e' nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. E una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d'aver davanti prima dell'11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilita' di nulla, tanto meno all'inevitabilita' della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta.  &lt;p&gt;Le guerre sono tutte terribili. Il moderno affinarsi delle tecniche di distruzione e di morte le rendono sempre piu' tali. Pensiamoci bene: se noi siamo disposti a combattere la guerra attuale con ogni arma a nostra disposizione, compresa quella atomica, come propone il Segretario alla Difesa americano, allora dobbiamo aspettarci che anche i nostri nemici, chiunque essi siano, saranno ancor piu' determinati di prima a fare lo stesso, ad agire senza regole, senza il rispetto di nessun principio. Se alla violenza del loro attacco alle Torri Gemelle noi risponderemo con una ancor piu' terribile violenza - ora in Afghanistan, poi in Iraq, poi chi sa dove -, alla nostra ne seguira' necessariamente una loro ancora piu' orribile e poi un'altra nostra e cosi' via.  &lt;p&gt;Perche' non fermarsi prima? Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari "intelligente", di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui.  &lt;p&gt;Cambiamo illusione e, tanto per cominciare, chiediamo a chi fra di noi dispone di armi nucleari, armi chimiche e armi batteriologiche - Stati Uniti in testa - d'impegnarsi solennemente con tutta l'umanita' a non usarle mai per primo, invece di ricordarcene minacciosamente la disponibilita'. Sarebbe un primo passo in una nuova direzione. Non solo questo darebbe a chi lo fa un vantaggio morale - di per se' un'arma importante per il futuro -, ma potrebbe anche disinnescare l'orrore indicibile ora attivato dalla reazione a catena della vendetta. In questi giorni ho ripreso in mano un bellissimo libro (peccato che non sia ancora in italiano) di un vecchio amico, uscito due anni fa in Germania. Il libro si intitola Die Kunst, nicht regiert zu werden: ethische Politik von Sokrates bis Mozart (L'arte di non essere governati: l'etica politica da Socrate a Mozart). L'autore e' Ekkehart Krippendorff, che ha insegnato per anni a Bologna prima di tornare all'Universita' di Berlino. La affascinante tesi di Krippendorff e' che la politica, nella sua espressione piu' nobile, nasce dal superamento della vendetta e che la cultura occidentale ha le sue radici piu' profonde in alcuni miti, come quello di Caino e quello delle Erinni, intesi da sempre a ricordare all'uomo la necessita' di rompere il circolo vizioso della vendetta per dare origine alla civilta'.  &lt;p&gt;Caino uccide il fratello, ma Dio impedisce agli uomini di vendicare Abele e, dopo aver marchiato Caino - un marchio che e' anche una protezione -, lo condanna all'esilio dove quello fonda la prima citta'. La vendetta non e' degli uomini, spetta a Dio.  &lt;p&gt;Secondo Krippendorff il teatro, da Eschilo a Shakespeare, ha avuto una funzione determinante nella formazione dell'uomo occidentale perche' col suo mettere sulla scena tutti i protagonisti di un conflitto, ognuno col suo punto di vista, i suoi ripensamenti e le sue possibili scelte di azione, il teatro e' servito a far riflettere sul senso delle passioni e sulla inutilita' della violenza che non raggiunge mai il suo fine.  &lt;p&gt;Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi occidentali siamo insieme i soli protagonisti ed i soli spettatori, e cosi', attraverso le nostre televisioni ed i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore.  &lt;p&gt;A te, Oriana, i kamikaze non interessano. A me tanto invece. Ho passato giorni in Sri Lanka con alcuni giovani delle "Tigri Tamil", votati al suicidio. Mi interessano i giovani palestinesi di "Hamas" che si fanno saltare in aria nelle pizzerie israeliane. Un po' di pieta' sarebbe forse venuta anche a te se in Giappone, sull'isola di Kyushu, tu avessi visitato Chiran, il centro dove i primi kamikaze vennero addestrati e tu avessi letto le parole, a volte poetiche e tristissime, scritte segretamente prima di andare, riluttanti, a morire per la bandiera e per l'Imperatore. I kamikaze mi interessano perche' vorrei capire che cosa li rende cosi' disposti a quell'innaturale atto che e' il suicidio e che cosa potrebbe fermarli.  &lt;p&gt;Quelli di noi a cui i figli - fortunatamente - sono nati, si preoccupano oggi moltissimo di vederli bruciare nella fiammata di questo nuovo, dilagante tipo di violenza di cui l'ecatombe nelle Torri Gemelle potrebbe essere solo un episodio.  &lt;p&gt;Non si tratta di giustificare, di condonare, ma di capire. Capire, perche' io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolvera' uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali.  &lt;p&gt;Niente nella storia umana e' semplice da spiegare e fra un fatto ed un altro c'e' raramente una correlazione diretta e precisa. Ogni evento, anche della nostra vita, e' il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell'evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altre migliaia di effetti. L'attacco alle Torri Gemelle e' uno di questi eventi: il risultato di tanti e complessi fatti antecedenti. Certo non e' l'atto di "una guerra di religione" degli estremisti musulmani per la conquista delle nostre anime, una Crociata alla rovescia, come la chiami tu, Oriana. Non e' neppure "un attacco alla liberta' ed alla democrazia occidentale", come vorrebbe la semplicistica formula ora usata dai politici. Un vecchio accademico dell'Universita' di Berkeley, un uomo certo non sospetto di anti-americanismo o di simpatie sinistrorse da' di questa storia una interpretazione completamente diversa. "Gli assassini suicidi dell'11 settembre non hanno attaccato l'America: hanno attaccato la politica estera americana", scrive Chalmers Johnson nel numero di The Nation del 15 ottobre. Per lui, autore di vari libri - l'ultimo, Blowback, contraccolpo, uscito l'anno scorso (in Italia edito da Garzanti, ndr) ha del profetico - si tratterebbe appunto di un ennesimo "contraccolpo" al fatto che, nonostante la fine della Guerra Fredda e lo sfasciarsi dell'Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno mantenuto intatta la loro rete imperiale di circa 800 installazioni militari nel mondo Con una analisi che al tempo della Guerra Fredda sarebbe parsa il prodotto della disinformazione del Kgb, Chalmers Johnson fa l'elenco di tutti gli imbrogli, complotti, colpi di Stato, delle persecuzioni, degli assassinii e degli interventi a favore di regimi dittatoriali e corrotti nei quali gli Stati Uniti sono stati apertamente o clandestinamente coinvolti in America Latina, in Africa, in Asia e nel Medio Oriente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi.  &lt;p&gt;Il "contraccolpo" dell'attacco alle Torri Gemelle ed al Pentagono avrebbe a che fare con tutta una serie di fatti di questo tipo: fatti che vanno dal colpo di Stato ispirato dalla Cia contro Mossadeq nel 1953, seguito dall'installazione dello Shah in Iran, alla Guerra del Golfo, con la conseguente permanenza delle truppe americane nella penisola araba, in particolare l'Arabia Saudita dove sono i luoghi sacri dell'Islam. Secondo Johnson sarebbe stata questa politica americana "a convincere tanta brava gente in tutto il mondo islamico che gli Stati Uniti sono un implacabile nemico".  &lt;p&gt;Cosi' si spiegherebbe il virulento anti-americanismo diffuso nel mondo musulmano e che oggi tanto sorprende gli Stati Uniti ed i loro alleati.  &lt;p&gt;Esatta o meno che sia l'analisi di Chalmers Johnson, e' evidente che al fondo di tutti i problemi odierni degli americani e nostri nel Medio Oriente c'e', a parte la questione israeliano-palestinese, la ossessiva preoccupazione occidentale di far restare nelle mani di regimi "amici", qualunque essi fossero, le riserve petrolifere della regione. Questa e' stata la trappola.  &lt;p&gt;L'occasione per uscirne e' ora.  &lt;p&gt;Perche' non rivediamo la nostra dipendenza economica dal petrolio? Perche' non studiamo davvero, come avremmo potuto gia' fare da una ventina d'anni, tutte le possibili fonti alternative di energia?  &lt;p&gt;Ci eviteremmo cosi' d'essere coinvolti nel Golfo con regimi non meno repressivi ed odiosi dei talebani; ci eviteremmo i sempre piu' disastrosi "contraccolpi" che ci verranno sferrati dagli oppositori a quei regimi, e potremmo comunque contribuire a mantenere un migliore equilibrio ecologico sul pianeta.  &lt;p&gt;Magari salviamo cosi' anche l'Alaska che proprio un paio di mesi fa e' stata aperta ai trivellatori, guarda caso dal presidente Bush, le cui radici politiche - tutti lo sanno - sono fra i petrolieri.  &lt;p&gt;A proposito del petrolio, Oriana, sono certo che anche tu avrai notato come, con tutto quel che si sta scrivendo e dicendo sull'Afghanistan, pochissimi fanno notare che il grande interesse per questo paese e' legato al fatto d'essere il passaggio obbligato di qualsiasi conduttura intesa a portare le immense risorse di metano e petrolio dell'Asia Centrale (vale a dire di quelle repubbliche ex-sovietiche ora tutte, improvvisamente, alleate con gli Stati Uniti) verso il Pakistan, l'India e da li' nei paesi del Sud Est Asiatico. Il tutto senza dover passare dall'Iran. Nessuno in questi giorni ha ricordato che, ancora nel 1997, due delegazioni degli "orribili" talebani sono state ricevute a Washington (anche al Dipartimento di Stato) per trattare di questa faccenda e che una grande azienda petrolifera americana, la Unocal, con la consulenza niente di meno che di Henry Kissinger, si e' impegnata col Turkmenistan a costruire quell'oleodotto attraverso l'Afghanistan.  &lt;p&gt;E dunque possibile che, dietro i discorsi sulla necessita' di proteggere la liberta' e la democrazia, l'imminente attacco contro l'Afghanistan nasconda anche altre considerazioni meno altisonanti, ma non meno determinanti. E per questo che nell'America stessa alcuni intellettuali cominciano a preoccuparsi che la combinazione fra gli interessi dell'industria petrolifera con quelli dell'industria bellica - combinazione ora prominentemente rappresentata nella compagine al potere a Washington - finisca per determinare in un unico senso le future scelte politiche americane nel mondo e per limitare all'interno del paese, in ragione dell'emergenza anti-terrorismo, i margini di quelle straordinarie liberta' che rendono l'America cosi' particolare.  &lt;p&gt;Il fatto che un giornalista televisivo americano sia stato redarguito dal pulpito della Casa Bianca per essersi chiesto se l'aggettivo "codardi", usato da Bush, fosse appropriato per i terroristi-suicidi, cosi' come la censura di certi programmi e l'allontanamento da alcuni giornali, di collaboratori giudicati non ortodossi, hanno aumentato queste preoccupazioni. L'aver diviso il mondo in maniera - mi pare - "talebana", fra "quelli che stanno con noi e quelli contro di noi", crea ovviamente i presupposti per quel clima da caccia alle streghe di cui l'America ha gia' sofferto negli anni Cinquanta col maccartismo, quando tanti intellettuali, funzionari di Stato ed accademici, ingiustamente accusati di essere comunisti o loro simpatizzanti, vennero perseguitati, processati e in moltissimi casi lasciati senza lavoro.  &lt;p&gt;Il tuo attacco, Oriana - anche a colpi di sputo - alle "cicale" ed agli intellettuali "del dubbio" va in quello stesso senso. Dubitare e' una funzione essenziale del pensiero; il dubbio e' il fondo della nostra cultura. Voler togliere il dubbio dalle nostre teste e' come volere togliere l'aria ai nostri polmoni. Io non pretendo affatto d'aver risposte chiare e precise ai problemi del mondo (per questo non faccio il politico), ma penso sia utile che mi si lasci dubitare delle risposte altrui e mi si lasci porre delle oneste domande.  &lt;p&gt;In questi tempi di guerra non deve essere un crimine parlare di pace. Purtroppo anche qui da noi, specie nel mondo "ufficiale" della politica e dell'establishment mediatico, c'e' stata una disperante corsa alla ortodossia. E come se l'America ci mettesse gia' paura. Capita cosi' di sentir dire in televisione a un post-comunista in odore di una qualche carica nel suo partito, che il soldato Ryan e' un importante simbolo di quell'America che per due volte ci ha salvato. Ma non c'era anche lui nelle marce contro la guerra americana in Vietnam?  &lt;p&gt;Per i politici - me ne rendo conto - e' un momento difficilissimo. Li capisco e capisco ancor piu' l'angoscia di qualcuno che, avendo preso la via del potere come una scorciatoia per risolvere un piccolo conflitto di interessi terreni si ritrova ora alle prese con un enorme conflitto di interessi divini, una guerra di civilta' combattuta in nome di Iddio e di Allah. No. Non li invidio, i politici.  &lt;p&gt;Siamo fortunati noi, Oriana. Abbiamo poco da decidere e non trovandoci in mezzo ai flutti del fiume, abbiamo il privilegio di poter stare sulla riva a guardare la corrente.  &lt;p&gt;Ma questo ci impone anche grandi responsabilita' come quella, non facile, di andare dietro alla verita' e di dedicarci soprattutto "a creare campi di comprensione, invece che campi di battaglia", come ha scritto Edward Said, professore di origine palestinese ora alla Columbia University, in un saggio sul ruolo degli intellettuali uscito proprio una settimana prima degli attentati in America.  &lt;p&gt;Il nostro mestiere consiste anche nel semplificare quel che e' complicato. Ma non si puo' esagerare, Oriana, presentando Arafat come la quintessenza della doppiezza e del terrorismo ed indicando le comunita' di immigrati musulmani da noi come incubatrici di terroristi.  &lt;p&gt;Le tue argomentazioni verranno ora usate nelle scuole contro quelle buoniste, da libro Cuore, ma tu credi che gli italiani di domani, educati a questo semplicismo intollerante, saranno migliori? Non sarebbe invece meglio che imparassero, a lezione di religione, anche che cosa e' l'Islam? Che a lezione di letteratura leggessero anche Rumi o il da te disprezzato Omar Kayan? Non sarebbe meglio che ci fossero quelli che studiano l'arabo, oltre ai tanti che gia' studiano l'inglese e magari il giapponese?  &lt;p&gt;Lo sai che al ministero degli Esteri di questo nostro paese affacciato sul Mediterraneo e sul mondo musulmano, ci sono solo due funzionari che parlano arabo? Uno attualmente e', come capita da noi, console ad Adelaide in Australia.  &lt;p&gt;Mi frulla in testa una frase di Toynbee: "Le opere di artisti e letterati hanno vita piu' lunga delle gesta di soldati, di statisti e mercanti. I poeti ed i filosofi vanno piu' in la' degli storici. Ma i santi e i profeti valgono di piu' di tutti gli altri messi assieme".  &lt;p&gt;Dove sono oggi i santi ed i profeti? Davvero, ce ne vorrebbe almeno uno! Ci rivorrebbe un San Francesco. Anche i suoi erano tempi di crociate, ma il suo interesse era per "gli altri", per quelli contro i quali combattevano i crociati. Fece di tutto per andarli a trovare. Ci provo' una prima volta, ma la nave su cui viaggiava naufrago' e lui si salvo' a malapena. Ci provo' una seconda volta, ma si ammalo' prima di arrivare e torno' indietro. Finalmente, nel corso della quinta crociata, durante l'assedio di Damietta in Egitto, amareggiato dal comportamento dei crociati ("vide il male ed il peccato"), sconvolto da una spaventosa battaglia di cui aveva visto le vittime, San Francesco attraverso' le linee del fronte. Venne catturato, incatenato e portato al cospetto del Sultano. Peccato che non c'era ancora la Cnn - era il 1219 - perche' sarebbe interessantissimo rivedere oggi il filmato di quell'incontro. Certo fu particolarissimo perche', dopo una chiacchierata che probabilmente ando' avanti nella notte, al mattino il Sultano lascio' che San Francesco tornasse, incolume, all'accampamento dei crociati.  &lt;p&gt;Mi diverte pensare che l'uno disse all'altro le sue ragioni, che San Francesco parlo' di Cristo, che il Sultano lesse passi del Corano e che alla fine si trovarono d'accordo sul messaggio che il poverello di Assisi ripeteva ovunque: "Ama il prossimo tuo come te stesso". Mi diverte anche immaginare che, siccome il frate sapeva ridere come predicare, fra i due non ci fu aggressivita' e che si lasciarono di buon umore sapendo che comunque non potevano fermare la storia.  &lt;p&gt;Ma oggi? Non fermarla puo' voler dire farla finire. Ti ricordi, Oriana, Padre Balducci che predicava a Firenze quando noi eravamo ragazzi? Riguardo all'orrore dell'olocausto atomico pose una bella domanda: "La sindrome da fine del mondo, l'alternativa fra essere e non essere, hanno fatto diventare l'uomo piu' umano?". A guardarsi intorno la risposta mi pare debba essere "No".  &lt;p&gt;Ma non possiamo rinunciare alla speranza.  &lt;p&gt;"Mi dica, che cosa spinge l'uomo alla guerra?", chiedeva Albert Einstein nel 1932 in una lettera a Sigmund Freud. "E possibile dirigere l'evoluzione psichica dell'uomo in modo che egli diventi piu' capace di resistere alla psicosi dell'odio e della distruzione?" Freud si prese due mesi per rispondergli. La sua conclusione fu che c'era da sperare: l'influsso di due fattori - un atteggiamento piu' civile, ed il giustificato timore degli effetti di una guerra futura - avrebbe dovuto mettere fine alle guerre in un prossimo avvenire.  &lt;p&gt;Giusto in tempo la morte risparmio' a Freud gli orrori della Seconda Guerra Mondiale.  &lt;p&gt;Non li risparmio' invece ad Einstein, che divenne pero' sempre piu' convinto della necessita' del pacifismo. Nel 1955, poco prima di morire, dalla sua casetta di Princeton in America dove aveva trovato rifugio, rivolse all'umanita' un ultimo appello per la sua sopravvivenza:  &lt;p&gt;"Ricordatevi che siete uomini e dimenticatevi tutto il resto".  &lt;p&gt;Per difendersi, Oriana, non c'e' bisogno di offendere (penso ai tuoi sputi ed ai tuoi calci). Per proteggersi non c'e' bisogno d'ammazzare. Ed anche in questo possono esserci delle giuste eccezioni.  &lt;p&gt;M'e' sempre piaciuta nei Jataka, le storie delle vite precedenti di Buddha, quella in cui persino lui, epitome della non violenza, in una incarnazione anteriore uccide. Viaggia su una barca assieme ad altre 500 persone. Lui, che ha gia' i poteri della preveggenza, "vede" che uno dei passeggeri, un brigante, sta per ammazzare tutti e derubarli e lui lo previene buttandolo nell'acqua ad affogare per salvare gli altri.  &lt;p&gt;Essere contro la pena di morte non vuol dire essere contro la pena in genere ed in favore della liberta' di tutti i delinquenti. Ma per punire con giustizia occorre il rispetto di certe regole che sono il frutto dell'incivilimento, occorre il convincimento della ragione, occorrono delle prove. I gerarchi nazisti furono portati dinanzi al Tribunale di Norimberga; quelli giapponesi responsabili di tutte le atrocita' commesse in Asia, furono portati dinanzi al Tribunale di Tokio prima di essere, gli uni e gli altri, dovutamente impiccati. Le prove contro ognuno di loro erano schiaccianti. Ma quelle contro Osama Bin Laden?  &lt;p&gt;"Noi abbiamo tutte le prove contro Warren Anderson, presidente della Union Carbide. Aspettiamo che ce lo estradiate", scrive in questi giorni dall'India agli americani, ovviamente a mo' di provocazione, Arundhati Roy, la scrittrice de Il Dio delle piccole cose: una come te, Oriana, famosa e contestata, amata ed odiata. Come te, sempre pronta a cominciare una rissa, la Roy ha usato della discussione mondiale su Osama Bin Laden per chiedere che venga portato dinanzi ad un tribunale indiano il presidente americano della Union Carbide responsabile dell'esplosione nel 1984 nella fabbrica chimica di Bhopal in India che fece 16.000 morti. Un terrorista anche lui? Dal punto di vista di quei morti forse si'.  &lt;p&gt;L'immagine del terrorista che ora ci viene additata come quella del "nemico" da abbattere e' il miliardario saudita che, da una tana nelle montagne dell'Afghanistan, ordina l'attacco alle Torri Gemelle; e' l'ingegnere-pilota, islamista fanatico, che in nome di Allah uccide se stesso e migliaia di innocenti; e' il ragazzo palestinese che con una borsetta imbottita di dinamite si fa esplodere in mezzo ad una folla. Dobbiamo pero' accettare che per altri il "terrorista" possa essere l'uomo d'affari che arriva in un paese povero del Terzo Mondo con nella borsetta non una bomba, ma i piani per la costruzione di una fabbrica chimica che, a causa di rischi di esplosione ed inquinamento, non potrebbe mai essere costruita in un paese ricco del Primo Mondo. E la centrale nucleare che fa ammalare di cancro la gente che ci vive vicino? E la diga che disloca decine di migliaia di famiglie? O semplicemente la costruzione di tante piccole industrie che cementificano risaie secolari, trasformando migliaia di contadini in operai per produrre scarpe da ginnastica o radioline, fino al giorno in cui e' piu' conveniente portare quelle lavorazioni altrove e le fabbriche chiudono, gli operai restano senza lavoro e non essendoci piu' i campi per far crescere il riso, muoiono di fame?  &lt;p&gt;Questo non e' relativismo. Voglio solo dire che il terrorismo, come modo di usare la violenza, puo' esprimersi in varie forme, a volte anche economiche, e che sara' difficile arrivare ad una definizione comune del nemico da debellare.  &lt;p&gt;I governi occidentali oggi sono uniti nell'essere a fianco degli Stati Uniti; pretendono di sapere esattamente chi sono i terroristi e come vanno combattuti.  &lt;p&gt;Molto meno convinti pero' sembrano i cittadini dei vari paesi. Per il momento non ci sono state in Europa dimostrazioni di massa per la pace; ma il senso del disagio e' diffuso cosi' come e' diffusa la confusione su quel che si debba volere al posto della guerra.  &lt;p&gt;"Dateci qualcosa di piu' carino del capitalismo", diceva il cartello di un dimostrante in Germania.  &lt;p&gt;"Un mondo giusto non e' mai &lt;a href="http://www.kelebekler.com/occ/vecaII.htm"&gt;NATO&lt;/a&gt;", c'era scritto sullo striscione di alcuni giovani che marciavano giorni fa a Bologna. Gia'. Un mondo "piu' giusto" e' forse quel che noi tutti, ora piu' che mai, potremmo pretendere. Un mondo in cui chi ha tanto si preoccupa di chi non ha nulla; un mondo retto da principi di legalita' ed ispirato ad un po' piu' di moralita'.  &lt;p&gt;La vastissima, composita alleanza che Washington sta mettendo in piedi, rovesciando vecchi schieramenti e riavvicinando paesi e personaggi che erano stati messi alla gogna, solo perche' ora tornano comodi, e' solo l'ennesimo esempio di quel cinismo politico che oggi alimenta il terrorismo in certe aree del mondo e scoraggia tanta brava gente nei nostri paesi.  &lt;p&gt;Gli Stati Uniti, per avere la maggiore copertura possibile e per dare alla guerra contro il terrorismo un crisma di legalita' internazionale, hanno coinvolto le Nazioni Unite, eppure gli Stati Uniti stessi rimangono il paese piu' reticente a pagare le proprie quote al Palazzo di Vetro, sono il paese che non ha ancora ratificato ne' il trattato costitutivo della Corte Internazionale di Giustizia, ne' il trattato per la messa al bando delle mine anti-uomo e tanto meno quello di Kyoto sulle mutazioni climatiche. L'interesse nazionale americano ha la meglio su qualsiasi altro principio. Per questo ora Washington riscopre l'utilita' del Pakistan, prima tenuto a distanza per il suo regime militare e punito con sanzioni economiche a causa dei suoi esperimenti nucleari; per questo la Cia sara' presto autorizzata di nuovo ad assoldare mafiosi e gangster cui affidare i "lavoretti sporchi" di liquidare qua e la' nel mondo le persone che la Cia stessa mettera' sulla sua lista nera.  &lt;p&gt;Eppure un giorno la politica dovra' ricongiungersi con l'etica se vorremo vivere in un mondo migliore: migliore in Asia come in Africa, a Timbuctu come a Firenze.  &lt;p&gt;A proposito, Oriana. Anche a me ogni volta che, come ora, ci passo, questa citta' mi fa male e mi intristisce. Tutto e' cambiato, tutto e' involgarito. Ma la colpa non e' dell'Islam o degli immigrati che ci si sono installati. Non son loro che han fatto di Firenze una citta' bottegaia, prostituita al turismo! E successo dappertutto. Firenze era bella quando era piu' piccola e piu' povera. Ora e' un obbrobrio, ma non perche' i musulmani si attendano in Piazza del Duomo, perche' i filippini si riuniscono il giovedi' in Piazza Santa Maria Novella e gli albanesi ogni giorno attorno alla stazione.  &lt;p&gt;E cosi' perche' anche Firenze s'e' "globalizzata", perche' non ha resistito all'assalto di quella forza che, fino ad ieri, pareva irresistibile: la forza del mercato.  &lt;p&gt;Nel giro di due anni da una bella strada del centro in cui mi piaceva andare a spasso e' scomparsa una libreria storica, un vecchio bar, una tradizionalissima farmacia ed un negozio di musica. Per far posto a che? A tanti negozi di moda. Credimi, anch'io non mi ci ritrovo piu'.  &lt;p&gt;Per questo sto, anch'io ritirato, in una sorta di baita nell'Himalaya indiana dinanzi alle piu' divine montagne del mondo. Passo ore, da solo, a guardarle, li' maestose ed immobili, simbolo della piu' grande stabilita', eppure anche loro, col passare delle ore, continuamente diverse e impermanenti come tutto in questo mondo.  &lt;p&gt;La natura e' una grande maestra, Oriana, e bisogna ogni tanto tornarci a prendere lezione. Tornaci anche tu. Chiusa nella scatola di un appartamento dentro la scatola di un grattacielo, con dinanzi altri grattacieli pieni di gente inscatolata, finirai per sentirti sola davvero; sentirai la tua esistenza come un accidente e non come parte di un tutto molto, molto piu' grande di tutte le torri che hai davanti e di quelle che non ci sono piu'. Guarda un filo d'erba al vento e sentiti come lui. Ti passera' anche la rabbia. Ti saluto, Oriana e ti auguro di tutto cuore di trovare pace.  &lt;p&gt;Perche' se quella non e' dentro di noi non sara' mai da nessuna parte. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;fonte &lt;a title="http://www.kelebekler.com" href="http://www.kelebekler.com"&gt;http://www.kelebekler.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-3123254200993728644?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/il-sultano-e-san-francesco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/3123254200993728644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/3123254200993728644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/il-sultano-e-san-francesco.html' title='Il Sultano e San Francesco'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-532564045027282610</id><published>2011-05-07T19:09:00.000+02:00</published><updated>2011-05-07T19:10:24.501+02:00</updated><title type='text'>Napolitano e la sinistra</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Deve aver sofferto molto il capo dello Stato a dire in buona sostanza che se la sinistra non è credibile, è molto meglio che se ne stia all’opposizione.&lt;br&gt;Lo &lt;a href="http://www.ilgiornale.it/interni/napolitano_chiede_sinistra_affidabile_e_credibile_sia_alternativa_praticabile_o_resti_allopposizione/04-05-2011/articolo-id=520998-page=0-comments=1"&gt;ha detto&lt;/a&gt; in un convegno per ricordare la figura del socialista Antonio Giolitti, e chi sa che cosa ha pensato Eugenio Scalfari, presente alla cerimonia, quando ha sentito quelle parole che sono indubbiamente apparse come indigeste a chi da mesi auspica che la sinistra vada al governo, magari senza passare nemmeno dal corpo elettorale. &amp;lt;---!more--&amp;gt;  &lt;p&gt;Che la sinistra sia inadeguata a governare lo hanno mostrato tanto i governi Prodi quanto i governi D’Alema e Dini, che fu sorretto dalla sinistra, oltre che dalla Lega Nord (fu il famoso governo del ribaltone del 1995 voluto da quel genio maligno della politica che fu Oscar Luigi Scalfaro).  &lt;p&gt;Ma rispetto al passato, nel corso di questi anni, si è manifestata con sempre maggior vigore anche un’altra incapacità della sinistra: quella&amp;nbsp; di non essere una opposizione matura ed affidabile.  &lt;p&gt;Basta riandare con la mente agli avvenimenti di questi tre anni trascorsi dalle elezioni del 2008.&lt;br&gt;È in questi anni che è nato l’antiberlusconismo più accesso, direi forcaiolo: una malattia che ha colpito la sinistra e le ha precluso ogni capacità di intendere e di volere.  &lt;p&gt;Invece di affidarsi a progetti politici volti a rendere moderne ed efficienti la nostra democrazia e l’architettura dello Stato, si è lasciata trascinare da un odio personale verso il premier che l’ha resa insensibile ad ogni tentativo di riforma.  &lt;p&gt;Il no preventivo ad ogni proposta di innovazione (perfino a quelle che ricalcavano le proposte della sinistra avanzate in passato con precisi disegni di legge) ha finito per escluderla dal processo democratico, e costringerla ad un arroccamento esclusivamente rivolto al passato.  &lt;p&gt;Con la sinistra di oggi, perciò, non si va da nessuna parte. Una sinistra immobilista e miope, guidata da uomini le cui capacità di analisi e di proposta sono praticamente vicine allo zero.&lt;br&gt;Anzi, talvolta anche sotto lo zero, ove si pensi al golpe teorizzato poco tempo fa da un suo intellettuale di spicco, Asor Rosa, e fatto proprio da altri intellettuali.  &lt;p&gt;Che rappresenta – al di là delle formali prese di distanza -&amp;nbsp; la sola proposta che oggi la sinistra è vogliosa di cavalcare, miscelata con quella giustizialista e mascherata con il ribaltone, qualsiasi esso sia.  &lt;p&gt;Naturalmente Bersani, Franceschini, Bindi e compagnia bella tacciono, incassano il colpo e, ancora storditi dall’antiberlusconismo, vanno avanti.  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.bartolomeodimonaco.it/"&gt;www.bartolomeodimonaco.it&lt;/a&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-532564045027282610?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/napolitano-e-la-sinistra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/532564045027282610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/532564045027282610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/napolitano-e-la-sinistra.html' title='Napolitano e la sinistra'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-574856793387953319</id><published>2011-05-07T18:32:00.001+02:00</published><updated>2011-05-07T18:32:55.652+02:00</updated><title type='text'>Davigo non è un golpista ma lui fa chiudere il sito</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;h4&gt;&amp;nbsp;&lt;/h4&gt;&lt;br&gt; &lt;p&gt;Scritto da Felice Manti  &lt;p&gt;mercoledì 02 febbraio 2011  &lt;p&gt;&lt;img title="Image" height="200" alt="Image" src="http://www.legnostorto.com/images/stories/Marco10/davigo22.gif" width="252" border="0"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;p&gt;fonte &lt;a href="http://www.legnostorto.com"&gt;www.legnostorto.com&lt;/a&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://ww.ilgiornale.it"&gt;&lt;em&gt;il Giornale&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; - Un apprezzamento diventa un insulto che costa caro: 100mila euro. Legnostorto.com sta per chiudere i battenti dopo che l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo ha chiesto un maxi risarcimento agli autori del sito perché si è sentito diffamato da un articolo pubblicato dal portale che si occupa di giustizia.&lt;br&gt;L’autore del pezzo, Vittorio Zingales, il 21 giugno 2009, pubblica su legnostorto un articolo dal titolo «Quel golpe che fece mezza fetecchia» e «Cova sotto la cenere», in cui ipotizza che in realtà il crollo della Prima repubblica innescato da Tangentopoli sia stato orchestrato da «poteri forti industriali e bancari italiani ed anglo-americani». Sono loro, insiste Zingales, i «veri organizzatori della rivoluzione». L’obiettivo da colpire era «Bettino Craxi, costretto all’esilio in Tunisia, dove poi morirà tra la totale indifferenza dei nostri politici, eccezion fatta solo per pochissimi». E i pm del pool di Milano? Che ruolo avrebbero avuto? Quello dei pupi? «È chiaro che un Borrelli, un Di Pietro, un Davigo, un D’Ambrosio (...) non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe, e nemmeno il regista Violante che ha il compito di girare le piazze italiane e le procure per indicare di volta in volta il nemico da abbattere». È in questo passaggio la frase incriminata. Per Davigo «non avere spessore culturale golpista» è un’offesa.&lt;br&gt;Scatta la denuncia per diffamazione, ovviamente al tribunale di Milano. L’escamotage giuridico in voga tra chi si sente «diffamato» da un articolo di giornale o da un servizio televisivo è quello di rivolgersi direttamente al giudice civile perché sia lui stesso ad accertare l’eventuale reato – penale – di diffamazione e perché stabilisca l’ammontare dell’indennizzo. Una specie di scorciatoia, lamentano i curatori del sito, che «consente anche di tappare velocemente la bocca ai giornali piccoli e basati sul volontariato, come legnostorto.com», per i quali le cifre ipotizzate (100mila euro, ndr) sono ovviamente fuori portata». Peraltro l’autore, dell’articolo, considerato «non solvibile», non rischia di pagare neppure un centesimo. L’obiettivo è il sito.&lt;br&gt;All’udienza del 27 gennaio scorso il giudice, anticipando il giudizio, aveva proposto di transare un indennizzo di 40mila euro. «Ma - si legge su legnostorto.com - anche questa proposta è per noi altrettanto impraticabile, ammesso e non concesso che il reato sia stato commesso. E poi noi non prendiamo soldi da nessuno, nessuno ci sponsorizza. Tutti lavoriamo gratis...».&lt;br&gt;Senza soldi il sito chiuderà, ma questo (par di capire) non significa che Davigo resterà a mani vuote. I curatori del sito saranno costretti a pagare comunque. Ecco perché i due giornalisti Antonio Passaniti e Marco Cavallotti hanno lanciato un appello ai lettori chiedendo loro un sostegno economico: «Legnostorto.com va sostenuto per evitare che una voce libera del web venga cassata brutalmente dallo strapotere irresponsabile di parte della magistratura italiana, anche se sappiamo che la cifra che dovremo versare è impossibile da raccogliere». Finora sono stati raccolte poche centinaia di euro. E intanto il processo va avanti, come in un film il cui finale è praticamente già scritto.  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=31114&amp;amp;pop=1&amp;amp;page=0#"&gt;Chiudi finestra&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-574856793387953319?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/davigo-non-e-un-golpista-ma-lui-fa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/574856793387953319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/574856793387953319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/davigo-non-e-un-golpista-ma-lui-fa.html' title='Davigo non è un golpista ma lui fa chiudere il sito'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-1791679498298200400</id><published>2011-05-05T19:30:00.001+02:00</published><updated>2011-05-07T17:36:02.014+02:00</updated><title type='text'>La guerra criminale contro la Libia</title><content type='html'>&lt;p style="TEXT-ALIGN: center"&gt;A cura del biosociologo Carmelo Viola&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;RICUSO CHI MI GOVERNA&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Non occorre rifarsi a troppi fatti né a troppa erudizione per comprendere che la guerra contro la Libia rientra fra le più orrende criminalità del nostro tempo. Non ho tempo di fare ulteriori ricerche. Scrivo di getto secondo la voce della mia coscienza e la reazione emotiva, che si prova quando si vede torturare un bambino. Anzitutto va chiarito che la decisione dell'ONU - già responsabile, per fare un esempio, dell'aggressione e del massacro dell'Iraq - non è bocca di verità. Anzi, è forse l'esatto contrario se solo, nata per mantenere la pace, da tempo delibera solo azioni di guerra e nel senso che fa più comodo alla criminocrazia USA (un'immensa fogna a cielo aperto), come la legittimazione della depredazione del territorio palestinese da parte di una cricca di terroristi sionisti, poi travestitisi della pelle di agnello.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;1) Né ONU né NATO sono preposte a fare da giudici e giustizieri di eventuali capi di Stato indegni, altrimenti sarebbero già dovuti intervenire in Italia per liberarci da quella masnada di avventurieri che conosciamo. Tuttavia, risulta non provata la carneficina che Gheddafi avrebbe prodotta sparando contro il proprio stesso popolo. Probabilmente è la solita balla da sfruttare per demonizzare la vittima di turno da fare scomparire e possibilmente uccidere, esattamente come è avvenuto con Saddam, accusato di detenere armi di distruzioni di massa, come se, tutto sommato, non ne avrebbe avuto il diritto anche lui, se si pensa che le più potenti armi di distruzione di massa sono in possesso proprio degli USA (e probabilmente di altri potenze come la Francia, la Gran Bretagna, la Cina e la Russia). Saddam era certamente molto meno criminale dei supercriminali a piede libero Bush, padre e figlio, emblemi della fogna suddetta e il suo regime rispettava i diritti naturali più di quanto non facciano gli USA, al cui interno esiste perfino un pezzo di Terzo Mondo e non occorre aggiungere altro. Balla è la missione umanitaria in difesa dei civili e credo che i nipotini di Gheddafi non indossassero la divisa militare!&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;2) Gheddafi ha fatto da un'accozzaglia di tribù un popolo per la prima volta. Ha costruito enormi infrastrutture come autostrade e perfino un acquedotto sotto la sabbia del deserto per portare l'acqua alle tribù più lontane. Ha incrementato l'industria del petrolio e lo scambio commerciale con l'estero. Ha quasi raggiunto il 100% dell'alfabetizzazione, ha costruito numerose università, ha dotato il suo popolo di un tenore di vita probabilmente superiore a quello nostro. Della piccola Tripoli (che io conosco bene) si dice che abbia fatto una metropoli. Ha portato l'aspettativa di vita da una media di circa 40 anni ad oltre settant'anni. E così via...&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;3) Con Gheddafi esisteva un patto di pace fra il suo paese e il nostro a cui riservava un trattamento di maggiore riguardo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;4) Gheddafi non ha aggredito il nostro paese, quindi nessun diritto di autodifesa può essere accampato.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;5) Gheddafi ha diritto di difendersi - come ogni Stato - da insurrezioni armate Si tratta probabilmente di un gruppo di sobillati, prezzolati ed illusi da chi ha interesse di mirare ai pozzi di petrolio e al tesoro aureo di Gheddafi, esattamente come l'avrebbe il nostro Stato se i sicilianisti (ed io potrei essere uno di questi), con maggiori motivazioni, si ergessero contro il potere centrale, il cui esercito verrebbe scagliato - legittimamente - contro gli stessi. Non si può escludere che tra gli insorti una buona parte della responsabilità spetti al nipote di re Idris il primo, speranzoso di rimettere in sesto la distrutta dinastia dei Senussiti di Bengasi, parassiti come tutti o quasi i monarchi. Non vedo proprio perché la stessa logica di potere non debba valere anche per gli altri Stati.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;6) Gheddafi si è detto disposto a trattare pure essendo dalla parte della ragione e ciononostante l'aggressione non ha fine, come se già in partenza non fosse contraria a tutte le convenzioni internazionali oltreché all'imperativo categorico della coscienza. Per di più, per l'Italia l'aggressione, per giunta senza la normale dichiarazione di guerra, dopo esperiti tutti i tentativi di componimento pacifico di eventuali controversie, è totalmente contraria all'art. 11 della Costituzione, che per i responsabili semplicemente è come se non esistesse (del resto, come anche la Costituzione nel suo insieme).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;7) Così stando le cose, ritengo i responsabili dell'aggressione allo Stato autonomo ed amico della Libia - da Washington a Bruxelles a Roma - dei criminali della peggiore specie.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;8) Con l'uccisione di un figlio di Gheddafi e dei suoi tre bambini, i raid italiani, targati NATO (altro che mafia!), persistenti, avrebbero dovuto cessare ma i responsabili preferiscono confermare le azioni criminali fra le più repellenti.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;(9 Sono padre e vecchio, ho perso recentemente una figlia. So che significa per un genitore essere privato di un figlio e di tre nipotini, pluriomicidio che certamente viene recepito come una vittoria da parte di novelli barbari alla Gengis Khan. Solidarizzo con Gheddafi, che può avere torti personali ma estranei a questo conflitto, ed esprimo tutto il mio senso di schifo a coloro che indegnamente mi rappresentano in un'operazione così al di sotto di ogni livello subumano.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-1791679498298200400?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/la-guerra-criminale-contro-la-libia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1791679498298200400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1791679498298200400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/la-guerra-criminale-contro-la-libia.html' title='La guerra criminale contro la Libia'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-6559151884533348705</id><published>2011-05-05T19:26:00.001+02:00</published><updated>2011-05-05T19:27:51.155+02:00</updated><title type='text'>Altro che Bin Laden, ora Obama pensa al debito</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;span style="FONT-FAMILY: Verdana,sans-serif"&gt;&lt;em&gt;di &lt;strong&gt;Vladimiro Giacché&lt;/strong&gt; &lt;span style="COLOR: #888888"&gt;- Il Fatto Quotidiano&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="COLOR: #888888"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Non appena si è diffusa la notizia dell'uccisione di Osama bin Laden, i prezzi dei &lt;strong&gt;titoli di Stato Usa&lt;/strong&gt; a 10 anni sono crollati, spingendo molto in alto i rendimenti (cioè gli interessi che il governo degli Stati Uniti paga a chi compra i suoi titoli di Stato). Venuta meno la minaccia terroristica (ma sarà vero?), anche la domanda di prodotti finanziari "sicuri" diminuisce. Ma quello che è avvenuto è in realtà la spia di &lt;strong&gt;problemi strutturali&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Il recente giudizio negativo emesso da Standard &amp;amp; Poor's sulle prospettive del debito Usa ha reso evidente l'insostenibilità delle politiche di bilancio statunitensi. Con un deficit al 10% del Pil non si va da nessuna parte. Soprattutto in presenza di un debito pubblico molto superiore al 62 per cento della cifra ufficiale del debito federale.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;In quella cifra, infatti, non si tiene conto né delle potenziali perdite sulle società immobiliari garantite dallo Stato, Fannie Mae e Freddie Mac (tra 160 e 600 miliardi), né dei diritti acquisiti su prestazioni sociali future: considerando questi fattori, il debito già oggi sarebbe al 94 per cento del Pil. Se poi si aggiungesse il debito dei governi locali (come si fa in Europa), la percentuale aumenterebbe di un altro 21%. In termini percentuali siamo poco al di sotto del debito italiano (120%).&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Ma quali sono i principali capitoli di spesa del bilancio Usa? Nell'anno fiscale 2010, dei 3.500 miliardi di dollari di uscite, il 20% è andato alle &lt;strong&gt;spese militari&lt;/strong&gt; (694 miliardi di dollari): un record mondiale. In termini assoluti si tratta della spesa più elevata dalla fine della seconda guerra mondiale: superiore anche ai tempi delle guerre di Corea e del Vietnam. In termini percentuali, si attesta al 5% del Pil, in crescita anche rispetto alla presidenza Bush.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;L'altra voce di spesa di maggior rilievo riguarda il &lt;strong&gt;welfare&lt;/strong&gt;. Si tratta di quelli che negli Usa sono definiti &lt;em&gt;entitlement programs&lt;/em&gt;, ossia programmi legati a diritti acquisiti: le spese per l'assistenza medica (22% del budget), per la sicurezza sociale (20%) e le indennità di disoccupazione (16%). Le voci di spesa più controverse sono quelle per &lt;strong&gt;l'assistenza sanitaria&lt;/strong&gt;, estremamente elevate (8.000 dollari per abitante, il triplo della media Ocse) a fronte di risultati deludenti: durata media della vita e quasi tutti gli indicatori di salute al di sotto della media dei paesi Ocse. Il motivo consiste nel fatto che la sanità negli Usa è privata, anche se per pagare le prestazioni interviene (in parte) lo Stato.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Meno grave, la situazione della &lt;strong&gt;sicurezza sociale&lt;/strong&gt; (pensioni e assistenza sociale), che però dal 2015 sarà in passivo. È difficile capire come queste spese possano essere compresse, soprattutto in presenza di un calo dei redditi medi e di una disoccupazione intorno al 10 per cento. Ma un fronte d'attacco è già chiaro: i dipendenti pubblici, il 70 per cento dei quali gode di piani pensione a prestazione definita (mentre i dipendenti privati che tuttora ne beneficiano sono appena il 32 per cento). Nei prossimi anni sarà esercitata una fortissima pressione sulle spese per il welfare: è il concetto stesso di "diritti acquisiti", qui come in Europa, che ormai è messo apertamente in discussione. Al contrario, anche a giudicare dalla composizione dei tagli alle spese proposti da Obama, le spese militari non sono destinate a ridursi.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Negli Stati Uniti la battaglia contro il welfare è portata avanti dalla &lt;strong&gt;destra repubblicana&lt;/strong&gt;, camuffata da lotta contro l'invadenza dello Stato. Si tratta di un concetto piuttosto curioso in un Paese in cui lo Stato negli ultimi anni è intervenuto nell'economia quasi soltanto come donatore di sangue nei confronti di imprese private in difficoltà: 464 miliardi di dollari per il solo programma Tarp (lanciato dopo il fallimento di Lehman Brothers), 214 dei quali devono ancora rientrare (le banche in genere hanno restituito i soldi ricevuti, non così l'assicurazione Aig, Gm e Chrysler). Poi c'è il programma di stimoli varato da &lt;strong&gt;Obama&lt;/strong&gt; nel febbraio 2009: altri 177 miliardi di dollari tra incentivi e agevolazioni fiscali, oltre agli acquisti di titoli tossici da parte della Federal Reserve per oltre 1.000 miliardi. Una quota ingente di debito privato è stata quindi accollata al bilancio pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Il cavallo di battaglia della destra è la &lt;strong&gt;lotta contro le tasse&lt;/strong&gt;. Ma proprio le tasse basse per le imprese e per i cittadini più ricchi sono una componente non trascurabile degli attuali problemi di bilancio degli Stati Uniti. Le tasse sulle imprese, ad esempio, sono scese dal 22% del totale nel 1965 al 13% del 2005, e sono oggi pari a circa un quarto delle tasse pagate dai cittadini (durante la Grande Depressione il rapporto era di 1 a 1, e durante la seconda guerra mondiale le imprese pagavano il 50% di più). Il caso della General Electric, che nel 2010 grazie a sgravi e ad attività all'estero non ha pagato un dollaro di tasse negli Stati Uniti, è tutt'altro che un'eccezione. Quanto agli sgravi di tasse ai ricchi voluti da Bush, Obama per ora ha soltanto dichiarato che non li rinnoverà dopo la fine del 2012. Siamo quindi lontani da un'inversione di tendenza.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;E poi c'è la situazione economica. La crescita statunitense negli ultimi due anni è dovuta in gran parte proprio agli stimoli all'economia pagati con &lt;strong&gt;l'aumento del debito pubblico&lt;/strong&gt;, e probabilmente verrà meno con il loro interrompersi. Le imprese sono sedute su 2.000 miliardi di dollari di cassa, ma non investono. La bilancia commerciale è sempre in deficit. Il mercato immobiliare non si riprende. Poveri e classe media assistono ad un calo dei salari reali. Messo in questi termini, il problema del debito pubblico Usa è irrisolvibile: sia dal lato delle uscite che da quello delle entrate.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Sono quindi probabili minori acquisti del debito Usa da parte di investitori e governi stranieri, che ne detengono attualmente il 46%. Già nelle ultime aste la Federal Reserve ha dovuto comprare fino al 70% dei titoli emessi, ma la cosa - ci ha detto ieri Bernanke - finirà a giugno. Sarà inevitabile, prima o poi, un aumento degli interessi sui titoli di Stato a lungo termine, con la conseguenza di un aggravamento della situazione debitoria. A quel punto, una &lt;strong&gt;crisi del debito statunitense&lt;/strong&gt; non sarà più fantascienza.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-6559151884533348705?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/altro-che-bin-laden-ora-obama-pensa-al.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/6559151884533348705'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/6559151884533348705'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/altro-che-bin-laden-ora-obama-pensa-al.html' title='Altro che Bin Laden, ora Obama pensa al debito'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-1711832226606925763</id><published>2011-05-04T20:14:00.000+02:00</published><updated>2011-05-04T20:15:00.304+02:00</updated><title type='text'>Nuove prospettive di pace in palestina</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Cairo - InfoPal.&lt;/strong&gt; Ieri pomeriggio, 3 maggio, alla presenza del vice capo dell'Intelligence egiziana, Mohammed Ibrahim, &lt;a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=18240"&gt;13 fazioni palestinesi&lt;/a&gt; hanno sottoscritto un documento di riconciliazione che ha gettato le basi dell'accordo finale per la ripresa del dialogo politico con il quale ripristinare le relazioni tra i due principali gruppi, Hamas e Fatah, fino ad oggi in aperta rivalità.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;La fase finale, la firma ufficiale da parte dei capi delle delegazioni è in corso in queste ore al Cairo, alla presenza di leader e membri di tutte le fazioni palestinesi, di altre personalità politiche arabo-musulmane e internazionali presso la sede dell'Intelligence al Cairo.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Oggi sarà coronata la riconciliazione palestinese alla presenza di Mahmoud Abbas, presidente dell'Autorità palestinese (Anp), alla guida della delegazione di Fatah, di Khaled Mesha'al, a capo di Hamas, dei leader di tutte le fazioni palestinesi, tra cui anche Ahmed at-Tibi, Taleb as-Sana e Mohammed Barakah, deputati palestinesi alla Knesset (parlamento israeliano), invitati dall'Egitto a partecipare alla cerimonia per la firma.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Per l'Egitto è presente il ministro degli Esteri Nabil al-'Araby e i vertici dell'Intelligence nazionale, mentre dall'estero ci sono i ministri degli Esteri di Cina, Russia, Turchia, quelli di diversi Paesi arabi ed europei, il segretario generale Onu Ban Ki-moon, quello della Lega araba 'Amr Mousa e il suo omologo dell'Organizzazione della Conferenza islamica (Oic) &lt;a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=18245"&gt;Akmal Eddine Ihsan Oglo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;'&lt;strong&gt;Ezzat ar-Rishaq&lt;/strong&gt; membro dell'ufficio politico di Hamas, ha fatto sapere che, poco prima della firma conclusiva, 'Abbas e Mesha'al si sono incontrati in privato.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;La firma aprirà un ciclo di incontri utili per la &lt;strong&gt;formazione tecnica del nuovo governo di unità nazionale&lt;/strong&gt;, mentre nell'incontro di ieri tra le fazioni palestinesi sono stati stabiliti i parametri dell'intesa sulle questioni che il governo dovrà affrontare.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Rivolgendosi all'Egitto, le fazioni palestinesi hanno chiesto di essere presente nelle fasi successive alla firma a garanzia di un'implementazione che sia concorde all'intesa e, soprattutto, di lavorare per proteggere politicamente i palestinesi di fronte al boicottaggio degli Stati Uniti e agli ostacoli posti da Israele all'unità palestinese.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Fornire una "custodia araba" è quanto hanno chiesto le fazioni palestinesi all'Egitto e al resto dei presenti provenienti dal mondo arabo. "Una protezione nel foro internazionale per reggere il confronto dei ricatti israelo-statunitensi e, sul fronte interno, a garanzia di un processo democratico e per il successo di un processo di pace".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Da parte propria, l'Egitto ha chiesto ai palestinesi di procedere nel rispetto delle tappe prestabilite nell'accordo, quindi "nessun ripensamento o posticipo che conduca a sfortunate fasi di stallo".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Per quanto riguarda la composizione del governo di unità nazionale, le fazioni palestinesi hanno chiesto di rispettare le quote ministeriali tra Hamas e Fatah e tutti sono stati concordi sull'adozione del programma dell'Organizzazione di liberazione della Palestina (Olp), perché non si rischi il suo boicottaggio e l'isolamento internazionale.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;"Pluralismo e democrazia" è l'assicurazione che tutti hanno chiesto nel bocciare il sistema misto facendo prevalere il sostegno per quello proporzionale. Qualcuno ha poi chiesto di attutire il ruolo politico degli apparati di sicurezza per evitare ingerenze o partitismi.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Nelle riunioni tecniche che seguiranno da qui a breve i palestinesi dovranno definire tempi e metodi di funzionamento del neo governo di unità al quale spetteranno importanti e delicati compiti: dalla supervisione sulla ricostruzione di Gaza a quella sulla riforma degli apparati di sicurezza e sull'allestimento delle elezioni entro l'anno.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Il governo di transizione e il Comitato elettorale saranno costituiti da personalità indipendenti la cui nomina dovrà ricevere il consenso di tutte le fazioni.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Proprio nella riunione di ieri, le scelte di questa formazione sono state espresse e accordate dalle fazioni mentre restano ignoti i tempi e le scadenze per decidere la composizione del governo di unità nazionale. &lt;strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Riconciliazione nazionale in corso.&lt;/strong&gt; Mentre l'organizzazione del processo di riconciliazione palestinese è stata condotta fino ad ora con il massimo della prudenza (il ministro degli Esteri egiziano non ha rilasciato alcuna dichiarazione alla stampa), alcuni commenti hanno fatto emergere il clima disteso e di intesa che si respira al Cairo in questi giorni.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Dal Jihad islamico, rappresentato al Cairo dal segretario generale Ramadan Shalah, il portavoce &lt;strong&gt;Daoud Shihab&lt;/strong&gt; ha rilasciato la seguente dichiarazione al nostro corrispondente.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;"Sebbene il mio gruppo abbia ritenuto necessario essere presente e accordare il proprio consenso alla riconciliazione, non entreremo a far parte del nuovo governo di unità nazionale, né parteciperemo alle elezioni, senza per questo minacciare un'opposizione alle decisioni che il governo adotterà".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Poi, a sostegno dell'unità nazionale, Shihab ha concluso: "Le ragioni per questo accordo sono molteplici. Anzitutto la riconciliazione sancirà la fine delle influenze e delle pressioni dall'esterno sulle fazioni palestinesi".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;L'&lt;strong&gt;ambasciatore Hussam Zaki&lt;/strong&gt;, in carica presso il ministero degli Esteri egiziano, ha incoraggiato i palestinesi a "proseguire per produrre effetti che scuotano Israele inducendolo a sedersi e negoziare la pace".&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;E in merito ai negoziati con Israele, si era espresso anche &lt;strong&gt;Mahmoud 'Abbas&lt;/strong&gt;, al Cairo da martedì.&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;"La mia presenza al processo di riconciliazione non esclude la possibilità di ritornare al tavolo dei negoziati con Israele".&lt;br /&gt;&lt;br/&gt;&lt;br /&gt;Nell'affermare questo, però, 'Abbas aveva ribadito i limiti accettabili dai palestinesi per ripensare ai negoziati con Israele: "Confini e stop totale delle attività di colonizzazione", pur ammettendo di non voler con questo presumere un'assoluzione di Israele dalle proprie responsabilità sulla Striscia di Gaza che continua ad essere assediata.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-1711832226606925763?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/nuove-prospettive-di-pace-in-palestina.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1711832226606925763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1711832226606925763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/05/nuove-prospettive-di-pace-in-palestina.html' title='Nuove prospettive di pace in palestina'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-7036791671581275866</id><published>2011-03-15T18:40:00.001+01:00</published><updated>2011-03-15T18:40:59.106+01:00</updated><title type='text'>Cisgiordania tra la violenza dei coloni israeliani</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ramallah - InfoPal.&lt;/strong&gt; "Land Research Center - Lrc" ha pubblicato una lista aggiornata dei singoli episodi di violenza innescati dall'ira dei coloni israeliani contro cittadini e proprietà palestinesi nella Cisgiordania occupata.&amp;nbsp; &lt;p&gt;Gli atti di aggressione qui riportati si collocano tra le "reazioni" israeliane all'&lt;a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=17769"&gt;uccisione dei cinque coloni&lt;/a&gt;, tra cui bimbi piccoli, sabato 12 marzo, nell'insediamento illegale di Itamar, a Nablus &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Su tale efferata vicenda, sono in corso indagini che hanno portato al fermo di &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=17787"&gt;operai di origine asiatica&lt;/a&gt;. &lt;/strong&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=17790"&gt;Nonostante questa nuova pista&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, la violenza israeliana contro i palestinesi non si placa.  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nablus. &lt;/strong&gt;Mentre l'esercito israeliano è impegnato nella repressione di un intero villaggio nella provincia di Nablus, &lt;a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=17792"&gt;Awarta&lt;/a&gt;, i coloni agiscono indisturbati nel resto nei Territori palestinesi occupati:&amp;nbsp; &lt;p&gt;- coloni israeliani dell'insediamento illegale di Gilead hanno assaltato un'abitazione palestinese nel villaggio di Sarrah, 10 km ad ovest di Nablus. Qui hanno sradicato 60 alberi di ulivo e 17 mandorli nella zona di Bi'r al-Ghazal&amp;nbsp; &lt;p&gt;- un'abitazione palestinese ubicata sulla strada che da Nablus conduce a Qalqiliya è stata presa a sassate dai coloni israeliani. Identiche aggressioni si sono registrate nei villaggi della provincia di Nablus: Burin, Madama, 'Asiurah sud e Hawara. Gli ingressi principali ai villaggi sono stati chiusi.&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Qalqiliya est. &lt;/strong&gt;A Safout sono stati incendiati un mezzo agricolo e un'automobile di cittadini palestinesi.&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ramallah. &lt;/strong&gt;Dalla colonia di Beit El, i coloni israeliani sono scesi nei villaggi palestinesi e hanno incendiato due automobili di proprietà palestinese nel campo di Halazoun  &lt;p&gt;- altre due autovetture sono state incendiate nel villaggio di Doura.&amp;nbsp; &lt;p&gt;Ad &lt;strong&gt;al-Khalil (Hebron)&lt;/strong&gt;, vari attacchi dei coloni hanno preso di mira i palestinesi nel centro cittadino.&amp;nbsp; &lt;p&gt;- I soldati d'occupazione israeliani hanno sparato contro un palestinese al volante della propria auto, facendolo sbandare e provocando un incidente  &lt;p&gt;- i coloni israeliani armati sono scesi in strada in tutta la provincia di Hebron: dal villagio di Beit 'Awa al campo profughi di al-'Oroub, assaltando diverse automobili palestinesi con il lancio di pietre. &lt;br&gt;Hamza Jaber az-Zer, residente a Hebron, è stato ferito lievemente su via ash-Shalalah.&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Betlemme.&lt;/strong&gt; Dal blocco coloniale israeliano di Gush Etzion, i coloni hanno posizionato sei caravan nel villaggio di al-Jaba'ah, ad ovest di Betlemme;  &lt;p&gt;- anche nell'area nota come "at-Touf", tra i villaggi di Jaba'ah e Sourif, i coloni hanno eretto altri sei caravan su decine di ettari di terra palestinesi.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-7036791671581275866?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/cisgiordania-tra-la-violenza-dei-coloni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7036791671581275866'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7036791671581275866'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/cisgiordania-tra-la-violenza-dei-coloni.html' title='Cisgiordania tra la violenza dei coloni israeliani'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-5554447507765550010</id><published>2011-03-15T18:35:00.001+01:00</published><updated>2011-03-15T18:37:06.074+01:00</updated><title type='text'>Manifestazioni in Cisgiordania per unità nazionale</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;em&gt;"Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it"&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ramallah - dal nostro corrispondente Mohammad Awad&lt;/strong&gt;. All’appello per le manifestazioni&lt;a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=17799"&gt; per la fine delle divisioni e l'unità nazionale&lt;/a&gt; del 15 marzo divulgato su “Fabebook” hanno risposto numerosi anche in Cisgiordania.  &lt;p&gt;Dal presidio di piazza “Milite ignoto” nella Striscia di Gaza alla Cisgiordania occupata, migliaia di cittadini palestinesi hanno preso parte oggi alle numerose iniziative popolari promosse dai ragazzi per chiedere “la fine delle divisioni e l’unità nazionale”.  &lt;p&gt;Nella città di &lt;strong&gt;Nablus&lt;/strong&gt;, a nord della Cisgiordania, sono scesi in piazza centinaia di ragazzi sventolando la bandiera palestinese.  &lt;p&gt;In un’intervista rilasciata al nostro corrispondente dalla Cisgiordania, Mona al-Mansour, deputato di Hamas nel Consiglio legislativo (Clp), ha espresso il personale entusiasmo e ha riconosciuto all'iniziativa un diritto dei giovani palestinesi "privati della libertà e repressi nella libertà d’opinione politica".  &lt;p&gt;“Il rilascio di tutti i detenuti e prigionieri palestinesi è una delle principali questioni da affrontare alla luce del dialogo per la riconciliazione nazionale, dibattito che dovrà avvenire anzitutto tra i due principali gruppi politici palestinesi: Hamas e Fatah”.    &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-5554447507765550010?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/manifestazioni-in-cisgiordania-per.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5554447507765550010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5554447507765550010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/manifestazioni-in-cisgiordania-per.html' title='Manifestazioni in Cisgiordania per unità nazionale'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-1914228250067393163</id><published>2011-03-10T20:17:00.001+01:00</published><updated>2011-03-10T20:17:06.160+01:00</updated><title type='text'>Il petrolio dell’Arabia Saudita basterà?</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;em&gt;di &lt;strong&gt;Debora Billi&lt;/strong&gt;.&lt;/em&gt;  &lt;p&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/in-morte-di-un-elefante/96273/"&gt;http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/09/in-morte-di-un-elefante/96273/&lt;/a&gt;.  &lt;p&gt;Il più grande degli elefanti, quello che ha fatto la storia, si chiama Ghawar e sta morendo in&lt;strong&gt; Arabia Saudita&lt;/strong&gt;. Gli “elefanti”, in gergo petrolifero, sono i giacimenti da oltre un miliardo di barili di riserve provate e recuperabili: Ghawar, il re, ne vanta circa 80 miliardi. Un mostro che fornisce ininterrottamente energia al mondo dal 1951. &lt;br&gt;Ghawar è ai suoi &lt;strong&gt;ultimi anni di vita&lt;/strong&gt;. Ha raggiunto il massimo della produzione giornaliera nel 2005, ed ora è soggetto ad un declino dell’8% annuo. Come per tutti i veri grandi della Terra, la sua agonia è lunga e non sarà indolore. Ghawar ha visto cambiare moltissimo il Paese intorno a lui, nei 60 anni della sua esistenza, un Paese che gli è indissolubilmente legato e che si è trasformato proprio grazie al petrolio.  &lt;p&gt;Dalla nascita di Ghawar, in Arabia Saudita la popolazione è aumentata di sei volte e il consumo petrolifero interno di quasi cinque volte: un consumo interno che aumenta, e l’elefante in agonia, significano progressive&lt;strong&gt; difficoltà per le esportazioni&lt;/strong&gt;.&lt;br&gt;Molti contano sull’Arabia Saudita per rimpiazzare la produzione che manca in Nord Africa e in altri Paesi in crisi politica. Ma, come rivelato anche da alcuni &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/business/2011/feb/08/saudi-oil-reserves-overstated-wikileaks?intcmp=239"&gt;recenti cablo di Wikileaks&lt;/a&gt;, non c’è da farci un cieco affidamento. Malgrado i molteplici annunci di “no problem”, l’Arabia i problem li ha eccome. E &lt;a href="http://www.arabianbusiness.com/saudi-aramco-said-sell-crude-oil-cargo-from-okinawa-383182.html"&gt;si vocifera&lt;/a&gt; persino che i suoi sforzi di &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Swing_producer"&gt;&lt;em&gt;swing producer&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; arrivino da &lt;strong&gt;riserve strategiche sparse per il mondo &lt;/strong&gt;più che da greggio fresco di pozzo. Greggio per giunta di bassa qualità, sicuramente inferiore a quello libico, ad esempio, e di più difficile raffinazione.&lt;br&gt;Riuscirà l’Arabia Saudita a tenere il passo con le pressanti richieste che arrivano da tutto il mondo, e a contribuire a calmare il prezzo del barile? Fino a domani, sicuramente; dal giorno dopo non si sa. L’11 marzo porterà anche in Arabia Saudita quel &lt;strong&gt;“giorno della rabbia” &lt;/strong&gt;che sta sollevando ovunque minacciose tempeste dall’esito incerto. La gioventù saudita chiederà libertà e democrazia, certamente, ma in realtà siamo di fronte all’incontro della curva ascendente di popolazione e domanda interna, con la curva discendente dei giacimenti in esaurimento. E questo incontro è il momento del destino a cui tutti i Paesi produttori di petrolio sono chiamati prima o poi a rispondere, non si scappa. Ghawar, insieme a tutti noi, resterà a guardare.    &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-1914228250067393163?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/il-petrolio-dellarabia-saudita-bastera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1914228250067393163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1914228250067393163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/il-petrolio-dellarabia-saudita-bastera.html' title='Il petrolio dell’Arabia Saudita basterà?'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-4682913866865586451</id><published>2011-03-10T20:12:00.001+01:00</published><updated>2011-03-10T20:12:33.735+01:00</updated><title type='text'>La Libia e il ritorno dell'Imperialismo Umanitario</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;em&gt;di &lt;strong&gt;Jean Bricmont&lt;/strong&gt;* -&amp;nbsp; fonte&amp;nbsp; www.counterpunch.org&lt;/em&gt;. &lt;p&gt;&lt;em&gt; &lt;h6&gt;Traduzione di l'Ernesto online&lt;/h6&gt;&lt;/em&gt;E' riapparsa la banda al completo: i partiti della Sinistra Europea (i partiti comunisti “moderati”), i “Verdi” di José Bové, ora alleati di Daniel Cohn Bendit, che ancora non ha trovato una sola guerra degli USA-NATO che non gli piaccia, vari gruppi trotskisti, e, naturalmente, Bernard-Henri Lévy e Bernard Kouchner, tutti a chiedere qualche forma di “intervento umanitario” o accusando la sinistra latinoamericana, le cui posizioni sono molto più sensate, di agire come “utili idioti” del “tiranno libico”.  &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Dodici anni dopo, è tutto esattamente uguale al Kosovo. Centinaia di migliaia di iracheni morti, la NATO in una posizione difficilissima in Afghanistan, e non si è imparato nulla! La guerra del Kosovo venne fatta per fermare un genocidio inesistente, la guerra dell'Afghanistan per proteggere le donne (andateci e verificate qual'è la loro situazione ora), e la guerra dell'Iraq per proteggere i curdi. Quando si capirà che a tutte le guerre vengono attribuite giustificazioni umanitarie? Persino Hitler “proteggeva minoranze” in Cecoslovacchia e Polonia.&lt;br&gt;D'altro lato, Robert Gates avverte che qualsiasi segretario di stato che suggerisca al presidente degli Stati Uniti di inviare truppe in Asia o in Africa “deve essere esaminato nella testa”. Anche l'ammiraglio Mullen consiglia prudenza. Il grande paradosso dei nostri tempi è che i quartier generali del movimento della pace stanno al Pentagono e al Dipartimento di Stato, mentre il partito interventista è rappresentato da una coalizione di neo-conservatori e liberali interventisti, compresi guerrieri umanitari della sinistra ed ecologisti, femministe e comunisti pentiti.&lt;br&gt;Così ora, tutti dobbiamo consumare meno per il riscaldamento globale del pianeta, ma le guerre della NATO sono riciclabili e l'imperialismo ha assunto uno sviluppo sostenibile.&lt;br&gt;E' naturale che gli Stati Uniti andranno o meno a una guerra per ragioni totalmente indipendenti dai consigli offerti dalla sinistra filo-guerra. Il petrolio non sarà probabilmente il fattore decisivo perché qualsiasi nuovo governo libico dovrà vendere petrolio e la Libia non esercita l'influenza necessaria per avere un peso importante sul prezzo del petrolio. E' chiaro che l'instabilità della Libia genera speculazione che di per sé stessa colpisce i prezzi, ma questa è un'altra cosa. I sionisti hanno probabilmente due idee non collimanti sulla Libia: odiano Gheddafi e gli piacerebbe rovesciarlo come Saddam, nel modo più umiliante, ma non sono sicuri sul fatto che gli possa piacere l'opposizione (e per il poco che sappiamo, non gli piacerà).&lt;br&gt;Il principale argomento invocato a favore della guerra è che le cose si compiranno rapidamente e facilmente, che verranno riabilitati la NATO e l'intervento umanitario, la cui immagine è stata macchiata in Iraq e Afghanistan. Una nuova Grenada o, almeno, un nuovo Kosovo, è esattamente ciò di cui si ha bisogno. Un'altra motivazione è che l'intervento è il miglior modo per controllare i ribelli, andando a “salvarli” nella loro marcia verso la vittoria. Ma è improbabile che funzioni: Karzai in Afghanistan, i nazionalisti kosovari, gli sciiti in Iraq e naturalmente Israele sono molto felici di ricevere l'aiuto statunitense, quando ne hanno bisogno, ma dopo continuano con i propri piani. Inoltre, un'occupazione militare completa della Libia dopo la sua “liberazione” sarà difficile da conservare, il che naturalmente rende l'occupazione meno attrattiva dal punto di vista degli USA.&lt;br&gt;D'altro canto, se le cose andassero male, sarà probabilmente l'inizio della fine dell'impero statunitense. Da qui la prudenza dei funzionari incaricati, il cui compito non è propriamente quello di scrivere articoli per “Le Monde” o di parlare contro dittatori di fronte alle camere.&lt;br&gt;E' difficile per un cittadino qualunque sapere cosa stia succedendo esattamente in Libia, perché i media occidentali si sono screditati completamente con la loro copertura dei fatti in Iraq, Afghanistan, Libano e Palestina, e le fonti alternative non sono sempre affidabili. Questo non ha toccato naturalmente la sinistra filo-guerra che è assolutamente convinta che le peggiori informazioni su Gheddafi siano veritiere, come dodici anni fa con Milosevic.&lt;br&gt;Il ruolo negativo del Tribunale Speciale Internazionale si è esplicitato un'altra volta, in questa occasione, come successe con il Tribunale Speciale Internazionale per la Jugoslavia, nel caso del Kosovo. Una delle ragioni per cui c'è stato uno spargimento di sangue relativamente limitato in Tunisia e in Egitto è che c'erano vie d'uscita possibili per Ben Ali e Mubarak. Ma la “giustizia internazionale” vuole assicurarsi che non ci sia via d'uscita possibile per Gheddafi, e neppure probabilmente per la gente vicina a lui, e con ciò lo incitano ad una guerra fino alla fine.&lt;br&gt;Se “un altro mondo è possibile”, come ripete la Sinistra Europea, allora, un altro Occidente dovrebbe essere possibile, e la Sinistra Europea dovrebbe cominciare a lavorare per quello. Le recenti riunioni dell'Alleanza Bolivariana possono servire da esempio: la sinistra in America Latina vuole la pace e si oppone all'intervento degli USA, perché sa di essere anch'essa nel mirino degli USA e che i suoi processi di trasformazione sociale richiedono, soprattutto, la pace e la sovranità nazionale. Per questo, viene suggerito di inviare una delegazione internazionale, possibilmente guidata da Jimmy Carter (che nessuno può chiamare marionetta di Gheddafi), per avviare un processo di negoziati tra il governo e i ribelli. La Spagna ha mostrato interesse all'idea, ma naturalmente Sarkozy l'ha respinta.  &lt;p&gt;Questa proposta potrebbe suonare utopica ma non lo sarebbe tanto se ottenesse il sostegno delle Nazioni Unite, che in questo modo assolverebbero alla loro missione – ma ciò è impossibile a causa dell'influenza degli USA e dell'Occidente. Però, non è così impossibile che ora, o in alcune crisi future, una coalizione non interventista di nazioni, comprese la Russia, la Cina i paesi dell'America Latina e forse altri, uniscano gli sforzi per costruire alternative affidabili contrapposte all'interventismo occidentale.&lt;br&gt;A differenza della sinistra dell'America Latina, la patetica versione europea ha perso il senso di ciò che significa fare politica. Non cerca di proporre soluzioni concrete ai problemi, ed è capace solo di assumere posizioni morali, in particolare nella denuncia di dittatori e della violazione dei diritti umani, assumendo un tono enfatico. La sinistra socialdemocratica segue la destra con qualche anno di ritardo e non ha idee proprie. La “sinistra radicale” si ingegna a denunciare i governi occidentali in tutti i modi possibili, ma allo stesso tempo chiede che questi stessi governi intervengano in giro per il mondo per difendere la democrazia. La sua mancanza di riflessione politica la rende particolarmente vulnerabile alle campagne di disinformazione e rischia di trasformarla in una sorta di sostenitore passivo delle guerre USA-NATO.&lt;br&gt;Questa sinistra non ha un programma coerente e non saprebbe che fare nel caso che qualche dio la portasse al potere. Invece di “appoggiare” Chavez e la Rivoluzione Bolivariana, uno slogan senza senso che alcuni adorano ripetere, si dovrebbe umilmente imparare da loro soprattutto cosa significa fare politica.   &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-4682913866865586451?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/la-libia-e-il-ritorno-dell-umanitario.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/4682913866865586451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/4682913866865586451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/la-libia-e-il-ritorno-dell-umanitario.html' title='La Libia e il ritorno dell&amp;#39;Imperialismo Umanitario'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-7624714536431575687</id><published>2011-03-05T21:05:00.001+01:00</published><updated>2011-03-05T21:05:00.499+01:00</updated><title type='text'>Perché dico no all’intervento in Libia</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;Scritto da Massimo Fini Venerdì 04 Marzo 2011  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;img alt="obamaintervention" src="http://www.megachip.info/images/stories/rokstories/obamaintervention.jpg" width="410" height="200"&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/perche-dico-no-all%E2%80%99intervento-in-libia/94856/"&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/a&gt;, 3 marzo 2011.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;di &lt;strong&gt;Massimo Fini&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Hillary Clinton, sia pur in modo ambiguo, ha ventilato la possibilità di un &lt;strong&gt;intervento militare americano e Nato&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;in Libia&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;“Continueremo a esplorare tutte le possibili vie per ulteriori azioni… Non c’è alcuna azione militare imminente che coinvolga navi statunitensi”&lt;/em&gt;. Le parole chiave sono “tutte” e “imminente”. Quando si afferma che “tutte” le opzioni sono possibili si include anche quella militare. E ciò che non è “imminente” oggi potrebbe diventarlo domani. Intanto la Sesta flotta è in rotta verso le coste libiche e l’Italia ha già autorizzato gli Usa a usare, per i suoi aerei, la base di Sigonella &lt;em&gt;“a scopi esclusivamente umanitari”&lt;/em&gt;. E si sa come vanno a finire gli &lt;strong&gt;&lt;em&gt;“scopi umanitari”&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;gestiti da piloti americani dal grilletto facile. &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Un intervento militare americano, inglese, Nato o comunque straniero in Libia non sarebbe &lt;strong&gt;in alcun modo accettabile&lt;/strong&gt;. Per motivi di principio e per ragioni molto concrete. Per il principio dell’autodeterminazione dei popoli sancito solennemente a Helsinki nel 1975 e sottoscritto da quasi tutti gli Stati del mondo. Per il principio di diritto internazionale di &lt;em&gt;“non ingerenza negli affari interni degli altri Paesi”&lt;/em&gt;. E infine perché gli stessi rivoltosi libici, pur essendo in inferiorità militare rispetto ai mezzi di cui dispone Gheddafi, hanno dichiarato che non lo vogliono. &lt;em&gt;“È una questione che deve essere risolta solo fra noi libici”&lt;/em&gt;. Capiscono benissimo che un intervento americano sarebbe un modo per &lt;strong&gt;mettere il cappello sulla loro rivolta&lt;/strong&gt; e non vogliono aver versato e versare il loro sangue per vedersi imporre, alla fine, una “pax americana”.&lt;br&gt;Non tocca agli americani stabilire chi ha torto e chi ha ragione in Libia. Sarà il verdetto del campo, il sacrosanto verdetto del campo di battaglia, a deciderlo. Così come non toccava agli americani nel conflitto kosovaro-serbo, dove si confrontavano due ragioni: quella dell’indipendentismo albanese e quella dello Stato serbo a mantenere l’integrità dei propri confini e la sovranità su una regione, il &lt;strong&gt;Kosovo&lt;/strong&gt;, che nella storia di quel Paese è considerata, come da noi il Piemonte, &lt;em&gt;“la culla della Patria serba”&lt;/em&gt;. Gli americani decisero invece che le ragioni stavano solo dalla parte degli indipendentisti albanesi e, ponendo un &lt;strong&gt;precedente pericolosissimo&lt;/strong&gt;, bombardarono per 72 giorni una grande capitale europea come Belgrado (naturalmente oggi in Kosovo c’è la più grande base militare americana del mondo ed è stata perpetrata la più colossale “pulizia etnica” dei Balcani: dei 360 mila serbi che vi risiedevano ne sono rimasti solo 60 mila).&lt;br&gt;Quando sento parlare di “diritti umani” io metto, idealmente, mano alla pistola. Perché vuol dire che si sta per aggredire qualcuno. Come è avvenuto in &lt;strong&gt;Afghanistan&lt;/strong&gt;, dove per imporre alle donne di liberarsi del burqa, esportare la democrazia e cacciare i talebani che avevano almeno assicurato a quel Paese sei anni di pace in tanti di guerra, l’occupazione Usa-Nato ha provocato, direttamente con i bombardamenti aerei a tappeto e indirettamente per le reazioni della guerriglia, 60 mila vittime civili mentre il 40% dei ricoverati in ospedale sono bambini al di sotto dei 14 anni. Un perfetto&lt;strong&gt; “intervento umanitario”&lt;/strong&gt;.&lt;br&gt;L’altro ieri, in un agguato talebano, &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/28/afghanistan-morto-un-militare-italiano-altri-quattro-sono-stati-feriti/94351/"&gt;è morto un alpino&lt;/a&gt;. I nostri comandi militari la devono smettere di dirci &lt;strong&gt;menzogne&lt;/strong&gt;. Hanno affermato che i tredici mezzi corazzati, su cui viaggiava anche il tenente Massimo Ranzani, erano di ritorno dal villaggio di Adraskan dove avevano &lt;em&gt;“prestato assistenza medica ad alcuni ammalati”&lt;/em&gt;. Ora, per &lt;em&gt;“prestare assistenza medica ad alcuni ammalati”&lt;/em&gt; non ci si muove con tredici blindati. Oppure la situazione in Afghanistan è talmente compromessa che anche per un’operazione così semplice ci vuole una protezione militare imponente non solo nei confronti dei talebani, ma delle &lt;strong&gt;reazioni della popolazione&lt;/strong&gt;. &lt;em&gt;“E quando tu devi temere la popolazione qualche domanda dovresti pur portela” &lt;/em&gt;mi ha detto Cecilia Strada che, con Emergency, in Afghanistan è di casa.&lt;br&gt;Gli &lt;strong&gt;italiani &lt;/strong&gt;si meravigliano di essere colpiti mentre svolgono “azioni umanitarie”. Nel dicembre 2007, quando un militare italiano fu ucciso e altri tre feriti mentre stavano riassestando un ponte nella valle di Laghman, il principale portavoce del Mullah Omar, Oari Yusaf Ahmadi, descritto come&lt;em&gt; “giovane, gentile, cortese”&lt;/em&gt;, al giornalista del &lt;em&gt;Corriere &lt;/em&gt;Andrea Nicastro che gli obiettava che gli italiani volevano solo fare un’opera di bene, rispose seccamente:&lt;em&gt; “Colpiremo ancora gli italiani. Non ci interessa se distribuiscono elemosine o sparano. Sono &lt;strong&gt;alleati degli americani e quindi invasori&lt;/strong&gt;. Se ne devono andare. Prima lo capiscono e meglio sarà per loro”&lt;/em&gt;.&lt;br&gt;In un recentissimo reportage, &lt;em&gt;La terra dei Taliban&lt;/em&gt; (settembre 2010), il giornalista inglese Jonathan Steele, del &lt;em&gt;Guardian&lt;/em&gt;, riferisce che dopo dieci anni di occupazione tutti gli afghani, talebani e non, pashtun, tragiki, hazara, gente delle campagne e persone colte delle città, uomini e donne, persino le professioniste che sono state le più sacrificate dalla rigida interpretazione talebana della sharia, vogliono una cosa sola: che gli stranieri se ne vadano e poter &lt;strong&gt;risolvere da soli&lt;/strong&gt;, fra loro, fra afghani, le proprie questioni.&lt;br&gt;Mentre persino il presidente Berlusconi mostra qualche perplessità sulla missione afghana, i ministri La Russa e Frattini continuano a ripetere come un disco rotto che &lt;em&gt;“siamo legati ai nostri &lt;strong&gt;impegni internazionali&lt;/strong&gt;”&lt;/em&gt;. È una menzogna. Gli &lt;strong&gt;olandesi &lt;/strong&gt;che, a differenza nostra, si sono battuti bene nella zona forse più pericoloae di tutto l’Afghanistan, nell’Urozgan, patria del Mullah Omar, in Helmand, se ne sono andati nell’agosto 2010 dopo aver perso 26 uomini, fra cui il figlio del loro comandante Van Hum, quasi tre volte più degli italiani in proporzione al loro contingente di mille effettivi. Entro il 2011 se ne andranno i &lt;strong&gt;canadesi&lt;/strong&gt;, che hanno combattuto anch’essi in Helmand perdendo, al luglio 2010, 151 uomini su 2800. Nel 2012 sarà la volta dei &lt;strong&gt;polacchi&lt;/strong&gt;. Solo noi dobbiamo rimanere a fare i cani fedeli degli americani?&lt;br&gt;&lt;em&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/03/perche-dico-no-all%E2%80%99intervento-in-libia/94856/"&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/a&gt;, 3 marzo 2011.&lt;/em&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-7624714536431575687?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/perche-dico-no-allintervento-in-libia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7624714536431575687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7624714536431575687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/perche-dico-no-allintervento-in-libia.html' title='Perché dico no all’intervento in Libia'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-5484240532154440138</id><published>2011-03-04T20:54:00.002+01:00</published><updated>2011-03-05T21:06:56.154+01:00</updated><title type='text'>Politica</title><content type='html'>&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.megachip.info/" title="http://www.megachip.info/"&gt;http://www.megachip.info/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di &lt;b&gt;Marino Badiale&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;Massimo Bontempelli&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;.  &lt;br /&gt;Il colpo di Stato di Berlusconi è già iniziato. Berlusconi si è trovato in questi mesi nella stessa situazione in cui si trovava Mussolini nel 1924, all'indomani dell'omicidio Matteotti, con lo scandalo e l'inizio di erosione del suo potere che ne seguì: nella situazione, cioè, di dover scegliere fra la rovina politica e personale e l'abbattimento delle regole della democrazia per l'instaurazione di un potere dispotico. Berlusconi, come Mussolini nel '24, ha scelto questa seconda strada.  &lt;br /&gt;Le analogie ovviamente finiscono qui. L'esito di un colpo di Stato di Berlusconi sarebbe molto diverso da quello di Mussolini.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per capire questo punto, occorre riprendere ciò che abbiamo scritto in “&lt;a href="http://www.megachipdue.info/tematiche/beni-comuni/5131-un-tramonto-pericoloso.html"&gt;Un tramonto pericoloso&lt;/a&gt;” sulla natura del blocco sociale che sostiene Berlusconi. Si tratta di un &lt;b&gt;arcipelago di feudi di potere economico, politico e criminale&lt;/b&gt;: per dirla con una parola divenuta corrente, di &lt;b&gt;cricche&lt;/b&gt;. Da un simile blocco sociale non può nascere un totalitarismo di Stato, ma soltanto un illegalismo dell'arbitrio, volta a volta condizionato e necessitato dai rapporti di potere tra le cricche (il totale arbitrio, infatti, non è affatto libertà, ma, come è dimostrato dalla logica hegeliana, coincide con la totale necessità). In questa situazione si manifestano due linee di forza, una a favore di Berlusconi e una contraria.  &lt;br /&gt;A favore di Berlusconi giocano elementi noti a tutti: il suo &lt;b&gt;potere mediatico&lt;/b&gt; in un'epoca in cui modelli mentali e comportamentali sono sempre più di origine televisiva, e la sua capacità comunicativa nei confronti di una sempre più estesa opinione pubblica involgarita. Oltre a questo, si può notare che &lt;b&gt;il suo impero economico &lt;/b&gt;è esso stesso una delle cricche, anzi &lt;b&gt;la principale delle cricche&lt;/b&gt;. Si tratta di una grossa realtà che genera essa stessa affari e profitti non solo per Berlusconi, ma anche per un'ampia parte del variegato mondo affaristico che lo sostiene. Ognuno dei feudi di questo arcipelago sa che il proprio destino, se Berlusconi dovesse cadere, è di cadere insieme a lui, e questo fatto induce tutti ad una certa compattezza nel sostenerlo.  &lt;br /&gt;Contro Berlusconi c'è il fatto che questo stesso arcipelago, che ha in lui l'unico collante, è messo oggi in difficoltà in primo luogo dall'&lt;b&gt;impossibilità di una crescita continua della spesa clientelare-affaristico-mafiosa&lt;/b&gt; quale sarebbe necessaria per alimentare l'insieme dei feudi economici che a lui fanno capo, sempre più numerosi e avidi, e in secondo luogo dalla &lt;b&gt;mancanza&lt;/b&gt; al suo interno di qualsiasi tipo di &lt;b&gt;unità o solidarietà di tipo ideologico o culturale&lt;/b&gt;. Il fatto che la spesa possibile è oggi inferiore a quanto necessario al sostentamento delle cricche, e il fatto che manchi una minima solidarietà, rende la compattezza del sostegno a Berlusconi meno forte di quanto possa sembrare. Di fronte alla crisi del suo potere, ciascuno calcola se sia più conveniente sostenerlo o riciclarsi con altri. Ma poiché non c'è spazio per tutti, il riciclaggio funzionerà solo per pochi, per quelli che riusciranno a cambiare casacca al momento giusto: né troppo presto, come hanno fatto i finiani che stanno tornando alla casa madre, né troppo tardi, quando ormai non ci sarà più spazio per loro.  &lt;br /&gt;Per contrastare la tendenza, a lui sfavorevole, allo smottamento della sua base di sostegno, &lt;b&gt;Berlusconi non ha altra scelta che quella di un colpo di Stato&lt;/b&gt;. Non si deve però pensare ai carri armati che presidiano il parlamento e la televisione. Il colpo di Stato berlusconiano consiste nell'uso della maggioranza parlamentare per stravolgere ogni regola costituzionale.  &lt;br /&gt;Questo colpo di Stato, come si è detto, &lt;b&gt;è già in corso&lt;/b&gt;. Il suo primo atto è avvenuto quando Berlusconi, nell'autunno scorso, non si è più limitato a difendersi dai processi che lo riguardano evitandoli con tutti gli espedienti possibili, ma ha dichiarato passibili di punizione i magistrati che osano indagarlo. Partendo da qui ha rifiutato tutte le regole di controllo che la Costituzione prevede. Ha richiesto un voto del Parlamento per sancire che la procura di Milano non è competente a giudicare il tipo di reato da lui commesso. In questo modo ha attribuito alla Camera una decisione sulla natura giuridica di un reato commesso, che la Costituzione esclude che possa spettare all'organo legislativo. Un simile voto del Parlamento ha mirato quindi all'abolizione della divisione costituzionale dei poteri, e di conseguenza alla creazione di un potere arbitrario.  &lt;br /&gt;&lt;img alt="berlugrip001" height="151" src="http://www.megachip.info/images/stories/Personaggi/politici/berlugrip001.jpg" width="230" /&gt;I passaggi successivi a cui Berlusconi mira per completare il colpo di Stato sono: elezioni politiche che gli assicurino una larga maggioranza, poi l'uso di questa maggioranza per farsi eleggere Presidente della Repubblica, infine la nomina da Presidente della Repubblica di giudici della Corte Costituzionale a lui obbedienti. In questo modo Berlusconi potrebbe far passare &lt;b&gt;qualsiasi legge, anche la più anticostituzionale&lt;/b&gt;, senza nemmeno bisogno di un cambiamento formale della Costituzione (in parziale analogia con la Germania nazista, che come è noto non abolì mai la Costituzione di Weimar).  &lt;br /&gt;In questa situazione &lt;b&gt;gli scenari possibili sono tre&lt;/b&gt;: la &lt;b&gt;continuazione del governo Berlusconi &lt;/b&gt;attraverso il successo del suo colpo di Stato; &lt;b&gt;elezioni anticipate&lt;/b&gt; come esito di una situazione di stallo, attraverso le quali venga deciso il successo o la sconfitta del colpo di Stato; infine, la &lt;b&gt;caduta di Berlusconi&lt;/b&gt; attraverso la sfiducia della maggioranza del parlamento, con conseguente formazione di un governo di transizione.  &lt;br /&gt;Il primo scenario è secondo noi il meno probabile, perché crediamo che il blocco politico e parlamentare che sostiene il governo Berlusconi, sia meno solido di quanto appaia nel momento in cui scriviamo queste righe (inizio marzo 2011). La crisi economica renderà infatti necessarie scelte sempre più drastiche di riduzione della spesa pubblica anche a svantaggio del sistema delle cricche, e ciò esaspererà le loro competizioni, con effetti di sfaldamento dell'unità delle loro espressioni politiche.  &lt;br /&gt;Anche il secondo scenario è secondo noi poco probabile, perché le elezioni anticipate creerebbero una prolungata situazione di instabilità che i ceti dominanti non vogliono. Gli stessi deputati, inoltre, rifuggono dall'idea di dovere di nuovo contendersi i loro comodi seggi.  &lt;br /&gt;Rimane il terzo scenario, che è secondo noi il più probabile, per le ragioni stesse che rendono meno probabili gli altri due.  &lt;br /&gt;La questione fondamentale che questi scenari pongono è molto semplice: le forze che intendono contrastare il sistema che ha portato l'Italia alla rovina, devono, al fine di evitare che il baratro del paese sia allarghi ancora, per prima cosa impegnarsi a far fallire il piano golpista di Berlusconi, alleandosi con chiunque lo possa contrastare, e rimandando al dopo Berlusconi ogni altra questione, oppure devono sviluppare la propria opposizione politica e sociale contro l'intero complesso dei ceti dominanti? Se si risponde che è prioritaria la caduta di Berlusconi, la conseguenza sul piano politico è quella dell'alleanza con tutte le forze non berlusconiane: il centro-sinistra, il centro-centro di Casini e Rutelli, i finiani; sul piano sociale quella di soprassedere per il momento al conflitto sociale con quella parte dei ceti dominanti che osteggia Berlusconi.  &lt;br /&gt;Noi consideriamo questa strategia radicalmente sbagliata, non per amore di estremismo, perché, anzi, riterremmo positivo qualsiasi compromesso che riducesse il terreno da cui è germinato il berlusconismo, ma perché siamo convinti che le attuali forze parlamentari di opposizione a Berlusconi, e i loro referenti economici e sociali, non facciano che allargare questo terreno.  &lt;br /&gt;Non si riflette mai abbastanza sul fatto che negli ultimi venti anni tutte le volte che la sinistra ha governato o condizionato il governo del paese, le elezioni successive sono state vinte da Berlusconi.  &lt;br /&gt;Ci fanno perciò disperare i segnali che cominciano a venire dalle forze migliori del paese di fronte alla prospettiva di elezioni anticipate: &lt;b&gt;Paolo Flores D'Arcais&lt;/b&gt; che si converte alla necessità di una grande coalizione antiberlusconiana, &lt;b&gt;Marco Travaglio&lt;/b&gt; che elogia &lt;b&gt;Nichi Vendola&lt;/b&gt; per avere proposto &lt;b&gt;Rosy Bindi&lt;/b&gt; come candidata alternativa a Berlusconi, &lt;b&gt;Barbara Spinelli &lt;/b&gt;che trova qualche aspetto positivo nella figura di &lt;b&gt;Romano Prodi&lt;/b&gt;.  &lt;br /&gt;Vorremmo poter ragionare su queste cose in maniera sobriamente razionale. Berlusconi è emerso come dominatore della scena politica italiana dalla melma sociale e culturale di un paese senza più speranza, senza più cultura, senza più memoria, involgarito nelle sue idee e nei suoi comportamenti. La questione fondamentale è se un governo diverso da quello di Berlusconi cominci a prosciugare questa melma, o, invece, mantenga in vita i processi degenerativi che la allargano. In questo secondo caso, anche personaggi privi della rozzezza e della cialtroneria di Berlusconi, non farebbero che &lt;b&gt;preparare il terreno &lt;/b&gt;al successo, con un altro protagonista, &lt;b&gt;dello stesso colpo di Stato non riuscito a Berlusconi&lt;/b&gt;.  &lt;br /&gt;Ragioniamo, per capirci, su quali siano i &lt;b&gt;problemi irrisolti&lt;/b&gt; che generano la&lt;b&gt; melma sociale&lt;/b&gt; e culturale di cui si è detto.  &lt;br /&gt;C'è il terribile problema del &lt;b&gt;lavoro senza valore&lt;/b&gt;. Lavoro senza valore vuol dire che la sua remunerazione è stata ridotta a vantaggio dei profitti, delle rendite, e di fasce ristrette e privilegiate del lavoro stesso (si pensi agli scandalosi compensi di manager, divi della televisione e del cinema, calciatori di successo, professionisti di spicco). Vuol dire che è stato privato di diritti al punto da tollerare che esso produca giornalmente morti e feriti, in mancanza di serie forme di controllo e di punizione dei responsabili di queste stragi. Vuol dire che l'occupazione non è più un obiettivo della politica economica degli Stati, vuol dire persino che i lavoratori sono indifesi rispetto a vere e proprie truffe dei datori di lavoro. Se il lavoro non ha più valore e le competenze lavorative non generano più considerazione sociale, non rimane che il denaro come regolatore di rapporti e ruoli sociali: ecco una melma da cui è germinato il Berlusconismo.  &lt;br /&gt;C'è il problema di una &lt;b&gt;corruzione generalizzata&lt;/b&gt; che ha distrutto ogni etica collettiva. È venuto meno in tal modo il senso di un'appartenenza comunitaria che definisca in termini passabilmente oggettivi diritti e doveri: ecco un'altra melma da cui è germinato il berlusconismo.  &lt;br /&gt;Il lavoro senza valore, la corruzione, la &lt;b&gt;riduzione del personale pubblico&lt;/b&gt; in tutti i settori, anche i più utili, e la nuova economia globalizzata e speculativa, hanno chiuso ogni prospettiva alla gioventù italiana. O, meglio, l'hanno divisa in due settori: una minoranza di raccomandati e di figli di papà, che trova senza difficoltà posti e redditi anche in mancanza di qualsiasi competenza e merito, e una maggioranza per la quale qualunque formazione culturale e professionale non serve ad un inserimento stabile nella società lavorativa.  &lt;br /&gt;Questi giovani passano da un contratto precario ad un altro, non vedono mai valorizzati i loro talenti, sono illusi con &lt;i&gt;stage &lt;/i&gt;usati per ottenere da loro lavori temporanei non pagati, sono indirizzati a tirocini non pagati che in otto casi su dieci non sfociano in un lavoro regolare. Una gioventù lasciata in questo vuoto degradante è un'altra melma da cui è germinato il berlusconismo.  &lt;br /&gt;C'è poi il terribile problema dell'ambiente senza tutele: si tratta dei rifiuti che ormai lo sommergono e ne minacciano la vita, si tratta degli agenti della produzione che ne inquinano l'aria, le acque e i suoli, si tratta del consumo del territorio che ne ha prodotto il dissesto idrogeologico. Questa rovina ambientale trasmette, persino fisicamente, l'immagine di uno spazio pubblico svalutato e degradato, e dello spazio privato come ambito da difendere con qualunque mezzo per potere sviluppare la propria esistenza. Ecco un'altra melma da cui è germinato il berlusconismo.  &lt;br /&gt;Ci sono poi problemi altrettanto drammatici della povertà che ormai coinvolge milioni di persone, dell'immigrazione gestita in maniera demenziale, del controllo di ampi territori da parte della criminalità organizzata, di una giustizia messa nelle condizioni di non funzionare.  &lt;br /&gt;Analizzando questi problemi, si potrebbe dimostrare facilmente come le forze parlamentari di opposizione a Berlusconi siano strutturalmente inadatte non diciamo a risolverli, ma neanche a cominciare ad affrontarli.  &lt;br /&gt;Prima di elogiare la candidatura di Rosy Bindi ci si dovrebbe porre razionalmente il seguente quesito: un governo di centro-sinistra guidato da Rosy Bindi, ed esteso magari fino a tutta la sinistra cosiddetta radicale, riuscirebbe ad affrontare qualcuno di questi problemi? A restituire sul serio valore e dignità al lavoro? A restituire un futuro ai giovani? A tutelare l'ambiente e a ribonificarlo? E via dicendo.  &lt;br /&gt;Siamo pronti a dimostrare analiticamente che questo non è possibile. Del resto in passato nessun governo di centro-sinistra ha affrontato questi problemi, e questo dovrebbe pure mettere qualche pulce nell'orecchio a coloro che invocano una coalizione parlamentare antiberlusconiana.  &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Tutti i &lt;i&gt;trend &lt;/i&gt;negativi degli ultimi venti anni&lt;/b&gt; (durata sempre più lunga dei processi, allargamento delle differenze di reddito, progressione del degrado ambientale, e così via) hanno mantenuto la &lt;b&gt;stessa linea evolutiva&lt;/b&gt; indipendentemente dal colore dei governi del paese. La stessa sconcertante inefficacia dell'opposizione fatta a Berlusconi da parte del centrosinistra è un indice del fatto che gli oppositori affondano le loro radici nello stesso terreno in cui le affonda Berlusconi.  &lt;br /&gt;&lt;b&gt;La coalizione di forze che rovescerà Berlusconi è del tutto interna alla realtà stessa che ha consentito il successo di Berlusconi. &lt;/b&gt;Non c'è quindi nessuna speranza che da essa possa venire un contrasto ai processi di dissoluzione del paese. I problemi che attanagliano l'Italia non verranno neppure affrontati, i feudi criminali non verranno contrastati, e questo porterà dopo poco tempo al potere qualche altro personaggio, magari personalmente molto diverso da Berlusconi, ma a lui del tutto analogo nella funzione di protettore e collante degli interessi delle cricche. E fra questi interessi c'è in sostanza il colpo di Stato che Berlusconi sta in questi giorni tentando. Colpo di Stato, ripetiamolo, che non consiste nei carri armati per le strade o nell'invasione manu militari del Parlamento, ma nella sospensione, ad uso dei potenti, di ogni controllo di legalità e di ogni regola istituzionale, cioè nell'instaurazione dell'arbitrio dei potenti come principio fondamentale della “Costituzione materiale” del paese. Poiché il mondo delle cricche di questo ha bisogno, se non viene contrastato e sconfitto riprodurrà qualche altro personaggio che di questo bisogno si farà carico.  &lt;br /&gt;Il limite principale che impedisce di cogliere il nocciolo della questione è l'incapacità di vedere come certe scelte che presentano indubbi vantaggi immediati siano però cariche di &lt;b&gt;pericoli nel medio e lungo periodo&lt;/b&gt;.  &lt;br /&gt;Così, quando i dirigenti della socialdemocrazia tedesca nel 1914 appoggiano la scelta della guerra lo fanno in risposta a ben precise considerazioni: da un parte una loro opposizione alla guerra avrebbe comportato una dura repressione alla quale sapevano che il partito non era pronto, dall'altra si poteva pensare che l'appoggiare la guerra avrebbe potuto portare ad una sostanziale legittimazione del movimento socialista. Si trattava di considerazioni di corto respiro, spazzate via dall'imprevisto di una guerra rivelatasi enormemente più distruttiva, di vite umane e di ricchezze, di quanto potesse essere immaginato.  &lt;br /&gt;Allo stesso modo, la scelta della dirigenza del PCI nella seconda metà degli anni Venti di schierarsi senza riserve con l'Unione Sovietica e la sua direzione staliniana aveva ovviamente delle buone ragioni nell'immediato: il PCI era un partito piccolo e perseguitato in patria, l'appoggiarsi all'URSS poteva essere visto come l'unico modo di sopravvivere. Ma se questa impostazione ha pagato sul breve periodo, sul medio e lungo si è rivelata fallimentare, perché ha impedito al PCI di poter seriamente competere per il governo del paese nel periodo della guerra fredda, e ha trascinato il PCI verso la dissoluzione con la fine dell'URSS.  &lt;br /&gt;Allo stesso modo, la scelta di appoggiare una eventuale “grande coalizione” antiberlusconiana avrebbe certo, per le deboli forze antisistemiche, dei vantaggi immediati: in primo luogo la cacciata di Berlusconi, che sarebbe certo una cosa positiva, in secondo luogo, forse, una momentanea possibilità di accesso ai media antiberlusconiani, che in una fase di scontro acuto, sarebbero portati a valorizzare ogni voce che fosse possibile reclutare. Ma questi vantaggi immediati sarebbero ben presto surclassati dagli effetti negativi di una simile scelta. Appiattendosi sulla “grande coalizione” antiberlusconiana le forze antisistemiche perderebbero in realtà ogni possibilità di far vivere la propria diversità, e di far generare da questa diversità, in futuro, qualche effetto politico rilevante.  &lt;br /&gt;L'unica speranza di impedire il degrado sociale e civile del nostro paese sta nell'&lt;b&gt;intransigente opposizione a tutta intera la casta politica &lt;/b&gt;(di destra, centro e sinistra), che tutta intera è responsabile del degrado dell'Italia, tutta intera è corrotta, &lt;b&gt;tutta intera viola la Costituzione&lt;/b&gt; (a partire dall'appoggio comune alla partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan).  &lt;br /&gt;Una tale opposizione deve avere come punti di riferimento fondamentali la Costituzione della Repubblica Italiana, la difesa dei diritti e dei redditi dei lavoratori e dei ceti subalterni, un modello di economia che esca dal vincolo della crescita (una crescita che ormai è solo radicalmente distruttiva di natura e società), il rifiuto delle guerre di aggressione.  &lt;br /&gt;La proposta politica da fare a tutte le forze estranee alla casta politica e che si riconoscono in questi principi, è secondo noi quella di creare un fronte unitario che sappia condurre azioni comuni e partecipare alle competizioni elettorali per portare l'opposizione dentro le istituzioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-5484240532154440138?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/politica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5484240532154440138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5484240532154440138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/politica.html' title='Politica'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-8491096818038741532</id><published>2011-03-04T20:25:00.001+01:00</published><updated>2011-03-04T20:25:56.199+01:00</updated><title type='text'>Gaza: bombe israeliane diffondono il cancro</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;small&gt;Scritto il 2011-03-04 in News&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;img alt="" src="http://www.infopal.it/writable/img/fosforo.jpg" width="300"&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;"Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it"&lt;/em&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.presstv.ir/detail/168114.html"&gt;Press Tv&lt;/a&gt;. &lt;/strong&gt;Il numero di malati di cancro a Gaza ha subito un'impennata a causa dell'uso di uranio impoverito da parte dell'esercito israeliano, durante il massacro di due anni fa ai danni della Striscia: lo riferiscono fonti mediche. &lt;p&gt;Dopo la guerra, ha riportato ieri il corrispondente di Press Tv, i casi di cancro sono aumentati circa del 30%. &lt;p&gt;“Abbiamo affrontato una quantità nettamente maggiore di casi di leucemia e altri tipi di malattie – spiega l'oncologo Muhammad Atteya –. Molti pazienti provengono da aree colpite dagli aerei da combattimento israeliani, che facevano uso di armi chimiche illegali”. I casi sono stati registrati in particolare a Shifa, la maggiore struttura sanitaria della città assediata. &lt;p&gt;La guerra causò circa 1.400 morti e migliaia di feriti tra i palestinesi; la maggior parte delle vittime furono civili. &lt;p&gt;Già durante il conflitto, volontari medici norvegesi negli ospedali di Gaza riportarono che alcune delle vittime presentavano tracce di uranio impoverito nei loro corpi. &lt;p&gt;Un altro prodotto collaterale dell'offensiva israeliana è rappresentato dall'inquinamento e da altri danni ambientali: alcune misurazioni effettuate dopo la fine delle ostilità suggeriscono infatti che alcune aree dell'enclave sono ora 1.000 volte più radioattive dei livelli naturali, e i casi di cancro hanno cominciato a manifestarsi a ritmi quotidiani. &lt;p&gt;Come riferisce Zikra Ajur, esperto ambientale, “Israele utilizzò fosforo bianco sulla città, che divenne così un terreno di prova per tutte queste armi proibite”. &lt;p&gt;Oggi, la maggior parte delle armi di alta tecnologia contengono uranio impoverito o altri metalli pesanti. I loro residui possono essere sparsi dal vento, contagiare gli abitanti nelle immediate vicinanze e contaminare la catena alimentare. &lt;p&gt;Gli esperti medici ed ambientali sono d'accordo nell'affermare che l'ambiente e la popolazione della Striscia di Gaza soffriranno le gravi conseguenze dell'utilizzo delle armi proibite da parte d'Israele.   &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-8491096818038741532?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/gaza-bombe-israeliane-diffondono-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/8491096818038741532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/8491096818038741532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/gaza-bombe-israeliane-diffondono-il.html' title='Gaza: bombe israeliane diffondono il cancro'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-2822327595058830593</id><published>2011-03-04T19:08:00.000+01:00</published><updated>2011-03-04T19:08:53.840+01:00</updated><title type='text'>Quando lo Ior difendeva i ricchi da fisco e comunisti</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt;da &lt;i&gt;Il Fatto quotidiano&lt;/i&gt; del 2 marzo 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: small;"&gt;La storia è complicata e apparentemente marginale. Però è molto significativa, e non a caso è finita sulla scrivania di &lt;b&gt;Nello Rossi&lt;/b&gt;,  il procuratore aggiunto della Repubblica di Roma, che dallo scorso  settembre indaga per violazione delle norme anti-riciclaggio sullo Ior,  la banca vaticana, alla quale sono stati sequestrati 23 milioni di euro  al centro di operazioni definite dagli investigatori “sospette”.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’esposto presentato da&lt;b&gt; Carlo Rienzi&lt;/b&gt;, presidente  dell’associazione dei consumatori Codacons, prende le mosse da una  microscopica causa per sfratto finita in Cassazione dopo otto anni di  lite. L’inquilino sfrattato, ricostruendo i passaggi di proprietà della  casa presa in affitto nel 1978, ha scoperto che una notevole massa di  beni immobili, di proprietà della famiglia Sacchetti, hanno fatto avanti  e indietro in modo quantomeno acrobatico tra il portafoglio dei  ricchissimi e noti proprietari e quello dello Ior.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto inizia nel 1973. La Tarquinia spa, società che conteneva una lunga  lista di immobili della famiglia Sacchetti, decide di donare tutto il  suo patrimonio allo Ior. La donazione è fatta dall’amministratore unico  della società, Luigi Mennini, omonimo del &lt;b&gt;Luigi Mennini &lt;/b&gt;che  era braccio destro di monsignor Paul Marcinkus al vertice dello Ior e  fu arrestato nel 1981 per il crac Sindona e nel 1987 per il crac  Ambrosiano. Oggetto della donazione, tra l’altro, 800 ettari di terreni  nel comune di Tarquinia (Vt) e svariati appartamenti nella Capitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Rienzi si trattò di una donazione fittizia, e adesso toccherà ai  magistrati valutare la fondatezza dell’accusa, mentre il senatore  dell’Italia dei Valori Elio Lannutti ha presentato un’interrogazione  parlamentare suggerendo che l’Agenzia delle Entrate valuti i profili di  evasione fiscale di tutta la vicenda. L’evasione fiscale non si  prescrive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto è che tutto lascia pensare a una donazione con l’elastico. Nel  1988, quindici anni dopo la donazione, la Tarquinia spa ha lanciato un  aumento di capitale da 200 a 775 milioni di lire, interamente  sottoscritto dallo Ior con il conferimento di immobili provenienti dalla  donazione della stessa Tarquinia. Lo Ior diventa dunque azionista di  maggioranza della società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dalle carte  faticosamente messe insieme dallo studio Rienzi emerge  che nel 1998, secondo  un atto notarile, il signor Giulio Sacchetti  risulta unico proprietario del capitale della Tarquinia srl, pari a 775  milioni come dieci anni prima quando azionista di maggioranza era  diventato lo Ior.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Codacons non è stato in grado di risalire al meccanismo con cui lo  Ior è uscito dalla proprietà della Tarquinia. Forse una banale  compravendita. In ogni caso Rienzi ipotizza, e quindi segnala alla  Procura della Repubblica di Roma, il reato di “omessa/parziale  dichiarazione delle plusvalenze”. Infatti lo Ior, in base al Trattato  tra Italia e Santa Sede del 1929 e a una serie di leggi conseguenti e  successive, non paga nessun tipo di tassa sugli immobili: niente imposte  dirette (sul reddito), niente Invim (tassazione del maggior valore) o  imposta di registro al momento della compravendita, e via esentando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo l’accusa di Rienzi (che rimane tutta da dimostrare) lo Ior  avrebbe svolto in passato un ruolo prezioso per i grandi proprietari  immobiliari vicini alla Curia vaticana: assumeva fittiziamente la  proprietà dei beni in modo da sottrarli alle grinfie del fisco. Negli  anni Settanta, secondo il presidente del Codacons, parcheggiare i  patrimoni sotto l’ombrello del Vaticano serviva anche a esorcizzare i  timori legati all’avanzata elettorale del Pci (timori forse  ingiustificati, ma nondimeno presenti in larga parte della plutocrazia  capitolina).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso 30 dicembre il papa ha pubblicato un Motu proprio ,  equivalente a una legge, per adeguare la Santa sede agli standard  occidentali in materia di “prevenzione e contrasto delle attività  illegali in campo finanziario e monetario”. La commissione cardinalizia  che sovrintende alle attività dello Ior ha dato espressa delega al  presidente Ettore Gotti Tedeschi per adeguarsi alle nuove norme della  trasparenza papale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-2822327595058830593?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/quando-lo-ior-difendeva-i-ricchi-da_04.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/2822327595058830593'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/2822327595058830593'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/03/quando-lo-ior-difendeva-i-ricchi-da_04.html' title='Quando lo Ior difendeva i ricchi da fisco e comunisti'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-1438333512828493451</id><published>2011-02-27T20:33:00.001+01:00</published><updated>2011-02-27T20:33:58.079+01:00</updated><title type='text'>L’inizio della fine</title><content type='html'>&lt;h4&gt;&amp;nbsp;&lt;/h4&gt; &lt;p&gt;Scritto da Massimo Fini Sabato 26 Febbraio 2011 21:49  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;img alt="abbilusa" src="http://www.megachip.info/images/stories/copertine/abbilusa.jpg" width="308" height="150"&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;di &lt;strong&gt;Massimo Fini&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;.&amp;nbsp; &lt;em&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/26/l%E2%80%99inizio-della-fine-le-rivolte-popolari-in/94044/"&gt;Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2011 &lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le rivolte popolari in Tunisia, Egitto, Libia, Algeria, Marocco, Bahrein segnano l’inizio della &lt;strong&gt;fine dell’Impero americano&lt;/strong&gt;, e occidentale, in quelle regioni. Da quando hanno vinto la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti, nonostante tutte le loro belle parole di democrazia, hanno sostenuto i dittatori più infami, corrotti e sanguinari, purché gli facessero comodo, quando non hanno fomentato direttamente dei golpe militari. E questa realpolitik imperialista gli si è sempre ritorta contro o li ha messi in situazioni insostenibili. &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;Il sostegno al dittatore cubano Batista ha generato il &lt;strong&gt;castrismo&lt;/strong&gt;. Il golpe militare organizzato da Henry Kissinger contro Salvador Allende, colpevole di esser socialista e non prono agli interessi yankee, ha portato il Cile, sia pur col tempo, nella “linea Chávez” di indipendenza di buona parte dell’America latina dall’ingombrante tutela di Washington. Il sostegno al patinato Scià di Persia che rappresentava sì e no il 2% della popolazione iraniana, una borghesia ricchissima mentre il resto del Paese moriva di fame, e che governava con la Savak, la più famigerata polizia segreta del Medio Oriente, il che è tutto dire, ha partorito il &lt;strong&gt;khomeinismo &lt;/strong&gt;da cui ha origine la riscossa islamica. Il sostanziale sostegno ai “signori della guerra” somali ha aperto la strada alle Corti islamiche, molto simili ai talebani afghani, che avevano riportato in quel Paese, precipitato nel più pieno arbitrio, l’ordine e la legge, sia pur un duro ordine e una dura legge, la sharia.&lt;br&gt;Il sostegno ai &lt;strong&gt;“signori della guerra afghani”&lt;/strong&gt;, Massud, Dostum, Ismail Khan, contro i talebani che avevano portato sei anni di pace in Afghanistan dopo tanti di guerra, li ha messi in una situazione insostenibile, avendo i guerriglieri ripreso il controllo dell’80% del Paese, per cui oggi vanno in giro col piattino pietendo dal Mullah Omar una mediazione. Ma l’invasione e l’occupazione dell’Afghanistan ha svegliato i talebani pachistani che all’inizio erano un movimento religioso, sia pur integralista, ma pacifico e per nulla eversivo, tanto è vero che sostenevano il governo di Benazir Bhutto, e che ora si sono armati, fanno guerriglia e puntano a conquistare il potere a Islamabad. Con la differenza che l’Afghanistan, armato com’è in modo antidiluviano, non costituisce pericolo per nessuno anche se al potere tornassero i talebani, il Pakistan invece ha l’atomica. Per inseguire un &lt;strong&gt;pericolo immaginario&lt;/strong&gt; gli americani ne hanno creato uno reale.&lt;br&gt;Negli ultimi decenni gli Usa hanno sostenuto il dittatore tunisino &lt;strong&gt;Ben Alì&lt;/strong&gt;, testé fuggito con la cassa di fronte al furore del suo popolo, il dittatore egiziano &lt;strong&gt;Mubarak &lt;/strong&gt;cacciato a pedate e ora agonizzante nella sua villa di Sharm el Sheik, hanno sostenuto, nel 1991, i &lt;strong&gt;generali tagliagole algerini&lt;/strong&gt; quando nelle prime elezioni libere di quel Paese il Fis (Fronte Islamico di Salvezza) ebbe la sventura di vincerle a redini basse, col 78% dei consensi, e allora quei generali in combutta con l’Occidente cancellarono le elezioni e col pretesto che il Fis avrebbe instaurato una dittatura ribadirono la legittimità di quella che c’era già.&lt;br&gt;Ora le rivolte nel Maghreb, in Egitto, nel Bahrein (dove c’è la solita base americana), in Libia (anche &lt;strong&gt;Gheddafi &lt;/strong&gt;era diventato potabile da quando si era messo in affari con l’Occidente), cambiano tutti i termini della questione. È vero che gli americani sono già riusciti a mettere il cappello sulla rivoluzione popolare egiziana trasformandola in un golpe militare. Ma d’ora in poi gli sarà molto &lt;strong&gt;più difficile controllare le varie situazioni&lt;/strong&gt;. Lo sbocco di queste rivolte, si dice, è imprevedibile. Non proprio. È molto probabile che questi popoli una volta liberatisi dei dittatori, finiscano, prima o poi, per rendersi indipendenti anche dal burattinaio che, per decenni, li ha manovrati a suo uso e consumo.  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-1438333512828493451?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/linizio-della-fine.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1438333512828493451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1438333512828493451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/linizio-della-fine.html' title='L’inizio della fine'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-7655723067075242710</id><published>2011-02-27T20:18:00.002+01:00</published><updated>2011-02-27T20:37:10.065+01:00</updated><title type='text'>Israele costringerà gli ambasciatori a rendere 'omaggio' ai 'siti ebraici' in Cisgiordania</title><content type='html'>&lt;div id="content-single"&gt;&lt;small&gt;Scritto il 2011-02-26 in News&lt;/small&gt; &lt;br /&gt;&lt;img alt="" src="http://www.infopal.it/writable/img/forche_caudine.jpg" width="300" /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it"&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gerusalemme occupata – Pal.info. &lt;/b&gt;Il vice ministro degli Esteri israeliano Dani Ayalon ha affermato che ogni ambasciatore, alla propria nomina, dovrà visitare i “siti storici ebraici” in Cisgiordania, tra cui la moschea Ibrahimi ad al-Khalil (Hebron). &lt;br /&gt;Secondo Ayalon questo servirà da insegnamento ai diplomatici, che potranno così dimostrare al mondo intero che la presenza israeliana nella regione è un “diritto legittimo”. &lt;br /&gt;Come ha spiegato giovedì il giornale israeliano Yedioth Ahronoth, quest'iniziativa rientra in una nuova politica approvata dal ministro Avigdor Lieberman, e vedrà inoltre la partecipazione dei coloni ebrei di Kiryat Arba', che guideranno i pubblici ufficiali nei siti in questione. &lt;br /&gt;Anche il ministro dell'Istruzione Gideon Sa'ar aveva annunciato novità in questa direzione, ordinando alle scuole superiori di organizzare visite guidate ai luoghi storici della Cisgiordania, primo fra tutti la moschea Ibrahimi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-size: 12px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-7655723067075242710?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/israele-costringera-gli-ambasciatori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7655723067075242710'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7655723067075242710'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/israele-costringera-gli-ambasciatori.html' title='Israele costringerà gli ambasciatori a rendere &amp;#39;omaggio&amp;#39; ai &amp;#39;siti ebraici&amp;#39; in Cisgiordania'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-7191518421760983763</id><published>2011-02-26T18:13:00.001+01:00</published><updated>2011-02-26T18:13:32.508+01:00</updated><title type='text'>Libia. Rivoluzione colorata o no?</title><content type='html'>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;img alt="pandelelibi" src="http://www.megachip.info/images/stories/copertine/pandelelibi.jpg" width="308" height="150"&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;di &lt;strong&gt;Debora Billi&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Molti mi chiedono un'opinione su quello che accade in &lt;strong&gt;Libia&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Rivoluzione colorata o no? Chi c'è dietro? &lt;/strong&gt;Grazie per la stima, ma confesso che per una volta non riesco a formarmi un'idea precisa. Non sono in grado di costruire una teoria, io che ho sempre una teoria pronta per ogni cosa. Succede. Allora ho pensato di farvi partecipi dei miei pensieri in libertà. Di quello che ho notato in particolare, di quello che ci propinano, della schizofrenia dei messaggi che arrivano. Così potrete &lt;strong&gt;&lt;em&gt;non&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; farvi un'opinione pure voi. E' importante, certe volte, riuscire a non averla. &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp; &lt;p&gt;Ecco cosa ho sentito.  &lt;p&gt;- &lt;strong&gt;10 mila morti.&lt;/strong&gt; Un po' come i ventimila morti alle Torri Gemelle?  &lt;p&gt;- &lt;strong&gt;300 mila futuri sbarchi.&lt;/strong&gt; Allo sbarco in Normandia parteciparono "solo" 150 mila soldati, &lt;strong&gt;&lt;a href="http://crisis.blogosfere.it/2011/02/qualcuno-li-fermi.html"&gt;fa notare&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; Pietro Cambi, in tutto il Nordafrica non esistono neppure natanti a sufficienza.  &lt;p&gt;- &lt;strong&gt;Le fosse comuni.&lt;/strong&gt; Ho &lt;strong&gt;&lt;a href="http://petrolio.blogosfere.it/2011/02/libia-le-fosse-comuni-non-ho-parole.html"&gt;detto&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; già quel che dovevo.  &lt;p&gt;- I miliziani che &lt;strong&gt;uccidono i feriti in ospedale&lt;/strong&gt; e stuprano la gente "casa per casa". Ricorda tanto la faccenda dei neonati strappati alle incubatrici dai soldati di Saddam: si scoprì che era stata "fabbricata" da un'agenzia di pubbliche relazioni.  &lt;p&gt;- &lt;strong&gt;I mercenari col cappello giallo.&lt;/strong&gt; Ora, io non mi intendo di mercenari: ma vi pare possibile che vadano in giro a massacrare la gente indossando &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=5HStRG-6Xwc"&gt;un cappello giallo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; canarino, in modo da farsi riconoscere a 500 metri... anche dalle &lt;strong&gt;telecamere&lt;/strong&gt;?  &lt;p&gt;- Le sparate di Gheddafi: &lt;strong&gt;Al Qaida mette la droga nello yogurt&lt;/strong&gt;. Davvero, ha &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_24/libia-nuovo-discorso-gheddafi_f645f10c-4021-11e0-9e6f-a362a9c0857e.shtml"&gt;detto&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; così. O almeno credo.  &lt;p&gt;- I mercenari italiani &lt;strong&gt;aiutano i ribelli&lt;/strong&gt; (Gheddafi).  &lt;p&gt;- Gli aerei italiani &lt;strong&gt;aiutano Gheddafi&lt;/strong&gt; (i giornali).  &lt;p&gt;- Gheddafi, forse, può essere, &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.dailyblog.it/libia-usa-preoccupati-per-armi-chimiche-di-gheddafi-avrebbe-14-tonnellate-di-gas-mostarda/24/02/2011/"&gt;usa le armi chimiche&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; sulla sua istessa popolazione. Ma anche no.  &lt;p&gt;- Al Qaida avrebbe stabilito un emirato islamico nel cuore del deserto, comandato da un terrorista transfugo di Guantanamo. Giuro, l'ha detto &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/news/PN_20110223_00174.shtml"&gt;un ministro&lt;/a&gt; libico&lt;/strong&gt;, non è un raccontino di Stefano Benni.  &lt;p&gt;- &lt;strong&gt;Il rais&lt;/strong&gt; ha minacciato di chiudere i rubinetti del petrolio.  &lt;p&gt;- &lt;strong&gt;I ribelli&lt;/strong&gt; hanno minacciato di chiudere i rubinetti del petrolio.  &lt;p&gt;- &lt;strong&gt;L'ENI&lt;/strong&gt; (forse) chiude i rubinetti del petrolio. Ma insomma, chi è che controlla questi benedetti rubinetti del petrolio?  &lt;p&gt;- Ieri sera, ad Anno Zero, hanno applaudito &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.zeriba.net/nuovo%20sito/Image5.gif"&gt;una bandiera monarchica&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;. Quella del cirenaico re Idris. Stiamo diventando anche monarchici?  &lt;p&gt;- Ieri sera, ad Anno Zero, hanno intervistato uno dei "coraggiosi giovani", i rivoluzionari di Internet. Dove se ne sta? &lt;strong&gt;In Svizzera&lt;/strong&gt;.  &lt;p&gt;- Ieri sera, ad Anno Zero, &lt;strong&gt;Luttwak&lt;/strong&gt; ha detto che i dittatori amici dell'America si distinguono perché la loro polizia non può sparare sulla folla e commettere efferatezze. Si, infatti, come anche Pinochet.  &lt;p&gt;Ora sapete anche voi come mai, in tutto questo teatrino dell'assurdo, sia impossibile farsi un'opinione. A differenza di ciò che accadde in Egitto, Paese apertissimo e con milioni di contatti all'estero, oltre che con una vivacissima vita in rete, &lt;strong&gt;dalla Libia non esce quasi nulla di credibile&lt;/strong&gt;. Esistono tre o quattro siti e &lt;strong&gt;blog &lt;a href="http://www.libyafeb17.com/"&gt;come questo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, ditemi voi se vi sembra una cosa messa su da attivisti o un sito commerciale di &lt;strong&gt;professionisti&lt;/strong&gt;. Oltretutto non si sa chi siano. Perché dovrei considerarlo una fonte attendibile? In base a cosa? Il Giornale ha fatto &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.ilgiornale.it/esteri/ecco_cupola_segreta_che_parigi_decide_sommosse_iran/20-02-2011/articolo-id=507157-page=0-comments=1"&gt;questo interessante servizio&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, vi consiglio di leggerlo fino in fondo.  &lt;p&gt;Per par condicio, vi consiglio poi anche un paio di letture "communiste": Loretta Napoleoni che &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.unita.it/mondo/il-mondo-arabo-si-ribella-ma-non-c-e-traccia-di-bin-laden-i-di-loretta-napoleoni-i-1.273927"&gt;se la ride&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; su Al Qaida, e &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.megachipdue.info/tematiche/guerra-e-verita/5683-libia-non-e-una-rivolta-popolare-ma-una-guerra-civile-i-dovuti-distinguo.html"&gt;Megachip&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; che (finalmente!) ci racconta come &lt;strong&gt;la rivolta sia in realtà una guerra civile&lt;/strong&gt;, tra la Cirenaica, regione storicamente ribelle, e il governo centrale che i suoi appoggi tra la popolazione li ha eccome.  &lt;p&gt;Tirando le somme, la sensazione è quella che no, non si tratta di rivoluzioni colorate ma di rivolte spontanee. Ma che in tutta fretta &lt;strong&gt;si sta cercando di "colorare" in corso d'opera&lt;/strong&gt;, magari con un intervento militare interforze là dove serve, per motivi "&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/02/24/visualizza_new.html_1583845869.html"&gt;umanitari&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;". Sia mai che siano le popolazioni a decidere chi le dovrà governare: si sa, &lt;strong&gt;le popolazioni sceglierebbero sicuramente sbagliato&lt;/strong&gt;. Con buona pace delle "rivoluzioni per la democrazia".  &lt;p&gt;Una piccola teoria, infine, ce l'ho: ma è catastrofista e apocalittica. Stanno cadendo regimi antichi, retti da governanti anziani, stanchi, corrotti. Vanno tutti sostituiti in fretta con politici giovani, forti e affidabili, prima che sia troppo tardi e &lt;strong&gt;succeda quel che ha da succedere.&lt;/strong&gt;  &lt;p&gt;Ma è una teoria sicuramente stupida  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Fonte: &lt;a href="http://petrolio.blogosfere.it/2011/02/libia-rivoluzione-colorata-o-no.html"&gt;http://petrolio.blogosfere.it/2011/02/libia-rivoluzione-colorata-o-no.html&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;  &lt;p&gt;Condividi&lt;br&gt;&lt;a href="http://sociallist.org/submit.php?type=1&amp;amp;lang=it&amp;amp;url=http%3A%2F%2Fwww.megachip.info%2Ftematiche%2Fdemocrazia-nella-comunicazione%2F5691.html&amp;amp;title=Libia.+Rivoluzione+colorata+o+no%3F"&gt;&lt;img border="0" alt="Bookmark" src="http://sociallist.org//buttons/it200x24.gif" width="200" height="24"&gt;&lt;/a&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/5688-genchi-destituito-ha-indagato-troppo-e-sulle-persone-sbagliate.html"&gt;Succ. &amp;gt;&lt;/a&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/5691-libia-rivoluzione-colorata-o-no.html#"&gt;[x] close&lt;/a&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-7191518421760983763?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/libia-rivoluzione-colorata-o-no.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7191518421760983763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7191518421760983763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/libia-rivoluzione-colorata-o-no.html' title='Libia. Rivoluzione colorata o no?'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-3798434366805397205</id><published>2011-02-26T17:58:00.002+01:00</published><updated>2011-02-26T18:00:10.670+01:00</updated><title type='text'>Italia primo fornitore europeo di armi alla Libia</title><content type='html'>&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;img alt="italib" height="150" src="http://www.megachip.info/images/stories/Personaggi/italib.jpg" width="308" /&gt;.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di &lt;b&gt;Giorgio Beretta&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia non solo è &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-21/strade-aeroporti-calcio-petrolio-151958.shtml?uuid=AaArHIAD"&gt;uno dei principali partner commerciali della Libia&lt;/a&gt;, ma è il maggiore esportatore europeo di armamenti al regime di Gheddafi. I Rapporti dell’Unione europea sulle esportazioni di materiali e sistemi militari (&lt;a href="http://eur-lex.europa.eu/JOHtml.do?uri=OJ%3AC%3A2011%3A009%3ASOM%3AIT%3AHTML"&gt;qui l'ultimo rapporto&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.unimondo.org/Notizie/UE-record-di-40-miliardi-di-export-di-armamenti-nel-2009"&gt;un'analisi&lt;/a&gt;) certificano che nel &lt;b&gt;biennio 2008-2009 l’Italia&lt;/b&gt; ha autorizzato alle proprie ditte l’invio di armamenti alla Libia per &lt;b&gt;oltre 205 milioni di euro&lt;/b&gt; che ricoprono più di un terzo (il 34,5%) di &lt;b&gt;tutte le autorizzazioni rilasciate dall’UE&lt;/b&gt; (circa 595 milioni di euro). Tra gli altri paesi europei che nel recente biennio hanno dato il via libera all’esportazione di armi agli apparati militari di Gheddafi, figurano la Francia (143 milioni di euro), la piccola Malta (quasi 80 milioni di euro), la Germania (57 milioni), il Regno Unito (53 milioni) e il Portogallo (21 milioni). &lt;br /&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;A differenza dei colleghi europei, il ministro degli Esteri Frattini si è guardato bene dal dichiarare anche solo la sospensione temporanea dei rifornimenti di armi a Gheddafi. Eppure da quando sono iniziate le manifestazioni di piazza in diversi paesi del nord Africa non sono mancate le dichiarazioni in tal senso delle principali cancellerie europee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ha cominciato &lt;a href="http://www.lemonde.fr/international/article/2011/02/05/les-ventes-d-armes-francaises-a-l-egypte-sont-suspendues-depuis-le-27-janvier-selon-matignon_1475482_3210.html"&gt;la Francia annunciando la sospensione dell’invio all’Egitto&lt;/a&gt; non solo di sistemi militari ma anche di ogni materiale esplosivo o destinato al controllo dell’ordine pubblico tra cui i gas lacrimogeni. Ha proseguito la &lt;a href="http://www.reuters.com/article/2011/02/07/us-egypt-germany-arms-idUSTRE71637120110207"&gt;Germania dichiarando l’interruzione delle forniture di armi verso l'Egitto&lt;/a&gt; manifestando specifiche “preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani nella risposta alle proteste” da parte delle forze dell’ordine vicine al presidente Mubarak. Il 17 febbraio la &lt;a href="http://www.ansamed.info/en/francia/news/ME.XEF57063.html"&gt;Francia ha quindi esteso lo stop alla vendita di armi anche al Bahrain e alla Libia&lt;/a&gt;. E lo stesso Foreign Office britannico, inizialmente poco propenso ad ammettere l’uso di &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/feb/17/bahrain-crackdown-uk-arms-sales"&gt;armi inglesi contro la popolazione a Manama&lt;/a&gt;, il giorno successivo ha &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/uk/2011/feb/18/military-bahrain"&gt;revocato numerose autorizzazioni all’esportazione di armi in Bahrain e Libia&lt;/a&gt;. &lt;b&gt;Tra i principali esportatori europei di armamenti solo l’Italia tace&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;Eppure non sono mancate le sollecitazioni. Dopo i primi tumulti nei paesi del nord Africa, &lt;a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Rete-disarmo-Tavola-della-pace-Stop-agli-aiuti-militari-ai-paesi-del-Nord-Africa"&gt;&lt;b&gt;Rete Disarmo e la Tavola della pace avevano chiesto esplicitamente al Governo italiano di sospendere ogni forma di cooperazione militare&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; con Algeria, Egitto e Tunisia e di fatto con tutti i paesi dell’area. Simili richieste sono state inoltrate dalle associazioni pacifiste in Germania, in Francia e nel Regno Unito. I cui governi, &lt;a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/feb/08/uk-arms-exports-egypt"&gt;inizialmente refrattari&lt;/a&gt;, hanno dovuto rispondere all’opinione pubblica. Solo il ministro Frattini è sordo ad ogni sollecitazione. &lt;br /&gt;Non sono certo bruscolini gli affari in armi delle industrie militari italiane con il colonnello Gheddafi a cominciare da quelle controllate &lt;b&gt;Finmeccanica. &lt;/b&gt;La holding italiana è partecipata per la quota di maggioranza (il 32,5%) dal Ministero dell’Economia, ma ha come secondo azionista proprio la &lt;b&gt;Lybian Investment Authority&lt;/b&gt; (LIA), l’autorità governativa &lt;a href="http://www.agi.it/news/notizie/201102211804-cro-rt10251-libia_da_unicredit_a_finmeccanica_tripoli_in_italia"&gt;libica che detiene una quota del 2,01%&lt;/a&gt;: quota che &lt;a href="http://www.agenparl.it/articoli/focus/news/focus/20110131-finmeccanica-lassalto-di-gheddafi"&gt;Gheddafi mira ad espandere fino al 3%&lt;/a&gt; del capitale per imporre nel consiglio di amministrazione alcuni dei suoi uomini fidati e che comunque già adesso le permetterebbe di &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-01-23/libia-punta-consiglio-finmeccanica-081538.shtml"&gt;eleggere fino a quattro delegati&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Da quando &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2004/settembre/23/Europa_revoca_totale_dell_embargo_co_9_040923017.shtml"&gt;nel 2004 l’Unione europea ha revocato l’embargo totale alla Libia&lt;/a&gt;, le esportazioni di armamenti italiani al regime del colonnello Gheddafi hanno visto &lt;b&gt;un crescendo impressionante&lt;/b&gt;. Si è passati dai poco meno di &lt;b&gt;15 milioni di euro del 2006 ai quasi 57 milioni del 2007&lt;/b&gt;. Ma è soprattutto nell’ultimo biennio – anche a seguito del “&lt;a href="http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0017390"&gt;Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia&lt;/a&gt;” firmato a Bengasi nell’agosto del 2008 dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal leader della Rivoluzione, Muammar El Gheddafi – che le esportazioni di armamenti italiani verso le coste libiche hanno preso slancio. L’articolo 20 del Trattato prevede infatti “un forte ed ampio partenariato industriale nel settore della Difesa e delle industrie militari”, nonché lo sviluppo della “collaborazione nel settore della Difesa tra le rispettive Forze Armate”. Si è cominciato quindi con &lt;b&gt;93 milioni di euro nel 2008 &lt;/b&gt;e proseguito &lt;b&gt;nel 2009 con quasi 112 milioni di euro&lt;/b&gt; che fanno oggi dell’&lt;b&gt;Italia il principale fornitore europeo&lt;/b&gt; – e probabilmente mondiale – &lt;b&gt;di armi al colonnello Gheddafi&lt;/b&gt;. &lt;br /&gt;Le asettiche &lt;a href="http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/Rapporto2009/rapporto2009.html"&gt;Relazioni della Presidenza del Consiglio&lt;/a&gt; sulle esportazioni militari degli ultimi anni parlano di generici “&lt;b&gt;aeromobili&lt;/b&gt;” (&lt;a href="http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/relazione2006.html"&gt;Rapporto 2006&lt;/a&gt;, Tabella P.), “&lt;b&gt;veicoli terrestri&lt;/b&gt;” e ancora “aeromobili” (&lt;a href="http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/rapporto_annuale.html"&gt;Rapporto 2007&lt;/a&gt;, Tabella 18), ma poi anche di “&lt;b&gt;bombe, siluri,razzi, missili e accessori&lt;/b&gt;” e “&lt;b&gt;apparecchiature per la direzione del tiro&lt;/b&gt;” e i soliti “aeromobili” (&lt;a href="http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/rapporto_2008.html"&gt;Rapporto 2008&lt;/a&gt;, Tabella 15) e più di recente anche di tutto quanto sopra con l’aggiunta di sempre generiche “apparecchiature elettroniche” e “apparecchiature per la visione di immagini” (&lt;a href="http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/Rapporto2009/rapporto2009.html"&gt;Rapporto 2009&lt;/a&gt;, Tabella 15). &lt;br /&gt;Spulciando le più corpose Relazioni annuali si scopre qualcosa di più: nel 2006 è stata autorizzata l’esportazione a Tripoli di &lt;b&gt;due elicotteri AB109 militari&lt;/b&gt; dell’Agusta del valore di quasi 15 milioni di euro. Nel 2007 sempre l’Agusta ha incassato 54 milioni di euro per l’ &lt;b&gt;ammodernamento degli aeromobili CH47. &lt;/b&gt;Nel 2008 è stato dato il via libera per l’esportazione di &lt;b&gt;otto elicotteri A109&lt;/b&gt; per 59,9 milioni di euro sempre dell’Agusta e all’Alenia Aeronautica per &lt;b&gt;un aeromobile ATR42 Maritime Patrol&lt;/b&gt; del valore di 29,8 milioni di euro. Nel 2009 altri &lt;b&gt;due elicotteri AW139&lt;/b&gt; dell’Agusta per circa 24,9 milioni di euro e quasi 3 milioni per “ricambi e addestramento” per velivoli &lt;b&gt;F260W della Alenia Aermacchi&lt;/b&gt;, ma anche una autorizzazione alla &lt;b&gt;MBDA Italiana&lt;/b&gt;, azienda leader a livello mondiale nei &lt;b&gt;sistemi missilistici&lt;/b&gt;, per materiali di cui non si rintraccia l’autorizzazione (se non il numero: MAE 18160) del valore di 2.519.771 euro. &lt;br /&gt;Non sembrino poca cosa i poco più di 2,2 milioni di euro e per “ricambi e addestramento” dei velivoli &lt;b&gt;F260W della Alenia Aermacchi: &lt;/b&gt;la Libia infatti possiede&lt;b&gt; &lt;/b&gt;circa 250 aerei F260W, “un numero spropositato, anche considerando che si tratta del &lt;b&gt;modello armabile&lt;/b&gt;” – &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aermacchi_SF-260"&gt;notano gli analisti&lt;/a&gt;. “Questi velivoli in origine &lt;a href="http://www.siai-marchetti.nl/sf260mil.html"&gt;Siai Marchetti&lt;/a&gt;, che in Europa vengono utilizzati come addestratori, ma che in Africa e America latina sono &lt;b&gt;spesso impiegati come bombardieri&lt;/b&gt;, sono stati venduti all'Aeronautica libica negli anni Settanta. Ne erano stati acquistati 240, oggi non si sa quanti siano in servizio. Nel 2006 un certo numero di questi velivoli &lt;b&gt;sono stati ceduti alle forze armate ciadiane che li hanno utilizzati per bombardare i ribelli sulle frontiere con il Sudan&lt;/b&gt;” – &lt;a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Gesuiti-Italia-Libia-un-Trattato-d-amicizia-a-favore-della-vendita-di-armi"&gt;ricorda Enrico Casale&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Nella sua approfondita inchiesta sulle esportazioni di armamenti italiani alla Libia dal titolo “&lt;a href="http://www.disarmo.org/rete/a/31009.html"&gt;Roma-Tripoli: compagni d’armi&lt;/a&gt;”, il &lt;a href="http://clmr.infoteca.it/bw5net/opac.aspx?WEB=BLRT&amp;amp;OPAC=PPLI&amp;amp;IDS=77927"&gt;giornalista del mensile Popoli&lt;/a&gt;, evidenzia inoltre che &lt;b&gt;Finmeccanica e la Libyan Investment Authority&lt;/b&gt; hanno stretto ulteriormente i loro rapporti il 28 luglio 2009 con un nuovo accordo: si tratta di un’intesa generale attraverso la quale la holding di piazza Montegrappa e il fondo sovrano si impegnano a creare una nuova joint-venture (con capitale di &lt;b&gt;270 milioni di euro&lt;/b&gt;) attraverso la quale gestiranno gli investimenti industriali e commerciali in Libia, ma anche in altri Paesi africani. Il primo frutto è stato un accordo siglato da Selex Sistemi Integrati, società controllata da Finmeccanica, e dal governo libico: un contratto, del valore di &lt;b&gt;300 milioni di euro&lt;/b&gt;, che prevede la creazione di un sistema di “protezione e sicurezza” dei confini meridionali della Libia per frenare l'immigrazione. &lt;br /&gt;Forse anche per questo il ministro Frattini è in difficoltà ad intervenire quando sente parlare di sanzioni contro il leader libico. Gli andrebbe ricordato che la legge 185 del 1990 e la Posizione Comune dell’Unione europea sulle esportazioni di armamenti chiedono di accertare il “&lt;b&gt;rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale&lt;/b&gt; e il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di detto paese” e di &lt;b&gt;rifiutare le esportazione di armamenti&lt;/b&gt; “qualora esista un rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare possano essere utilizzate a fini di repressione interna”. &lt;br /&gt;Proprio per evitare questo tipo di utilizzo, Francia, Germania e Regno Unito hanno deciso nei giorni scorsi di sospendere le esportazioni militari a diversi paesi tra cui la Libia. Il ministro degli Esteri italiano, invece tace. Che sia all’oscuro delle dichiarazioni dei suoi colleghi? &lt;br /&gt;Intanto &lt;b&gt;il ministro della Difesa,&lt;/b&gt; &lt;b&gt;La Russa conferma da Abu Dhabi&lt;/b&gt; che la nave della marina militare Elettra è stata mobilitata per far fronte alla emergenza creata dalla crisi in Libia. La Russa si trova negli Emirati Arabi per una non ben specificata (dai media italiani) “&lt;a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/02/21/visualizza_new.html_1584828787.html"&gt;visita ufficiale&lt;/a&gt;”. Guarda caso proprio nell’emirato dove è in corso &lt;b&gt;l’&lt;/b&gt;&lt;b&gt;International Defence Exhibition and Conference&lt;/b&gt; (&lt;a href="http://www.idexuae.ae/"&gt;IDEX 2011&lt;/a&gt;), “il più grande salone espositivo su difesa e sicurezza nel Medio Oriente e nel Nord Africa”. Al quale non potevano mancare &lt;a href="http://www.idexuae.ae/page.cfm"&gt;tutte le maggiori industrie italiane di armamenti&lt;/a&gt;. Specialmente Finmeccanica che ha realizzato "&lt;a href="http://www.avionews.it/index.php?corpo=see_news_home.php&amp;amp;news_id=1126026&amp;amp;pagina_chiamante=index.php"&gt;un padiglione all'avanguardia &lt;/a&gt;in linea con i principi espressi nel suo &lt;a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Finmeccanica-tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-e-che-osiamo-chiedere"&gt;Rapporto di sostenibilità&lt;/a&gt;". E per cercare nuovi acquirenti in un’area che è sicuramente di "interesse strategico" adesso che diversi dittatori sono in bilico. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Italia-primo-fornitore-europeo-di-armi-alla-Libia"&gt;http://www.unimondo.org/Notizie/Italia-primo-fornitore-europeo-di-armi-alla-Libia&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-3798434366805397205?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/italia-primo-fornitore-europeo-di-armi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/3798434366805397205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/3798434366805397205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/italia-primo-fornitore-europeo-di-armi.html' title='Italia primo fornitore europeo di armi alla Libia'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-703729173171341014</id><published>2011-02-21T18:58:00.002+01:00</published><updated>2011-02-21T19:02:19.349+01:00</updated><title type='text'>Storia della chiesa</title><content type='html'>&lt;blockquote&gt;&lt;h4&gt;&lt;img alt="Pio IX" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRh3wE0UUpc4tLcp5YA6os3TJzRw17NCY8BE1Ne6hxG7MTopc4&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__Ni6oU2CLBIW1Z6EQNzEn-DHM3dk=" /&gt;&lt;/h4&gt;&lt;h4&gt;&amp;nbsp;&lt;/h4&gt;Cristo non voleva né Chiesa, né clero, né Papi ed infatti la Chiesa di Roma non è cristiana.&lt;br /&gt;Roberto Renzetti.&lt;br /&gt;Tutti buoni, tutti santi, i primi cristiani sono la quintessenza della devozione a Dio, della bontà, dell' altruismo. Sono quelli che ci hanno spacciato questa Chiesa con questo clero e questi Papi.&amp;nbsp; Vediamoli più da vicino questi campioni per acquisire almeno il metodo della loro indubbia santità&lt;/blockquote&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;h4&gt; &lt;/h4&gt;&lt;b&gt;COS'E' LA CHIESA&amp;nbsp; ?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt; &lt;b&gt;&lt;/b&gt;A parte ogni altro titolo tra i tanti un Papa è la massima autorità della Chiesa cattolica, una specie di vicario di Gesù Cristo sulla Terra. Il tutto discende da una frase, una sola, scritta dall'evangelista Matteo, solo da lui:&lt;/b&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt; &lt;br /&gt;Matteo 16, 13-20&lt;br /&gt;13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell' uomo?". 14 Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". 15 Disse loro: "Voi chi dite che io sia?". 16 Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente". 17 E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli ". 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. &lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La frase d'interesse è rivolta all'apostolo Simon Pietro al quale Gesù dice che egli è Pietro e su quella pietra costruirà la sua Chiesa, cioè l'assemblea,&amp;nbsp; la comunità dei fedeli. Gli altri evangelisti non riportano questa frase e neppure frasi simili, tanto che il suo contenuto doveva essere marginale e non fondante una parte fondamentale della fede di cui Cristo era portatore. Insomma Gesù non aveva alcuna intenzione di fondare una struttura perenne che fosse portatrice dei suoi insegnamenti. I cristiani, le gerarchie della Chiesa intendo, hanno imbrogliato, anche qui, il prossimo su una questione, questa sì, fondante per il messaggio di Gesù. Il Cristo, infatti, veniva sulla Terra per salvare in tempi rapidi tutti i peccatori (in pratica l'umanità) perché, Egli stesso lo dice e ripete più e più volte, sta finendo il mondo, sta per venire il Giudizio Univesale, ed occorre procedere alla salvezza prima che ciò accada. Leggiamo, ad esempio da Luca (ma queste frasi si ritrovano in ogni evangelista): &lt;br /&gt;Luca 21, 31-32&lt;br /&gt;31 Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. 32 In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La parola Chiesa, come detto, non figura negli altri evangelisti e neppure nella gran maggioranza degli scritti neotestamentari. Solo Matteo la usa dove visto con significato di assemblea universale e la usa in un altro passo con significato diverso, di comunità locale: &lt;br /&gt;Matteo 18, 17&lt;br /&gt;17 E se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il fatto che qui si parli di assemblea locale è testimoniato dal testo dei Vangeli elaborato dalla CEI (Conferenza Episcopale) che non riporta la parola chiesa ma assemblea: &lt;br /&gt;Matteo 18, 17&lt;br /&gt;17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Abbiamo quindi la parola Chiesa, nel senso di assemblea universale, scritta una sola volta da un solo evangelista. Da qui a credere che Gesù volesse una Chiesa che durasse nei secoli, confrontandola con l'imminente Giudizio Universale, è una sciocchezza che diventa imbroglio per i fedeli credenti. Ma c'è di più. Se si legge con attenzione si scopre un "te" e questo te non può essere Gesù poiché, come mostrano tutti e 4 i Vangeli, Gesù aveva buoni rapporti sia con i pubblicani (pubblici peccatori) che con i pagani se solo si pensa che all'epoca erano tutti pagani ed i cristiani si contavano al massimo a centinaia e che Gesù era venuto proprio per salvare queste persone, non certo i cristiani che non esistevano. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Stiamo parlando comunque di un periodo in cui vi era una gran quantità di sette ebraiche ed il Cristianesimo nascente in qualche modo era inteso come una di tali sette. Vi è un documento neotestamentario, La lettera di Giacomo (scritta tra il 75 e l'80, all'interno di gruppi ebraico-cristiani, e quindi attribuita falsamente a Giacomo che a quell'epoca era già stato giustiziato), in cui il Cristianesimo viene presentato come un ebraismo liberale e le assemblee che facevano riferimento a Paolo, una degenerazione religiosa. Da qui si può capire quali divisioni vi fossero tra gli stessi cristiani e chi ha studiato un poco dell'intervento di Costantino sa bene quanta pulizia dovette fare l'Imperatore al Concilio di Nicea (325) che egli stesso dirigeva. Da qui si può anche cogliere meglio quanto ho più volte detto (ma non sono certamente né il primo né il solo) e cioè che Gesù non è stato cristiano e in un doppio senso: da una parte la Chiesa, dopo la morte di Gesù, passò agli insegnamenti di Paolo che con Gesù non c'entrano nulla, e dall'altra, Gesù non ha fondato la Chiesa cristiana ma si limitava a tentare di riunire il popolo d'Israele in un modo differente. Gesù infatti non si differenzia dagli insegnamenti ebraici ma rivendica spesso nei Vangeli il suo essere ebreo. In proposito leggiamo il Vangelo di Matteo: &lt;br /&gt;Matteo 5, 17-18&lt;br /&gt;17 Non pensate ch’io sia venuto per annullar la legge od i profeti; io non son venuto per annullarli; anzi per adempierli. 18 Perciocché, io vi dico in verità, che, finché sia passato il cielo e la terra, non pure un iota, od una punta della legge trapasserà, che ogni cosa non sia fatta.  &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Inoltre egli si rivolge agli apostoli per invitarli non a predicare ai gentili (pagani), questo lo farà appunto Paolo, ma a chi del popolo di Israele era in difficoltà: &lt;br /&gt;Matteo 10, 5-7&lt;br /&gt;5 Non andate fra i pagani e non vi fermate nelle città dei Samaritani. 6 Rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele. 7 Andate ed annunciate che il Regno di Dio è vicino. &lt;br /&gt;Matteo 15, 24-26&lt;br /&gt;24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele».25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini».  &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sembra evidente il fine di Gesù, riformare in qualche modo la pratica dell'ebraismo nel suo popolo prima della fine imminente con l'avvento sulla Terra del regno di Dio. Gesù era convinto di quanto diceva e questa fine imminente lo spingeva ad una rapida operazione all'interno, insisto, del suo popolo. Non c'era tempo e quindi non si poneva proprio il proposito di una Chiesa universale. E non è che Gesù fosse un esaltato che viveva esperienze differenti da quelle del suo popolo. La credenza del Giudizio Universale e dell'avvento del Regno di Dio in Terra era diffusissima (e lo sarà almeno per tutto il I secolo) tra gli ebrei. In proposito vi sono due testimonianze, sia di Paolo che dello stesso Pietro: &lt;br /&gt;1 Corinzi 10, 11&lt;br /&gt;11 Ora, queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche. &lt;br /&gt;1 Pietro 4, 7&lt;br /&gt;7 La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera.  &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Purtroppo per questi profeti (e fors'anche per noi) non vi fu alcun Giudizio Universale e la gente che aveva creduto in quella profezia, che aveva abbracciato quella fede, che per questo aveva rinunciato alla sua vita (abbandonando beni, mogli, figli, ...) credendola inutile di fronte al disastro imminente per il quale occorreva solo prepararsi spiritualmente, ebbene questi fedeli, ormai alla terza e quarta generazione, si stavano spazientendo. I cristiani tra l'altro aspettavano il ritorno di Gesù in Terra perché era stato promesso che egli avrebbe diretto le danze del Giudizio. Una lettera (falsamente attribuita a Pietro) degli inizi del II secolo tenta di calmare le acque: &lt;br /&gt;2 Pietro 3, 3-10&lt;br /&gt;3 sapendo questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno degli schernitori coi loro scherni i quali si condurranno secondo le loro concupiscenze 4 e diranno: Dov’è la promessa della sua venuta? perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione. &lt;br /&gt;5 Poiché costoro dimenticano questo volontariamente: che ab antico, per effetto della parola di Dio, esistettero de’ cieli e una terra tratta dall’acqua e sussistente in mezzo all’acqua; 6 per i quali mezzi il mondo d’allora, sommerso dall’acqua, perì;&amp;nbsp; 7 mentre i cieli d’adesso e la terra, per la medesima Parola son custoditi, essendo riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi. &lt;br /&gt;8 Ma voi, diletti, non dimenticate quest’unica cosa, che per il Signore, un giorno è come mille anni, e mille anni son come un giorno. &lt;br /&gt;9 Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia; ma egli è paziente verso voi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano a ravvedersi.&amp;nbsp; 10 Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Cosa si dice in questo brano ? Un altro imbroglio dei primi cristiani nei riguardi dei fedeli che sempre più acquisivano l'aspetto del gregge. Si dice che non è che non si erano mantenute le promesse di Gesù. Ci mancherebbe ! Il fatto è che i tempi di Dio e degli uomini sono un qualcosa percepito diversamente e, in ogni caso, si trattava di un atto di profonda umanità del Signore che avrebbe permesso che schiere sempre maggiori di uomini si salvassero. Quindi, più tempo passa, rispetto al promesso Giudizio, più persone si salvano con la conseguenza che la Chiesa diventa una mediatrice importante ed i fedeli aspettano sine die il lieto fine. Beh, non a caso queste menti hanno dominato il mondo per 2000 anni ! Da questo momento i cristiani iniziarono ad esistere nonostante i Vangeli (troppo impegnativi) anteponendo ai medesimi la maggiore autorità della Tradizione, una vera bestemmia. E la Tradizione è la loro tradizione anche se, se si andasse ad indagare, ci si troverebbe in profondo imbarazzo a scegliere tra le centinaia di tradizioni diverse sulle quali ha prevalso quella che meglio si è assimilata con il potere imperiale di Roma. Anche qui vorrei tranquillizzare i lettori. Non è una mia ipotesi ma l'idea della Tradizione che ha il primato sulle Scritture è scritto nelle differenti bibbie tradotte e piene di commenti ad hoc. Rodriguez esemplifica con una Bibbia tradotta dall'ebraico e dal greco in Spagna nel 1944. Si tratta della Bibbia Nácar-Colunga (i due autori) stampata con autorizzazione ecclesiastica. In questo testo si legge: &lt;br /&gt;La verità rivelata, anima e vita della Chiesa, prima che nei libri fu scritta nell'intelligenza e nel cuore di essa [Chiesa cattolica]. E' qui che risiede vivificata dallo Spirito Santo, libera dai mutamenti temporali e dal fluttuare delle umane opinioni. [...] Perciò il sentire della Chiesa cattolica, la dottrina dei Padri e dei Dottori, che ne sono portavoce e testimoni; la voce dello stesso popolo fedele, unito ai suoi pastori per formare con loro il corpo sociale della Chiesa, sono il criterio principe in base al quale sono sempre state giudicate le controversie sui punti dottrinali teorici e pratici. E' così che il Concilio Tridentino ha stabilito che nell'interpretazione delle Sacre Scritture, per quanto riguarda le cose della fede e i costumi, a nessuno è lecito allontanarsi dal sentire dei Padri e della Chiesa. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; E' dunque la Chiesa la sola che interpreta le Scritture e può raccontare ciò che crede quando crede, addirittura cambiando interpretazioni a seconda dei tempi e dei luoghi. E' inutile quindi rivolgersi ad un rappresentante della Chiesa reclamando il tal passo evangelico. Lui risponderà come crede ed avrà ragione lui, anche perché il relativismo è peccato. E così il cristianesimo-ebraico parlato agli umili, diventa piano piano, con l'apporto determinante di Paolo, il cristianesimo dei gentili e degli ebrei ellenizzati, cioè di categorie di persone agli antipodi rispetto all'umile popolo di Palestina che era nell'interesse di Gesù e soprattutto diventa, dal Concilio di Nicea in cui i vescovi non parlavano più ebraico ma greco, una struttura di potere ed in simbiosi con esso. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Costantino il Grande, per suoi piani che servivano, a suo giudizio, a rafforzare il potere decadente dell'Impero, intervenne nelle aspre polemiche tra le due diverse sette cristiane del Nord Africa, quella dei santi guidata da Maiorino e quella cattolica guidata da Mensurio. La Chiesa dei santi chiamava traditrice, perché accordatasi con i persecutori romani, la Chiesa cattolica. Nel 313 le due fazioni, ora guidate da Donato (quella dei santi) e da Ceciliano (quella cattolica), stavano per arrivare ad uno scisma. Costantino a questo punto finanziò la Chiesa di Ceciliano e di fatto isolò quella di Donato. E non lo fece per mera simpatia ma perché aveva delle mire ben precise: far funzionare la Chiesa cattolica in modo che fosse alleata dell'Impero. A tal fine non si dovevano scontentare altre religioni e Costantino, proprio con il Concilio di Nicea, impose alla Chiesa cattolica vari dogmi, come la Trinità, che recepiva le istanze di molte religioni dell'Impero (Oriente ed Egitto), la consustanzialità tra Padre e Figlio ed il Credo, il tanto conclamato Credo che non fu ispirato ai vescovi conciliari dallo Spirito Santo ma da Costantino ! Povero Gesù, zimbello di questi crapuloni !(1) &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Le vicende del Concilio di Nicea, in cui i 300&amp;nbsp; vescovi invitati da Costantino banchettarono e vissero nel lusso per alcuni giorni tanto che si chiesero se questo era il paradiso cui aspiravano, sono raccontate in vari testi come, ad esempio, Deschner [1] e Rodriguez. Non è questo il momento di discutere questa tappa fondamentale e fondante della storia della Chiesa cattolica. Ho citato questo Concilio, insieme a ciò che per la Chiesa è la verità della fede, solo per rendere conto che da questo punto, questa organizzazione chiamata Chiesa cattolica utilizzerà il nome di Gesù, degli apostoli e di Maria per una sua politica mirata al suo mantenimento in posizioni di privilegio e quindi in alleanza con ogni potere civile che lo permetta. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Cristo predicò il regno di Dio ... poi venne la Chiesa. &lt;br /&gt;E COSA SONO I SACERDOTI ?&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Come già accennato, il Papa è la massima autorità della Chiesa cattolica, una specie di vicario di Gesù Cristo sulla Terra. Riletta ora questa frase mostra che c'è qualcosa che non va. Resta certamente vero che il Papa è la massima autorità della Chiesa cattolica ma, in quanto alla rappresentanza di Gesù sulla Terra, neanche a parlarne. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Seguiamo un pochino le vicende che portarono all'invenzione del Papa che, come già detto, non è previsto in alcun modo nei Vangeli che non prevedono neppure una Chiesa. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Innanzitutto un Papa proviene da un clero e Gesù non voleva un clero, anzi lo aborriva. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nel Nuovo Testamento (Rom 12, 6-7; I Cor 12, 8-10; Ef 4, 7-11) vi sono elencati vari carismi e ministeri ma mai si parla di un qualcosa che abbia a che vedere con il sacerdozio, con una Chiesa, con edifici per il culto, con rituali, liturgie e funzioni. Nel Nuovo Testamento si parla di sacerdozio solo in riferimento a vecchie usanze degli ebrei Leviti. &lt;br /&gt;Marco 1, 44&lt;br /&gt;44 Guardati dal farne parola ad alcuno; ma va’, mostrati al sacerdote ed offri per la tua purificazione quel che Mosè ha prescritto; e questo serva loro di testimonianza. &lt;br /&gt;Marco 2, 26&lt;br /&gt;26 Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?. &lt;br /&gt;Luca 1, 5&lt;br /&gt;5 Al tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote, chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Vi è un brano della Lettera agli ebrei, attribuita a San Paolo ma in realtà del suo discepolo Apollo, in cui Gesù viene definito sacerdote (Eb 5, 6; 7, 15-19) ma per spiegare che il sacerdozio levitico era ormai superato e Gesù è venuto anche per sbarazzarsi di quel tipo di sacerdozio, tribale, di casta, al servizio del tempio, per fare sacrifici che mondassero dai peccati (Eb 5, 9-10; 7, 21-25).&amp;nbsp; La Lettera è chiara anche in positivo quando dice che Gesù non ha bisogno di queste funzioni e tantomeno di sacrifici poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso (Eb 7, 27). E si potrebbe continuare ma sembra chiaro che il sacerdozio per Gesù in quel tempo era, diciamolo meglio, se non fonte di corruzione e di conformismo, un qualcosa di stantio, di ripetitivo che non entrava davvero nel messaggio di novità che portava Gesù medesimo. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; L'organizzazione delle prime comunità cristiane era diversa, anche se non completamente, da quella del tempio ebraico. In ogni comunità, che come abbiamo visto è una ecclesia, una assemblea, vi era una guida costituita da un collegio di presbiteri (come nelle sinagoghe). Più avanti nel tempo fu creata la figura del supervisore o amministratore, che è poi il vescovo (episcopoi) inteso in senso completamente diverso da quello che poi è diventato. Le comunità paoline avevano organizzazioni leggermente differenti con dei collaboratori di Paolo designati alle varie mansioni con un compito di servizio alla comunità (e non il contrario !). Altre funzioni di servizio furono introdotte al crescere delle comunità&amp;nbsp; ma sempre per competenze specifiche in un qualche ambito e mai con un qualcuno chiamato per essere al di sopra degli altri con una qualche vocazione in più. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; E' verso la fine del I secolo che inizia a crearsi una qualche crepa. Il vescovo di Roma Clemente (che, come vedremo, risulterebbe il IV Papa della Chiesa dall'88 al 97) scriveva ai fedeli di Corinto(2) implorandoli di seguire le indicazioni di coloro che erano preposti a capo della comunità e di provvedere al loro mantenimento. Altro documento che attesta la nascita di un qualcosa che Gesù aborriva è del 110. Il vescovo di Antiochia, Ignazio (? - circa 110), faceva sapere scrivendo agli Efesini che il vescovo era unico, era la massima autorità dell'ecclesia, doveva essere rispettato allo stesso modo di Dio. A lui si deve una prima suddivisioni di incarichi nell'ecclesia tra vescovi, presbiteri e diaconi(2) e l'uso, per la prima volta, delle parole Chiesa e Cristianesimo. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; E' l'inizio della costruzione di una gerarchia nella Chiesa. Un vescovo rappresenta il luogo e dal vescovo dipendono i diaconi ed i presbiteri che venivano nominati con l'imposizione delle mani. In tal modo entravano in un ordo risultando ordinati. E' d'interesse notare che l'ordo era una istituzione imperiale romana. Vi erano tre ordo che distinguevano i cittadini per importanza. Il primo era quello che raggruppava senatori e governanti, il secondo quello che metteva insieme i vari notabili, il terzo quello che caratterizzava la plebe. La Chiesa distinse in due gli ordo che la riguardavano, quello delle gerarchie (i minus ter o ministri che via via divennero magis ter o maestri, con un passaggio epico e tipico da minus a magis) e quello della plebe (chiaro no ?).&amp;nbsp; A questo punto fu San Cipriano (200-258) a rendere sacerdoti (persone sacre, consacrate, diverse dal gregge dei fedeli) i ministri, attingendo direttamente dalla tradizione ebraica e costruendo quindi la categoria di chierici contro i quali Gesù si era battuto, dati i risultati, inutilmente. E questo uso divenne generalizzato dopo il Concilio di Nicea (325) perché Costantino voleva un gruppo di persone di riferimento ed affidabili cui assegnare la cura dei sudditi dell'impero. La codifica della figura del sacerdote (prima delegata ai vescovi quindi ai presbiteri) avvenne nel V secolo, quando l'eucarestia che precedentemente ogni fedele poteva officiare divenne sempre più una esclusiva del clero. La Chiesa si era costituita come sistema di potere allo stesso modo di altre religioni non senza qualche insigne personaggio che, fino al IV secolo, rifiutava con fermezza la cosa. E' il caso, ad esempio, di San Girolamo (347-420) che nel rifiutare i sacerdoti affermava che nei testi sacri si parlava solo di diaconi e di presbiteri e non di vescovi e quindi il diventare vescovo significava essere fuori dall'ecclesia. San Girolamo, che era personaggio di rilievo in quanto tradusse la Bibbia in latino (la famosa Vulgata), rifiutò di conseguenza la carica di vescovo e la sua posizione la fece presente anche nella traduzione della Bibbia, quando in luogo del termine che propriamente significa diacono mise quello di minus ter o ministro che vuol dire colui che è sottoposto agli altri. Fu la Chiesa post Girolamo a cambiare quel termine in magis ter, che vuol dire colui che è più su degli altri. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Occorre comunque osservare che a partire dal III secolo e fino a più o meno l'anno Mille valeva quanto aveva introdotto San Leone Magno poi Papa Leone I (390-461) e cioè che ogni comunità sceglieva i suoi ministri e, attenzione, li poteva revocare. Dopo l'anno Mille il sacerdote iniziò ad essere imposto dall'alto e venne eliminata quella norma di salvaguardia della revoca. Oggi un vescovo indegno, ad esempio pedofilo, arrivato lì non scelto dai fedeli ma dal vertice, non può essere rimosso non solo dall'ecclesia, dall'assemblea dei fedeli, ma neppure dalle massime autorità della Chiesa. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Le varie contorsioni teologiche sul sacerdozio terminarono nel 1225 con il Concilio Laterano IV, quando Papa Innocenzo III stabilì che l'eucarestia poteva essere officiata solo da un sacerdote validamente e lecitamente ordinato. Nascevano i professionisti di Dio, coloro che rendevano i fedeli degli spettatori di un atto che li dovrebbe vedere partecipi, l'eucarestia(3). Un esercito che iniziò ad arruolare fannulloni, persone con il vitto e l'alloggio garantiti in ogni disastro ed avversità, che intrapresero una carriera di corruzione senza precedenti che raggiunse il suo apice tra il XIV e XV secolo tanto da originare la Riforma. In nome di Gesù. &lt;br /&gt;ED ALLORA COS'È UN PAPA ?&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Abbiamo visto che Gesù non ha mai avuto intenzione di fondare una Chiesa sia in senso lato, intesa come comunità di fedeli, sia in senso fisico, intesa come edificio. Abbiamo poi visto che il sacerdozio era addirittura inviso a Gesù. A questo punto, retoricamente, c'è da chiedersi: cosa rappresenta un Papa ? Il capo di una organizzazione di persone, legittima ma completamente estranea sia a Gesù che ai testi evangelici. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Seguiamo, anche qui, la nascita del papato in riferimento, sempre, ai testi evangelici a partire da quello su cui la Chiesa si afferra e che è il medesimo di Matteo già citato all'inizio del primo paragrafo: &lt;br /&gt;Matteo 16, 13-20&lt;br /&gt;13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". 14 Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". 15 Disse loro: "Voi chi dite che io sia?". 16 Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente". 17 E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli". 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Abbiamo già discusso la frase 18 nel primo paragrafo, qui la frase d'interesse è la 19, quell' A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. Frase dietro la quale si vorrebbe vi fosse l'istituzione del Papato. Questo, come l'altro verso, è un falso intercalato posteriormente nel Vangelo di Matteo (queste falsificazioni avvennero intorno al 320, prima del Concilio di Nicea, quando furono scelti quelli che dovevano essere i Vangeli canonici) ed anche qui non sono io a dirlo ma iniziarono con vigore a sostenerlo i vescovi d'Oriente nel IV secolo. Leggiamo cosa disse il vescovo cattolico Strossmayer, nel suo intervento al Concilio Vaticano I del 1870: &lt;br /&gt;«Non trovando alcuna traccia di papato ai tempi degli apostoli, mi dissi: Troverò qualcosa negli annali della chiesa. Ebbene, lo dico francamente: ho cercato un papa nei primi quattrocento anni e non l'ho affatto trovato. Nessuno di voi, spero, dubiterà della grande autorità del santo vescovo di Ippona, il grande e beato Agostino. Questo pio dottore, onore e gloria della chiesa, fu segretario di un noto concilio. Ora, nei decreti di quella venerabile assemblea, si possono trovare queste significative parole: "Chiunque s'appellerà a quelli d'oltremare non sarà ricevuto nella comunione di alcuno in Africa". I vescovi africani riconoscevano così poco il vescovo di Roma da minacciare di scomunica chi avesse inteso rivolgersi a lui per qualunque ragione. Questi stessi vescovi, nel IV Concilio di Cartagine, tenutosi sotto Aurelio, vescovo di quella città, scrissero a Celestino, vescovo di Roma, per avvertirlo che non doveva ricevere appelli da vescovi, preti e chierici africani; non doveva inviare legati o commissionari; non doveva introdurre l'orgoglio umano nella Chiesa. Leggendo, dunque, i libri sacri con quell'attenzione di cui il Signore m'ha reso capace, io non trovo un solo capitolo, un solo versetto, in cui Gesù Cristo dia a S. Pietro la signoria sopra gli apostoli, suoi colleghi. Se Simone, figlio di Giona, fosse stato quello che noi crediamo essere oggi Santità Pio IX, è sorprendente che Egli non abbia detto loro: "Quando sarò salito al Padre, voi tutti ubbidite a Simon Pietro nella stessa maniera in cui ubbidite a me. Io lo stabilisco mio vicario in terra" … Non solo Cristo tacque su questo punto, ma così poco pensava di dare un capo alla chiesa che, quando promise agli apostoli la potestà di giudicare le dodici tribù d'Israele (Matteo 19: 28), garantì loro dodici troni, uno per ciascuno, senza però dire che uno di questi troni sarebbe stato più elevato degli altri, quello di S. Pietro. Certamente, se Egli avesse desiderato che così avvenisse, lo avrebbe detto. Che cosa dobbiamo dedurre da ciò? La logica ci dice che Cristo non pensò di fare di S. Pietro il capo del collegio apostolico. Quando inviò gli apostoli alla conquista mondo, a tutti fece la promessa dello Spirito Santo... Cristo - così dice la Scrittura - vietò a Pietro e ai suoi colleghi di regnare e di esercitare signoria o di aver autorità sopra i fedeli come i re delle nazioni (Luca 22: 5). Se Pietro fosse stato destinato a essere papa, Gesù non avrebbe parlato in questi termini ma, secondo la nostra tradizione, il papato ha in mano due spade, simboli del potere spirituale e temporale. Una cosa mi ha sorpreso moltissimo. Ragionando attentamente ho detto a me stesso: "Se S. Pietro veniva considerato papa, avrebbero i suoi colleghi permesso che fosse inviato con S. Giovanni in Samaria (Atti 8: 14) ad annunciare l'Evangelo del Figlio di Dio? Cosa pensereste, venerabili fratelli, se in questo momento noi ci permettessimo di inviare Sua Santità Pio IX insieme a Sua Eccellenza Monsignor Plantier al Patriarca di Costantinopoli per indurlo a mettere fine allo scisma d'Oriente?... Ma c'è un altro fatto, ancor più importante. Un Concilio Ecumenico ebbe luogo a Gerusalemme per decidere intorno a questioni che dividevano i fedeli. Chi avrebbe dovuto convocare il Concilio, se S. Pietro fosse stato il papa? S. Pietro. Chi avrebbe dovuto presiederlo? S. Pietro, o il suo legato. Chi avrebbe dovuto promulgare i canoni (le regole della chiesa) ? S. Pietro. Ebbene, nulla di tutto ciò è accaduto. L'apostolo fu presente al Concilio come tutti gli altri, eppure non fu lui a presiederlo, ma S. Giacomo e i decreti furono promulgati nel nome degli apostoli, degli anziani e dei fratelli (Atti 15: 22-29)... Ora, mentre noi insegniamo che la chiesa è edificata su S. Pietro, S. Paolo, la cui autorità non può essere messa in dubbio, dice nella sua epistola agli Efesini (2: 20), che essa è edificata sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la pietra angolare. E lo stesso apostolo crede così poco alla supremazia di Pietro, che apertamente rimprovera tanto quelli che dicevano: "lo son di Paolo; io son d'Apollo", quanto quelli che dicevano: "lo son di Pietro” (1 Corinzi 1: 12). Se questi fosse stato il vicario di Cristo, S. Paolo sarebbe stato ben lungi dal censurare così violentemente quelli che si dichiaravano appartenenti a S. Pietro... Lo stesso apostolo, catalogando gli uffici della chiesa, menziona gli apostoli, i profeti, gli evangelisti, i dottori, i pastori (Efesini 4: 11). E' giusto credere, miei venerabili fratelli, che S. Paolo, il grande apostolo dei Gentili (non israeliti, pagani), abbia dimenticato il primo di tali uffici, il papato, se questo fosse stato di istituzione divina? La dimenticanza mi appare impossibile... L’apostolo Paolo non menziona in nessuna delle sue lettere il primato di S. Pietro. Se tale primato esisteva, se in una parola la chiesa aveva nel suo corpo un capo supremo, infallibile nell'insegnamento, avrebbe il grande apostolo dei Gentili trascurato di farne menzione? Ma che dico! Avrebbe dovuto scrivere una lunga lettera attorno a questo importantissimo soggetto. Quando veniva eretto l'edificio della nostra Dottrina poteva essere dimenticato il fondamento, l'architrave?... Né negli scritti di S. Paolo e di S. Giovanni né in quelli di S. Giacomo ho trovato traccia o germe del potere papale. S. Luca, lo storico dei fatti missionari degli apostoli tace su questo importantissimo punto di cui, pure, se così come voi pretendete, avrebbe anche lui dovuto per forza trattare. Il silenzio di questi santi uomini, i cui scritti sono nel canone delle Scritture ispirate da Dio, qualora S. Pietro fosse stato papa, m'è sembrato insostenibile e impossibile, e tanto ingiustificabile quanto sarebbe se il Thiers, scrivendo la storia di Napoleone, avesse omesso il titolo di imperatore... Quel che mi ha sorpreso e ha bisogno di dimostrazione è il silenzio di S. Pietro. Se l'apostolo fosse stato quello che noi diciamo, cioè vicario di Gesù Cristo in terra, è naturale che egli per primo avrebbe dovuto saperlo. E, se egli lo sapeva, com'è che neppure una volta ha agito da papa?... Torno a dire che, mentre l'apostolo scriveva, la chiesa non pensò mai che potesse esservi un papa. Per poter sostenere il contrario, bisognerebbe del tutto ignorare gli scritti sacri... Ma, d'altro canto, si dice: S. Pietro non venne a Roma? Non fu crocifisso con la testa all'ingiù? Non vi sono forse nella Città Eterna i pulpiti dai quali egli insegnò e gli altari sui quali celebrò messa?... Che S. Pietro sia stato a Roma, venerabili, si trova in modo assai incerto nella sola tradizione ma, se egli fosse stato vescovo di Roma, come potreste voi dal suo episcopato ricavare la sua supremazia?» (J.G. Strossmayer, vescovo cattolico di Diakovar in Croazia, dal suo discorso tenuto al Concilio Vaticano I del 1870; citato da Giovanni Fantoni).&amp;nbsp; &lt;br /&gt;E Strossmayer proseguiva tentando di far capire all'assemblea dei vescovi da dove era nata la degenerazione del papato: &lt;br /&gt;«Quella (di voler comandare su tutte le chiese - n.d.a.) era una tendenza del patriarca di Roma il quale, fin dai primi tempi, per la "preminente principalità" della capitale dell'Impero, cercò di arrogarsi tutta l'autorità... Ammetto senza difficoltà che il patriarca di Roma occupò il posto d'onore. Una delle leggi di Giustiniano dice: "Decretiamo, dopo la definizione dei quattro concili, che il santo papa dell'antica Roma sarà il primo dei vescovi, e che l'altissimo arcivescovo di Costantinopoli, che è la nuova Roma, sarà il secondo"... «L'importanza del vescovo di Roma deriva non da un potere divino, ma dalla nobiltà della città stessa. Ho detto che fin dai primissimi secoli il patriarca di Roma aspirò al governo universale della chiesa. Sfortunatamente, vi riuscì ben presto, ma non raggiunse completamente il suo intento, poiché l'imperatore Teodosio II promulgò una legge con la quale stabilì che il patriarca di Costantinopoli doveva avere la stessa autorità del patriarca di Roma. I padri del Concilio di Calcedonia (451) posero i vescovi della nuova e dell'antica Roma sullo stesso piano per ogni cosa anche ecclesiastica (canone 28). Il VI Concilio di Cartagine (401) proibì a tutti i vescovi di assumere il titolo di principe o di vescovo sovrano, come per il titolo, che noi diamo di vescovo universale. S. Gregorio I, sicuro che i suoi successori non avrebbero mai pensato di adornarsene, scrisse queste memorande parole: "Nessuno dei miei predecessori ha voluto prendere questo nome profano perché, quando un patriarca prende il titolo di universale, ne soffre il titolo di patriarca. Lungi dai cristiani il desiderio di darsi un titolo che apporti discredito sui loro fratelli». &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Come reagì il Concilio Vaticano I diretto da Papa Pio IX ? Addirittura con il sancire il dogma dell'infallibilità del Papa. Uno schiaffo a quel coraggioso oratore ed ai molti che condividevano le sue tesi (molti meno di quanti sostennero Pio IX che fu descritto come un Dio in terra) &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Tornando alla storia, occorre ricordare che durante il III secolo iniziò il crollo dell'Impero Romano vhe si protrasse per un paio di secoli. Il crollo dell'Impero d'Occidente avvenne prima di quello d'Oriente di modo che mentre ad Oriente vi era ancora un notevole potere politico ed economico separato da quello religioso, in Occidente, a Roma, il disastro era completo, con le gerarchie della Chiesa che assunsero anche ruoli politici, resisi vacanti, che divennero preminenti quando il crollo d'Occidente fu completo. La Chiesa aveva i suoi massimi rappresentanti sia ad Oriente, il patriarca (vescovo) di Costantinopoli, che ad Occidente, il vescovo di Roma (più precisamente ai tempi di Giustiniano vi erano cinque capi ecclesiastici delle grandi circoscrizioni, fra le quali, esclusa l'isola di Cipro, la cattolicità era stata divisa, e cioè i vescovi di Roma, Costantinopoli, Antiochia, Alessandria, e Gerusalemme e tra esse le due più importanti erano quelle che avevano sede nelle capitali dell'Impero). Nessuno dei due aveva una qualche autorità religiosa per richiedere il primato sull'altro. Ma il vescovo di Roma aveva acquisito anche cariche politiche che utilizzò in tutti i modi per farle valere in ambito religioso. E' qui che intervenne l'Imperatore d'Oriente Giustiniano (482-565)(4) con uno dei suoi decreti, la Novella CXXXI a Petro P. P. del 18 marzo 545,&amp;nbsp; che assegnò un ruolo principale al vescovo di Roma subito dopo il quale vi era il patriarca di Costantinopoli. Si tenga comunque presente che questo decreto di Giustiniano ne cancellava uno dell'altro imperatore d'Oriente Teodosio II (401-450) che aveva assegnato ai due vescovi la medesima autorità. Anche Giustiniano ebbe a dire che ciò comunque non derivava dalla volontà di Dio ma dal fatto che Roma restava più importante di Costantinopoli. Questa decisione di Giustiniano, che mostra come la Chiesa era diventata da Costantino I uno instrumentum regni come aveva sostenuto Polibio, avveniva in contrasto ai deliberati di varie precedenti assemblee di vescovi, come il VI Concilio di Cartagine del 401 ed il Concilio di Calcedonia del 451. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Roma ottenne quindi il primato su Costantinopoli secondo quanto Giustiniano decretò. Ma si trattava pur sempre, come lo stesso Giustiniano sostenne, di un atto politico che non aveva nulla a che vedere con una questione teologica avversata strenuamente, appunto, da tutti i vescovi d'Oriente(5) i quali sostenevano che il passo di Matteo (Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli) non era altro che una interpolazione fatta posteriormente dalla Chiesa di Roma. E perché questo passo di Matteo avrebbe privilegiato la Chiesa di Roma, rispetto a quella di Costantinopoli ? Perché vi era implicita una discendenza della supremazia sulla Chiesa che da Gesù passava a Pietro e da Pietro ai suoi successori (con l'imposizione delle mani). E poiché, per un'altra leggenda, Pietro si era recato a Roma ove, prima di morire martire, era diventato vescovo di Roma e quindi primo Papa, i successori di Pietro in Roma erano quelli a cui spettava il titolo di Papa. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Vediamo punto per punto questa concatenazione a partire dalla frase di Matteo. Molti teologi concordano nel ritenere che quella frase, supposta vera, voglia dire ben altro. La pietra su cui costruire la chiesa di Cristo, cioè la sua assemblea, sta nella risposta che Pietro dà a Gesù: Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente. E' questa la pietra sulla quale Pietro dovrà edificare il proseguimento degli insegnamenti di Cristo. Ciò è confermato da altri brani neotestamentari che individuano (e non può essere altrimenti) in Gesù la pietra: &lt;br /&gt;I Pietro 2, 4&lt;br /&gt;4 Stringendovi a lui [Gesù], pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, &lt;br /&gt;Efesini, 2, 19-21&lt;br /&gt;19 Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, 20 edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. 21 In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore. &lt;br /&gt;I Corinzi 3, 10-11&lt;br /&gt;10 Io, secondo la grazia di Dio che m’è stata data, come savio architetto, ho posto il fondamento; altri vi edifica sopra. Ma badi ciascuno com’egli vi edifica sopra; 11 poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù.&lt;br /&gt;11 poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù&amp;nbsp; &lt;br /&gt;I Corinzi 10, 4&lt;br /&gt;4 e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e la roccia era Cristo. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Con ciò cade il ruolo di Pietro come successore di Cristo. Non vi è scampo. E neppure si può pensare che Pietro sia stato in qualche modo preferito da Gesù rispetto agli altri apostoli. Vi è un brano significativo in tal senso nel Vangelo di Giovanni, quando Gesù resuscitato parla agli apostoli: &lt;br /&gt;Giovanni&amp;nbsp; 20, 21-23 &lt;br /&gt;21 Gesù, perciò, disse loro di nuovo: “Abbiate pace. Come il Padre ha mandato me, così anch’io mando voi”. 22 E dopo aver detto questo soffiò su di loro e disse loro: “Ricevete lo spirito santo. 23 A chiunque perdonerete i peccati, resteranno perdonati; a chiunque li riterrete, resteranno ritenuti". &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Quindi tutti gli apostoli uguali. Tutti con gli stessi poteri. E questo sarebbe tutto ? No, c'è di più. Se Pietro avesse avuto una qualche carica che lo distinguesse dagli altri dovremmo trovarne delle tracce negli Atti degli Apostoli o in qualche altro testo neotestamentario. Non vi è nulla di ciò. Nessuno sembra si sia accorto di Pietro in modo che in qualche modo lo facesse emergere. Immaginate la situazione: Pietro si reca a Roma, ne diventa vescovo e quindi Papa e nessuno lo sa e ne parla ? Nessuno dei viventi all'epoca e di coloro che vennero dopo, dico. Se qualcuno ebbe un ruolo distaccato questi non fu Pietro ma Giacomo, il fratello di Gesù. Si può leggere in proposito San Paolo che mette in un ordine di importanza per autorità gli apostoli nel modo seguente: &lt;br /&gt;Galati&amp;nbsp; 2, 9 &lt;br /&gt;9 Giacomo, Cefa [Pietro] e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Barnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi &lt;br /&gt;Ma San Paolo dice di più perché, subito dopo l'elenco fatto, nella medesima lettera, fa aspri rimproveri a Pietro: &lt;br /&gt;Galati&amp;nbsp; 2, 11-15 &lt;br /&gt;11 Ma quando Cefa [Pietro] venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. 12 Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. 13 E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, al punto che anche Barnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia.14 Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei? &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Di fronte a queste gravi accuse Pietro si giustifica con i discepoli e non si comporta da capo della comunità. Inoltre San Paolo in tutte le sue lettere mai menziona una qualche autorità di Pietro. Nella Lettera ai Galati aggiungerà che le decisioni vengono prese collegialmente da quelli che godono di particolare considerazione (Galati 2, 6) e si arriva ad una divisione dei compiti. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; E lo stesso Pietro nelle sue due lettere mai rivendica un qualcosa per sé, mai parla come se fosse un capo di una qualche assemblea. Invece ci indica chi è la pietra fondamentale della chiesa: &lt;br /&gt;Atti 4, 11-12 &lt;br /&gt;11 Gesù Cristo è la pietra angolare. 12 E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad essere salvati. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Insomma, il primato di Pietro non regge nei testi evangelici, si tratta di una costruzione fatta da alcuni gerarchi della Chiesa per giustificare scelte che con Gesù ed i Vangeli non avevano nulla a che fare. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Vi è un'altro brano, questa volta nel Vangelo di Giovanni, che sembrerebbe indicare Pietro come il prediletto a divenire il capo della Chiesa dopo la morte di Gesù. Leggiamolo: &lt;br /&gt;Giovanni 21, 15-19 &lt;br /&gt;15 Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16 Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». 17 Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. 18 In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». 19 Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi». &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Per capire cosa accade qui occorre sapere che Giovanni scrisse questo Vangelo tra il 100 ed il 110 quando già si sapeva o si credeva che Pietro era stato messo a morte. Si può ben capire come sia facile fare il profeta scrivendo quando i fatti sono già accaduti. A parte ciò il brano non ha una logica perché l'episodio è citato solo da Giovanni. Eppure sarebbe stato utilissimo, ad esempio, a Matteo per sostenere di più quel suo su questa pietra costruirò la mia chiesa. Inoltre, con questo episodio, sarebbe stato possibile ripulire la fama di Pietro decaduta, come raccontano tutti e 4 gli evangelisti, per aver rinnegato per ben 3 volte Gesù. I 4 raccontano di Pietro che rinnega, perché i 4 non raccontano tutti di un Pietro oggetto di tanta considerazione ? Ma poi, perché Giovanni avrebbe dovuto contraddire quanto ha detto qualche riga prima e che cioè è solo lo Spirito Santo il portatore della verità ? E perché, poi, Paolo rimase in contrasto per vari anni con Pietro e con la comunità cristiana di Gerusalemme ? Non poteva Pietro risolvere le divergenze d'autorità, visto che era il capo designato da Gesù ? Per dirimere parte, solo parte, di quelle controversie servirà addirittura il Concilio di Gerusalemme del 48, Concilio presieduto da Giacomo nel quale Pietro prese spesso la parola ma le cui conclusioni furono tratte ancora da Giacomo. Non è questa la migliore dimostrazione della nessuna autorità particolare di Pietro su altri eminenti personaggi del protocristianesimo ? &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ritorniamo ora al famoso e contestato brano di Matteo (16, 18-19). C'è da osservare che l'episodio è raccontato anche dagli altri evangelisti (Marco 8: 27-30; Luca 9: 18; Giovanni 6: 8-70) ma, attenzione, proprio senza le due frasi di cui discutiamo. La cosa lascia un qualche sospetto perché se la volontà di Gesù era una Chiesa ed un Papato quelle frasi sarebbero dovute entrare di forza in tutti i Vangeli ispirati da Dio. C'è poi dell'altro. Nell'ipotesi che Gesù lasciasse in eredità la volontà di un papato, per di più affidato a Pietro, la frase di Matteo (16, 19) che Gesù rivolgerebbe a Pietro, l'avrebbe rivolta al solo Pietro, il prescelto. Invece Gesù la rivolge a tutti i suoi discepoli. Basta avere la pazienza di leggere oltre lo stesso Matteo che cita un episodio in cui Gesù chiama a raccolta tutti i suoi discepoli per parlare loro: &lt;br /&gt;Matteo&amp;nbsp; 18, 18 &lt;br /&gt;18 In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Quanto qui dico è sostenuto autorevolmente dal famoso teologo cattolico Hans Küng che scrisse: lo studio dei testi biblici «mostra in modo più chiaro di una volta che i passi di Matteo 18: 18 e di Luca 22: 19 non si riferiscono soltanto ai ministri, ma a tutta quanta la chiesa» (Strutture della chiesa, p. 203, Borla Ed., Torino 1965). Ma poi, è ragionevole che poche righe più in giù del famoso 16, 19 vi sia questa frase &lt;br /&gt;Matteo&amp;nbsp; 18, 23 &lt;br /&gt;23 Ma egli [Gesù], voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». &lt;br /&gt;che Gesù rivolge a Pietro ?(6) &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Tornando ancora al controverso passo di Matteo (16, 18-19) sorge un altro problema confrontandolo con quanto accade poco oltre nello stesso Vangelo. In Matteo (18, 1) leggiamo degli apostoli che chiedono a Gesù chi di loro ha il primato: &lt;br /&gt;Matteo&amp;nbsp; 18, 1 &lt;br /&gt;1 In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: "Chi è il più grande nel Regno dei Cieli? "  &lt;br /&gt;frase che, a giudizio di tutti i commentatori, vuol dire: "Chi è il più importante nella comunità e nella Chiesa ? Chi ha il primato davanti a Dio ? Chi vale di più davanti a Dio ?". Ebbene, se Gesù avesse già stabilito chi era il suo successore, questa frase che vuol dire ? O Gesù non aveva indicato il suo successore in precedenza o gli apostoli erano tutti scemi. Ed ancora: a questa domanda (18, 1) Gesù non risponde affermando che il più grande è Pietro ma prendendo un fanciullo e mostrandolo loro come esempio: il più grande è chi sa rendersi semplice ed umile come un fanciullo. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ancora. Dopo l'ascensione di Gesù al cielo, gli apostoli si riuniscono per scegliere il sostituto di Giuda. Se Pietro fosse stato indicato come successore di Gesù, sarebbe stato lui ad indicare il successore cercato. Ma non è così perché il successore viene estratto a sorte tra due nomi proposti non da Pietro ! &lt;br /&gt;Atti, 1, 23-26&amp;nbsp; &lt;br /&gt;23 Or ne furono presentati due: Giuseppe, detto Barsaba, che era soprannominato Giusto, e Mattia. 24 E pregando, dissero: "Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due hai scelto, 25 per ricevere la sorte di questo ministero e apostolato, dal quale Giuda si è sviato per andare al suo luogo". 26 Così tirarono a sorte, e la sorte cadde su Mattia; ed egli fu aggiunto agli undici apostoli." &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Si può finire con questo aspetto del problema con due osservazioni. La prima è che, data la lettura non delle due frasi incriminate ma dell'intero Vangelo, a cui si devono aggiungere gli altri Vangeli, si capisce che quelle frasi prese a sé non significano nulla o, per lo meno, significano ciò che si vuole che significhino ed in verità vi dico che la teologia, scienza del nulla, nasce proprio per dare significati a piacere a qualunque scritto. E c'è la contundenza della Lettera gli Ebrei in cui si nega la possibilità che Gesù abbia un qualche vicario: &lt;br /&gt;Ebrei 7, 24 &lt;br /&gt;24 Gesù, perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; In conclusione riporto quanto dice Fantoni: &lt;br /&gt;"Qual è dunque il vero significato delle parole: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa»? &lt;br /&gt;Queste parole vogliono chiaramente dire che l'apostolo Pietro, avendo riconosciuto Gesù quale Figlio di Dio, è stato storicamente il primo vero cristiano. Pietro stesso ha definito i cristiani «come tante pietre viventi» che entrando nella struttura dell'edificio formano una casa spirituale (1 Pietro 2: 5). Di queste «pietre viventi» l'apostolo è stato storicamente la prima, perché per primo aveva riconosciuto Gesù quale Figlio di Dio. E' questa la spiegazione dello stesso Giovanni Crisostomo (? - 407), il quale scrive: «Ebbe perciò Pietro un primato? Sì! Ma solo quello di essere stato il primo a confessare il Cristo, per cui egli divenne il primo apostolo e l'inizio di tutta la chiesa». &lt;br /&gt;Come dobbiamo intendere le parole seguenti: «lo ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto nei cieli»? &lt;br /&gt;Ci troviamo qui davanti a due immagini o simboli: &lt;br /&gt;a. Il simbolo delle chiavi, molto comune al tempo di Gesù, è stato da lui più di una volta adoperato: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate (= chiudere a chiave) il regno dei cieli dinanzi alla gente, poiché né vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare» (Matteo 23, 13). «Guai a voi, dottori della legge, poiché avete tolta la chiave della scienza! Voi stessi non siete entrati, e avete impedito quelli che vi entravano» (Luca 11, 52). La chiave con la quale gli scribi e i farisei impedivano al popolo l'accesso al regno era evidentemente la predicazione, l'insegnamento. Perciò, quando Gesù dice a Pietro: «lo ti darò la chiave del regno dei cieli», intende dire: «lo ti darò l'incarico di predicare l'evangelo, che aprirà le porte del regno dei cieli a tutti coloro che l'ascolteranno»; &lt;br /&gt;b. «Legare e sciogliere». I rabbini che usavano comunemente questa immagine, vi attribuivano due significati distinti: &lt;br /&gt;1. Proibire o permettere; imporre o togliere un precetto religioso; &lt;br /&gt;2. Escludere da una comunità o riammettere in essa uno scomunicato. &lt;br /&gt;Gesù non ha certo adoperato l'immagine nel primo senso, essendosi sempre tenuto lontano dalla casistica o dal legalismo rabbinico. Solo il secondo senso è possibile, anche perché permette di collegare logicamente Matteo (18, 18) con il versetto precedente, in cui si parla appunto di scomunica. Questo passo deve quindi essere così interpretato: «Se rifiuta di ascoltarli, dillo alla chiesa, e se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, siati come il pagano e il pubblicano. lo vi dico in verità che colui che avrete escluso dalla comunità sarà escluso anche in cielo e colui che avrete ammesso nella comunità, sarà ammesso anche in cielo». &lt;br /&gt;E' quindi completamente estranea al pensiero di Gesù l'idea di una speciale potestà giuridica attribuita al solo Pietro. &lt;br /&gt;Conclusione&lt;br /&gt;Cristo è il solo vero capo della sua chiesa. Lo era visibilmente durante la sua vita terrena e da allora lo è invisibilmente. Egli ha lasciato come suo vicario non un uomo ma lo Spirito Santo (Giovanni 14, 26), dato a tutti i credenti sinceri (Romani 8, 14) e di cui nessuno ha il monopolio. &lt;br /&gt;Certo, la chiesa ha bisogno di una direzione visibile, ma bisogna vedere di quale natura deve essere. Dopo Gesù, ci furono gli apostoli come autorità principale. E come abbiamo visto, si trattava di una direzione collegiale a cui venivano associati anche altri (Atti 15, Concilio di Gerusalemme) tramite elezione e consenso della comunità dei fedeli. Gli apostoli sono un caso a sé: furono costituiti tali solo alcuni che avevano passato del tempo con Gesù ed erano stati testimoni della sua risurrezione (Atti 1, 21-26). Quindi, in questo senso stretto, dopo la morte dei dodici, non esiste più alcun apostolo né collegio apostolico. Devono però esistere dei dirigenti di chiesa e della chiesa, più in generale, eletti democraticamente, in base ai giusti principi e con spirito di preghiera, come fecero gli apostoli nelle chiese che via via fondavano. &lt;br /&gt;Purtroppo, col passare del tempo, le cose degenerarono: si cominciò a dare eccessiva autorità al vescovo. Poi uno di essi diventò addirittura papa: abbiamo visto come e per quali ragioni. Abbiamo anche visto con quali deboli giustificazioni teologico-bibliche cercate a posteriori. In parte, le ragioni di questo rafforzamento dell'autorità centrale si possono capire col bisogno spesso invocato di mantenere l'unità della chiesa. Ma l'unità deve essere mantenuta nella verità (Giovanni 17: 17,21); il fine non giustifica i mezzi. I fini, poi, non sono sempre stati così nobili. Tutt'altro... In ogni caso si è giunti a un'esagerazione di spropositata gravità che se per un verso favorisce un certo tipo di unità, dall'altro è di grave ostacolo alla vera unità e lo è stato per secoli". &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; E veniamo a Pietro che va a Roma, uno degli elementi del primato di Roma rispetto a Costantinopoli(7) e quindi dell'esistenza di un primato. Chi ne parla ? Come ne parla ? &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Rodriguez dice che "solo nella prima lettera di Clemente ai corinzi, scritta alla fine del I secolo, ed in un testo d'Ignazio d'Antiochia, si menziona di sfuggita e senza ben precisare che si riteneva che Pietro fosse morto a Roma". Ho letto tutta la I Lettera ai corinzi di Clemente e vi è solo scritto: V, 1. Ma lasciando gli esempi antichi, veniamo agli atleti vicinissimi a noi e prendiamo gli esempi validi della nostra epoca. 2. Per invidia e per gelosia le più grandi e giuste colonne furono perseguitate e lottarono sino alla morte. 3. Prendiamo i buoni apostoli. 4. Pietro per l'ingiusta invidia non una o due, ma molte fatiche sopportò, e così col martirio raggiunse il posto della gloria. 5. Per invidia e discordia Paolo mostrò il premio della pazienza. 6. Per sette volte portando catene, esiliato, lapidato, fattosi araldo nell'oriente e nell'occidente, ebbe la nobile fama della fede. 7. Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, giunto al confine dell'occidente e resa testimonianza davanti alle autorità, lasciò il mondo e raggiunse il luogo santo, divenendo il più grande modello di pazienza. A questo brano segue quello in cui qualcuno, con olimpico salto logico, ha intravisto Pietro a Roma: VI, 1. A questi uomini che vissero santamente si aggiunse una grande schiera di eletti, i quali, soffrendo per invidia molti oltraggi e torture, furono di bellissimo esempio a noi. 2. Per gelosia furono perseguitate le donne, giovanette e fanciulle che soffrirono oltraggi terribili ed empi per la fede. Affrontarono una corsa sicura ed ebbero una ricompensa generosa, esse deboli nel fisico. 3. La gelosia allontanò le mogli dai mariti ed alterò la parola del nostro padre Adamo: "Ecco ella è osso delle mie ossa e carne della mia carne". 4. La gelosia e la discordia rovinarono molte città e distrussero grandi nazioni. &lt;br /&gt;Le donne che sarebbero andate a morte sotto l'Impero di Nerone risulterebbero essere la prova che Pietro è morto con loro e quindi a Roma&lt;br /&gt;. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Scrive Hubert Jedin nella sua Storia della Chiesa (più che storia è un'Apologia) che: "Clemente viene a parlare di avvenimenti del recente passato in cui dei cristiani «per gelosia ed invidia» furono perseguitati e lottarono fino alla morte. Tra loro emergono Pietro e Paolo; «Pietro, che per un'iniqua gelosia dovette sopportare non uno o due, ma molti travagli e, resa così testimonianza, raggiunse il posto a lui dovuto nella gloria». Con lui subì il martirio un gran numero di cristiani, tra cui anche delle donne che furono mandate a morte travestite da Danaidi e da Dirci. È questa un'allusione alla persecuzione dei cristiani sotto l'imperatore Nerone che permette di porre la morte di Pietro in questo contesto e di fissarla cronologicamente alla metà del sesto decennio del secolo. Sul modo e il luogo dell'esecuzione, Clemente non fornisce alcun dato; il suo silenzio in materia presuppone evidentemente nei suoi lettori una conoscenza dei fatti, a lui stesso certo ben noti per conoscenza diretta, essendo avvenuti al suo tempo (nella sua generazione) e nel luogo stesso dove egli viveva". Voli pindarici di un presunto storico che fa la storia esegetica del potere. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Vi sarebbe poi la Lettera ai romani di Ignazio di Antiochia, scritta intorno al 110, che attesterebbe, sempre in modo fantasioso, la presenza di Pietro a Roma. Ignazio fu il successore di Pietro alla guida della comunità cristiana di Antiochia e quindi lo avrebbe ben conosciuto. Il brano in oggetto è il seguente: IV,1. Scrivo a tutte le Chiese e annunzio a tutti che io muoio volentieri per Dio, se voi non me lo impedite. Vi prego di non avere per me una benevolenza inopportuna. Lasciate che sia pasto delle belve per mezzo delle quali mi è possibile raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo. 2. Piuttosto accarezzate le fiere perché diventino la mia tomba e nulla lascino del mio corpo ed io morto non pesi su nessuno. Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà il mio corpo. Pregate il Signore per me perché con quei mezzi sia vittima per Dio. 3. Non vi comando come Pietro e Paolo. Essi erano apostoli, io un condannato; essi erano liberi io a tuttora uno schiavo. Ma se soffro sarò affiancato in Gesù Cristo e risorgerò libero in lui. Ora incatenato imparo a non desiderare nulla. Ignazio scrivendo ai cristiani di Roma li pregava, come dice ancora Jedin, "di non volerlo privare, con un intervento presso le autorità pagane, di quel martirio al quale doveva andare incontro nella loro città. Egli commenta la sua richiesta con una frase piena di rispetto: «Non vi comando come Pietro e Paolo». Questi due quindi avevano avuto un tempo con la comunità romana dei rapporti che avevano dato loro una posizione autorevole; il che vuol dire che vi soggiornarono abbastanza a lungo come membri attivi della comunità e non vi capitarono di passaggio, quasi visitatori occasionali. L'importanza di questa testimonianza sta nell'essere un'indiscutibile conferma proveniente dal lontano oriente cristiano della conoscenza che la chiesa romana aveva di un soggiorno di Pietro in mezzo ad essa". Questa lettera (come le altre) sarebbe stata scritta quando, dopo l'arresto di Ignazio&amp;nbsp; ad Antiochia (persecuzioni di Traiano), era tradotto a Roma per essere giustiziato. Le conclusioni, come quelle relative a Clemente, sono fantasiose perché il riferimento a Pietro poteva riguardare il suo martirio in qualunque altro luogo e non&amp;nbsp; necessariamente a Roma. Possibile che questi conoscitori di Pietro non sanno aggiungere una parola in più che riferisca con certezza cosa è accaduto ? In ogni caso le date non aiutano Ignazio che avrebbe dovuto sostituire Pietro ad Antiochia da adolescente. Ulteriore testimonianza sarebbe secondo Jenin un testo apocrifo e presuntamente profetico, «Ascensio Isaiae» (4,2s.). Tale testo, secondo lo storico fantastico, "esprime in stile profetico l'annuncio che l'opera dei dodici apostoli sarà perseguitata da Beliar, uccisore della propria madre (Nerone), e che uno dei dodici cadrà nelle sue mani. Questa dichiarazione profetica viene chiarita da un frammento dell'Apocalisse di Pietro, che va ugualmente assegnata al principio del II sec., in cui si dice: «Ecco, a te, Pietro, ho rivelato ed esposto, tutto. Va quindi nella città della fornicazione e bevi il calice che ti ho annunciato»". Jenin aggiunge altre cose molto più vaghe di queste e dà quindi per provato che Pietro sia stato messo a morte a Roma(8). &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Aggiungo io altri scritti che attesterebbero la presenza di Pietro a Roma. Un tal Dionisio vescovo di Corinto, intorno al 170, dette una testimonianza evidentemente falsa sulla presenza di Pietro a Roma. Dionisio dice, nello stesso documento, che le Chiese di Corinto e di Roma erano state fondate insieme da Pietro e Paolo ["Tutt'e due, venendo nella nostra città di Corinto, ci ammaestrarono nella dottrina evangelica; indi se ne andarono in Italia ed, avendo istruiti allo stesso modo voi (Romani), contemporaneamente subirono il martirio " - citato da Eusebio, Stor. Eccl. 2, 25, 8. MG. 20, 210], fatto questo smentito da ogni fonte, con la conseguenza che la credibilità di un vescovo così lontano da Roma è nulla.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Gli Atti degli Apostoli chiudono il loro racconto sull'attività di Pietro nella comunità primitiva di Gerusalemme col velato accenno al fatto che egli «s'incamminò verso un altro luogo» (At 12,17). Abbiamo la certezza che Pietro partecipò al Concilio di Gerusalemme dell'anno 48 (ma forse del 51-52) e che poi Pietro si stabilì ad Antiochia (At 15,7; Gal 2,11-14) dove sembra sia giunto nel 52 (secondo le omelie di San Clemente). E' un fatto straordinario che gli Atti, che seguono la storia delle prime comunità cristiane fino al 61, non dicano neppure una parola su un fatto come quello del loro presunto capo che si dirige a Roma, assume il comando di quella comunità, viene lì arrestato e martirizzato (secondo le date fornite da chi crede a Pietro in Roma questi due eventi non potevano essere trattati negli Atti ma i primi sì se è vero come raccontano che Pietro fu Papa a Roma per 25 anni !). Nulla ! Vi è ancora San Paolo che ci fornisce informazioni indirette. Nella sua Lettera ai Romani egli scrive: &lt;br /&gt;Romani 16, 1-24&lt;br /&gt;1 “Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, 2 perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me. 3 Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù, 4 i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni. 5 Salutate anche la chiesa che si riunisce in casa loro. Salutate il mio caro Epeneto, che è la primizia dell'Asia per Cristo. 6 Salutate Maria, che si è molto affaticata per voi. 7 Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia, i quali si sono segnalati fra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me. 8 Salutate Ampliato, che mi è caro nel Signore. 9 Salutate Urbano, nostro collaboratore in Cristo, e il mio caro Stachi. 10 Salutate Apelle, che ha dato buona prova in Cristo. Salutate quelli di casa Aristobulo. 11 Salutate Erodione, mio parente. Salutate quelli di casa Narcisso che sono nel Signore. 12 Salutate Trifena e Trifosa, che si affaticano nel Signore. Salutate la cara Perside che si è affaticata molto nel Signore. 13 Salutate Rufo, l'eletto nel Signore e sua madre, che è anche mia. 14 Salutate Asincrito, Flegonte, Erme, Patroba, Erma, e i fratelli che sono con loro. 15 Salutate Filologo e Giulia, Nereo e sua sorella, Olimpa e tutti i santi che sono con loro. 16 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutte le chiese di Cristo vi salutano” (Romani 16:1-16). 17 “Ora vi esorto, fratelli, a tener d'occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l'insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro. 18 Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici. 19 Quanto a voi, la vostra ubbidienza è nota a tutti. Io mi rallegro dunque per voi, ma desidero che siate saggi nel bene e incontaminati dal male. 20 Il Dio della pace stritolerà presto Satana sotto i vostri piedi. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi”. “21 Timoteo, mio collaboratore, vi saluta e vi salutano anche Lucio, Giasone e Sosipatro, miei parenti. 22 Io, Terzio, che ho scritto la lettera, vi saluto nel Signore. 23 Gaio, che ospita me e tutta la chiesa, vi saluta. Erasto, il tesoriere della città e il fratello Quarto vi salutano. 24 [La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen.]  &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; In questo brano Paolo manda saluti a ben 26 persone della comunità cristiana di Roma. Neppure un cenno a Pietro che, anche se rivale, resta pur sempre un correligionario e persona con cui aveva avuto per anni strettissimi rapporti. E mai Paolo, nelle sue lettere, le ultime delle quali scrisse a Roma (le scrisse in prigione tra il 64 ed il 65), ha fatto una qualche menzione di Pietro a Roma (sembra davvero impossibile !). &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Noi non conosciamo i fondatori della Chiesa di Roma. Sappiamo che a metà del II secolo la comunità cristiana aveva circa 30 mila aderenti. Nessuno, proprio nessuno di costoro, ha mai fatto menzione a Pietro in Roma. Quel qualcuno, ora ignoto, sarebbe diventato noto solo per questo. Vi è poi la ricerca storica ed archeologica che non ha mai trovato alcuna prova certa della presenza di Pietro a Roma. L'idea che di Pietro si sono ritrovate le ossa è pura follia. O Pietro è stato ammazzato da solo, cosa del tutto improbabile, visto che vi era la persecuzione di Nerone, o Pietro è stato ammazzato insieme ad altri. In questa seconda verosimile ipotesi, i suoi resti e quelli dei suoi correligionari sono finiti in qualche fossa comune o bruciati come accadeva regolarmente. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Resta poi in sospeso un'altra questione che passa sempre in secondo piano ma è il vero motivo della separazione tra le varie chiese cristiane. Supposto vero il primato di Pietro, perché tale primato deve avere dei successori ? Perché si deve tramandare con un rito stupido che è l'imposizione delle mani ad altre persone ? &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; In definitiva stiamo parlando di una serie di imbrogli e di false tesi finalizzate ad accreditare qualcosa che Gesù non pensò mai di realizzare. Qualunque sia stato il corso degli eventi resta il fatto che è nato un Papato e si sono succeduti dei papi. Seguiamone le gesta a partire da altri imbrogli nella successione iniziale. &lt;br /&gt;FINALMENTE IL PAPATO &lt;br /&gt;Scrive Claudio Rendina ne I peccati del Vaticano (Newton Compton 2009) al capitolo dal titolo Falsa testimonianza: &lt;br /&gt;La Chiesa di Roma è «madre e capo di tutte le chiese» &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Le leggende intorno a Pietro, riconosciute dalla Chiesa di Roma come storie vere in riferimento a luoghi e reliquie considerati sacri, dando credito al fatto che Pietro, il primo degli apostoli, su nomina di Gesù, sarebbe stato alla guida della comunità della città, legittimano di conseguenza il primato del vescovo di Roma, e identificano in quella dell’Urbe la chiesa-madre del cristianesimo. È quanto si legge nell’iscrizione incisa sul fronte della basilica del Laterano, la cattedrale di Roma: «Omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput», ovvero «madre e capo di tutte le chiese della città e del mondo». Ed è un autentico falso. &lt;br /&gt;La nascita della Chiesa di Roma risalirebbe all’origine della stessa comunità apostolica istituitasi nella capitale dell’Impero Romano come ekklesia – termine utilizzato anche nei vangeli come traduzione dell’ebraico qahal, che nella Bibbia designa l’assemblea di Dio – sotto la guida di un “episcopo”, parola derivante dal greco episkopos, che designa un sorvegliante, da cui il termine “vescovo”. E il primo vescovo sarebbe stato Pietro, riconosciuto ancora oggi come il primo papa. In realtà la Chiesa di Cristo nasce all’insegna di uno spirito popolare, ovvero democratico, che si costituisce intorno alla figura dei suoi apostoli, senza una autorità dominante, considerandola una comunità di cristiani uguali come fratelli e sorelle, senza una gerarchia che faccia capo a un apostolo o discepolo come “roccia”. Oltretutto gli apostoli che formano le chiese non sono soltanto i dodici originali, ma i primi affiliati di quelli, qualificati come predicatori e fondatori delle comunità, senza che per questo siano considerati dei “capi” ovvero dei “ministri”, ma piuttosto come “servitori”, che è la traduzione del termine diakonoi, in linea con il concetto espresso numerose volte dallo stesso Gesù: «Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo» (Matteo 20,26; Marco 10,43 e Luca 22,26). Non esiste quindi nella Chiesa originaria una gerarchia di valori tra i suoi predicatori e fondatori, ma una democratica opera di servizio; di gerarchia oltretutto si parla solo dal VI secolo a opera di un teologo che si maschera dietro il discepolo di Paolo, Dionigi, qualificato come lo Pseudo-Dionigi, che conia per primo il termine “ierocrazia”, per significare la gestione del potere da parte della santa casta. &lt;br /&gt;In particolare l’assemblea religiosa romana sorge a immagine di quella costituitasi per prima a Gerusalemme come comunità successiva alla morte di Gesù e in riferimento a lui, che non l’aveva fondata; e quella di Gerusalemme viene riproposta in diverse comunità locali, che tutte insieme costituiscono una comunità completa, ovvero la Chiesa universale o cattolica. È Gerusalemme «madre e capo» della prima cristianità, almeno fino alla sua distruzione nel 70, così che «la storia della comunità primitiva non è storia di romani o greci, ma piuttosto storia di ebrei che», come ha osservato il teologo Hans Kung, «trasmisero alla chiesa nascente lingua, idee e teologia ebraiche, lasciando così un marchio indelebile sull’intera cristianità». E ancora, i giudeo-cristiani, dopo la morte del protomartire Stefano, riparano ad Antiochia ed è nella terza città dell’impero che si costituisce la prima comunità cristiana mista a ebrei e pagani; così l’espressione «chiesa cattolica» viene usata per la prima volta intorno al 90 dal vescovo di Antiochia Ignazio, succeduto a Pietro, nella sua Lettera alla comunità di Smirne. E ad Antiochia nella seconda metà del II secolo si costituisce appunto il kleros, che significa “sorte” e indica un gruppo scelto “a sorte” da Dio per definire la comunità ecclesiastica: che costituisce in effetti la prima gerarchia di una chiesa. A capo della quale è un episkopos, ovvero un “episcopo”, in funzione di supervisore e sorvegliante, dal quale deriva il “vescovo”, che presiede le funzioni liturgiche e amministra il battesimo. Guida un collegio di presbyteroi, che sono gli “anziani”, termine da cui deriva quello di “preti”, che celebrano l’eucarestia e guidano i catecumeni al battesimo. E ci sono i diakonoi in funzione di “servitori” che curano l’amministrazione.&amp;nbsp; Un simile kleros si costituisce a Roma solo a metà del II secolo con il vescovo Aniceto. Prima di allora nelle fonti antiche non c’è menzione di un vescovo a capo della Chiesa di Roma; ed è una falsa testimonianza «la più antica lista di vescovi romani, scritta da Ireneo di Lione, secondo cui Pietro e Paolo avevano trasmesso il ministero episcopale a un certo Lino», come ricorda Hans Kung, perché è «una ricostruzione del II secolo». E solo sotto il vescovado di Callisto I che la Chiesa di Roma può vantarsi di raggiungere un kleros che possa accreditarla come «capo» di tutte le Chiese, almeno per la sua struttura, mentre «madre» non può ormai esserlo. Con Callisto il kleros romano registra l’aggiunta di suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori e ostiari, tanto che si arrivano a contare centocinquantacinque chierici. Forte di questo Callisto si attribuisce un ruolo “monarchico”, come ha sottolineato lo storico tedesco Bernhard Schimmelpfennig, anche se «non lo giustificò ancora con la successione petrina». Infatti avendo permesso matrimoni tra donne nobili e schiavi cristiani, «che potevano ingenerare problemi nella vita civile, come il pericolo dell’aborto, la prevenzione del concepimento e l’esclusione dei figli dall’eredità... limitò il numero dei cosiddetti “peccati mortali”... e si riservò l’assoluzione di un tal genere di peccati». Accade, in sostanza, che il capo della Chiesa di Roma concede ai fedeli di peccare, avallando un falso con la cancellazione di alcuni “peccati mortali”. Peraltro la supremazia della Chiesa di Roma troverebbe una sua conferma nell’operato edilizio dell’imperatore Costantino (306-337), al quale va ascritta la fondazione della basilica lateranense, definita «Vertice e capo di tutte le chiese», dunque riconosciuta come cattedrale del vescovo di Roma, successivamente qualificata, con l’iscrizione scolpita sul fronte del portico dell’antica facciata a metà del XII secolo, come «madre e capo di tutte le chiese per decreto papale e imperiale», con relativa conferma nella bolla di papa Gregorio XI del 23 gennaio 1372 da Avignone. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; A questo punto, per ciò che riguarda la nostra storia, irrompe un fondamentale documento, il Constitutum Constantini. Questo documento, suddiviso in due parti, vede nella sua prima parte il racconto della guarigione dell’imperatore dalla lebbra grazie a Silvestro I, la sua conversione e la sua professione di fede. Vi è ribadita l’autorità trasmessa, mediante la simbolica consegna delle chiavi, da Dio a Pietro e da questi ai suoi successori «eleggendo il principe degli apostoli e i suoi vicari a nostri protettori presso Dio».&amp;nbsp; La seconda parte contiene invece l'atto di donazione che Costantino fa alla Chiesa dell'Impero romano d'Occidente. Scrive Rendina: &lt;br /&gt;La seconda parte è indicata come donatio, dalla quale ha preso nome l’intero documento. In essa Costantino conferisce a Silvestro I e ai suoi successori poteri di sovranità temporale su Roma, sulle province e sulle località dell’Italia, nonché il potere imperiale in Occidente. Che diventa così una proprietà della Chiesa. La donatio è presentata come conseguenza della decisione di Costantino di «trasferire il nostro impero e il potere del regno nelle regioni orientali e di edificare in un ottimo luogo nella provincia di Bisanzio una città con il nostro nome e di stabilirvi il nostro impero». Anche perché «dove è stato costituito dall’imperatore celeste il principato dei presbiteri e il capo della religione cristiana, non è giusto che in quel luogo l’imperatore terreno abbia potere». È sottinteso che il papa, sovrano spirituale della Chiesa e temporale dei territori italiani che costituiranno lo Stato Pontificio, non gestirà mai il potere imperiale, ma potrà assegnarlo a un sovrano laico cristiano che ritenga adatto; il quale avrà la funzione di difensore dei territori della Chiesa, e sarà pertanto incoronato imperatore come “unto del Signore”, di quello che sarà definito il Sacro Romano Impero. È una legge sacrosanta, che sarà applicata per la prima volta il 25 dicembre del 799/800 con l’incoronazione di Carlo Magno a opera di Leone III, e immortalata a futura memoria nel mosaico del Triclinio nel palazzo del Laterano. [...] E per sette secoli i sovrani d’Europa si contenderanno l’unzione imperiale, in un susseguirsi di guerre rivolte anche contro i papi. [...] Il papa ha il potere di assegnare il titolo imperiale a chi egli ritenga adatto, secondo il suo insindacabile giudizio, perché quell’impero appartiene alla Chiesa di Roma. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Bella questa storia vero ? Ha un solo grave difetto: E' FALSA ! E' stata spacciata per vera per 7 secoli dalla Chiesa che l'aveva fabbricata finché un umanista, Lorenzo Valla (1406-1457), non dimostrò che era appunto falsa. Questo falso documento fu presentato per la prima volta dal Papa Stefano III a Pipino il Breve per chiedergli aiuto contro Astolfo, Re dei Longobardi, nel 754. E Pipino in cambio di titoli ecclesiastici (e con il figlio Carlomagno che divenne Capo del Sacro Romano Impero), donò a Stefano III (768-772), per mezzo del suo legato Fulrado, abate di Saint-Denis, le province dell'Esarcato e della Pentapoli, sottratte ad Astolfo. Quelle terre gli spettavano secondo la donazione. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nel 1440 uno studioso di grande levatura ed assistente papale, Lorenzo Valla (giudicato eretico)(9), frugando negli archivi vaticani, scoprì che si trattava di un falso dimostrandolo prima al pontefice e poi ... e il poi venne solo nel 1517 con la pubblicazione del libro De falso credita et ementita Costantini donatione che ne parlava anche se la Chiesa continuò a negare fino al XIX secolo. Due prove evidenti del falso come dimostrato da Valla sono: all'epoca della pretesa donazione il Vescovo di Roma (il termine Papa venne molto dopo) non era Silvestro ma Milziade (l’attribuzione a Silvestro I del miracoloso intervento, cui seguì la donatio, si giustifica con il fatto che in realtà questo vescovo di Roma fu proprio un uomo di paglia di Costantino, il quale si considerava al di sopra della Chiesa, “vescovo dei vescovi”, secondo una definizione popolare accreditata dalla sua presidenza nei concili di Arles del 314 e di Nicea del 325, assemblee episcopali alle quali Silvestro I non fu presente). La città di Costantinopoli non esisteva perché si chiamava Bisanzio ed al massimo Nuova Roma. Lo scritto era in un latino volgare e non il classico in uso nella corte imperiale di Bisanzio. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La pratica dei falsi nella Chiesa (tra i quali una lettera di Gesù !) è durata molti secoli (e chissà cosa accade ancora ...). Il massimo rappresentante delle falsificazioni fu Papa Gregorio VII che mise su una vera e propria impresa diretta da Anselmo da Lucca, che forniva e fornirà documenti falsificati appropriati per ogni futura azione intrapresa dai pontefici. Intorno al 1150 il monaco benedettino Graziano riordinando i documenti vaticani scoprì che su 324 citazioni di affermazioni di Papi dei primi quattro secoli soltanto 11 erano autentiche. Se si confronta questo con le intercalazioni ad hoc nei Vangeli alle quali ho accennato si capisce che tipo di organizzazione delinquenziale si era creata ai vertici della Chiesa. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La donazione di Costantino sarebbe avvenuta il 30 marzo 315, vera vergogna che da sola basterebbe a gettare nella spazzatura i pretesi continuatori del messaggio di Cristo. Il&amp;nbsp; falso documento raccontava la storia commovente di come Costantino contraesse la lebbra e, mentre i preti pagani gli avevano suggerito di riempire una fontana appositamente costruita con il sangue di infanti, al fine di immergersi e guarire, cosa rifiutata dall'imperatore commosso dalle lacrime delle madri, gli fosse capitato di sognare Pietro e Paolo che gli imponevano di consultare papa Silvestro, allora rifugiato sul monte Soratte. La tecnica criminale di agire sul letto di morte era già allora pratica dei cristiani e si inventarono un atto ufficiale in cui Costantino dava in eredità l'Impero di Roma alla Chiesa. La Chiesa cioè buttava a mare la parte spirituale per la quale sembrava essere nata e puntava diritta al potere materiale, addirittura all'intero impero. Non a caso le gerarchie della Chiesa assunsero (e continuano) i nomi propri delle autorità imperiali, a partire da Pontefice. E non paghi dell'iconografia imperiale romana si rivolsero a quella dei faraoni egiziani con quel copricapo che ancora oggi ammiriamo e che solo al Museo del Cairo ritroviamo. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il falso documento(10) diceva tra l'altro le cose seguenti: &lt;br /&gt;"In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare ed onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo.... Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le provincie, palazzi e distretti della città di Roma e dell'Italia e delle regioni occidentali." &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Costantino diede anche una spiegazione, fino ad allora assolutamente inedita, del perché avesse tenuto per se l'Oriente. Lui desiderava che Roma, dove la religione cristiana era stata fondata dall'Imperatore del Cielo (Cristo), non avesse rivale alcuno sulla terra. La Roma pagana abdicava a favore della Roma cristiana. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Questo falso mi è servito, tra l'altro, per introdurre una sequela di falsi che la Chiesa ha costruito per definire l'ordine temporale con cui si sono succeduti i Papi a partire da Pietro. Di questo già parlava Rendina situando il primo vescovo di Roma, Aniceto, alla prima metà del II secolo. Tal Aniceto, secondo la più antica cronologia della Chiesa stilata tra il 180 ed il 185 nell'Adversus haereses da Ireneo di Lione, originario di Smirne, (130-202) sarebbe stato l'undicesimo Papa, quello che regnò dal 157 al 168. Prima di lui i Papi inventati sono: Pietro (33-67); Lino (68-79); Anacleto I (80-92); Clemente I (92-99); Evaristo (99-105); Alessandro I (105-116); Sisto I (117-128); Telesforo (128-138); Igino (138-142); Pio I (142-157); a cui segue appunto Aniceto (157-168)(11). Ireneo, il falsificatore, aveva il fine di mostrare la verità della Chiesa nella successione dagli apostoli del massimo rappresentante della Chiesa di Roma. "La tradizione degli apostoli, manifesta in tutto quanto il mondo, si mostra in ogni Chiesa a tutti coloro che vogliono vedere la verità e noi possiamo enumerare i vescovi stabiliti dagli Apostoli nelle Chiese e i loro successori fino a noi… (Gli Apostoli) vollero infatti che fossero assolutamente perfetti e irreprensibili in tutto coloro che lasciavano come successori, trasmettendo loro la propria missione di insegnamento. Se essi avessero capito correttamente, ne avrebbero ricavato grande profitto; se invece fossero falliti, ne avrebbero ricavato un danno grandissimo" (Adversus haereses, III, 3,1: PG 7,848). La successione apostolica è quindi per Ireneo la garanzia del perseverare nella parola del Signore e si concentra poi su quella Chiesa fondata in Roma dagli Apostoli Pietro e Paolo. E' l'inizio ufficiale dell'affermazione della Tradizione che ha maggiore rilevanza delle Scritture, come già accennato. Continua Ireneo: “A questa Chiesa, per la sua peculiare principalità, è necessario che convenga ogni Chiesa, cioè i fedeli dovunque sparsi, poiché in essa la tradizione degli Apostoli è stata sempre conservata...” (Adversus haereses, III, 3, 2: PG 7,848). Ed ancora: “Con questo ordine e con questa successione è giunta fino a noi la tradizione che è nella Chiesa a partire dagli Apostoli e la predicazione della verità. E questa è la prova più completa che una e medesima è la fede vivificante degli Apostoli, che è stata conservata e trasmessa nella verità” (ib., III, 3, 3: PG 7,851). L'operazione politica di Ireneo riuscì perfettamente. Leggiamo cosa scrive in proposito Deschner [2]: &lt;br /&gt;Pietro non fu né il primo Vescovo di una presunta successione apostolica né, tantomeno, il primo Papa. Proprio a Roma la carica episcopale monarchica si impose piuttosto tardi, nella quarta o quinta generazione cristiana, e in ogni caso allora, verso la metà del II secolo, nessun membro della Comunità era al corrente della sua istituzione da parte di Pietro, se è vero com'é vero che ancora alla fine del secolo a Roma egli non veniva posto nel novero dei Vescovi. Ma verso la metà del IV secolo si affermò ch'era stato Vescovo di Roma per venticinque anni. E oggi un bestseller cristiano diffuso in tutto il mondo sostiene che saremmo in possesso di tavole votive e di monete con l'iscrizione «San Pietro, prega per noi», risalenti al I secolo: è una pura e semplice invenzione(12). &lt;br /&gt;Nell'arte protocristiana Pietro emerge con una certa evidenza solo nel IV secolo, ma tutto ciò non scompone i moderni seguaci di Cristo, i quali traggono conclusioni sul carattere «di quest'uomo imponente, al quale Gesù promise le chiavi del Regno dei Cieli» sulla base di una statua risalente al XII secolo ! &lt;br /&gt;La lista dei Vescovi di Roma &lt;br /&gt;Gli anni dei singoli episcopati calcolati fino al 235 sono del tutto approssimativi, e quelli riferiti ai primi decenni sono assolutamente arbitrari. &lt;br /&gt;Il più antico elenco a noi noto dei vescovi romani, l'annuario ufficiale crei Papi, cita quale primo Vescovo un certo Lino, al quale Pietro e Paolo avrebbero trasmesso l'incarico dell'ufficio episcopale. In seguito Pietro passò al suo posto e Lino venne retrocesso al secondo posto; ma questo elenco papale, il celebre Liber pontificalis [di anonimo del VI secolo], è dubbio tanto quanto la lista alessandrina e antiochena dei vescovi: infatti fu messo insieme intorno al 160 e per di più da uno straniero, il cristiano d'Oriente Egesippo, il che prova che nella Comunità romana non ci si preoccupava affatto di questa tradizione. Persino taluni dotti cattolici devono ammettere che nella prima parte, quella più antica, il libro pontificale è «inattendibile e povero di informazioni». Lo storico Johannes Haller definisce la lista dei Vescovi romani un'elencazione di nomi, dei cui titolari sappiamo solo che in massima parte non erano proprio ciò per cui vengono citati, cioè Vescovi: una contraffazione che non offre nulla all'attenzione dello storiografo. &lt;br /&gt;[...] &lt;br /&gt;Anche l'evoluzione storico-linguistica del titolo di Papa svela l'illegittimità del primato romano &lt;br /&gt;L'evoluzione linguistica del titolo papale segue di pari passo quella della Chiesa e mostra altresì come il Vescovo romano divenne una specie di sovrano assoluto da primus inter pares qual era. &lt;br /&gt;Il termine Papa (papa = padre)(13), titolo onorifico di tutti i Vescovi a partire dal III secolo, restò in uso sino alla fine del primo millennio. Per distinguere il «Papa» dagli altri «Papi» fin dal V secolo si usò solitamente l'espressione «Papa della città di Roma» oppure «Papa della Città Eterna» o ancora «Papa romano». Poi però si cominciò ad attribuire al «luogotenente di Pietro» - locuzione coniata soltanto nel V secolo - il predicato di Papa senz'altri attributi, che le stesse autorità ecclesiastiche romane, per altro, usarono piuttosto raramente fino al VII secolo. Cominciarono ad autodefinirsi regolarmente così solo dalla fine dell'VIII secolo, e con l'inizio del secondo millennio il termine «Papa» diventò prerogativa esclusiva del Vescovo di Roma: Gregorio VII nel suo Dictatus Papae sostenne con parole altisonanti che il titolo di Papa era unico e che perciò doveva essere esclusivo del Pontefice romano. In realtà esso fu caratteristico dei vescovi per parecchi secoli e il Patriarca di Alessandria ancor oggi si fregia del titolo ufficiale di «Papa». &lt;br /&gt;La Chiesa Cattolica utilizza la finzione della tradizione apostolica e del primato petrino per poter legittimare la politica imperialistica dei Papi ignorando però che la parola d'ordine di Gesù non fu «dominare», bensì «servire», e che tale concetto caratterizzò tutta la sua predicazione la quale, d'altra parte, è in contrasto stridente con l'intera prassi del Papato. &lt;br /&gt;Ma i Papi non si limitarono a giustificare le pretese di primato servendosi del passo spurio di Mt. (16, 18), ma agitarono anche (ci limiteremo qui ad alcuni cenni) tutta una messe sterminata di documenti falsi, come le Decretali pseudocirilliche e pseudoisidoriane, di centinaia di epistole papali fasulle, di decreti conciliari e del Constitutum Silvestri: solo questo libercolo - scrive J. G. Herder - fu per il Papa più utile di dieci diplomi imperiali. Costituisce una delle pagine più oscure della Chiesa cattolica romana il fatto che i Papi non rinunciarono all'accrescimento del loro potere nemmeno quando era diventato chiaro a tutto il mondo - compreso quello cattolico - ch'esso era dovuto in misura non secondaria anche a queste falsificazioni. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho precedentemente citato l'Adversus haereses di Ireneo, come primo elenco cronologico dei Papi a partire da Pietro. Quest'opera risale alla fine del II secolo ed in origine era scritta in greco. Ebbene, nell'originale greco non compaiono i primi Papi che invece si affacciano in una edizione latina che è stata scritta in epoca estremamente incerta tra il III ed il V secolo (anche questi testi sono comunque alterati in modo pacchiano e quindi difficili da studiare con serietà). In ogni caso, con certezza, fino al II secolo (originale greco di Ireneo) non compare Pietro come Primo Papa. Solo nel IV secolo, dopo che la Chiesa era arrivata al potere con la necessità di sistemare alcune cosette ne darsi un pedigree, per la prima volta comparve Pietro come Primo Papa e neppure fugacemente ma per ben 25 anni. Già nel IV secolo si era esercitato in una falsa cronologia dei vescovi di Roma il vescovo Eusebio di Cesarea (265-340) che, non contento di questi falsi continui, ne fece anche dei vescovi di Alessandria, di Antiochia e di Gerusalemme. Vi fu poi il Catalogus Liberianus del 354 che riporta un elenco inattendibile di "papi" fino a papa Liberio (352-66). La fonte di questo catalogo doveva essere il citato Ireneo. Arriviamo al Liber Pontificalis del VI secolo (che fu successivamente aggiornato e che è attendibile proprio a partire dal VI secolo in poi). Un elenco cronologico dei primi 28 vescovi di Roma fu fatto anche da cinque cronisti bizantini. I punti di accordo con il Liber Pontificalis sono risultati solo 4. Si può concludere che gli elenchi di papi per i primi due secoli sono fantasiosi e privi di ogni riscontro storico. La questione si può riassumere così. Roma risultò politicamente più forte per avere il primato sulle altre 5 sedi cristiane più importanti perché 4 di esse erano in Oriente e vedevano una lotta continua tra i loro vescovi mentre l'Occidente aveva solo Roma (senza lotte con altre sedi occidentali) che aveva fama di città molto importante che intersecò la sua fortuna ecclesiastica con la caduta dell'Impero d'Occidente e l'assunzione di compiti politici. Una volta che Roma ebbe acquisito il primato, il potere religioso effettivo si fondò sempre più sulle presunte prove apostoliche e sul ricorso a Pietro (ed alle interpretazioni fasulle di Matteo) anche mediante le falsificazioni e/o intercalazioni nei testi neotestamentari. E, finalmente, nel 608 per la prima volta un vescovo di Roma venne chiamato Papa(14). L'idea fu dell'imperatore di Costantinopoli Foca, che prese il potere facendo assassinare il legittimo imperatore Maurizio I con tutta la sua famiglia. Per tale atto criminale, il vescovo Ciriaco di Costantinopoli lo scomunicò, ma Foca, per ritorsione, proclamò "Papa" (inteso come capo di tutti i vescovi) il vescovo di Roma, ossia Gregorio I, il quale rifiutò un simile titolo, fedele alla tradizione episcopale della chiesa cristiana dell'epoca. Tuttavia, il vescovo di Roma successivo, cioè Bonifacio III, accettò di avvalersi del titolo di "Papa" diventando amico ed estimatore di Foca, che aveva intrapreso conversioni forzate di ebrei, fino al punto di erigere (con il concorso dell'esarca di Ravenna Smaragdo) una colonna dorata in suo onore nel Foro Romano. L'assumere il titolo di Papa non fu comunque privo di feroci scontri tra vescovi di differenti regioni e la storia della Chiesa (non l'apologetica) è piena di riferimenti a tali diatribe. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Un altro aspetto su cui si potrebbe misurare un qualche primato di qualcuno è la convocazione dei Concili o Sinodi dei vescovi. A parte quelli dei primi periodi che furono convocati dalle autorità ecclesiastiche più varie, a partire dal riconoscimento del Cristianesimo da parte di Costantino, i Concili non solo non erano convocati con regolarità dal vescovo di Roma ma addirittura dall'Imperatore. Ne sono chiari esempi il Concilio di Nicea del 325 convocato da Costantino con il vescovo di Roma, Silvestro I, neppure presente; quindi il 1° ed il 2° Concilio di Costantinopoli, rispettivamente del 381 e 553; ancora il Concilio di Calcedonia del 451 che un Papa ritenuto importante, come Leone Magno, fece convocare dall'Imperatore Teodosio II; ... Uno storico abbastanza affidabile della Chiesa antica, Socrate Scolastico (circa 380 - circa 440), ebbe a scrivere nella sua Historia ecclesiastica: "Da quando gli imperatori sono diventati cristiani, da loro dipendono gli affari della Chiesa, e i grandi concili si tengono secondo il loro arbitrio". D'altra parte anche i sovrani che si succederanno non avranno alcuna voglia di cedere il loro potere alla Chiesa. Restava in ogni caso una fortissima opposizione al riconoscimento di un qualche primato a Roma da parte di tutte le più importanti comunità cristiane: Cartagine, Vienna, Narbonne, Marsiglia (ognuna di queste sedi rivendicava, anche qui in modo fraudolento, la fondazione da parte di un apostolo e, rifiutando il primato di Pietro, si riteneva al medesimo livello di Roma). In queste sedi Roma non veniva neppure considerata. Ferma opposizione veniva da Milano e da tutta l'Africa dove vi erano ben 470 episcopati. Vi era un generale rifiuto di accettare il primato e con esso le decisioni di Roma. Non entrerò in queste vicende ma occorre dire che aiutarono molto la Chiesa di Roma a vincere la sua battaglia le invasioni dei barbari (Vandali in Africa, Goti in Spagna, Longobardi e Venedi nel Nord Italia, ...) anche se gli scontri sono continuati per tutto il Medioevo con l'opposizione degli ortodossi e con l'irruzione delle grandi eresie che naturalmente contestavano alla radice il Papato sempre più corrotto e sempre più lontano anche dal più banale insegnamento di Gesù. Anche tra i normali cattolici l'opposizione segui per secoli. Si portava avanti la tesi che doveva essere l'assemblea dei vescovi (episcopalismo)&amp;nbsp; e non un singolo vescovo (curialismo) ad assumere le decisioni più importanti. Ebbene queste posizioni furono giudicate eretiche nel 1516 da uno dei massimi criminali tra i Papi, tal Leone X(15). Il colpo mortale ad ogni discussione in proposito venne dal Concilio Vaticano I, con quell'altro campione di Papa, Pio IX, che decretò nel 1870 l'infallibilità papale. Ma le contestazioni non finirono e continuano ancora oggi. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Si può concludere che gli insegnamenti di San Paolo e di Origene di Alessandria (185-254) sono diventati fondanti per la Chiesa. Scriveva San Paolo nella Lettera ai Romani (3, 7): "Ma se per la mia menzogna la verità di Dio risplende per sua gloria, perché dunque sono ancora giudicato come peccatore ?" ed aggiungeva Origene la sua teoria della menzogna economica basata sul disegno divino della salvezza. Secondo Origene l'inganno ha un'importante funzione nel Cristianesimo. La menzogna è necessaria (necessitas mentiendi) come condimento e medicina (condimentum atque medicamen). &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Rimando ad un prossimo articolo l'indagine sui Papi criminali. &lt;br /&gt;Roberto Renzetti &lt;br /&gt;-------------------------------------------------------------------------------- &lt;br /&gt;NOTE &lt;br /&gt;(1) Quei vescovi corrotti che parteciparono al Concilio di Nicea definirono Costantino condottiero amato da Dio; vescovo di tutti, nominato da Dio; esempio di vita nel timore di Dio, che illumina l'umanità tutta; e prelibatezze del genere. In realtà Costantino era noto per essere un imperatore di una crudeltà ineguagliabile, fu un pagano nel senso peggiore del termine, fu sanguinario, massacrò intere popolazioni, organizzò al circo spettacoli in cui gli oppositori venivano sbranati da varie fiere affamate, sgozzò suo figlio Crispo, strangolò sua moglie, assassinò suo suocero, ammazzò suo cognato, ... Sua madre, Elena, era una baldracca (stabularia, letteralmente stalliera) dei Balcani che suo padre, Costanzo Cloro, aveva conosciuto sbronzo in una taverna nei suoi viaggi di conquista. La Chiesa, quella di cui parlo, la fece Santa. Addirittura Ambrogio ebbe a dire che la Chiesa aveva elevato Sant'Elena dal fango al trono. Si può dire che la Chiesa non ha perso da allora i suoi costumi: si è sempre legata, come oggi in Italia, con il meglio della fauna mondiale. &lt;br /&gt;(2) Riporto alcuni brani della I Lettera di Clemente ai Corinzi in cui si affronta il sacerdozio: &lt;br /&gt;I ministri della Chiesa &lt;br /&gt;XLII, 1. Gli apostoli predicarono il Vangelo da parte del Signore Gesù Cristo che fu mandato da Dio. 2. Cristo fu inviato da Dio e gli apostoli da Cristo. Ambedue le cose ordinatamente secondo la volontà di Dio. 3. Ricevuto il mandato e pieni di certezza nella risurrezione del Signore nostro Gesù Cristo e fiduciosi nella parola di Dio con l'assicurazione dello Spirito Santo, andarono ad annunziare che il regno di Dio stava per venire. 4. Predicavano per le campagne e le città e costituivano le primizie del loro lavoro apostolico, provandole nello spirito, nei vescovi e nei diaconi dei futuri fedeli. 5. E questo non era nuovo; da molto tempo si era scritto intorno ai vescovi e ai diaconi. Così, infatti, dice la Scrittura: "Stabilirono i loro vescovi nella giustizia e i loro diaconi nella fede". &lt;br /&gt;La dignità sacerdotale &lt;br /&gt;XLIII, 1. Che meraviglia se quelli che avevano fede in Cristo stabilirono come opera da parte di Dio i ministri predetti? Anche Mosè "fedele servitore in tutta la casa" segnò nei libri sacri tutto ciò che gli fu ordinato. Gli altri profeti lo seguirono rendendo testimonianza alle norme stabilite da lui. 2. Quando sorse gelosia intorno al sacerdozio e le tribù si disputavano quale di esse si sarebbe ornata del nome glorioso, egli ordinò ai dodici capitribù di portargli delle verghe e che ciascuna fosse contrassegnata dal nome. Avendole prese, le legò, le sigillò con gli anelli dei capitribù e le pose nel tabernacolo della testimonianza sulla tavola di Dio. 3. Chiuso il tabernacolo sigillò le chiavi come le verghe. 4. E disse loro: "Fratelli, la tribù la cui verga germoglierà, Dio sceglie per esercitare il sacerdozio e servirlo". 5. Venuto il mattino, convocò tutto Israele, seicentomila uomini. Mostrò i sigilli ai capitribù e aprì il tabernacolo della testimonianza e tirò fuori le verghe. E si trovò che la verga di Aronne non solo era germogliata, ma aveva anche il frutto. Che ve ne pare, o carissimi? Mosè non prevedeva che questo sarebbe accaduto? Lo sapeva davvero. Fece così perché non scoppiasse un tumulto in Israele e fosse glorificato il nome del vero e dell'unico Dio. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen. &lt;br /&gt;Giusto ufficio &lt;br /&gt;XLIV, 1. I nostri apostoli conoscevano da parte del Signore Gesù Cristo che ci sarebbe stata contesa sulla carica episcopale. 2. Per questo motivo, prevedendo esattamente l'avvenire, istituirono quelli che abbiamo detto prima e poi diedero ordine che alla loro morte succedessero nel ministero altri uomini provati. 3. Quelli che furono stabiliti dagli Apostoli o dopo da altri illustri uomini con il consenso di tutta la Chiesa, che avevano servito rettamente il gregge di Cristo con umiltà, calma e gentilezza, e che hanno avuto testimonianza da tutti e per molto tempo, li riteniamo che non siano allontanati dal ministero. 4. Sarebbe per noi colpa non lieve se esonerassimo dall'episcopato quelli che hanno portato le offerte in maniera ineccepibile e santa. 5. Beati i presbiteri che, percorrendo il loro cammino, hanno avuto una fine fruttuosa e perfetta! Essi non hanno temuto che qualcuno li avesse allontanati dal posto loro stabilito. 6. Noi vediamo che avete rimosso alcuni, nonostante la loro ottima condotta, dal ministero esercitato senza reprensione e con onore. &lt;br /&gt;Di seguito un brano di Ignazio di Antiochia della Lettera agli Efesini: &lt;br /&gt;1.6 La persona del vescovo&lt;br /&gt;V. Se in poco tempo ho avuto tanta familiarità con il vostro vescovo, che non è umana, ma spirituale, di più vi stimo beati essendo uniti a lui come la Chiesa lo è a Gesù Cristo e Gesù Cristo al Padre perché tutte le cose siano concordi nell'unità. Nessuno s'inganni: chi non è presso l'altare, è privato del pane di Dio. Se la preghiera di uno o di due ha tanta forza, quanto più quella del vescovo e di messi al vescovo come a Gesù Cristo &lt;br /&gt;II,1. Se siete sottomessi al vescovo come a Gesù Cristo dimostrate che non vivete secondo l'uomo ma secondo Gesù Cristo, morto per noi perché credendo alla sua morte sfuggiate alla morte. 2. È necessario, come già fate, non operare nulla senza il vescovo, ma sottomettervi anche ai presbiteri come agli apostoli di Gesù Cristo speranza nostra, e in lui vivendo ci ritroveremo. 3. Bisogna che quelli che sono i diaconi dei misteri di Gesù Cristo siano in ogni maniera accetti a tutti. Non sono diaconi di cibi e di bevande, ma servitori della Chiesa di Dio. Occorre che essi si guardino dalle accuse come dal fuoco. &lt;br /&gt;Senza i diaconi, i presbiteri e il vescovo non c'è Chiesa &lt;br /&gt;III,1. Similmente tutti rispettino i diaconi come Gesù Cristo, come anche il vescovo che è l'immagine del Padre, i presbiteri come il sinedrio di Dio e come il collegio degli apostoli. Senza di loro non c'è Chiesa. 2. Sono sicuro che intorno a queste cose la pensate allo stesso modo. Infatti ho accolto e ho presso di me, un esemplare della vostra carità nel vostro vescovo, il cui contegno è una grande lezione, come la sua rivere con più severità sulla cosa. Non arriverei col pensiero a tanto da comandarvi come un apostolo essendo, invece, un condannato. &lt;br /&gt;Ed ancora nella Lettera ai cristiani di Magnesia: &lt;br /&gt;1.1.1.1 Sottomissione al vescovo &lt;br /&gt;III,1. Conviene che voi non abusiate dell’età del vescovo, ma per la potenza di Dio Padre gli tributiate ogni riverenza. In realtà ho saputo che i vostri santi presbiteri non hanno abusato della giovinezza evidente di lui, ma saggi in Dio sono sottomessi a lui, non a lui, ma al Padre di Gesù Cristo che è il vescovo di tutti. 2. Per il rispetto di chi ci ha voluto bisogna obbedire senza ipocrisia alcuna, poiché non si inganna il vescovo visibile, bensì si mentisce a quello invisibile. Non si parla della carne, ma di Dio che conosce le cose invisibili. &lt;br /&gt;IV,1. Bisogna non solo chiamarsi cristiani, ma esserlo; alcuni parlano sempre del vescovo ma poi agiscono senza di lui. Questi non sembrano essere onesti perché si riuniscono non validamente contro il precetto. &lt;br /&gt;Con parole sempre uguali Ignazio insiste anche con la Lettera ai cristiani di Smirne e con altra Lettera ai cristiani di Tralle. Insomma sembra proprio che uno dei fondatori della Chiesa e delle sue prime gerarchie sia stato Sant'Ignazio. &lt;br /&gt;(3) E pensare che il Gesù dei Vangeli, in Matteo, diceva ai suoi discepoli: &lt;br /&gt;Matteo 6, 5-6&lt;br /&gt;5 Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. &lt;br /&gt;E, se occorre far questo per rivolgersi a Dio, cosa ci stanno a fare i sacerdoti che ripetono un rito stantio al quale il fedele partecipa come ora detto ? Ma c'è molto di più. Anche la chiesa, intesa come edifico, non serve più a nulla: allo scopo di riunirsi basta una sala qualunque. E la cosa è detta anche da San Paolo sia nella I Lettera ai Corinzi ( 3, 16-17) sia negli Atti degli Apostoli: &lt;br /&gt;Atti 17, 24-28&lt;br /&gt;24 Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo 25 né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. 26 Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, 27 perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. 28 In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri ché di lui stirpe noi siamo.  &lt;br /&gt;(4) La politica religiosa di Giustiniano, che agli inizi del suo regno ritenne appropriato promulgare per legge il suo credo nella Trinità e nell'Incarnazione decretando che il credo era l'unico simbolo della Chiesa, rifletteva la convinzione imperiale che l'unità dell'impero presupponesse incondizionatamente l'unità della fede; e con lui sembrò un dato di fatto che questa fede potesse essere solo l'ortodossia. Gli appartenenti ad un credo differente dovettero riconoscere che il processo iniziato a partire da&amp;nbsp; Costantino II sarebbe continuato con vigore. Il Codice Giustiniano conteneva due statuti (Cod., I., xi. 9 e 10) i quali decretavano la totale distruzione dell'Ellenismo, anche nella vita civile; queste disposizioni vennero attuate con zelo. Forse, l'evento più degno di nota avvenne nel 529, quando gli insegnamenti dell'Accademia di Atene di Platone vennero posti sotto il controllo dello stato per ordine di Giustiniano, soffocando in pratica questa scuola di formazione dell'ellenismo. Le fonti contemporanee&amp;nbsp; ci parlano di gravi persecuzioni, anche di uomini altolocati. Il Paganesimo venne soppresso attivamente. Solo in Asia Minore, Giovanni di Efeso sostenne di aver convertito 70.000 pagani. Altre popolazioni accettarono la cristianità: gli Eruli, gli Unni che dimoravano nei pressi del Don, gli Abasgie e gli Tzani in Caucasia. [Da Wikipedia] &lt;br /&gt;(5) Fino ad arrivare al Grande Scisma del 1054 che divise la Chiesa tra Oriente ed Occidente e dette vita alla Chiesa ortodossa. &lt;br /&gt;(6) A meno che non fossero quelle le caratteristiche che Gesù voleva per un Papa. &lt;br /&gt;(7) Il fatto che il vescovo di Roma fosse il “primo” (protos) nell’ordine canonico fu riconosciuto dai greci ortodossi di Lione nel 1274) e di Firenze nel 1439. La cosa resta comunque priva di un qualche significato. &lt;br /&gt;(8) Un altro esegeta cattolico, Arialdo Beni, La nostra Chiesa, Firenze: LEF, 1976, pp. 477-491, racconta quanto segue: &lt;br /&gt;Secondo Eusebio di Cesarea, tanto Clemente Alessandrino come Papia (morto nel 150), vescovo di Gerapoli, testimoniano espressamente che Pietro predicò a Roma la catechesi apostolica che poi fu messa per iscritto da S. Marco "suo interprete " dietro preghiera dei cristiani stessi di quella comunità (Stor. Eccles. 3, 39, 15; 6, 14, 7. MG. 20, 299; 551).&amp;nbsp; Ireneo di Lione (morto nel 202) parla, a più riprese di Pietro e del suo apostolato nell'Urbe. "Matteo - attesta nell'Adversus Haereses - ha scritto per gli Ebrei e nella loro lingua, al tempo in cui Pietro e Paolo evangelizzavano Roma e vi fondavano la Chiesa ". E un po' più avanti, dopo aver affermato che "...la massima ed antichissima Chiesa, da tutti conosciuta, [è stata] fondata a Roma dai due gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo ", riporta un catalogo dei Papi, che scende fino ad Eleuterio, con queste precise parole: "avendo fondato e costruito la Chiesa (a Roma), i beati apostoli affidarono la funzione dell'episcopato a Lino, ecc.... ". Secondo Tertulliano, Pietro venne a Roma fatto simile al Signore nel martirio " (De Praescriptione haeret. 36. ML. 2, c. 9) e battezzò nel Tevere (De Baptism. 4. ML. 1, 1203). Da Eusebio ci vien tramandato anche un frammento di un opuscolo composto dal presbitero Gaio contro il montanista Proclo sotto Papa Zeffirino (200 -217), in cui si accenna ai "sepolcri " gloriosi di Pietro e di Paolo in questi termini: "Io posso mostrarti i trofei ( = sepolcri) degli Apostoli. Se vorrai recarti nel Vaticano o sulla via Ostiense, troverai i trofei di questi due, che fondarono questa Chiesa " (Stor. Eccles. 2, 25, 5-7). Origene (morto nel 250), nel suo Commentario alla Genesi, scrive: "Pietro sembra aver predicato nel Ponto, nella Galazia, nella Bitinia, nella Cappadocia, nell'Asia, ai Giudei della Dispersione. Finalmente, venuto a Roma, vi fu crocifisso con la testa all'ingiù ". Nel secolo IV la convinzione che S. Pietro fosse il fondatore della Chiesa di Roma era universale e ormai la documentazione è ricchissima. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Ho riportato questo lungo brano perché risulta evidente il crescendo con il passare dei secoli di coloro che affermano l'andata di Pietro a Roma. Quasi che col passare del tempo si abbiano più certezze. Coloro che scrivevano vicini alla morte di Pietro non sapevano nulla di lui a Roma, poi improvvisamente gli storici (?) che sanno tutto di lui, come Eusebio (265-340), amico di Costantino che fa una storia ecclesiastica basata sull'ortodossia e contro il demonio che tentava di corrompere la purezza della Chiesa. Insomma agiografi che con la storia non hanno nulla a che fare. &lt;br /&gt;(9)&amp;nbsp; Sotto Papa Eugenio IV, Valla si fece molti nemici. Fu convocato dall'Inquisizione e si salvò fuggendo in Spagna. Poi, alla morte del Papa, con l'elezione nel 1447 di Niccolò V, venne elevato al rango di segretario dello stesso Papa. In tale posizione studiò i padri della Chiesa mostrando che le traduzioni dei loro lavori erano sbagliate e che i testi originali di Agostino erano eretici. &lt;br /&gt;(10) Riporto alcuni brani del Constitutum Constantini: &lt;br /&gt;«... Noi abbiamo giudicato utile che, come S. Pietro è stato eletto vicario del Figlio di Dio (in latino Vicarius Filii Dei n.d.r.) in terra, così anche i pontefici che fanno le veci del medesimo Principe degli apostoli, ricevono da noi e dal nostro impero un potere di governo maggiore di quello che la terrena clemenza della nostra serenità imperiale possiede, perché noi desideriamo che lo stesso Principe degli apostoli e i suoi vicari ci siano sicuri intercessori presso Dio. Desideriamo che la santa Chiesa Romana sia onorata con venerazione, come la nostra terrena imperiale potenza, e che la sede santissima di S. Pietro sia gloriosamente esaltata più del nostro impero e del nostro trono terreno, poiché noi le diamo potere, gloriosa maestà, autorità, e onore imperiale. E comandiamo e decretiamo che abbia la supremazia sulle quattro eminenti sedi di Alessandria, di Antiochia, di Gerusalemme e di Costantinopoli e su tutte le altre chiese di Dio sulla terra e che il Pontefice regnante sulla medesima e santissima chiesa di Roma sia il più alto in grado e primo di tutti i sacerdoti di tutto il mondo e decida tutto ciò che è necessario al culto di Dio e alla fermezza della fede cristiana... &lt;br /&gt;«E affinché la dignità pontificia non sia inferiore, ma abbia maggior gloria e potenza dell'impero terreno, noi siamo al suddetto santissimo nostro pontefice Silvestro, papa universale, e lasciamo e stabiliamo in suo potere per nostro decreto imperiale, come possessi di diritto della santa Romana Chiesa, non solo il nostro palazzo ma anche la città di Roma e tutte le province, luoghi e città dell'Italia e dell'Occidente. Perciò abbiamo ritenuto opportuno trasferire il nostro Impero e il potere del regno in Oriente e fondare nella provincia di Bisanzio, luogo ottimo, una città col nostro nome, e stabilirvi il nostro governo, poiché non è giusto che l'imperatore terreno regni là dove l'imperatore Celeste ha stabilito il principato dei sacerdoti e il capo della religione cristiana. Decretiamo che tutte queste decisioni rimangano inviolate e integre fino alla fine del mondo. Quindi, alla presenza del Dio vivo che ci ordinò di regnare, e davanti al suo tremendo giudizio, decretiamo solennemente, con questo atto imperiale che a nessuno dei nostri successori, ottimati, magistrati, senatori e sudditi che ora e nel futuro, dovunque e sempre, saranno soggetti all'Impero, sia lecito infrangere o in qualche modo alterare ciò. Se qualcuno - cosa che non crediamo - disprezzerà o violerà ciò, sia colpito dalle stesse condanne e gli siano avversi ora e nella vita futura, Pietro e Paolo, principi degli apostoli, e col diavolo e con tutti gli empi precipiti a bruciare nel profondo inferno». &lt;br /&gt;(11) La lista dei Papi che seguono i primi 11 (fino al 100°), tratta dal Liber Pontificalis (del tutto inattendibile fino al VI secolo), è la seguente: &lt;br /&gt;12. --- S. Sotero, di Fondi (Campania), 162 o 168 - 170 o 177. &lt;br /&gt;13. --- S. Eleuterio, di Nicopoli (Epiro), 171 o 177 - 185 o 193. &lt;br /&gt;14. --- S. Vittore I, Africano, 186 o 189 --- 197 o 200&lt;br /&gt;15. --- S. Zefirino, Romano, 198 --- 217 o 218. &lt;br /&gt;16. --- S. Callisto I, Romano, 218 --- 222. &lt;br /&gt;[S. Ippolito, Romano, 217 --- 235]. &lt;br /&gt;17.---&amp;nbsp; S. Urbano I, Romano, 222 --- 230. &lt;br /&gt;18. --- S. Ponziano, Romano, 21.VII.230 --- 28.IX.235. &lt;br /&gt;19. --- S. Antero, Greco, 21.XI.235 --- 3.I.236. &lt;br /&gt;20. --- S. Fabiano, Romano,... 236 --- 20.I.250. &lt;br /&gt;21. --- S. Cornelio, Romano, 6 o 13.III.251 --- ... VI.253. &lt;br /&gt;[Novaziano, Romano, 251]. &lt;br /&gt;22. --- S. Lucio I, Romano,... VI o VII.253 --- 5.III.254. &lt;br /&gt;23. --- S. Stefano I, Romano, 12.III.254 --- 2.VIII.257. &lt;br /&gt;24. --- S. Sisto II, Greco, 30.VIII.257 --- 6.VIII.258. &lt;br /&gt;25. --- S. Dionisio, di patria ignota, 22.VII.259 --- 26.XII.268. &lt;br /&gt;26. --- S. Felice I, Romano, 5.I.269 --- 30.XII.274. &lt;br /&gt;27. --- S. Eutichiano, di Luni, 4.1.275 --- 7.XII.283. &lt;br /&gt;28. --- S. Caio, Dalmata, 17.XII.283 --- 22.IV.296. &lt;br /&gt;29. --- S. Marcellino, Romano, 30.VI.296 --- 25.X.304. &lt;br /&gt;30. --- S. Marcello I, Romano, 306 --- 16.I.309. &lt;br /&gt;31. --- S. Eusebio, Greco, 18.IV.309 --- 17.VIII.309. &lt;br /&gt;32. --- S. Milziade o Melchiade, Africano, 2.VII.311 --- 0.I.314. &lt;br /&gt;33. --- S. Silvestro I, Romano, 31.I.314 --- 31.XII.335. &lt;br /&gt;34. --- S. Marco, Romano, 18.I.336 --- 7.X.336. &lt;br /&gt;35. --- S. Giulio I, Romano, 6.II.337 --- 12.IV.352. &lt;br /&gt;36. --- Liberio, Romano, 17.V.352 --- 24.IX.366. &lt;br /&gt;[Felice II, Romano, ... 355 --- 22.XI.365]. &lt;br /&gt;37. --- S. Damaso I, Romano, 1.X.366 --- 11.XII.384. &lt;br /&gt;[Ursino, 24.IX.366 ---... 367]. &lt;br /&gt;38. --- S. Siricio, Romano, 15 o 22 o 29.XII.384 --- 26.XI.399. &lt;br /&gt;39. --- S. Anastasio I, Romano, 27.XI.399 --- 19.XII.401. &lt;br /&gt;40. --- S. Innocenzo I, di Albano, 22.XII.401 --- 12.III.417. &lt;br /&gt;41. --- S. Zosimo, Greco, 18.III.417 --- 26.XII.418. &lt;br /&gt;42. --- S. Bonifacio I, Romano, 28, 29.XII.418 --- 4.IX.422. &lt;br /&gt;[Eulalio, 27, 29.XII.418 --- 3.IV.419]. &lt;br /&gt;43. --- S. Celestino I, della Campania, 10.IX.422 --- 27.VII.432. &lt;br /&gt;44. --- S. Sisto III, Romano, 31.VII.432 --- 19.VIII.440. &lt;br /&gt;45. --- S. Leone I, il Grande (Magno), della Tuscia, 29.IX.440 --- 10.XI.461. &lt;br /&gt;46. --- S. Ilaro, Sardo, 19.XI.461 --- 29.II.468. &lt;br /&gt;47. --- S. Simplicio, di Tivoli, 3.III.468 --- 10.III.483. &lt;br /&gt;48. --- S. Felice III (II), Romano, 13.III.483 --- 25.II o 1.III.492. &lt;br /&gt;49. --- S. Gelasio I, Africano, 1.III.492 --- 21.XI.496. &lt;br /&gt;50. --- S. Anastasio II, Romano, 24.XI.496 --- 19.XI.498. &lt;br /&gt;51. --- S. Simmaco, Sardo, 22.XI.498 --- 19.VII.514. &lt;br /&gt;[Lorenzo, 22.xi.498 ---... 499.... 502 ---... 506]. &lt;br /&gt;52. --- S. Ormisda, di Fresinone, 20.VII.514 --- 6.VIII.523. &lt;br /&gt;53. --- S. Giovanni I, della Tuscia, Martire, 13.VIII.523 --- 18.V.526. &lt;br /&gt;54. --- S. Felice IV (III), del Sannio, 12.VII.526 --- 20 o 22.IX.530. &lt;br /&gt;55. --- Bonifacio II, Romano, 20 o 22.IX.530 --- 17.X.532. &lt;br /&gt;[Dioscoro, di Alessandria, 20 o 22.IX.530 --- 14.X.530]. &lt;br /&gt;56. --- Giovanni II, Romano, Mercurio, 31.XII.532, 2.1.533 --- 8.V.535. &lt;br /&gt;57. --- S. Agapito I, Romano, 13.V.535 --- 22.IV.536. &lt;br /&gt;58. --- S. Silverio, di Frosinone, Martire, 8.VI.536 --- ... 537 &lt;br /&gt;59. --- Vigilio, Romano, 29.III.537 --- 7.VI.555. &lt;br /&gt;60. --- Pelagio I, Romano, 16.IV.556 --- 4.III.561. &lt;br /&gt;61. --- Giovanni III, Romano, Catalino, 17.VII.561 --- 13.VII.574. &lt;br /&gt;62. --- Benedetto I, Romano, 2.VI.575 --- 30.VII.579. &lt;br /&gt;63. --- Pelagio II, Romano, 26.XI.579 --- 7.II.590. &lt;br /&gt;64. --- S. Gregorio I, il Grande (Magno), Romano, 3.IX.590--- 12.III.604. &lt;br /&gt;65. --- Sabiniano, di Blera nella Tuscia, ... III, 13.IX.604 --- 22.II.606. &lt;br /&gt;66. --- Bonifacio III, Romano, 19.II.607 --- 10.XI.607. &lt;br /&gt;67. --- S. Bonifacio IV, del territorio dei Marsi, 25.VIII.608 --- 8.V.615. &lt;br /&gt;68. --- S. Deusdedit o Adeodato I, Romano, 19.X.615 --- 8.XI.618. &lt;br /&gt;69. --- Bonifacio V, di Napoli, 23.XII.619 --- 23.X.625. &lt;br /&gt;70. --- Onorio I, della Campania, 27.X.625 --- 12.X.638. &lt;br /&gt;71. --- Severino, Romano, ... X.638, 28.V.640 --- 2.VIII.640. &lt;br /&gt;72. --- Giovanni IV, Dalmata,... VIII, 24.XII.640 --- 12.X.642. &lt;br /&gt;73. --- Teodoro I, di Gerusalemme, 12.X, 24.XI.642 --- 14.V.649. &lt;br /&gt;74. --- S. Martino I, di Todi, Martire, 5.VII.649 --- 16.IX.655. &lt;br /&gt;75. --- S. Eugenio I, Romano , 10.VIII.654 --- 2.VI.657. &lt;br /&gt;76. --- S. Vitaliano, di Segni, 30.VII.657 --- 27.I.672. &lt;br /&gt;77. --- Adeodato II, Romano, 11.IV.672 --- 16.VI.676. &lt;br /&gt;78. --- Dono, Romano, 2.XI.676 --- 11.IV.678. &lt;br /&gt;79. --- S. Agatone, Siciliano, 27.VI.678 --- 10.I.681. &lt;br /&gt;80. --- S. Leone II, Siciliano, ... I.681, 17.VIII.682 --- 3.VII.683. &lt;br /&gt;81. --- S. Benedetto II, Romano, 26.VI.684 --- 8.V.685. &lt;br /&gt;82. --- Giovanni V, Siro, 23.VII.685 --- 2.VIII.686. &lt;br /&gt;83. --- Conone, di patria ignota, 23.X.686 --- 21.IX.687. &lt;br /&gt;[Teodoro, ... 687]. &lt;br /&gt;[Pasquale, ... 687]. &lt;br /&gt;84. --- S. Sergio I, Siro, 15.XII.687 --- 7.IX.701. &lt;br /&gt;85. --- Giovanni VI, Greco, 30.X.701 --- 11.I.705. &lt;br /&gt;86. --- Giovanni VII, Greco, 1.III.705 --- 18.X.707. &lt;br /&gt;87. --- Sisinnio, Siro, 15.1.708 --- 4.II.708. &lt;br /&gt;88. --- Costantino, Siro, 25.III.708 --- 9.IV.715. &lt;br /&gt;89. --- S. Gregorio II, Romano, 19.V.715 --- 11.II.731. &lt;br /&gt;90. --- S. Gregorio III, Siro, 18.III.731 --- 28.XI.741. &lt;br /&gt;91. --- S. Zaccaria, Greco, 3.XII.741 --- 15.III.752. &lt;br /&gt;92. --- Stefano II (III), Romano, 26.III.752 --- 26.IV.757. &lt;br /&gt;93. --- S. Paolo I, Romano, ... IV, 29.V.757 --- 28.VI.767. &lt;br /&gt;[Costantino, di Nepi, 28.VI, 5.VII.767 --- 30.VII.768] &lt;br /&gt;[Filippo, 31.VII.768 ]. &lt;br /&gt;94. --- Stefano III (IV), Siciliano, 1, 7.VIII.768 --- 4.I.772. &lt;br /&gt;95. --- Adriano I, Romano, 1, 9.II.772 --- 25.XII.795. &lt;br /&gt;96. --- S. Leone III, Romano, 26, 27.XII.795 --- 12.VI.816. &lt;br /&gt;97. --- Stefano IV (V), Romano, 22.VI.816 --- 24.I.817. &lt;br /&gt;98. --- S. Pasquale I, Romano, 25.I.817 ---... II.V.824. &lt;br /&gt;99. --- Eugenio II, Romano, ... 11.V.824 --- VIII.827. &lt;br /&gt;100. --- Valentino, Romano,... VIII.827 ---... IX.827. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Faccio osservare che tra i Papi abbiamo un'infinità di Santi. Fanno eccezione Liberio che si impegolò in lotte interne ed esterne alla Chiesa essendo pure esiliato(36), Bonifacio II che scontentò i vescovi che elessero l'antipapa Dioscuro (55), Giovanni II che seguì ad un periodo di mercato di arredi sacri e si trovò impelagato in questioni riguardanti determinate eresie (56) e poi, da Vigilio implicato in vicende politiche (59), la santità scompare con maggiore frequenza. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Inoltre tra i Papi succedutisi tra il 217 ed il 1449 almeno 37 furono antipapi. Lo scisma di Avignone (1305-1378) e lo scisma di Occidente (1378-1417) hanno prodotto Papi diversi, quale di loro era il successore di Pietro ? &lt;br /&gt;(12) Riporto alcune affermazioni di Padri della Chiesa in proposito: &lt;br /&gt;Origene (+ 253): «Se tu immagini che solo su Pietro sia stata fondata la chiesa, che cosa potresti allora dire di Giovanni, il figlio del tuono, o di qualsiasi altro apostolo?» E prosegue affermando che chiunque fa sua la confessione di Pietro, può - come lui - essere chiamato Pietro. &lt;br /&gt;Giustino Martire (+ 165): «Uno dei discepoli, che prima si chiamava Simone, conobbe per rivelazione del Padre che Gesù Cristo è Figlio di Dio. Per questo egli ricevette il nome di Pietro». L’affermazione di Gesù e il mutamento del nome sono quindi chiaramente collegati alla sua confessione. &lt;br /&gt;Tertulliano (+ 222) scrive al vescovo di Roma (forse Callisto), che si era appellato al «Tu sei Pietro» per sostenere la propria autorità: «Chi sei tu che sovverti e deformi l'intenzione manifesta del Signore che conferiva tale potere personalmente a Pietro?». &lt;br /&gt;S. Cipriano (+ 258): «Gesù parlò a Pietro non perché gli attribuisse una preminenza, un'autorità speciale, ma solo perché, parlando a uno solo, fosse visibile il fatto che la chiesa deve essere tutta unita nella fede di Cristo. Pietro è solo il simbolo, il "tipo" di tutti gli apostoli e di tutti i vescovi». &lt;br /&gt;S. Ambrogio, vescovo di Milano (+ 397): «Pietro... ottenne un primato, ma un primato di confessione e non di onore, un primato di fede e non di ordine». &lt;br /&gt;S. Agostino (+ 430): «"Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa", deve essere inteso in questo senso: sopra ciò che è stato confessato da Pietro quando disse: "Tu sei il Cristo, il Figliuol dell'Iddio vivente". Perciò da questa pietra egli fu chiamato Pietro, raffigurando la persona della chiesa che viene edificata su questa pietra e che riceve le chiavi del regno dei cieli». [Ed ancora: "Siamo cristiani non pietrini", inserimento mio] &lt;br /&gt;Tratto da R. Nisbet, Ma il Vangelo non dice così, pp. 40,41, Claudiana Ed., Torino 1969. &lt;br /&gt;(13) Questa storia del nome scelto, Papa, è davvero ridicola perché va addirittura contro quel Matteo che aveva introdotto il "tu sei Pietro eccetera ..." nel versetto 16, 18. Se i teologi avessero letto anche oltre lo stesso Vangelo di Matteo avrebbero trovato il versetto 23, 8-10. &lt;br /&gt;Matteo 23, 8-10&lt;br /&gt;8 Ma voi non vi fate chiamare 'Maestro'; perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli. 9 Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. 10 Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo &lt;br /&gt;(14) Mentre in Oriente era comune chiamare i vescovi "papi" cioè appunto padri (ma lo erano tutti), la prima volta che compare a Roma questo nome è su una lapide del periodo di Liberio che va dal 352 al 366. Il termine fu poi usato anche in Occidente ma non come esclusiva del vescovo di Roma, ma, come in Oriente, per tutti i vescovi. Solo a partire dal II millennio iniziò l'uso di attribuire al solo vescovo di Roma il titolo di papa, anche se ci volle del tempo prima che ciò fosse accettato da tutti. Ancora nel XII secolo dei vescovi non romani si facevano chiamare vicarius Petri ed il titolo di Summus Pontifex sarà utilizzato da tutti i vescovi fino al XIV secolo. &lt;br /&gt;(15) Il culmine della simonia si raggiunse con questo Papa. Venivano comprate le cariche ecclesiastiche. Egli stesso divenne cardinale a 14 anni e nominò poi cardinali tre suoi cugini (il record resta comunque quello di Benedetto IX (1033.1045) che divenne Papa a 11 anni). Sotto il suo papato le cariche in vendita raggiunsero il massimo di 2000. E fu ancora lui ad emanare quell'infame decreto chiamato Taxa Camarae del 1517 che vendeva indulgenze per ogni peccato in cambio di denaro. Da qui partì Lutero con le sue 95 tesi. &lt;br /&gt;-------------------------------------------------------------------------------- &lt;br /&gt;BIBLIOGRAFIA &lt;br /&gt;(1) Karlheinz Deschener - Storia criminale del Cristianesimo - Ariele 2000-2010 &lt;br /&gt;(2) Karlheinz Deschener - Il gallo cantò ancora. Storia critica della Chiesa - Massari 1998 &lt;br /&gt;(3) Pepe Rodriguez - Verità e menzogne della Chiesa cattolica - Editori Riuniti 1999 [un commento all'edizione italiana di questo libro è d'obbligo. Il titolo spagnolo è Las mentiras de la Iglesia catolica. Anche chi non conosce lo spagnolo può osservare che si parla delle menzogne della Chiesa e in nessun lato si parla di verità. L'ipocrisia ed il servilismo regnanti in questo Paese hanno dovuto cambiare financo il titolo di un libro]. &lt;br /&gt;(4) AA.VV. -&amp;nbsp; Il papato alla luce della storia e della Scrittura - Ed. Sentieri diritti, Roma 1981. &lt;br /&gt;(5) Giovanni Fantoni - Dal primato di Cristo al primato di Pietro - Edizioni ADV, Firenze &lt;br /&gt;-------------------------------------------------------------------------------- &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.fisicamente.net/"&gt;http://www.fisicamente.net/&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;a href="http://apocalisselaica.net/varie/cristianesimo-cattolicesimo-e-altre-religioni/i-qsantiq-imbroglioni"&gt;I "santi" imbroglioni&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-703729173171341014?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/i-imbroglioni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/703729173171341014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/703729173171341014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/i-imbroglioni.html' title='Storia della chiesa'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-5993075360693700071</id><published>2011-02-20T19:43:00.001+01:00</published><updated>2011-02-20T19:43:45.707+01:00</updated><title type='text'>Cupola della Roccia con bandiera israeliana. Gruppi di ebrei diffondono foto sul web</title><content type='html'>&lt;h3&gt;&amp;nbsp;&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;&lt;small&gt;Scritto il 2011-02-18 in News&lt;/small&gt;  &lt;p&gt;"Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it"  &lt;p&gt;&lt;img alt="" src="http://www.infopal.it/writable/img/sura_estefzaz_300_0.jpg" width="300"&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;A&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;-Quds (Gerusalemme) - InfoP&lt;/strong&gt;al. La Fondazione "al-Aqsa" per il patrimonio storico-religioso ha denunciato un grave atto perpetrato da gruppi religiosi ebraici.&amp;nbsp; &lt;p&gt;Ieri, 17 febbraio, è circolata sul web una fotografia della Cupola della Roccia con una bandiera israeliana; questo fatto era stato preceduto nei giorni scorsi dalla divulgazione di diversi comunicati nei quali si inneggiava alla distruzione definitiva del sito islamico per trasformarlo in una sinagoga.&amp;nbsp; &lt;p&gt;Ancora una volta, sono state le realtà arabo-islamiche ad essere sollecitate a tutela di al-Quds (Gerusalemme) e dei suoi luoghi santi.  &lt;p&gt;(Foto: http://www.palestine-info.co.uk/en/default.aspx?xyz=U6Qq7k%2bcOd87MDI46m9rUxJEpMO%2bi1s7OO%2bjLj45gwb6ZSQnPoECrM5qkdx/  &lt;p&gt;5a6%2b6LFwgDjibZp/EJQNyNEyFyFgMDmqKz26IYudXy504WDMHMRlTTIQbGKQPm7Dv0xeESZu8y%2b%2bbrs%3d)    &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-5993075360693700071?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/cupola-della-roccia-con-bandiera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5993075360693700071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5993075360693700071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/cupola-della-roccia-con-bandiera.html' title='Cupola della Roccia con bandiera israeliana. Gruppi di ebrei diffondono foto sul web'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-566765015113201911</id><published>2011-02-20T17:03:00.002+01:00</published><updated>2011-02-20T17:05:50.491+01:00</updated><title type='text'>Il Medio Oriente dopo Mubarak: alba democratica o crisi dei popoli?</title><content type='html'>&lt;h4&gt;&amp;nbsp;&lt;/h4&gt;Scritto da medarabnews Domenica 20 Febbraio 2011 15:35  &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita.html"&gt;Guerra e verità &lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;img alt="dittatarab" height="200" src="http://www.megachip.info/images/stories/Personaggi/politici/dittatarab.jpg" width="410" /&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;i&gt;di &lt;b&gt;medarabnews.com&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;In Medio Oriente stiamo assistendo soltanto alla tumultuosa sostituzione di alcuni dittatori, o al cambiamento di interi sistemi di governo corrotti e atrofizzati che hanno permesso a leader politici come Ben Ali e Mubarak di governare per decenni in Tunisia e in Egitto? E’ questo il grande interrogativo che tutti si pongono di fronte a quanto sta avvenendo in questi due paesi, ma anche di fronte alle manifestazioni di rabbia e di protesta che stanno scuotendo l’intera regione mediorientale, dall’Algeria allo Yemen. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/16/medio-oriente-dopo-mubarak-alba-o-crisi/"&gt;http://www.medarabnews.com/2011/02/16/medio-oriente-dopo-mubarak-alba-o-crisi/&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Le migliaia di profughi giunti in Italia dalle coste tunisine dimostrano che la transizione in quel paese non sta aprendo nuove prospettive ai suoi abitanti e, invece di condurre la Tunisia verso la democrazia, rischia di farla sprofondare nel caos, mentre i resti della vecchia élite al potere continuano a mostrarsi restii a coinvolgere le altre forze politiche nel processo decisionale.  &lt;br /&gt;In Egitto, l’esercito ha accentrato il potere nelle proprie mani, e le modalità della transizione dipenderanno interamente da esso. Le forze armate, che già rappresentavano la base storica del vecchio regime, sono uscite rafforzate da queste settimane di rivolta popolare, potendo contare sul monopolio della forza ed avendo intelligentemente gestito la collera della piazza, che si è rivolta soprattutto contro il presidente Mubarak e contro l’élite affaristica rappresentata dal figlio Gamal. &lt;br /&gt;Quella egiziana è per il momento una &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/14/l%e2%80%99egitto-dopo-mubarak-la-rivoluzione-incompiuta/"&gt;rivoluzione incompiuta&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, e solo se la pressione popolare continuerà, l’esercito dovrà convincersi a rinunciare a molti dei propri privilegi politici ed economici, e ad aprire lo spazio politico ad un vero confronto democratico. &lt;br /&gt;Gli analisti si sforzano di tracciare scenari futuri, anche se fino a questo momento – bisogna riconoscerlo – hanno totalmente fallito nel compito di prevedere ciò che si stava preparando sulla sponda sud del Mediterraneo. &lt;br /&gt;Alcuni si attendono che l’Egitto seguirà un percorso simile a quello della Turchia, dove l’esercito mantiene un ruolo forte di garante dello Stato e della sua laicità, ma il paese si è progressivamente aperto alle riforme democratiche. Altri prevedono uno scenario di tipo “pakistano”, in cui l’esercito e i servizi di intelligence mantengono il monopolio del potere mentre governi civili deboli e corrotti si succedono senza disporre di reali capacità decisionali. &lt;br /&gt;Lo scenario di una rivoluzione islamica in stile “iraniano” sembra essere stato finalmente &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/07/cairo-2011-non-e-come-teheran-nel-1979/"&gt;accantonato da molti&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; (sebbene fissazioni di questo genere siano dure a morire), di fronte all’evidenza dei fatti che hanno mostrato al mondo un movimento popolare democratico che porta avanti rivendicazioni civili e non ideologiche, né religiose. &lt;br /&gt;Ma, per quanto le opinioni degli osservatori divergano, pochi prevedono in Egitto una rapida evoluzione verso la democrazia. Quantomeno sarà necessario un nuovo round nell’attuale confronto tra le forze della conservazione (le élite del potere militare e finanziario) da un lato, e le emergenti forze civili e democratiche dall’altro, prima che questa evoluzione possa aver luogo. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;SE SI RISVEGLIA L’EGITTO…&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;Tuttavia, mentre l’Egitto – preceduto dalla Tunisia – si incammina verso un futuro incerto, gli eventi egiziani e tunisini hanno assestato una tremenda scossa ai fragili equilibri dello status quo sociale e politico in Medio Oriente. &lt;br /&gt;Se gli eventi tunisini hanno fornito la scintilla iniziale, il fatto che l’incendio si sia propagato all’Egitto – il paese più popoloso, e storicamente e culturalmente più influente del mondo arabo – ha trasformato immediatamente una crisi locale in un terremoto regionale le cui scosse si avvertono tuttora in Algeria, Giordania, Palestina, e Yemen, e le cui ripercussioni potrebbero addirittura valicare i confini del mondo arabo arrivando a lambire l’Iran (come lasciano presagire le manifestazioni di questi giorni), dove nell’estate del 2009 il Movimento Verde diede il via alle rivendicazioni democratiche nella regione. &lt;br /&gt;Il fatto che l’ondata di protesta abbia acquisito dimensioni regionali (seppure con caratteristiche che inevitabilmente variano da paese a paese) fa sì che la minaccia sia reale, non solo per i singoli regimi, ma per &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/02/se-cade-egitto-trema-sistema-regimi-arabi/"&gt;un intero ordine regionale&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; rimasto ingessato per decenni. &lt;br /&gt;Tra gli osservatori arabi è diffusa la sensazione che l’Egitto, la “madre del mondo”, come viene chiamato dagli arabi, il paese che negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso fu la guida politica del mondo arabo, si sia risvegliato dopo decenni di paralisi e di torpore. &lt;br /&gt;Dall’Egitto sono nate e si sono diffuse le principali ideologie e correnti di pensiero del mondo arabo in tutto il XX secolo. Il “modernismo” diffusosi nella prima metà del ‘900 ha cercato di fondare i presupposti di un moderno pensiero arabo, attraverso una revisione della sua eredità religiosa e culturale a partire da principi razionalistici. Il panarabismo, che ha raggiunto il suo apice negli anni ’50 e ’60, ha cercato di liberare il mondo arabo dai residui del colonialismo europeo unendolo nel sogno di un’unità nazionale panaraba. L’islamismo, sorto sulle ceneri del sogno panarabo di Nasser, ha riscoperto l’eredità islamica degli arabi e ha cercato di dare nuovo slancio alle loro speranze di riscatto unendoli sotto la bandiera dell’identità religiosa. &lt;br /&gt;Tutti questi movimenti ideologici e culturali sono nati in Egitto. Ora, dopo che l’ultimo grande sogno – quello islamista – si è infranto contro il muro intransigente dei regimi arabi dittatoriali, si è arenato in Libano e in Palestina, è affogato nel sangue, nel settarismo e nel fondamentalismo in Iraq e in Afghanistan, alcuni hanno visto una nuova speranza sorgere dall’Egitto. &lt;br /&gt;“L’Egitto è sempre stato la sorgente delle rivoluzioni intellettuali che hanno scosso il mondo arabo e la cui eco si è avvertita in tutto il mondo”, scrive la professoressa saudita Madawi al-Rasheed dalle pagine del quotidiano al-Quds al-Arabi. Ogni città e ogni villaggio – prosegue al-Rasheed – renderà omaggio a Piazza Tahrir, e il contagio egiziano si estenderà proprio come è avvenuto con le rivoluzioni culturali del passato. &lt;br /&gt;“Se l’Egitto è giunto, come Mosè, a dividere con il suo bastone le acque del mare affinché i concetti di una nuova rivoluzione che rifiuta la dittatura, e le immagini del raduno pacifico [di Piazza Tahrir], si riversino in un mondo che ancora cerca di ‘infrangere il muro della paura’ in paesi come l’Arabia Saudita, quali saranno le ripercussioni per il mondo arabo?”, si chiede al-Rasheed. &lt;br /&gt;Questi entusiasmi non sono affatto isolati. Dal sito web di al-Jazeera, l’analista palestinese &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/16/la-resurrezione-del-panarabismo/"&gt;Lamis Andoni&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; parla di nuovo panarabismo basato sulla lotta per la libertà e la giustizia sociale, e sul rifiuto della tirannia e della corruzione delle piccole élite politiche e finanziarie al potere. &lt;br /&gt;Del resto, le foto di Gamal Abdel Nasser, il presidente egiziano considerato il massimo leader del panarabismo nella seconda metà del secolo scorso, sono circolate in moltissime manifestazioni svoltesi in queste settimane, non solo in Egitto ma anche in altre capitali arabe. &lt;br /&gt;Tuttavia Landoni sostiene che, se il panarabismo degli anni ’50 e ’60 era rivolto contro la dominazione coloniale e contro la creazione dello Stato di Israele, ed affiancava alla lotta di liberazione nazionale la repressione del dissenso interno, il panarabismo attuale nasce dal rifiuto dell’ingiustizia sociale e dei regimi dittatoriali che la impongono, ed antepone le libertà democratiche ed i valori umani universali al gretto nazionalismo. &lt;br /&gt;Ciò non vuol dire che non vi sia un elemento anti-imperialista nell’attuale movimento – prosegue Landoni – ma vi è la consapevolezza che l’emancipazione dell’uomo costituisce la vera base della libertà sia dalla repressione che dalla dominazione straniera. &lt;br /&gt;In altre parole, secondo Landoni, anche la liberazione dell’Iraq e della Palestina può cominciare dalla democratizzazione dei paesi arabi. I movimenti islamici militanti hanno fallito proprio in questo: hanno creato un eccellente modello di “resistenza”, ma non hanno saputo offrire un modello di sviluppo e di Stato efficiente. &lt;br /&gt;Che la rivolta egiziana sia stata una rivolta democratica, non ideologica, non religiosa, e non anti-israeliana, lo conferma anche &lt;a href="http://www.washingtoninstitute.org/html/pdf/pollock-Egyptpoll.pdf"&gt;un sondaggio&lt;/a&gt; condotto dal Washington Institute for Near East Policy (che non si distingue certo per essere filo-arabo, e tanto meno filo-islamico). &lt;br /&gt;Solo il 15% del campione di egiziani intervistati ha affermato di appoggiare i Fratelli Musulmani. Solo il 12% ha anteposto la sharia alla democrazia o allo sviluppo economico fra le priorità nazionali. Riguardo al trattato di pace con Israele, il 37% ha detto di appoggiarlo, contro il 22% che ha dichiarato di opporvisi. E solo il 5% del campione ha affermato che la rivolta è avvenuta perché il regime era troppo filo-israeliano. &lt;br /&gt;Pur prendendo con la dovuta cautela le percentuali di questo sondaggio, che sicuramente possono avere un certo margine di oscillazione, esso conferma una chiara tendenza, che è del resto ribadita da molti osservatori e da numerosi dati oggettivi. &lt;br /&gt;Israele, dunque – come del resto l’Occidente – dovrebbe accogliere come una buona notizia un’eventuale democratizzazione dell’Egitto e del mondo arabo, poiché evidentemente essa rappresenterebbe una ricetta per il pragmatismo e un antidoto all’estremismo. &lt;br /&gt;Questa democratizzazione non sarebbe invece una buona notizia per coloro che, all’interno di Israele, sostengono l’occupazione dei territori arabi, poiché un mondo arabo democratico tollererebbe l’occupazione molto meno di quanto non facciano gli attuali regimi che adottano politiche compiacenti nei confronti di Washington e Tel Aviv – il che, si badi bene, non significa che esso non tollererebbe l’esistenza di Israele. &lt;br /&gt;Ma soprattutto, un mondo arabo democratico potrebbe ricorrere a strumenti democratici e di resistenza civile per opporsi all’occupazione – strumenti che Israele avrebbe molta più difficoltà a contrastare rispetto ai metodi della resistenza armata. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;UN MOVIMENTO PER I DIRITTI CIVILI?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;E’ evidente che la rivolta egiziana, come quella tunisina che l’ha preceduta, è stata essenzialmente una protesta a sostegno di specifiche rivendicazioni riguardanti la disoccupazione, l’abrogazione delle leggi di emergenza, l’equità sociale, e la partecipazione democratica. &lt;br /&gt;Egiziani di tutte le classi sociali, di diverse convinzioni politiche, e di differenti fedi religiose si sono uniti a quello che alcuni hanno definito il movimento egiziano per i diritti civili. &lt;br /&gt;Cristiani e musulmani, religiosi e laici, esponenti della classe medio-alta e delle classi più povere, abitanti delle campagne e delle città sono confluiti a Piazza Tahrir per esprimere pacificamente la loro frustrazione e la loro volontà di cambiamento. &lt;br /&gt;I giovani hanno avuto un ruolo centrale in questo movimento. “In questo periodo, il mondo arabo ha subito dei cambiamenti sociali irreversibili, i quali sono stati semplicemente ignorati dall’Occidente e dai governanti arabi. Una statistica incredibile riassume questa situazione: due terzi dei 350 milioni di persone che vivono nel mondo arabo hanno meno di 35 anni”, scrive il giornalista somalo &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/16/occidente-si-aggrappa-a-vecchio-ordine-arabo/"&gt;Rageh Omaar&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; dalle pagine del Guardian. &lt;br /&gt;Uno degli aspetti più trascurati di questa sollevazione popolare è stato poi il ruolo giocato dai sindacati, non solo in Egitto, ma anche in Tunisia. Al di là di Twitter e Facebook, sono stati i vecchi strumenti della classe operaia a dare un contributo fondamentale al movimento democratico. &lt;br /&gt;Un’ondata senza precedenti di scioperi si è protratta dal 2004 fino ad oggi coinvolgendo centinaia di migliaia di lavoratori. Tali scioperi hanno colpito dapprima il settore tessile e dell’abbigliamento per poi estendersi al settore edile, a quello dei trasporti, e così via. Le rivendicazioni essenziali sono state il rispetto e la dignità del lavoro, le riforme democratiche e il miglioramento delle condizioni di vita. &lt;br /&gt;Questi lavoratori hanno dimostrato di saper ricorrere a moderne forme di lotta, di fronte a un regime brutale che ha sempre soffocato con la violenza ogni forma di protesta. Uno degli strumenti vincenti è sicuramente stato quello di stringere legami con il movimento sindacale internazionale. Il sostegno dei sindacati di altri paesi è stato essenziale per convincere il regime ad allentare la repressione. &lt;br /&gt;Come ha osservato l’attivista siriano &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/16/la-piazza-araba-e-le-rivolte-in-egitto-e-in-tunisia/"&gt;Akram al-Bunni&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, il movimento di protesta ha poi operato una trasformazione miracolosa negli umori della piazza araba, finora tradizionalmente dominata da un misto di frustrazione, rassegnazione e disperazione. &lt;br /&gt;Un interessamento di massa alle questioni della politica, che non si era mai registrato prima, ha favorito la mobilitazione popolare. La gente ha cominciato a trovare il coraggio di parlare apertamente, di denunciare le sopraffazioni e i soprusi degli apparati statali. Ciò ha spinto molti ad affermare che nel mondo arabo è finalmente crollato il “muro della paura”. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;LE FORZE DELLA CONSERVAZIONE E DELLO STATUS QUO&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;Tuttavia, accanto agli aspetti positivi di questo movimento civile e democratico, manifestatosi in varie forme non solo in Egitto e in Tunisia, ma anche in altri paesi arabi, non bisogna dimenticare le altre forze che sono in gioco nella regione e che, sebbene caratterizzate da una crescente fragilità politica ed economica, conservano tuttavia numerosi punti di forza, ed in particolare il monopolio del potere finanziario, della forza militare, e degli apparati securitari e repressivi. Queste forze sono rappresentate dai regimi al potere e dalle élite che li sostengono, e dagli interessi delle potenze internazionali nella regione. &lt;br /&gt;Tutti i governi arabi, praticamente senza eccezione alcuna, hanno cercato di correre ai ripari (ricorrendo, però, ad una serie di provvedimenti tampone che non cambiano nulla sul lungo periodo) di fronte al crollo di Ben Ali, e poi di Mubarak, e di fronte al dilagare delle proteste di piazza nei loro rispettivi paesi – proteste alimentate da una situazione drammatica che vede ampie fasce della popolazione vivere in condizioni spaventose di degrado e di emarginazione sociale, economica e politica, mentre ristrette élite monopolizzano il potere e &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/15/una-%e2%80%9cproprieta-privata%e2%80%9d-chiamata-egitto/"&gt;le risorse economiche&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, vivendo una vita di lussi e sperperi totalmente separata dal resto della popolazione. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/14/l%e2%80%99algeria-cerca-la-sua-rivoluzione/"&gt;In Algeria&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, il regime ha abbassato i prezzi dei generi di prima necessità ed ha promesso l’abrogazione in tempi brevi dello stato di emergenza sotto la pressione di manifestazioni e sommosse sempre più incontrollabili. &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/10/i-cambiamenti-in-egitto-gettano-ombre-sulla-giordania/"&gt;In Giordania&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, il re Abdullah ha sciolto il governo e nominato un nuovo primo ministro. Nello Yemen, il presidente Ali Abdullah Saleh ha promesso all’opposizione che non si sarebbe candidato per un nuovo mandato presidenziale. Nel Bahrein, il governo ha promesso 1.000 dinari (circa 2.650 dollari) ad ogni famiglia nel tentativo di contenere il malcontento e le rivendicazioni economiche. &lt;br /&gt;Infine si è dimesso il governo dell’Autorità Palestinese guidato da Salam Fayyad, in un estremo e vano tentativo di ridare credibilità all’ANP. Lo scioglimento del governo segue le dimissioni di Saeb Erekat, il capo negoziatore palestinese, a seguito dello scandalo dei cosiddetti “&lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/01/lo-scandalo-dei-%e2%80%9cpalestine-papers%e2%80%9d-%e2%80%93-solo-dei-veri-leader-possono-portare-la-pace-in-medio-oriente/"&gt;Palestine Papers&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;”, i documenti palestinesi rivelati da al-Jazeera e dal Guardian, che hanno messo in evidenza che l’ANP era disposta a fare concessioni senza precedenti, e inaccettabili per i palestinesi, a Israele – concessioni peraltro rifiutate da quest’ultima. &lt;br /&gt;L’ANP rappresenta, agli occhi di molti arabi, un esempio tipico non solo della corruzione e inettitudine dei regimi arabi, ma anche delle ingerenze straniere che si servono di tali regimi per dominare la regione. La sua credibilità è stata irrimediabilmente macchiata dal fallimento del processo di pace e dalla sua incapacità di costruire le strutture di un futuro Stato palestinese. Essa appare &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/08/in-medio-oriente-l%e2%80%99appoggio-americano-genera-un-potere-dispotico/"&gt;ostaggio dei suoi finanziatori&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; americani ed occidentali. &lt;br /&gt;“Gli Stati Uniti hanno finanziato, equipaggiato e addestrato una nuova generazione di servizi di sicurezza palestinesi affinché servano il loro vecchio modello di governo nel mondo arabo: stati di polizia e repubbliche delle banane”, ha scritto l’uomo d’affari palestinese Sam Bahour dalla pagine del Guardian. &lt;br /&gt;“Il principale fattore che impedisce ai palestinesi di proseguire nel loro cammino di riforme strutturali, dopo le loro prime elezioni democratiche nel 2006, è il rifiuto degli Stati Uniti di accettare i risultati di quelle elezioni”, prosegue Bahour, concludendo: “Aspettatevi un veto analogo da parte degli USA riguardo a qualsiasi passo egiziano verso una vera riforma elettorale che implichi una reale rappresentatività”. &lt;br /&gt;Ma gli Stati Uniti non sono gli unici ad aver sostenuto lo status quo in tutti questi anni. Lo stesso hanno fatto regimi come quello saudita. Riyadh lo ha confermato ancora una volta proprio in queste settimane, esprimendo il proprio appoggio a Mubarak nei giorni della rivolta popolare egiziana, e addirittura denunciando “ingerenze straniere” negli affari interni egiziani quando gli Stati Uniti hanno cominciato a chiedere una transizione pacifica nel paese. &lt;br /&gt;Dopo la caduta di Mubarak, l’Arabia Saudita ha espresso la speranza che gli sforzi dell’esercito egiziano ristabiliscano “la pace e la stabilità”. Nessun accenno a coloro che manifestavano per la democrazia. &lt;br /&gt;Il governo israeliano non è stato da meno. &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/13/israele-e-la-rivoluzione-egiziana-della-rabbia/"&gt;Dopo aver esercitato pressioni&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; sull’amministrazione americana e sui governi europei affinché venisse salvaguardata la “stabilità” dell’Egitto, impedendo in questo modo che il paese rischiasse di imboccare “la strada dell’Iran”, Tel Aviv si è molto tranquillizzata ora che il potere in Egitto sembra essere in mano all’esercito – un’istituzione che da decenni ha adottato una posizione filoamericana e non ostile ad Israele. &lt;br /&gt;Infine non si può non citare il regime iraniano, che ha cercato di strumentalizzare la rivoluzione tunisina e quella egiziana definendole come “rivoluzioni islamiche”. Ma quella di Teheran, forse, è stata una mossa difensiva prima ancora che offensiva: il regime iraniano sa che le rivendicazioni degli egiziani non sono molto dissimili da quelle avanzate dal proprio movimento di opposizione interno, il Movimento Verde, nel 2009. &lt;br /&gt;Le manifestazioni di lunedì scorso a Teheran, che il regime ha tentato di reprimere con lacrimogeni e manganelli, confermano che il “contagio” potrebbe estendersi addirittura all’Iran – e non si tratta del &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/16/le-rivoluzioni-arabe-vanno-al-di-la-di-quella-iraniana/"&gt;contagio della rivoluzione islamica&lt;/a&gt;&lt;/b&gt; di cui parlava Khamenei, ma delle rivendicazioni democratiche che, sollevate proprio da Teheran due anni fa, potrebbero tornare a farsi sentire in questo paese – dopo la repressione operata dal governo iraniano – proprio grazie al “vento democratico” che soffia da ovest, dai paesi del mondo arabo. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;L’EUROPA SAPRA’ ASCOLTARE?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;Il mondo intero deve prendere coscienza delle rivendicazioni di libertà e democrazia che si stanno sollevando dal mondo arabo e dall’intero Medio Oriente, ed allo stesso tempo deve rendersi conto del livello di disperazione e di emarginazione sociale, e degli abissi di povertà e di esclusione che sono stati toccati in paesi come l’Algeria, il Marocco, la Tunisia, l’Egitto, la Palestina, lo Yemen. &lt;br /&gt;Quello che sta avvenendo in questi giorni sulle coste italiane, sommerse da un’ondata di profughi tunisini che non hanno più fiducia nel futuro del loro paese nonostante gli sforzi da loro profusi per renderlo più democratico e vivibile, è solo un piccolo esempio di ciò che potrà accadere se le aspirazioni di questi popoli non saranno accolte. &lt;br /&gt;L’Europa saprà ascoltare? O rimarrà chiusa in se stessa e nella propria crisi di valori, sorda, e priva di strumenti che le permettano di comprendere l’importanza vitale che la democratizzazione dei paesi della sponda sud del Mediterraneo ha per il vecchio continente? &lt;br /&gt;Come dimostrano gli sbarchi di questi giorni, l’Europa e il Mediterraneo hanno un destino comune. Il nostro continente, invecchiato e sclerotizzato, deve cogliere l’enorme potenziale di cambiamento e di rinnovamento che proviene da una regione giovane, che lancia un messaggio di speranza assieme a una richiesta di aiuto. &lt;br /&gt;Non illudiamoci che, se l’alba democratica in Medio Oriente e nel Mediterraneo sarà soffocata, noi saremo risparmiati dalle conseguenze. L’alternativa a quest’alba è una crisi dei popoli, che come uno tsunami sommergerà il Mediterraneo e travolgerà le fragili difese della “Fortezza Europa”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-566765015113201911?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/il-medio-oriente-dopo-mubarak-alba.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/566765015113201911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/566765015113201911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/il-medio-oriente-dopo-mubarak-alba.html' title='Il Medio Oriente dopo Mubarak: alba democratica o crisi dei popoli?'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-7371078030799491839</id><published>2011-02-20T16:49:00.002+01:00</published><updated>2011-02-20T16:51:09.895+01:00</updated><title type='text'>Il nuovo governo egiziano cambia il Medio Oriente</title><content type='html'>&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;b&gt;feb 20, 2011&lt;/b&gt;  &lt;br /&gt;&lt;img alt="suez" height="99" src="http://www.ilpost.it/files/2011/02/suez-225x99.jpg" title="suez" width="225" /&gt;  &lt;br /&gt;URL ARTICOLO: http://www.ilpost.it/2011/02/20/il-nuovo-governo-egiziano-cambia-il-medio-oriente/  &lt;br /&gt;Il governo israeliano &lt;a href="http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/iran-says-its-warships-completed-suez-canal-crossing-1.344542"&gt;è molto preoccupato&lt;/a&gt; per l’arrivo imminente in Siria di due navi da guerra iraniane. L’Egitto ha infatti autorizzato Teheran a far passare due imbarcazioni militari attraverso il Canale di Suez per la prima volta dal 1979. Il passaggio è previsto per domani, anche se questa mattina la televisione di stato iraniana aveva annunciato che le due navi avevano già attraversato il canale e si stavano già dirigendo verso il porto di Latakia. La notizia è stata poi smentita dalle autorità egiziane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo israeliano sta seguendo lo spostamento delle navi molto da vicino. «L’Iran si sta approfittando dell’instabilità politica di questo momento per aumentare la sua influenza nell’area», &lt;a href="http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/netanyahu-iran-exploiting-unrest-to-widen-its-mideast-influence-1.344558"&gt;ha detto&lt;/a&gt; il premier israeliano Benjamin Netanyahu «la decisione di portare due navi da guerra in Siria attraverso il Canale di Suez è molto preoccupante per Israele, dovremo aumentare le nostre difese». L’Iran finora non aveva mai tentato una mossa del genere perché sapeva che avrebbe trovato la ferma opposizione del governo di Mubarak, spiega il quotidiano israeliano Ha’aretz. Soltanto un anno e mezzo fa, un sottomarino israeliano aveva attraversato il Canale di Suez per condurre un’esercitazione nelle acque del Mar Rosso e poi tornare indietro. La mossa allora era stata l’ennesima dimostrazione dell’alleanza tra Egitto e Israele in funzione anti-iraniana: grazie all’appoggio dell’Egitto, Israele sarebbe stato in grado in qualsiasi momento di spostare rapidamente le sue imbarcazioni militari vicino alle coste dell’Iran.  &lt;br /&gt;Questa volta invece il Canale di Suez sarà usato in senso opposto. L’Iran vuole dimostrare che gli equilibri sono cambiati e che il nuovo governo egiziano non gli è più così ostile. L’Egitto a sua volta sembra voler &lt;a href="http://www.haaretz.com/print-edition/news/egypt-is-no-longer-committed-to-an-alliance-with-israel-against-iran-1.344482"&gt;chiarire&lt;/a&gt; che i termini della sua alleanza con Israele non sono più quelli di una volta. Il governo israeliano teme che un probabile ritorno al potere di forze politiche musulmane radicali come i Fratelli Musulmani possa trasformare l’Egitto in un nuovo fronte anti-israeliano. Finora i Fratelli Musulmani &lt;a href="http://www.ilpost.it/2011/02/08/chi-sono-i-fratelli-musulmani/2/"&gt;hanno&lt;/a&gt; inviato messaggi rassicuranti, dicendo di avere rinunciato alla violenza e di volere soltanto la democrazia. Ma nei fatti non hanno mai smesso di sostenere Hamas né cambiato la loro dottrina fondativa: la diffusione e l’affermazione di una lettura radicale ed estremista della religione islamica.  &lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-7371078030799491839?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/il-nuovo-governo-egiziano-cambia-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7371078030799491839'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7371078030799491839'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/il-nuovo-governo-egiziano-cambia-il.html' title='Il nuovo governo egiziano cambia il Medio Oriente'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-9030146294695358765</id><published>2011-02-20T12:51:00.001+01:00</published><updated>2011-02-20T17:09:15.886+01:00</updated><title type='text'>Vacilla il controllo di Gheddafi sulla Libia</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/5659-vacilla-il-controllo-di-gheddafi-sulla-libia.html"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #3366ff;"&gt;&lt;em&gt;Le  proteste scoppiate in Libia in seguito all’ondata di  ribellione  che  sta travolgendo l’intero Medio Oriente si sono scontrate  con la  dura  repressione del regime di Gheddafi; l’interrogativo è se gli   scontri  si propagheranno alla parte occidentale del paese.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Olivia Ward&lt;/strong&gt; -TheStar.com&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Fonte: TheStar.com, &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.thestar.com/news/world/article/941004--moammar-gadhafi-s-hold-on-libya-slipping?bn=1" target="_blank"&gt;Moammar Gadhafi’s hold on Libya slipping&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;,&lt;br /&gt;Tratto da: &lt;a href="http://www.medarabnews.com/2011/02/19/vacilla-il-controllo-di-gheddafi-sulla-libia/" target="_blank"&gt;http://www.medarabnews.com/2011/02/19/vacilla-il-controllo-di-gheddafi-sulla-libia&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/5659-vacilla-il-controllo-di-gheddafi-sulla-libia.html"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;A parte la sua bionda infermiera ucraina e le sue amazzoni guardie   del corpo, quello che la maggior parte della gente sa del dittatore   libico Moammar Gheddafi è che viaggia in una tenda da beduini. L’ha   montata anche nella proprietà di Donald Trump a New York, nel parco   dell’Eliseo e anche a Villa Borghese a Roma. Ma la tenda è un simbolo  molto serio in Libia: avendo cooptato i  capitribù del deserto, inviando  le forze di sicurezza per tenere buone  le loro comunità, e con un  esercito che gli è profondamente leale, lo  stravagante sessantottenne  rais libico si è mantenuto al potere più a  lungo di qualsiasi altro  leader arabo.&lt;br /&gt;Ma l’immagine inclusiva della tenda è arrivata a un punto di rottura   quando sono scoppiate rivolte in quattro città, con almeno 80   manifestanti rimasti uccisi finora in scontri con le forze lealiste. Gli   osservatori si chiedono quanto possa durare ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con praticamente nessun giornalista straniero in Libia, e tutti i   media, tranne la televisione satellitare, gestita dallo stato, le   risposte provengono principalmente da fonti locali le cui testimonianze   sono difficili da verificare.&lt;br /&gt;Giovedì, con un’offerta di tregua, un gruppo di manifestanti nella   parte orientale del paese ha affermato che avrebbe concesso al governo   tempo fino al 2 marzo per “dimostrare la sua vera dedizione alla   trasparenza e alla responsabilità istituzionale”, ma non vi è stata   nessuna indicazione che ciò abbia tranquillizzato gli animi.&lt;br /&gt;“Non sono molto entusiasta di fronte all’eventualità che venga   rovesciato Gheddafi”, dice Ronald Bruce St John, autore di sette libri   sulla Libia. “Lui ha sistematicamente distrutto la società civile e ogni   altra forma di organizzazione sociale eccetto la famiglia. Ma   l’interrogativo più impellente è se le proteste si propagheranno al di   fuori della Libia orientale, dove c’è (tradizionalmente) molta   opposizione”.&lt;br /&gt;A partire dal rovesciamento del re della Libia nel 1969, Gheddafi si è   sforzato di camuffare una dittatura sotto le sembianze di una   jamahiriya, ovvero di uno Stato popolare socialista, nel quale il potere   appartiene teoricamente ai gruppi della comunità, ma in realtà  proviene  direttamente dall’alto.&lt;br /&gt;Dopo il golpe, Gheddafi si è poi cimentato nell’indebolimento della   vecchia base di potere del re nella Libia orientale. “Il principio era   divide et impera”, dice l’esperto di affari libici Dirk Vandewalle del   Dartmouth College. “Gheddafi ha costruito un sistema concentrico di   interessi e di sostegno”.&lt;br /&gt;Le proteste sono cominciate in due città in seguito all’arresto di   attivisti per i diritti umani, e si sono propagate tramite i siti di   social networking che hanno chiesto l’organizzazione di proteste in   tutto il paese. L’uso dei cellulari e di Internet è cresciuto nella   popolazione, che ha una età media di 24 anni e un tasso di   alfabetizzazione dell’88%. La cacciata di altri leader arabi sotto   assedio ha dato ai manifestanti il coraggio per affrontare le brutali   forze di polizia.&lt;br /&gt;I manifestanti chiedono la fine della repressione e della corruzione,   sanzioni per le violazioni dei diritti umani, più lavoro  e case per   sistemare la popolazione che cresce del 2,5% ogni anno.&lt;br /&gt;Gheddafi ha offerto alcune concessioni, tra cui il raddoppio dei   salari per gli incarichi pubblici ed il rilascio di più di 100 persone   accusate di essere militanti islamici, ma non ha mostrato aperture sui   diritti umani.&lt;br /&gt;“Negli ultimi quattro anni, egli ha creato uno stato sociale”, ha   detto St John. Sussidi statali per i generi alimentari e per gli   alloggi, e l’istruzione gratuita, hanno innalzato la qualità della vita.   Ma la mancata diversificazione dell’economia dipendente dall’industria   petrolifera, insieme ai ferrei controlli sulle attività economiche e   sulle proprietà, danno ai giovani poche prospettive per trovare un   impiego.&lt;br /&gt;Per ora i manifestanti sembrano essere soprattutto giovani della   Libia orientale. I 6,5 milioni di abitanti della Libia hanno un reddito   medio di 12.000 dollari l’anno, ben poco rispetto ai salari dei ricchi   paesi del Golfo, ma pur sempre un reddito che è cinque volte più alto  di  quello dell’Egitto. Il tasso di disoccupazione ufficiale si aggira   attorno al 17%, ma si ritiene che nella realtà sia molto più alto.&lt;br /&gt;Sebbene la tassazione sia scarsa, non superando il 15%, la corruzione   è dilagante. Il pubblico impiego è stato tagliato drasticamente tre   anni fa, ma sono stati creati ben pochi posti di lavoro sostitutivi. I   sussidi del governo e l’esistenza di una rete di protezione sociale   rendono la vita degli strati più bassi della popolazione meno dura che   in molti altri paesi.&lt;br /&gt;Gli oppositori islamici sono stati duramente repressi, ma   rappresentano solo una piccola parte della popolazione. La principale   fazione ribelle, il Gruppo Combattente Islamico Libico, ha rinunciato   alla lotta armata due anni fa, ed ha rotto i legami con al-Qaeda. “I   libici sono conservatori per natura, e non sono attratti l’Islam   radicale”, dice St John.&lt;br /&gt;Quanto alle forze di sicurezza, servizi stratificati di varia   estrazione tribale sono profondamente radicati nella società, gestiscono   reti di spionaggio, e devono la loro posizione a Gheddafi. Ma, afferma   Vandewalle, “l’esercito ha un ruolo molto diverso rispetto all’Egitto   (dove le forze armate attualmente guidano un governo di transizione).   Non è un esercito professionale, ed è gestito secondo divisioni tribali   in modo da annullare reciprocamente l’influenza delle sue varie   componenti. Non lo vedrete alla guida di una transizione verso la   democrazia”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-9030146294695358765?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/5659-vacilla-il-controllo-di-gheddafi-sulla-libia.html' title='Vacilla il controllo di Gheddafi sulla Libia'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/vacilla-il-controllo-di-gheddafi-sulla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/9030146294695358765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/9030146294695358765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/vacilla-il-controllo-di-gheddafi-sulla.html' title='Vacilla il controllo di Gheddafi sulla Libia'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-5210386227762815029</id><published>2011-02-20T12:33:00.002+01:00</published><updated>2011-02-20T12:39:43.214+01:00</updated><title type='text'>Debito e crescita, a cosa (non) serve l’intesa del G20</title><content type='html'>&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Economia &amp;amp; Lobby | di Stefano Feltri  &lt;br /&gt;20 febbraio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notizia che emerge dal summit di ieri, a Parigi, è che la Cina è sempre più forte e gli Stati Uniti più isolati. La tesi americana (e non solo) è questa: dalla crisi si può uscire soltanto se i cinesi iniziano a consumare di più&lt;br /&gt;Dai vertici del G20 non ci si possono aspettare decisioni operative, non è quella la sede, ma una misura dei rapporti di forza. E la notizia che emerge dal summit di ieri, a Parigi, è che la Cina è sempre più forte e gli Stati Uniti più isolati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La tesi americana (e non solo) sostenuta dal segretario al Tesoro &lt;b&gt;Tim Geithner&lt;/b&gt; fin dal suo insediamento è questa: dalla crisi si può uscire soltanto se i cinesi iniziano a consumare di più e a risparmiare meno, con il governo di Pechino che rivaluta lo yuan per frenare le esportazioni di merci cinesi e far rifiatare le poco competitive aziende americane.&lt;br /&gt;La proposta di Geithner di limitare al 4 per cento i deficit o i surplus della bilancia delle partite correnti (cioè la misura di esportazioni meno importazioni, considerando anche aiuti internazionali e pagamenti di interessi sui prestiti) è stata affossata mesi fa. Da allora, come scriveva ieri il quotidiano Les Echos, “la Francia si è impadronita del dossier con l’obiettivo di riequilibrare le politiche economiche per assicurare una crescita forte, stabile e duratura”. Non per altruismo, ovviamente, ma nel proprio interesse.&lt;br /&gt;Problema: come si stabilisce se un Paese è in equilibrio o no? Per due giorni i 20 si sono scontrati sui parametri da considerare, con spaccature diverse da quelle “ricchi contro poveri” cui siamo abituati. La Francia e la Germania, infatti, erano a fianco della Cina per evitare che venissero individuati come problematici i Paesi che esportano molto: nel 2009 Berlino aveva una bilancia commerciale più in attivo di quella cinese, cioè le sue esportazioni al netto delle importazioni pesavano sul Pil oltre il 6 per cento, quelle cinesi meno del 5.&lt;br /&gt;Risultato: la Cina ottiene che nel calcolo degli squilibri con l’estero non si conti il flusso degli interessi che affluiscono nelle sue casse grazie al debito straniero che detiene, soprattutto americano. È una vittoria diplomatica, che rafforza anche gli altri membri della sigla Bric, Brasile, Russia e Cina. Gli altri parametri per giudicare i Paesi le cui finanze pubbliche sono una minaccia per l’economia globale saranno il deficit di bilancio e il debito pubblico, i debiti privati, i risparmi. “La tesi italiana diventa globale”, esulta il ministro dell’Economia &lt;b&gt;Giulio Tremonti&lt;/b&gt;, che da sempre vuole venga considerato l’indebitamento privato (in Italia è basso) per giudicare la capacità di un Paese di sostenere quello pubblico (in Italia è stellare, quasi al 120 per cento del Pil). Ma il successo è solo simbolico: i titoli di debito pubblico devono comunque essere collocati sui mercati, agli investitori internazionali.&lt;br /&gt;La Germania è riuscita a far prevalere facilmente la propria linea. Si possono indicare i parametri ma senza specificare le soglie oltre le quali diventano preoccupanti, è stata l’inflessibile posizione del ministro delle Finanze di Berlino &lt;b&gt;Wolfgang Schäuble&lt;/b&gt;. La ragione è semplice: mentre la Germania sta plasmando l’Unione europea a sua immagine e somiglianza, dal punto di vista fiscale, non può accettare di essere indicata come Paese squilibrato in sede G20 soltanto perché esporta molto. E gli Stati Uniti? Geithner ha ribadito che la loro situazione fiscale è “insostenibile” e che “lo yuan resta sottovalutato”. Ma, dentro il G20, gli Usa sono i soli che possono condurre una politica monetaria aggressiva e unilaterale per correggere quelli che considerano gli squilibri globali. E lo stanno facendo, con la Federal Reserve che inonda il mercato di dollari. Quindi il prezzo in dollari delle materie continua a crescere. E il conto finale potrebbero pagarlo gli europei, con la Bce (più indipendente della Fed) pronta ad alzare i tassi per frenare l’inflazione indotta. Queste pressioni inflazionistiche “devono essere prese sul serio”, ha avvertito ieri il presidente della Bce &lt;b&gt;Jean-Claude Trichet&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Il Fatto Quotidiano&lt;/i&gt; del 20 febbraio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;h&lt;a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/" title="http://www.ilfattoquotidiano.it"&gt;ttp://www.ilfattoquotidiano.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-5210386227762815029?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/debito-e-crescita-cosa-non-serve.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5210386227762815029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5210386227762815029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/debito-e-crescita-cosa-non-serve.html' title='Debito e crescita, a cosa (non) serve l’intesa del G20'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-5342644721861143619</id><published>2011-02-19T22:20:00.003+01:00</published><updated>2011-02-19T22:28:14.674+01:00</updated><title type='text'>Israele costringe malati e sofferenti di Gaza a collaborare</title><content type='html'>&lt;h3&gt;&amp;nbsp;&lt;/h3&gt;&lt;small&gt;Scritto il 2011-02-18 in News&lt;/small&gt; &lt;br /&gt;&lt;img alt="" src="http://www.infopal.it/writable/img/wheelchair.jpg" width="300" /&gt; &lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;"Agenzia stampa Infopal - &lt;a href="http://www.infopal.it/"&gt;www.infopal.it&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;Gaza - &lt;a href="http://www.presstv.ir/detail/165619.html"&gt;PressTv&lt;/a&gt;. &lt;/b&gt;Un gruppo per i diritti umani ha accusato lo Stato di Israele della responsabilità di violare i diritti di malati e sofferenti palestinesi della Striscia di Gaza sottoponendoli a intensi interrogatori quando devono lasciare il territorio assediato per ricevere cure e trattamenti medici.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;La denuncia proviene dal Centro per i diritti umani "&lt;b&gt;al-Mizan&lt;/b&gt;", che ha raccolto la casistica; parallelamente, i suoi colleghi internazionali hanno segnalato un aumento dei malati palestinesi sottoposti a tali pratiche da parte di Israele che, con la scusa della concessione del permesso a lasciare Gaza per motivi umanitari, li costringe a fornire informazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il centro "&lt;b&gt;Sameer Siqqout&lt;/b&gt;" ha ammesso che molti pazienti hanno preferito non rilasciare dichiarazioni alla stampa, per timore di subire ritorsioni da parte di Israele. Molti di essi, infatti, sono stati arrestati dall'Intelligence israeliana proprio per aver concesso interviste.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Tra i casi, invece, venuti alla ribalta c'è quello di un malato di cancro ha raccontato che mentre lui e il figlio uscivano dalla Striscia di Gaza, le autorità israeliane li hanno fermati chiedendo espressamente loro di collaborare.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'assedio di Gaza&lt;/b&gt;. Un assedio israeliano crudele ha prodotto carenza di attrezzature e medicinali di base, e ha impoverito gli ospedali di Gaza che devono rispondere a numerosi e gravi casi di salute.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Questo è tanto più preoccupante nei casi di malati cronici che devono ricevere cure e trattamenti con regolarità o anche per coloro che devono sottoporsi a delicati interventi chirurgici. &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=17440"&gt;Centinaia di malati di Gaza&lt;/a&gt; rischiano di morire se non riceveranno le cure necessarie.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Il gruppo israeliano per i diritti umani "&lt;b&gt;B'Tselem&lt;/b&gt;" sostiene che il regime di Tel Aviv nega ai residenti della Striscia di Gaza il diritto di ricevere cure mediche nel territorio palestinese assediato, e nello stesso tempo, non permette loro di avere questa possibilità al di fuori di Gaza.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Molti pazienti, inoltre, hanno raccontato chi essere stati interrogati e fotografati dall'Agenzia di sicurezza israeliana (Isa) contro la propria volontà.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;Altri esperti hanno affermato che, a causa delle propria ossessione per la sicurezza, Israele non ha esitato a fare estorsioni nei riguardi di questi pazienti.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;A tutte queste opinioni, si unisce il parere di "&lt;b&gt;Israeli Physicians for Human Rights Organization&lt;/b&gt;", che aggiunge che l'Isa "strumentalizza i malati di Gaza condizionando il rilascio di permessi di uscita".&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;img alt="share" src="http://www.infopal.it/images/share.gif" /&gt; Condividi:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.infopal.it/leggi.php?id=17571"&gt;&lt;img alt="del.icio.us" border="0" src="http://www.infopal.it/images/sociable/images/delicious.png" /&gt; &lt;/a&gt;&lt;a href="http://digg.com/submit?phase=2&amp;amp;url=http://www.infopal.it/leggi.php?id=17571"&gt;&lt;img alt="digg" border="0" src="http://www.infopal.it/images/sociable/images/digg.png" /&gt; &lt;/a&gt;&lt;a href="http://feedmelinks.com/categorize?from=toolbar&amp;amp;op=submit&amp;amp;url=http://www.infopal.it/leggi.php?id=17571&amp;amp;name="&gt;&lt;img alt="feedmelinks" border="0" src="http://www.infopal.it/images/sociable/images/feedmelinks.png" /&gt; &lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.furl.net/storeIt.jsp?u=http://www.infopal.it/leggi.php?id=17571&amp;amp;t=video"&gt;&lt;img alt="Furl" border="0" src="http://www.infopal.it/images/sociable/images/furl.png" /&gt; &lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.linkagogo.com/go/AddNoPopup?url=http://www.infopal.it/leggi.php?id=17571"&gt;&lt;img alt="LinkaGoGo" border="0" src="http://www.infopal.it/images/sociable/images/linkagogo.png" /&gt; &lt;/a&gt;&lt;a href="http://ma.gnolia.com/beta/bookmarklet/add?url=http://www.infopal.it/leggi.php?id=17571&amp;amp;description="&gt;&lt;img alt="Ma.gnolia" border="0" src="http://www.infopal.it/images/sociable/images/magnolia.png" /&gt; &lt;/a&gt;&lt;a href="http://reddit.com/submit?url=http://www.infopal.it/leggi.php?id=17571"&gt;&lt;img alt="Reddit" border="0" src="http://www.infopal.it/images/sociable/images/reddit.png" /&gt; &lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;i&gt;© Agenzia stampa Infopal&lt;br /&gt;E' permessa la riproduzione previa citazione della fonte "Agenzia stampa Infopal - &lt;a href="http://www.infopal.it/"&gt;www.infopal.it&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-5342644721861143619?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.infopal.it' title='Israele costringe malati e sofferenti di Gaza a collaborare'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/israele-costringe-malati-e-sofferenti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5342644721861143619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5342644721861143619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/israele-costringe-malati-e-sofferenti.html' title='Israele costringe malati e sofferenti di Gaza a collaborare'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-7160003388903557350</id><published>2011-02-18T21:23:00.000+01:00</published><updated>2011-02-18T21:53:27.998+01:00</updated><title type='text'>QUESTO E' PERICOLOSO PER GLI EBREI: MOLTO PERICOLOSO</title><content type='html'>&lt;h2&gt;Argomento: Israele / Palestina&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/h2&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_jLhslYj4eao/TV7Z6okC6iI/AAAAAAAAABk/QDBYQQEI0-Q/s1600-h/image%5B2%5D.png"&gt;&lt;img alt="image" border="0" height="148" src="http://lh6.ggpht.com/_jLhslYj4eao/TV7Z9u4lPRI/AAAAAAAAABo/7StSnUGwkOQ/image_thumb.png?imgmax=800" style="border-width: 0px; display: inline;" title="image" width="244" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rivolta d'Egitto e Israele. La visione di Israele è che se hanno davvero successo, le rivolte tunisine ed egiziane, sono pericolose, molto pericolose. Gli arabi istruiti – non quelli di loro vestiti da “islamisti”, il numero considerevole che parla un inglese perfetto, i quali desiderano che la democrazia venga espressa chiaramente senza ricorrere all’ “anti-Occidente” – sono pericolosi per Israele. Gli eserciti arabi che non sparano ai manifestanti sono tanto negativi quanto molte altre immagini che hanno agitato ed entusiasmato così tante persone nel mondo, anche in Occidente.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; Perfino questa reazione mondiale è negativa, molto negativa. Sembra che l’occupazione Israeliana nella West Bank e nella Striscia di Gaza e i suoi apartheid politici nello stato appaiano come le azioni di un tipico regime Arabo. Per un po’ non si è saputo dire cosa pensasse l’ufficiale israeliano. Nel suo primo messaggio di senso comune ai suoi colleghi, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha chiesto ai suoi ministri, generali e politici di non commentare in pubblico gli avvenimenti in Egitto. Per un breve momento qualcuno ha pensato che Israele fosse diventato da vicino molesto a quello che è sempre stato: un visitatore o un residente permanente. Sembra che Netanyahu fosse particolarmente imbarazzato per le spiacevoli osservazioni sulla situazione emesse pubblicamente dal Generale Aviv Kochavi, il capo dei servizi segreti militari israeliani. Questo massimo esperto israeliano sugli affari arabi, due settimane fa ha espresso con sicurezza alla Knesset che il regime di Mubarak è più solido e resistente che mai. Ma Netanyahu non è riuscito a tenere la bocca chiusa per molto tempo. E quando il capo ha parlato lo hanno seguito tutti. E quando hanno risposto, la descrizione fatta dai cronisti di Fox News sembrava di un gruppo di pacifisti e hippies per l’amore libero degli anni ’60. Il nocciolo della storia Israeliana è semplice: è come una rivolta iraniana aiutata da Al Jazeera e stupidamente permessa dal Presidente Usa Barack Obama, che è un nuovo Jimmy Carter, e un mondo stupefatto. A condurre l’interpretazione Israeliana sono i primi ambasciatori israeliani in Egitto. Tutta la loro frustrazione dell’essere stati chiusi in un appartamento in un palazzo del Cairo sta adesso esplodendo come un vulcano inarrestabile. La loro invettiva può essere riassunta nelle parole di uno di loro, Zvi Mazael che il 28 Gennaio ha detto su Channel One della televisione Israeliana. “Questo è pericoloso per gli ebrei: molto pericoloso”. Certamente in Israele quando si dice “pericoloso per gli ebrei”si intende gli Israeliani – ma si intende anche che tutto ciò che è pericoloso per Israele lo è per gli ebrei di tutto il mondo ( nonostante sia evidente il contrario dalla fondazione dello stato ). Ma ciò che è veramente pericoloso per gli ebrei è il confronto. Comunque potrebbe finire, mostra gli errori e le pretese di Israele come mai prima. L’Egitto sta sperimentando un’Intifada pacifica con la violenza mortale che viene da parte del regime. L’ esercito non ha sparato ai manifestanti; e anche prima della partenza di Mubarak, già sette giorni di proteste, il ministro degli interni che ha indirizzato i suoi criminali a scontrarsi violentemente con i manifestanti, era già stato licenziato e probabilmente sarà consegnato alla giustizia. Sì, questo era stato fatto per guadagnare tempo e cercare di persuadere i manifestanti ad andare a casa. Ma anche questo episodio, ormai dimenticato, non può più accadere in Israele. Israele è un luogo in cui tutti i generali che hanno ordinato di sparare ai manifestanti anti-occupazione palestinesi ed ebrei competono adesso per la posizione più alta di Capo di Stato Maggiore. Uno di loro è Yair Naveh, che ha dato ordine nel 2008 di uccidere i sospetti palestinesi anche se avrebbero potuto essere arrestati pacificamente. Non andrà in prigione : ma la giovane donna, Anat Kamm, che ha rivelato questi ordini sta adesso scontando nove anni di prigione per averli divulgati al giornale Israeliano Haaretz. Nessun generale o politico Israeliano ha speso o spenderà un giorno in prigione per aver ordinato alle truppe di sparare a manifestanti disarmati, civili innocenti, donne, anziani o bambini. La luce emanata dall’Egitto e dalla Tunisia è così forte che illumina anche i luoghi più bui dell' “unica democrazia in Medio Oriente”. Gli Arabi pacifisti, democratici (che siano religiosi o meno) sono pericolosi per Israele. Ma forse quegli arabi erano lì tutto il tempo, non solo in Egitto, ma anche in Palestina. L’insistenza dei cronisti Israeliani sul fatto che il maggiore problema in questione – il trattato Israeliano di pace con l’Egitto - è un diversivo, ha una piccolissima rilevanza rispetto al potente impulso che sta facendo tremare l'intero mondo Arabo. I trattati di pace con Israele sono i sintomi di una corruzione morale non della malattia stessa - questo è il motivo per cui il Presidente Syriano Bashar Asad, indubbiamente un leader anti-Israeliano, non è immune da quest'onda di cambiamento. No, ciò che è in ballo qui è la pretesa che Israele sia un stabile, civilizzata, occidentale isola in un brutale mare di barbarismo Islamico e fanatismo Arabo. Il "pericolo" per Israele è che la cartografia sarebbe la stessa ma la geografia cambierebbe. Sarebbe ancora un'isola ma di barbarismo e fanatismo in un mare di stati democratici ed egualitari formati recentemente. Agli occhi di grandi settori della società civile Occidentale l'immagine democratica di Israele è scomparsa tanto tempo fa; ma potrebbe adesso apparire indebolita agli occhi di altri che sono al potere e altri politici. Quanto è importante la vecchia, positiva immagine di Israele per mantenere il suo speciale rapporto con gli Stati Uniti? Solo il tempo ce lo dirà. Ma in un modo o in un altro le grida di ribellione da piazza Tahrir del Cairo sono un avvertimento che le false credenze che "l'unica democrazia del Medio Oriente", l'irriducibile fondamentalismo cristiano (molto più sinistro e corrotto della fratellanza mussulmana), il cinico militare-industriale sciacallaggio aziendale, il neoconservatorimo e il brutale lobbying non garantiranno per sempre lo speciale rapporto tra Israele e Stati Uniti. E anche se questo speciale rapporto durerà per un po', ora è basato su fondamenta anche meno solide. Gli studi del caso diametralmente opposto dei tanto resistenti poteri regionali anti-americani dell'Iran e della Siria, e per certi versi della Turchia, da un lato, gli ultimi tiranni caduti pro-Americani, dall'altro, sono indicativi: anche se viene sostenuto, in futuro il supporto americano potrebbe non essere abbastanza da mantenere uno "stato ebreo" etnico e razzista nel cuore di un mondo Arabo in cambiamento. Queste potrebbero essere buone notizie per gli ebrei, a lungo andare anche per gli ebrei in Israele. Essere circondati da persone che proteggono la libertà, la giustizia sociale e la spiritualità, e che navigano a volte in modo sicuro, altre bruscamente tra tradizione e modernità, nazionalismo e umanità, globalizzazione capitalista aggressiva e sopravvivenza quotidiana, non sarà semplice. Ha ancora una risorsa, e mantiene la speranza di scatenare simili cambiamenti in Palestina. Può portare una chiusura a più di un secolo della colonizzazione ed espropriazione sionista, per essere rimpiazzata da una più giusta riconciliazione tra le vittime Palestinesi di quei criminali politici ovunque siano e la comunità ebraica. Questa riconciliazione sarebbe costruita sulle basi del diritto Palestinese al ritorno e su tutti gli altri diritti per i quali la gente d'Egitto ha combattuto così coraggiosamente negli ultimi venti giorni. Ma la verità è che gli israeliani non perdono occasione per perdere la pace. Griderebbero al lupo. Chiederebbero e riceverebbero più fondi dai contribuenti americani dovuti ai nuovi sviluppi. Interferirebbero clandestinamente e distruttivamente a minare ogni passaggio alla democrazia ( ricordate quale forza e violenza ha caratterizzato la loro reazione alla democratizzazione nella società Palestinese? ) e eleverebbero la campagna islamofobica a nuovi e senza precedenti livelli. Ma chissà, forse i contribuenti americani non si muoverebbero questa volta. E forse i politici europei seguirebbero il sentimento generale del loro pubblico, e permetterebbero non solo all'Egitto di essere radicalmente trasformato, ma gradirebbero anche un simile cambiamento in Israele e Palestina. In uno scenario del genere gli ebrei di Israele avrebbero un'occasione di diventare parte del vero Medio Oriente e non un membro straniero e aggressivo che era frutto dell'immaginazione illusoria sionista.&lt;br /&gt;Ilan Pappe è professore di Storia e direttore del Centro Europeo per gli Studi Palestinesi all'Università di Exeter. &lt;br /&gt;Il suo libro più recente è “OUT OF THE FRAME: THE STRUGGLE FOR ACADEMIC FREEDOM IN ISRAEL” (Pluto Presso, 2010 ). &lt;br /&gt;Fonte: http://electronicintifada.net Link: http://electronicintifada.net/v2/article11803.shtml 14.02.2011&lt;br /&gt;Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA CURATOLO &lt;br /&gt;Questo Articolo proviene da ComeDonChisciotte http://www.comedonchisciotte.org/site L'URL per questa storia è: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=7978&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-7160003388903557350?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/questo-e-pericoloso-per-gli-ebrei-molto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7160003388903557350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7160003388903557350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/questo-e-pericoloso-per-gli-ebrei-molto.html' title='QUESTO E&amp;#39; PERICOLOSO PER GLI EBREI: MOLTO PERICOLOSO'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_jLhslYj4eao/TV7Z9u4lPRI/AAAAAAAAABo/7StSnUGwkOQ/s72-c/image_thumb.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-201317334656701830</id><published>2011-02-10T19:39:00.000+01:00</published><updated>2011-02-10T19:44:40.961+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>La pupa e il vecchione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stampa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scritto da Alessandro Robecchi Martedì 01 Febbraio 2011 19:46&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Democrazia nella comunicazione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;berlusconi-silvio-mega1di Alessandro Robecchi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho ammazzato mia moglie. Embé? A casa sua ognuno fa quello che vuole. Più o meno è questa la difesa delle masse berlusconiane, forse ancora prevalenti nel Paese. Difesa puntellata da disparate teorie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una, molto in voga (rilanciata recentemente sul Corriere da Pigi Battista in polemica con Micromega) suona più o meno così: l’antiberlusconismo che disprezza i berlusconisti è controproducente e finisce per favorire Berlusconi. Tesi interessante. Già, perché ci ostiniamo a disprezzare i berlusconiani? E’ grazie a loro, dopotutto, che Berlusconi traballa.&lt;br /&gt;Non fu forse il più fidato leguleio di Silvio, il berlusconiano di ferro Ghedini, a definirlo “utilizzatore finale” quando si scoprì che quello andava a puttane? Non è forse berlusconiana Nicole Minetti che lo chiama “vecchio”, “culo flaccido” e “pezzo di merda”? E’ berlusconiana Barbara Guerra, che al solo pensiero di passare la notte ad Arcore le “viene il vomito”. E’ berlusconiana Aris Espinosa, che dice che andare a letto con Berlusconi “è stressante”. Era berlusconiana Patrizia D’Addario, addirittura candidata alle elezioni pugliesi. E’ berlusconiano Lele Mora, quello con “Faccetta nera” nella suoneria del telefono che a Silvio spilla milioni. E’ berlusconiano oltre ogni dire Emilio Fede, un autogol vivente. Fu berlusconiano Fini, per dire. E’ berlusconiano il dottor Tremonti, quello che, in metafora, inchioderà la bara. Sono berlusconiani mamme, padri, fratelli, fidanzati delle zoccolette di Arcore che le spronano a dare di più e portare a casa di più. Già, perché mai dovremmo disprezzarli? Non vedete che magnifici esempi di etica e di dirittura morale ci si parano davanti? E noi, stupidi antiberlusconiani che ci sentiamo superiori solo perché mandiamo le figlie a scuola invece che a battere ad Arcore! Dài, non disprezziamoli, non facciamo i superiori, mettiamoci comodi e guardiamo in tivù La pupa e il vecchione, ricavandone il giusto insegnamento morale: sono i berlusconiani a far cadere Berlusconi. Alla facciaccia nostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da: alessandrorobecchi.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://ii/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-201317334656701830?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/la-pupa-e-il-vecchione-stampa-scritto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/201317334656701830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/201317334656701830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/la-pupa-e-il-vecchione-stampa-scritto.html' title=''/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-7895643630810548837</id><published>2011-02-02T22:21:00.000+01:00</published><updated>2011-02-13T11:48:01.748+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>TRARRE PROFITTO DALLA POVERTÀ&lt;br /&gt;Data: Domenica, 02 gennaio @ 11:30:00 CST&lt;br /&gt;Argomento: Usa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA JPMORGAN SI STA ARRICCHENDO CON I BUONI ALIMENTARI!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A CURA DI ECONOMIC COLLAPSE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La JP Morgan è il più importante fornitore di sussidi per buoni alimentari degli Stati Uniti. Ha ottenuto l’appalto per la fornitura delle debit card relative ai buoni alimentari in 26 stati e nel distretto di Columbia. La società ottiene un compenso per ogni caso di cui si occupa, ciò significa che più americani fanno richiesta per i buoni alimentari, più aumentano i profitti per la JP Morgan. Sì, avete capito bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se aumenta il numero di americani che ricorrono ai buoni alimentari, la JP Morgan accresce il proprio introito. Nel video (vedi più sotto) il direttore generale della JP Morgan, Christopher Paton, ammette che si tratta di “un business molto importante per la JP Morgan” e sta andando molto bene. Considerando che il numero di americani che si affidano ai buoni alimentari è cresciuto in maniera esponenziale dai 26 milioni del 2007 agli attuali 43, è facile immaginare l’impennata dei profitti in questo settore per la JP Morgan. Ma ciò non spinge la JP Morgan a mantenere più alto possibile il numero di americani coinvolti nel programma dei buoni alimentari?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ solo che ci sono alcune cose che fanno un po’ “rabbrividire” per essere “esternalizzate” alle grandi imprese private. Il direttore generale della JP Morgan nell’intervista fa del suo meglio per far emergere gli aspetti positivi di questa situazione, ma per una grande banca di Wall Street risulta veramente raccapricciante il fatto di trarre profitto dalla sofferenza di decine di milioni di americani…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, se la disoccupazione scendesse, ciò metterebbe in crisi il business della JP Morgan basato sui buoni alimentari?&lt;br /&gt;Beh, apparentemente no. Nell’intervista Paton afferma che il 40% dei beneficiari dei buoni alimentari sono occupati, e sembra convinto che ci possa ancora essere “crescita” in questo segmento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ così che si sta trasformando l’America ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paese in cui decine di milioni di disoccupati e di poveri occupati si trascinano nei discount e nei negozi dove si vende tutto a un dollaro per utilizzare ogni mese i buoni alimentari forniti dalla JP Morgan?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La JP Morgan fornisce inoltre sussidi per i bambini in 15 stati e per i disoccupati in altri 7 stati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quanto pare, gli stati hanno scoperto che possono risparmiare milioni di dollari “esternalizzando” la fornitura di questi sussidi a grandi istituti finanziari come la JP Morgan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cosa succede se si ha un problema con la card relativa ai buoni alimentari?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, si chiama il centro servizi della JP Morgan. Facendo così, c’è una buona probabilità che si venga aiutati da un impiegato di un call center della JP Morgan in India.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio così – se ne deduce che la società risparmia “delocalizzando” in India le chiamate per il servizio relativo ai buoni alimentari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la ABC News ha chiesto chiarimenti alla JP Morgan riguardo questo aspetto, l’azienda non ha specificato per quali stati le chiamate al servizio clienti vengono dirottate in India e per quali, invece, vengono gestite all’interno degli Stati Uniti…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La JP Morgan è al momento ancora l’unica società ad avere call center oltreoceano operanti nell’ambito dell’assistenza pubblica. L’azienda si rifiuta di comunicare per quali stati le chiamate vengono inoltrate in India e per quali vengono gestite a livello nazionale. Questa decisione, afferma la società, è spesso lasciata ai singoli stati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La JP Morgan, in seguito a pressioni politiche, sta trasferendo all’interno degli Stati Uniti alcuni di questi call center, ma la situazione complessiva è un ottimo esempio di come l’“economia globale” sta incidendo sulla classe media americana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Provate ad immaginare l’ironia – quella che un tempo era la classe media americana, che ha perso il lavoro a causa della delocalizzazione, si trova a ricorrere ai buoni alimentari per finire poi a contattare un impiegato di un call center in India. Benvenuti nell’economia globale, eh?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è ancora dell’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ appena stato annunciato che la JP Morgan ha ammesso di aver erroneamente precluso il riscatto dell’ipoteca a dozzine di famiglie di militari e di aver imposto costi eccessivi ad altre “migliaia” di famiglie di militari. Ahi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andare a provocare le famiglie dei militari è decisamente sconveniente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Manca ancora qualcuno all’attenzione della JP Morgan?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La JP Morgan è stata tra i principali istituti finanziari coinvolti nello scandalo dei pignoramenti facili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pare abbiano avuto molti problemi ultimamente. Ma non sono gli unici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La verità è che siamo arrivati al punto in cui i grandi istituti finanziari di Wall Street, come la JP Morgan, la Goldman Sachs, la Citibank e la Morgan Stanley hanno la strada spianata per accrescere il loro potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I più grandi istituti finanziari di Wall Street non hanno avuto alcuna remora a chiedere aiuti al governo statunitense durante la crisi finanziaria, ma nel momento in cui i cittadini americani avrebbero necessitato un po’ di comprensione e clemenza da parte loro, si sono rivelati decisamente poco disponibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo originale: " Profits In Poverty JPMorgan Is Making Big Money From Food Stamps! "&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: http://theeconomiccollapseblog.com&lt;br /&gt;Link&lt;br /&gt;20.01.2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELENA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo Articolo proviene da ComeDonChisciotte&lt;br /&gt;http://www.comedonchisciotte.org/site&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'URL per questa storia è:&lt;br /&gt;http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=7924&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-7895643630810548837?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/trarre-profitto-dalla-poverta-data.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7895643630810548837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7895643630810548837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2011/02/trarre-profitto-dalla-poverta-data.html' title=''/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-7615396868676009575</id><published>2009-05-05T21:59:00.001+02:00</published><updated>2011-02-13T11:51:04.754+01:00</updated><title type='text'>la guerre e la guerre</title><content type='html'>&lt;img alt="" border="0" src="http://www.comedonchisciotte.net/images/logo.gif" /&gt;    &lt;br /&gt;&lt;b&gt;UN ATTACCO DELLA RUSSIA CONTRO GLI USA POTREBBE INIZIARE DALLE BANCHE PRINCIPALI&lt;/b&gt;    &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Data:&lt;/b&gt; 04 05 2009    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Argomento:&lt;/b&gt; Economia&lt;br /&gt;&lt;img align="left" border="0" height="220" src="http://img475.imageshack.us/img475/6652/nuclearholocaust1dj.jpg" /&gt;    &lt;br /&gt;A CURA DI &lt;i&gt;ONE'S MAN THOUGHT&lt;/i&gt;    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mentre gli scienziati USA presentano la nuova dottrina della &lt;b&gt;Deterrenza Nucleare Minima&lt;/b&gt; (puntando i missili contro le 12 imprese chiave della Russia), il sito web &lt;i&gt;Bigness.ru&lt;/i&gt; ha deciso di delineare la mappa di un attacco limitato che potrebbe paralizzare l’economia degli USA. Ne risulta che &lt;b&gt;gli Stati Uniti sono molto più vulnerabili della Russia a questo stadio. Un attacco su appena cinque bersagli negli USA riporterebbe l’economia americana all’età della pietra.&lt;/b&gt;    &lt;br /&gt;Gli scienziati americani hanno proposto l’idea di concentrare i bersagli su 12 elementi chiave dell’economia russa: le imprese della Gazprom, della Rosneft, della Rusal, della Nornikel, della Surgutneftegaz, della Evraz e della Severstal. Il suggerimento è divenuto un approccio del tutto nuovo per la dottrina della deterrenza. Attualmente gli USA hanno la &lt;b&gt;Dottrina di Demolizione Assicurata Reciproca,&lt;/b&gt;che prevede un attacco su circa 200 bersagli sul suolo russo.    &lt;br /&gt;Secondo varie stime, la dottrina della Russia prevede attacchi contro circa 100 bersagli&amp;nbsp; sul territorio degli Stati Uniti. La distruzione di tali bersagli causerà danni critici per gli USA.    &lt;br /&gt;Non c’è motivo di distruggere l’intero pianeta per paralizzare uno stato e riportarlo all’età della pietra. A questo punto il FMI può tornare utile da esempio: un’organizzazione che ha spinto svariati paesi nell’abisso economico senza l’uso della forza militare.     &lt;br /&gt;Leonid Ivashov, vice presidente dell’Accademia di Scienze Geopolitiche, crede che la Russia dovrebbe innanzitutto attaccare le principali banche degli USA. Se l’attacco riuscisse, paralizzerebbe l’intera economia che dipende dal dollaro. “Questo è l’obiettivo numero uno nel caso di un conflitto. Dovremmo distruggere anche grandi banche a Londra,” ha detto il colonnello generale.    &lt;br /&gt;Inga Foksha, analista della IK Aton non ha esitato a citare cinque bersagli, la cui distruzione metterebbe a repentaglio l’esistenza degli USA.    &lt;br /&gt;Il primo attacco dovrebbe essere effettuato contro gli uffici della Compagnia Federale di Assicurazione sui Depositi [Federal Deposit Insurance Corporation] di Washington, Dallas e Chicago. “Questa azienda gestisce i fondi dei depositanti. Se scomparisse e le banche non avessero più garanzie, la gente entrerebbe nel panico e si affretterebbe ad incassare i depositi”, ha detto Foksha.    &lt;br /&gt;Un’azienda del settore reale dell’economia con interessi diversificati, la General Electric ad esempio, potrebbe diventare oggetto di un secondo attacco. La fine dell’azienda che sta al crocevia di svariati settori economici paralizzerà le attività di migliaia di aziende adiacenti e milioni di persone perderanno il lavoro.    &lt;br /&gt;Il terzo attacco nucleare sarà contro la Freddie Mac e la Fannie Mae. “Queste due agenzie divorano attualmente grandi quantità di fondi statali”, ha detto Inga Foksha.    &lt;br /&gt;L’analista crede anche che il Ministero del Tesoro USA e il sistema della Federal Reserve sarebbero bersagli importanti da colpire.    &lt;br /&gt;Fonte: onemansthoughts.wordpress.com    &lt;br /&gt;&lt;a href="http://onemansthoughts.wordpress.com/2009/04/22/russia%E2%80%99s-nuclear-attack-on-us-may-start-with-major-banks/"&gt;Link&lt;/a&gt;    &lt;br /&gt;22.04.2009    &lt;br /&gt;Traduzione a cura di MICAELA MARRI per www.comedonchisciotte.org&lt;br /&gt;Questo Articolo proviene da comeDonChisciotte.net   &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comedonchisciotte.net/"&gt;http://www.comedonchisciotte.net&lt;/a&gt;    &lt;br /&gt;L'URL per questa storia è:    &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=1562"&gt;http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&amp;amp;file=article&amp;amp;sid=1562&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-7615396868676009575?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2009/05/la-guerre-e-la-guerre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7615396868676009575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7615396868676009575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2009/05/la-guerre-e-la-guerre.html' title='la guerre e la guerre'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-1287223528924415888</id><published>2009-05-05T12:51:00.001+02:00</published><updated>2009-05-05T12:51:11.552+02:00</updated><title type='text'>Prigioni israeliane</title><content type='html'>&lt;h3&gt;&lt;a href="http://www.infopal.it/leggi.php?id=11089"&gt;Prigioni israeliane come Guantanamo: tute arancioni e violenze&lt;/a&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;small&gt;Scritto il 2009-04-24 in News&lt;/small&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nablus – Infopal&lt;/strong&gt;. At-Tadamon, associazione per la Difesa dei diritti umani, ha riferito ieri che più di 50 soldati israeliani hanno aggredito diversi detenuti durante il loro trasferimento dalla prigione di Ashkelon verso il tribunale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Fares Abu Hassan, avvocato dell’associazione, ha infatti affermato che alcuni soldati israeliani hanno spruzzato gas lacrimogeni sui prigionieri che si trovavano ammanettati dentro la vettura, e li hanno poi picchiati con i manganelli: in 20 avrebbero riportato contusioni e fratture varie.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In un comunicato stampa di cui il corrispondente di Infopal.it ha ricevuto una copia, l’associazione at-Tadamon ha riferito che tra i feriti ci sono Hamza Khalaf Saleh, di Betlemme, ferito al volto e alle mani; Maher Abu Fanunah, di Hebron, ferito alla testa, al volto e alle mani; Mohammad Ahmad Salah, di Betlemme, che ha riportato una frattura al setto nasale e una ferita alla coscia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le autorità carcerarie hanno giustificato l’aggressione sostenendo che i detenuti si rifiutavano di mettere la divisa arancione – assegnata ai colpevoli di atti di “terrorismo” –&amp;#160; in vista della loro apparizione davanti al giudice. La tenuta è stata poi fatta indossare con la forza, prima che giungessero in tribunale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;At-Tadamon ha condannato questa aggressione definendola “selvaggia”, e ha invitato tutte le associazioni legali e la Croce Rossa a riunire le forze ed intervenire contro questo tipo di aggressioni, che ha aggiunto, sono destinate a ripetersi. Non è infatti il primo caso di questo genere che si verifica nell’ambiente detentivo israeliano.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;2009-04-23 Ramallah&lt;/strong&gt;    &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.infopal.it/11083-prigionieri-politici-palestinesi-israele-vuole-imporre-la-divisa-arancione-dei-%26%2339%3bterroristi%26%2339%3b.html"&gt;Prigionieri politici palestinesi, Israele vuole imporre la divisa arancione dei 'terroristi'.&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-1287223528924415888?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2009/05/prigioni-israeliane.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1287223528924415888'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/1287223528924415888'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2009/05/prigioni-israeliane.html' title='Prigioni israeliane'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-6630451481275779708</id><published>2009-05-03T11:20:00.000+02:00</published><updated>2009-05-03T11:23:00.889+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>L’Oms alza il livello d’allarme Panico globale costruito ad arte? - 01/05/09&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;febbre-suina  da ilGiornale.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo bimbo contagiato dall’influenza suina si chiama Enrique Hernandez e oggi gioca a calcio, si arrampica sugli alberi. Un monello vispo e sorridente che davanti ai giornalisti giura: «Mi sento bene». Difficile non credergli. A Ginevra l’Organizzazione mondiale della Sanità continua a giocare con i livelli d’allarme. Era tre, poi è diventato quattro, ieri ha toccato il cinque su una scala di sei. Ma leggendo attentamente i suoi ansiogeni comunicati si scoprono dati tutt’altro che preoccupanti. I morti accertati per il virus dei porci sono sette. Anzi, otto, calcolando l’infante messicano morto ieri in una clinica del Texas. Otto? Ma non erano 159 solo in Messico? E i casi sospetti non erano duemilacinquecento?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;febbre-suinaQualcosa non torna. Il dubbio che la vicenda sia stata ingigantita ad arte è sempre più forte, sempre più concreto. Anche perché le analogie con l’influenza aviaria sono evidenti, innanzitutto considerando come è sorto il contagio. Il focolaio del virus degli uccelli fu individuato nel sud della Cina in un allevamento di oche, tenuto, come consuetudine da quelle parti, in condizioni igieniche disastrose. E oggi? Nel villaggio di La Gloria, 2500 abitanti nello stato Veracruz, in Messico, celebre per la sua povertà e per i giganteschi allevamenti di maiali, non certo esemplari per pulizia e rispetto delle norme di tutela della salute.&lt;br /&gt;E chi morì allora? Coloro che vivevano a contatto con gli animali infetti senza adottare le dovute precauzioni e il cui fisico era debilitato da un’altra malattia o con carenze immunologiche che abbassavano il livello degli anticorpi; guarda caso, come oggi. Ad ammalarsi non erano (e non sono) persone in salute, bensì predisposte, per un verso o per l’altro.&lt;br /&gt;Questo, evidentemente, non significa che un’influenza mutuata dagli animali debba essere trascurata. Al contrario, ma un conto è monitorare una situazione e prendere le precauzioni nella giusta proporzione; un altro è ingigantire un problema locale e trasformarlo in un allarme mondiale, alimentando lo spettro di una pandemia.&lt;br /&gt;Quando ciò accade è consigliabile diffidare. C’è odore di spin ovvero di quelle tecniche che consentono di orientare e talvolta di manipolare l’opinione pubblica. A vantaggio di chi e perché? Sull’aviaria - come dimostrò, tra l’altro, una splendida inchiesta di Sabrina Giannini per Report - a beneficiarne furono una società di ricerca americana, la Gilead Science, a lungo presieduta dall’ex capo del Pentagono, Donald Rumsfeld, che aveva creato il Tamiflu. E la Roche, come noto, produce e commercializza l’ormai famosissimo antivirale, le cui vendite esplosero. Non si è mai saputo chi fu il regista; ma il film di allora assomiglia assai a quello di oggi, perché diffondere il panico collettivo è meno complicato di quanto si creda. A condizione di coinvolgere le istituzioni, che, spesso inconsapevolmente, garantiscono l’effetto leva.&lt;br /&gt;L’operazione richiede: primo, un committente, che resta sempre nell’ombra. Secondo, specialisti della comunicazione che sanno usare a proprio vantaggio le dinamiche della moderna società dell’informazione. Terzo, Una prova, vera o apparente: qualche morte sospetta, alcuni contagiati. Quarto, un angosciante mistero: la malattia sconosciuta e capace di evocare paure ataviche come quella dell’influenza spagnola. Finché l’allarme è confinato a una realtà locale, l’opinione pubblica resta quieta; ma non appena un governo o un istituzione internazionale si accorge del problema, il panico inizia a diffondersi e si auto-alimenta.&lt;br /&gt;L’allarme per la suina è scattato quando il governo messicano ha parlato al Paese con toni drammatici, seguito a distanza di poche ore da quello americano. A quel punto l’Oms è entrato in fibrillazione e, a ruota, tutti i governi del mondo. Quale Stato può correre il rischio di essere accusato di aver sottovalutato la «peste del Duemila»? E allora via con comunicati e conferenze stampa, che inviano messaggi spesso contraddittori. Il virus c’è, ma non è grave. Anzi sì, e presenta «potenziale pandemico». Il vaccino manca? Aiuto, ma sta per arrivare; anzi, no e comunque ci sono gli antivirali. La gente è confusa. Meno capisce, più ha paura. Una paura che a qualcuno giova e tanto. Per ragioni che noi, ancora, non sappiamo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-6630451481275779708?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2009/05/loms-alza-il-livello-dallarme-panico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/6630451481275779708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/6630451481275779708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2009/05/loms-alza-il-livello-dallarme-panico.html' title=''/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-5959685282353433265</id><published>2009-05-01T16:28:00.000+02:00</published><updated>2009-05-01T16:29:10.287+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>LeTTera  di un povero PaZZo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salve a tutti mi presento dicendo che sono una persona sofferente di &lt;br /&gt;psicosi cronica maniaco depressiva con fobia sociale e spettro ossessivo compulsivo. Non sapete cosa è vero? la chiamano schizzofrenia oppure come dicono adesso disturbo bipolare in attesa che i poli diventino tre in quel caso sarà disturbo tripolare. Non sto bene questo penso si evinca chiaramente da quanto da me detto sopra sono infelice e molte volte penso al suicidio in quanto sò che la solidarietà che la gente mi esprime e della quale necessito in maniera fondamentale per andare avanti e sopportare la mia malattia è solo di facciata anche se volte ad esser sincero non è sempre cosi. Ho chiesto molte volte aiuto anche a dei dottori certi mi hanno detto che questa malattia è come il diabete mi ci devo abituare e prendere le medicine ma le medicine che devi prendere ti riducono come uno zombie ed io non mi sono mai fatto capace di ciò che volete penso a come ero prima e come sono adesso non è poi una cosa tanto strana questa a dispetto del fatto che sono pazzo e poi vorrei vedere se capitasse a loro se prenderebbero il tutto cosi filosoficamente . Da quando ho cominciato a prendere queste medicine molti anni fà sono stato marchiato come quello che si prende gli psicofarmaci hai voglia i medici a dire che sono medicine facenti parte di una terapia medica ossia di una cura psichiatrica e che questa è una cura medica uguale alle altre cure mediche  le persone considerano gli psicofarmaci e i tranquillanti maggiori come medicine che si danno ai matti. Mi hanno rinchiuso pure qualche anno fà in una sezione dell'Ospedale in cui viene applicato il TSO il trattamento sanitario obbligatorio quando cioè vai fuori di testa di brutto e ricordo di aver ricevuto in quella occasione  la visita di molti miei amici che hanno poi portato la lieta novella al popolo della mia ridente? cittadina. Io ho sempre creduto nell'amicizia ma il guaio è che non ci crede chi sta intorno a noi a meno che uno non vada a ritirarsi su di un eremo in questo caso il problema non si pone ma forse in questo caso sorge il problema del come porsi con gli animali che stanno in quell'eremo. Quando morirò chiederò quando mi dovrò presentare al giudizio che anche se devo andare all'Inferno mi sia concesso di stare in un luogo isolato una specie di stanza sotterranea una botola dove non vedrò nessuno davanti. Ho chiesto aiuto anche ad un prete almeno per avere un lavoro anche poco retribuito ma mi ha consigliato di fare una bella partita a calcetto ma io ho dolori reumatici e poi la tuta non mi va più sono ingrassato sto arrivando ai fatidici anta e poi non ho voglia mi potrei rompere una gamba o la testa e aggraverei ancor di più la mia situazione di già non felice. Non credo a quello che dicono i preti circa la teoria della sofferenza sarò un egoista pazzesco ma io voglio stare bene non vorrei avere neanche un mal di testa o raffreddore che volete sono fatto cosi. Sto portando questa croce da 11 anni e vorrei tanto non portarla più dico questo  anche facendomi portavoce di persone con casistiche cliniche ben più gravi della mia. Non capisco avendo un amico che lentamente sta avvicinandosi alla morte avendo una malattia tipo quella che colpì il povero Welby il cosiddetto diritto dei medici a mantenere in vita artificiale una persona condannandolo ad una lenta agonia e le affermazioni dei religiosi credenti e non che si deve sopportare pazientemente il tutto. Sono credente ma non sono un masochista almeno non lo sono fino a quel punto e penso che se mi troverei in quelle condizioni alla fine metterei fine alla mia vita anche se so che non mi faranno un funerale in Chiesa pazienza che devo dire a tal riguardo?.Non è normale e con questo chiudo il mio discorso cominciare a soffrire da quando sorge il sole e farlo fino a quando questo tramonta e sorge la luna 24 ore su 24 per anni e anni. Volevo dire altre cose ma esigenze di impaginazione non mi permettono di dilungarmi ulteriormente perciò vi porgo i miei saluti sperando che voi apprezzando il mio articolo mi porgiate un pò di soldi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi vi parla non è autorizzato dal proprio medico curante.&lt;br /&gt;Questo comunicato va in onda in forma ridotta a causa del mio internamento coatto che è stato posto in essere dai Guardiani della Normalità dopo che gli stessi hanno preso visione del comunicato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Distinti saluti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.s    Ho scritto questa lettera anche prendendo spunto da un amico   che crede di poter utilizzare il teletrasporto e di essere un progettista FIAT a cui rubano telepaticamente i progetti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-5959685282353433265?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2009/05/lettera-di-un-povero-pazzo-salve-tutti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5959685282353433265'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/5959685282353433265'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2009/05/lettera-di-un-povero-pazzo-salve-tutti.html' title=''/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-7370608746314442763</id><published>2008-11-22T17:45:00.000+01:00</published><updated>2008-11-22T17:46:22.102+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;In questa breve lettera che sto scrivendo voglio dire che vi odierò tutti se non visitate il mio blog , lo dovete fare ho messo delle pubblicità e se non lo visitate e non ci cliccate sopra cliccate su quei maledetti sponsor non guadagnerò manco una lira e questo non ci vuole già sono senza lavoro. Lo so tutti quanti dovrebbero fare cosi anche io ma io sono io e voi non siete nessuno siete solo dei poveri pupazzi a cui concedendo un po' di spazio sul web danno l'illusione di credere che possono dire la propria su tutto e che questo possa contare al pari dell'informazione generale al pari delle notizie che danno sui tg e nei giornali di regime. Voi siete compartecipi di questo regime io invece no io sono anarchico e sfrutto questo spazio solo per fare un po' di soldi senza fare niente io non ho voglia di fare niente di guadagnare subito e bene tanti soldi sulle vostre spalle dicendovi un mucchio di boiate per attirarvi sul mio sito e utilizzarvi per guadagnare un po' di pesetas. Adesso chiudo l'articolo non ho più voglia di scrivere domani è un'altro giorno un giorno più merdoso di questo ogni giorno è sempre lo stesso schifoso giorno per mè da 40 anni a questa parte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-7370608746314442763?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2008/11/in-questa-breve-lettera-che-sto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7370608746314442763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/7370608746314442763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2008/11/in-questa-breve-lettera-che-sto.html' title=''/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-2306166931629672016</id><published>2008-08-03T22:32:00.001+02:00</published><updated>2008-08-03T22:32:50.790+02:00</updated><title type='text'>L'IMMAGINE DI UN BAMBINO CHE STA MORENDO</title><content type='html'>&lt;p&gt;Messaggio &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://blog.libero.it/alildellospirito/mediaviewsk.php?%40or%60zo%26mm%7DKg%60%27%7F0%3D318703%3B%2552%25%3Aialaemo%2Fatxcxag%7Bxfmddlliia%3A%2765%27z%05kgonmghom%05jP"&gt;&lt;img height="90" src="http://blog.libero.it/alildellospirito/getmedia.php?1go%60zo%26imJwugO%7Dgh%60%7D%25%7E0%3D318703%3B%2552%25%3Aialaemo%2Fatxcxag%7Bxfmddlliia%3A%2765%27z%05kgonmghom-%3FY" width="120" border="1" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h6&gt;L'IMMAGINE DI UN BAMBINO CHE STA MORENDO&lt;/h6&gt;  &lt;p&gt;Metto l'immagine di un bambino alla fine del testo del Blog giudicate voi dopo aver guardato l'immagine se gli uomini che sanno la verit&amp;#224; a qualsiasi classe sociale o a qualsiasi religione o partito politico&amp;#160; essi appartengano si possano definire uomini se sanno ancora cosa significhi essere uomini se mai si siano potuti considerare tali. E' l'immagine di un bambino che sta crepando di fame nel Darfur e che purtroppo non arriver&amp;#224; forse alla fine di quest'anno quindi non potr&amp;#224; vedere sconfitta la fame e la povert&amp;#224; in Africa dato che ,come dicono nelle pubblicit&amp;#224; degli spot &amp;quot;no excuse&amp;quot;, ci&amp;#242; avverr&amp;#224; nel 2015. IL 2015, e che caso come direbbe Ezio Greggio non si poteva scegliere una data pi&amp;#249; vicina per risolverlo questo problema ce la faranno i poveri negri a resistere fino al 2015 o nel 2015 ci sar&amp;#224; un uleriore slittamento verso un'altra data posteriore e loro lo prenderanno ancora scusate il gioco di parole nel posteriore?. Perch&amp;#232; non sfruttare le potenzialit&amp;#224; della regione ad esempio costruire delle citt&amp;#224; per i popoli civilizzati dove questi potrebbero sconfiggere l'obesit&amp;#224; in brevissimo tempo riducendo anche il colesterolo cattivo grazie alla dieta africana. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-2306166931629672016?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2008/08/l-di-un-bambino-che-sta-morendo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/2306166931629672016'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/2306166931629672016'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2008/08/l-di-un-bambino-che-sta-morendo.html' title='L&amp;#39;IMMAGINE DI UN BAMBINO CHE STA MORENDO'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5122279264514988164.post-2876271507442132235</id><published>2008-07-24T22:26:00.001+02:00</published><updated>2008-07-24T22:26:41.628+02:00</updated><title type='text'>Gli Apostoli Pietro e Paolo</title><content type='html'>&lt;p&gt;Chi fu il pi&amp;#249; grande Pietro o Paolo ? E' questa una lecita domanda o &amp;#232; una domanda da Hit Parade sconveniente a Dirsi? Secondo voi &amp;#232; arrivato il regno dei cieli o piuttosto pensate di no in quanto ci sono zoppi ciechi sordi morte malattie e altre amenit&amp;#224; varie. Perch&amp;#232; non si &amp;#232; realizzato quanto descritto nelle profezie perch&amp;#232; il permanere della morte del dolore della sofferenza?. Colpa di Dio colpa nostra datemi risposte anche in percentuali capiremo almeno di chi &amp;#232; la colpa io una idea c'&amp;#232; l'avrei ma non la dico non voglio influenzare nessuno let me Know fatemi sapere cosa ne pensate dei pastori alla guida della Chiesa se vi piace questa religione ed altro ancora almeno uno mi risponda siamo miglioni in questa rete ma pare che ognuno &amp;#232; separato dall'altro.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5122279264514988164-2876271507442132235?l=bandog69.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2008/07/gli-apostoli-pietro-e-paolo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/2876271507442132235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5122279264514988164/posts/default/2876271507442132235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://bandog69.blogspot.com/2008/07/gli-apostoli-pietro-e-paolo.html' title='Gli Apostoli Pietro e Paolo'/><author><name>lonewolf69</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
